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FUORIPAGINA
23/08/2011
  •   |   Daniela Preziosi
    Province, scelta irragionevole E non fa risparmiare

    Un caos. Un legislatore confuso che ignora o dimentica. Gli studiosi descrivono così gli articoli della manovra bis, il decreto legge 138 che da ieri è all'esame delle commissioni del senato, che impongono la soppressione delle province sotto i 300mila abitanti e sotto i 3mila km quadrati di territorio. Un dettaglio, quest'ultimo, che casualmente 'salva' la provincia di Sondrio, quella da cui proviene il ministro Tremonti, primo estensore del testo. I guai iniziano da questioni formali che, come sempre, finiscono fatalmente per trasformarsi in sostanza. Ce lo spiega il professor Stelio Mangiameli, studioso del federalismo, docente di diritto costituzionale all'università di Teramo e direttore dell'Istituto di studi sui Sistemi Regionali e sulle Autonomie del Cnr.


    Professore, iniziamo dal punto che in molti indicano come cruciale: le province possono essere soppresse con un decreto?
    Per modificare le province serve una legge ordinaria dello stato. Per le circoscrizioni comunali invece la legge è di competenza regionale. Ma in entrambi i casi bisogna seguire il procedimento indicato dall'articolo 133 della Costituzione, che al primo comma recita: «Il mutamento delle circoscrizioni provinciali» è stabilito «con leggi della Repubblica, su iniziativa dei Comuni, sentita la stessa Regione». E invece cosa fa l'articolo 15 del decreto 138? Dichiara semplicemente soppresse le province sotto i 300mila abitanti, oppure con una superficie inferiore ai 3mila km quadrati. E poi, richiamando il procedimento dettato dalla Costituzione, dispone che i comuni debbano «esercitare l'iniziativa» di cui all'articolo 133, senza dare alcuna indicazione. Per cui può darsi il caso che alcuni comuni vogliano andare con una provincia e altri con un'altra. E se non lo fanno - aggiunge aggiunge il decreto - «le funzioni esercitate dalle province soppresse sono trasferite alle regioni», che possono attribuirle ai comuni delle province soppresse o alle province limitrofe, come se fosse indifferente e se funzioni non avessero una loro specificità territoriale e dimensionale.


    Un labirinto normativo?
    Può nascere una confusione totale. Per non dire di altri aspetti della norma. Molise, Basilicata (Matera forse si salva con il criterio dei km quadrati, ma il problema rimane, perché la Basilicata come regione non ha un dimensionamento adeguato) e l'Umbria si verrebbero a trovare nella condizione in cui la regione coincide con la provincia. Non dico che sia un'ipotesi fuori dal mondo. Ma si tratta non solo di tagliare e ridurre, quanto soprattutto di capire che regionalismo stiamo costruendo e che tipo di governo locale vogliamo organizzare per servire i cittadini.


    Morale: questa norma non semplifica?
    Questa norma non semplifica niente, anzi. Di fatto prevedo una grande complicazione a fronte di un articolo di decreto che somiglia più ad un manifesto che ad una disciplina giuridica. L'articolo 15 del decreto è totalmente irragionevole, perché non tiene conto delle esigenze del territorio. Le province come ente di area vasta, con la vocazione alla gestione delle reti dei servizi, è realmente insopprimibile; il loro dimensionamento dipende da tanti fattori e non solo dalla popolazione residente, o dalla superfice; basti pensare all'orografia, alla collocazione delle risorse naturali, all'infrastrutturazione esistente. Il problema di un corretto dimensionamento di province e regione esiste nel nostro paese, ma va affrontato alla luce di una pianificazione strategica dei territori condivisa dai diversi livelli di governo, per cui una provincia piccola potrebbe avere una funzione specifica, come nel caso della provincia di La Spezia la cui orografia e i cui interventi sono legati al territorio delle Cinque Terre, mentre le province del Salento (Lecce, Brindisi e Taranto), nonostante le loro rispettive dimensioni, potrebbero arrivare ad unirsi (anche solo in una unione di province), in quanto la visione strategica di quel territorio le coinvolge tutte. Spero di avere chiarito, così, che la norma-manifesto del decreto 138 genera problemi, piuttosto che risolverli.


    Rischia di finire al vaglio della Corte Costituzionale?
    Molte norme del decreto 138 presentano ombre di costituzionalità, compreso l'articolo 15 sulle province. Il guaio è che si tratta di norme di carattere straordinario, previste da un decreto che serve a far fronte a una situazione di emergenza dei mercati. E potrebbe persino andare a finire che la Corte, anziché essere ligia al rispetto della Costituzione, possa consolidarle attraverso la nefasta categoria della "costituzionalità provvisoria", adoperata già in altre occasioni di emergenza. E questo determinerebbe un aggravamento della situazione nella quale siamo ormai da dieci anni. Su questi temi bisognerebbe agire con il buon senso. Ma il buon senso è scappato da questo paese e la sua classe politica non sembra in grado di ritrovarlo.


    Il buon senso cosa suggerirebbe?
    Il problema del dimensionamento degli enti locali è reale, tant'è che è affrontato dal Codice delle Autonomie Locali rimasto pendente al Senato dopo la prima approvazione della Camera. Il codice, diversamente dal decreto 138, prevede un sistema organico e completamente diverso: accorpamenti e insieme semplificazione ordinata delle funzioni degli enti locali. Infatti, è inutile agire sulle dimensioni degli enti, se poi le funzioni amministrative continuano ad essere intestate a due soggetti (ad esempio, stato e regioni). Se il problema della manovra è il costo delle funzioni, in questa situazione le funzioni finiscono o, peggio, continuano a costare il doppio.


    Quindi non c'è risparmio?
    Non c'è vero risparmio perché non c'è vera cura dimagrante. Dovrebbe essere soppressa la schiera degli enti regionali e statali che servono solo a alimentare clientele. Il cittadino dovrebbe sapere che per l'acqua è responsabile un ente, per il trasporto un altro. Oggi neanche per gli asili nido le competenze sono chiare: comune, regione e stato intervengono contemporaneamente. Abbiamo fatto il federalismo? Ma non siamo federalisti, ognuno si vuole tenere le competenze. Nel federalismo si distribuiscono i ruoli. Da noi invece tutti vogliono fare tutto perché nessun vuole rinunciare a un po' di potere e questo comportamento non è economicamente conveniente. Per non parlare della questione democratica.


    La norma della manovra riduce la democrazia?
    Lo Stato non può permettersi di fare un'altra legge che continua ad incidere sulla democrazia locale, riducendo il numero dei consiglieri comunali, provinciali e ora anche regionali, lasciando sopravvivere un parlamento con mille persone profumatamente pagate, che non servono proprio a niente in questo momento storico. Io lavoro all'università, che sta morendo per definanziamento, e mi sono fatto qualche conto: se si dimezzasse il numero dei parlamentari potremmo rilanciare l'università e bandire tremila cattedre per i giovani ricercatori, anziché fare il pianto del coccodrillo sulla fuga dei cervelli all'estero.


I COMMENTI:
  • Vi è una questione evidente nella/e manovre finanziarie, che ovviamente governo e partiti occultano per motivi di potere politico e interessi economici…..
    I governi continueranno ad intervenire sui costi dell’amministrazione pubblica ora e sempre, non tanto con l’obiettivo di renderla più efficiente, quanto con la motivazione del risparmio economico, senza mai arrivare a centrare questo bersaglio ……..
    Così facendo non intervengono nell’unico modo che risolverebbe questa e qualsiasi altra crisi economica, cioè l’abbattimento dei privilegi nei settori economici pubblici, ma anche ed in particolare in quelli privati e una redistribuzione della ricchezza tra le varie componenti della popolazione …….. 24-08-2011 09:40 - Tergiversiamo
  • Da Sergio Marchetti 3497262025.

    Dalla parte dei cittadini
    Cercasi Amministratore in grado di rispondere a quesiti elementari.

    Mai come in questo momento si sente il peso dei sacrifici che tutti (o quasi) siamo chiamati a sopportare per contribuire a coprire quanto manca dalle casse pubbliche. Se e quando il sacrificio è per una nobile causa, anche se non molto gradita, la cosa è almeno sopportabile, ma quando non si sa dove finiscono i ns. soldi o peggio, quando lo sappiamo fin troppo bene , come accertati sprechi o privilegi e inaccettabili, allora non ci meravigliamo se i cittadini si ribellano o quantomeno dicono e/o pesano il peggio possibile di chi amministra la cosa pubblica, o addirittura si inferociscono quando gli viene gabellata per giusta e indispensabile una azione e relativa spesa, come necessaria per la differenziazione dei rifiuti, quando poi si scopre che, mentre fino a ieri lo era veramente, oggi è solo un grande bluff dal quale solo pochi ne traggono vantaggio e che tra quei pochi non vi sono né l’Ambiente, né la salute del cittadino, né le sue tasche.

    Le cose stanno proprio così, perché i signori Amministratori (che quando spendono per la loro comunità, dovrebbero almeno informarla preventivamente) omettono di dire che esistono nuove tecnologie che possono sostituire il lavoro e quindi i costi della (fino a ieri correttissima) azione di differenziazione dei rifiuti.

    Se è indiscutibilmente vero che fino a ieri per ogni 40% di rifiuti diligentemente differenziati prima dal cittadino, poi dalla lunga filiera di selezioni, esiste un altro 60% che obbligatoriamente viene tutto o quasi combusto in tanti Termoinquinatori, che avvelenano aria, acqua e suolo, e costa alla comunità una enorme quantità di denaro, è altrettanto vero che oggi la differenziazione non solo si può fare interamente a macchina, senza spendere un solo euro, ma soprattutto senza chiedere inutili e ulteriori sacrifici ai cittadini, nelle tasche dei quali vi è rimasta una busta di pelle che (mai nome fu più appropriato) è solo un vero “portafogli” e non più un “porta monete o porta banconote” e oltre tutto questa differenziazione elettromeccanica e la successiva eliminazione del 100% dei rifiuti rimasti viene fatta senza il minimo inquinamento, come forzatamente e abbondantemente avviene ora con la parte che inevitabilmente rimane con la attuale differenziazione manuale.

    Quindi è logico che quando scopriamo che gli stessi Amministratori preposti a tale settore, sono perfettamente a conoscenza di avere a disposizione simili tecnologie e opportunità, in grado di ottenere lo stesso risultato a inquinamento e costo ZERO, appare lecito che qualche cittadino cominci a farsi delle domande sullo strano comportamento di tali Amministratori e sul perché vogliano perseguire ad ogni costo una strada in evidente totale antitesi con gli interessi del cittadino, della sua salute e di quella dell’Ambiente.
    Calcolando che ogni anno in Italia, dalle media della varie statistiche ufficiali, circa 30/35 milioni di tonnellate di residui intrattabili avanzati dopo tutti i vari stadi di differenziazione vadano in discarica, alle quali vanno aggiunte altre circa 20 milioni di tonnellate ufficiali (ufficiose almeno 40) di rifiuti industriali, rimangono 50/55 milioni di tonnellate che o inquinano in discarica o lo fanno nei Termoinquinatori.

    Utilizzando come base si calcolo un modestissimo costo medio sostenuto dai Comuni italiani e prelevato ai cittadini con la tassa sui rifiuti, oggi vengono letteralmente “buttati” inutilmente oltre 60 miliardi ogni anno di proprietà dei cittadini che potrebbero da questi essere completamente risparmiati e in più il prodotto rimanente dopo la selezione e oggi destinato solo ad inquinare, potrebbe essere trasformato in risorsa energetica in quantità ancora maggiore della attuale e capace di garantire la sicurezza delle persone.

    Esistono ormai varie tecnologie che eliminano ogni tipo di rifiuti, anche i più pericolosi (perfino l’amianto) e i fanghi di raffinerie e concerie contenenti gradi quantità di inquinanti e metalli pesanti. Esse eliminano il 100% di tutti i rifiuti, senza alcun tipo di combustione e quindi senza emettere alcun tipo di inquinamento.

    Vi sono delle società specializzate che offrono agli Enti pubblici, a titolo COMPLETAMENTE GRATUITO sia la costruzione di complessi impianti polifunzionali che il conferimento del rifiuto, perché esso si ripaga nel tempo con la produzione di Acqua potabile, di energia elettrica, termica e di una serie di altri sottoprodotti da riciclo utili soprattutto alla protezione dell’Ambiente e dell’uomo da eventi sismici.

    Alla luce di queste informazioni, non sembra lecito e legittimo che il cittadino si ponga qualche domanda sullo strano comportamento dei propri Amministratori e si attenda da Essi qualche sensata ed esauriente risposta?

    Sergio Marchetti
    rsumarchetti@gmail.com 24-08-2011 07:49 - sergio
  • quando furono istituite le regioni i liberali del PLI si opposero sostenendo che sarebbero aumentati fortemente i costi, tutti gli risposero che non era vero perche la burocrazia statale sarebbe diminuita. avevano ragione i liberali. La burocrazia statale non diminuì e quella regionale si aggiunse.
    non è più democrazia,è più spesa pubblica a svantaggio di altre priorità.
    ha senso che in questi anni si siano moltiplicate mini provincie e continuano a esistere conuni più piccoli di normali frazioni di comuni normali di 10/15.000 abitanti?
    Allora anche quelle frazioni hanno diritto a dibentare comuni! 23-08-2011 21:29 - marcello
  • A Piacenza si vuole togliere la provincia per poter fare la seconda diga sul fiume Trebbia (nostra risorsa economica e di villeggiatura essendo il fiume più pulito d'Europa da pochi anni anch'esso in bottiglia), oltre che a togliere un'identità locale ancora molto forte. 23-08-2011 14:08 - Sil
  • Che fa il pubblico about quelli che legiferano o scrivono come legiferare? Va su "Google Scholar" (accessibile da Google digitandolo), mette il loro nome e cognome tra virgolette, e vede snocciolarsi i titoli e collocazione delle loro pubblicazioni (si possono scegliere gli anniper la ricerca). Se sono economisti, o parlano di economia, questa ricerca e' volta ad appurare se pubblicano su almeno una delle 30 riviste di economia considerate come il gradino per venir presi in considerazione per un posto di associato in una universita' anglosassone. Ad esempio, cercate "Giulio Tremonti" o "Romano Prodi" e non spaventatevi al risultato, non siamo in un paese anglosassone. In questo modo il pubblico riduce un poco il lavaggio di cervelli operato dai media, e si orienta. A proposito delle "mille cattedre": di che cosa? Di legge? (abbiamo piu' avvocati di tutta l'Europa fisica). Di economia? (vedi sopra). Di farmacia? (per i figli dei proprietari farmacisti, non ne vedo altro scopo oggi in Italia). Non abbiamo mai avuto il fiore all'occhiello, ma fisica e ingegneria italiana erano titoli ambiti da tutti i paesi. Poi sono arrivate le piccole universita' e i titoli curiosi di nuovi corsi di laurea, anche nelle universita' storiche, e ci troviamo come ci troviamo. Attribuirne la colpa ai soli politici sarebbe ingiusto. Chi ha vissuto questi avvenimenti sa che furono gli accademici a creare questo disastro. Franz. 23-08-2011 13:12 - Franz
  • Ma se cominciassimo ad ammazzare tutti quelli che hanno da 60 anni in su?
    Come faceva Nerone,tanto non producono e sono tutti con una pensione.
    Si oltre alle province e ai comuni troppo piccoli ammazziamo anche i vecchi come me,che stanno tutto il giorno a leggere e a scrivere cazzate sul Manifesto e sui vari blog.
    Facciamo un grande campo di concentramento e mettiamoci tutte quelle persone che oltre a non rendere sono di danno allo sviluppo capitalista.
    I Zingari per esempio,cosa stanno a fare?
    invece di lavorare vivono con i nostri rifiuti e non abitano in case di mattoni.
    Non pagano mutui e non fanno altro che chiedere l'elemosina o rubare.
    Mettiamoci anche gli andicappati,gente che è nata male,per darci fastidio.
    Un andicappato che abita vicino casa ha fatto deformare tutti i marciapiedi e non possiamo più parchegiare perche lui con la sua carrozina ci deve fare lo slalon.
    Ma si mettiamoci anche quei scemi che strillano e che invece di stare al manicomio,un Basaglia li ha liberati e ci ammorbano le strade.
    Mettiamoci anche i cassantegrati che si stanno mangiando i nostri soldi e fanno i fannulloni fuori delle fabbriche.
    Mettiamoci anche i disoccupati che non trovano nessun lavoro e che ancora gravano sulle famiglie.
    Mettiamoci anche tutta l'eccedenza che sta ancora in fabbrica e non vuole andarsene perche rivendica il diritto al lavoro.
    Mettiamoci anche quei costituzionalisti che dicono NoNoNo,a ogni buona legge.
    Ma soprattutto mettiamoci quelli della FIOM e quel Maurizio la che è un brigatista rosso e vuole sconvolgere il paese.
    Insomma facciamo un grande campo di concentramento come fece Pinochet in Cile e diamogli fuoco!
    Vedrete che quelli che rimangono saranno ben lieti alla sera di stare davanti al televisore a vedere la nuova stagione che ha preparato Piersilvio per loro E solo con dieci euro! 23-08-2011 11:21 - maurizio mariani
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