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Maurizio Matteuzzi
Nato: prima, durante, dopo
Forse per la vittoria finale non ci sarà neppure bisogno di aspettare il primo settembre. Che sarebbe (stata) una data dal forte potere simbolico: fu il primo settembre '69 che il gruppo degli «Ufficiali liberi» guidato dal giovane colonnello Muammar Gheddafi lanciò il golpe indolore che avrebbe cacciato il putrido e corrotto regime di re Idriss, un burattino nelle mani degli inglesi. Cacciare Gheddafi il primo settembre 2011, quarantaduesimo anniversario dalla «rivoluzione», avrebbe (avuto) una potente valenza per gli insorti.
Qualche giorno prima o dopo non cambierà il corso della storia. E la storia dice che Gheddafi ha chiuso - qualunque sia la sua sorte - e che al posto della Jamahiriya sta per nascere una nuova Libia che nessuno sa ancora bene cosa sarà.
Bisogna dare atto al valore e al coreaggio degli insorti, ma senza l'apporto delle bombe e missili della Nato «la Rivoluzione del 17 febbraio» partita da Bengasi non avrebbe mai vinto e non sarebbe mai arrivata a Tripoli. Se c'è arrivata, dopo 5 mesi di impasse sul campo, lo deve alle « 20mila missioni di volo» il cui «traguardo» è stato toccato proprio ieri e rivendicato orgogliosamente dalla portavoce Nato, Oana Lungescu. E, probabilmente, non solo di «missioni di volo» (Nato), di droni (Usa), di armi paracadutate (Francia), di materiale di comunicazioni (Gran Bretagna) si è trattato.
In molti si chiedono come mai, dopo 5 mesi di impasse sul campo, nel giro di pochi giorni - da domenica scorsa - le milizie degli insorti abbiano potuto attaccare e «liberare» Tripoli.Secondo la risoluzione 1973 del Consiglio di sicurezza, votata il 17 marzo, l'Onu affidava alla Nato - divenuta l'agenzia militare delle Nazioni unite - il compito di proteggere i civili «con tutti i mezzi» eccetto che con l'invio di truppe di terra («boots on the ground»). Quella risoluzione era una foglia di fico per coprire l'intervento a tutto vapore, anzi a tutto missile, contro il regime di Gheddafi (che, per carità, anche se le bombe piovevano ogni notte sul suo compound di Tripoli, «non è mai stato un bersaglio per la Nato, come ha ripetuto anche ieri il portavoce militare). Un intervento diretto a proteggere i civili ma di una parte sola e a schierare il poderoso armamentario bellico e propagandistico in favore di una delle due parti in guerra infischiandosene dell'embargo che avrebbe dovuto valere per entrambe. Un intervento che escludeva a priori, nonostante si ripetesse quotidianamente la penosa litania delle necessità di «una soluzione politica e non militare» della crisi libica (anche ieri), qualsiasi ipotesi di una via d'uscita negoziata che avrebbe dovuto/potuto essere imposto ai contendenti dalla «comunità internazionale».
Di questo si è lamentato ieri a Johannesburg Jacob Zuma, presidente di un paese, il Sudafrica, che pure aveva votato la risoluzione di marzo per la no-fly zone, ma che poi ha criticato sempre più aspramente «l'abuso» del mandato ricevuto dall'Onu da parte della Nato e dei suoi sponsor occidentali. «Quelli che hanno il potere di bombardare altri paesi hanno stroncato gli sforzi e le iniziative dell'Unione africana per risolvere il problema libico», ha detto, «avremmo potuto evitare la perdita di tante vite umane».
E' risaputo, nonostante i no comment e le smentite ufficiali di prammatica, che almeno da aprile Francia e Gran Bretagna hanno inviato «consiglieri militari» fra le fila degli insorti. E ci sono voci che si rincorrono sulla presenza al fianco dei miliziani ribelli che hanno attaccato e fulmineamente conquistato Tripoli di uomini della Nato. La Nato ovviamente nega qualsiasi «coordinamento» degli attacchi degli insorti nella loro offensiva verso Tripoli (126 raid aerei nella sola giornata di domenica): «La Nato non ha e non avrà truppe a terra», ha ribadito ieri la portavoce Lungescu. Idem l'italiano La Russa, ministro della difesa, «Non c'è nessuna probabilità che truppe di terra della Nato, e particolarmente italiane, entrino a far parte del conflitto» in Libia. Anche il sito israeliano Debka, vicino al Mossad e quindi da prendere con le molle, sostiene che «nonostante i dinieghi, le truppe Nato stanno partecipando nei combattimenti a terra nella veste di "consiglieri militari» inglesi e francesi, membri delle unità speciali, aiutando i ribelli libici a combattere per il controllo della capitale Tripoli».
Ma la vera campagna di Libia comincerà dopo l'uscita di scena definitiva di Gheddafi, questo lo sanno tutti. Per cui si comincia già a ipotizzare uno scenario in cui la Nato continuerà ad avere un ruolo anche nel dopo: «un ruolo di supporto alla Libia se sarà necessario e sarà richiesto»,, anche se ovviamente «il ruolo principale sarà dell'Onu e del gruppo di contatto». A pensare male sa fa peccato?
Intanto però bisogna chiudere la pratica Gheddafi. La Nato, i ministri degli esteri francese Juppé e turco Davutoglu (in visita a Bengasi) confermano che «la missione non è conclusa» e che c'è ancora «da proteggere la popolazione» (quale?). Di questo Juppé ha parlato lunedì in audio-conferenza con i colleghi inglese, americano, tedesco, turco e di qualche paese arabo amico (una riprova del peso dell'Italia nel dopo-Gheddafi). Ora che il dopo sembra arrivato, la diplomazia è in fibrillazione per sventare i timori ricorrenti («L'importante è che la transizione si compia nel rispetto dei diritti umani e della legge basata sulla riconciliazione e non sulla vendetta») e conquistare una posizione migliore nella divisione del bottino. Ieri si è tenuta a Bruxelles una riunione degli ambasciatori Nato; poi sarà la volta del Gruppo di contatto che si riunirà a Istanbul; entro la settimana ci sarà un vertice Onu con partecipazione di Ue e Unione africana.
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Se Gheddafi avesse invaso i USA con i suoi beduini,io sarei stato il primo a difendere il popolo americano da questo invasore,come sono il primo a difendere tutti quei libici che oggi combattono gli insorti!E aggiungo,se gli insorti non sono stati capaci di prendere ancora la Libia nonostante i bombardamenti della nato e oggi l'invasione armata di soldati nato è perche la resistenza è forte quanto il mondo intero capitalista che invade la Libia! 25-08-2011 10:25 - maurizio mariani
Le fonti indipendenti -luigi guasco- non esistono. Per nessuno.
E' ancora possibile, però, analizzare in modo critico la massa delle informazioni, per separare la propaganda delle parti in lotta da ciò che è almeno verosimile.
E non c'è niente di verosimile nell'immagine di una NATO che bombarda a tappeto proprio per colpire i civili. E' propaganda.
Quanto all'anticapitalismo... ne esistono due tipi. Uno di stampo marxista, che cerca di superarlo. Io mi riconosco in questo.
L'altro di stampo reazionario, bigotto, che tende a rimpiangere i bei tempi dei feudalesimi o dei califfati.
Da qui nascono posizioni politiche che, per quanto strepitino il contrario, sono di destra.
E, difatti, con grande coerenza, si ritrovano puntualmente fianco a fianco con i Gheddafi, gli Ahmadinejad o con i vari leader dell'islamismo libanese e palestinese! 25-08-2011 08:27 - Galaverna
"La popolazione Libica, in che percentuale è effettivamente favorevole alla caduta di Gheddafi"? Giovanni da Ponte, librettista delle Nozze di Figaro" di Mozart nel terzo atto scena 13 fa dire a Figaro: "io non impugno quel che non so".
Quello che ben sappiamo invece è che 100 anni fa l'Italia dei Savoia e del grande riformista Giovanni Giolitti iniziò la guerra di conquista della Libia, che si concluse solo nel
1934 dopo una repressione feroce della resistenza da parte del generale Graziani in forme che alcuni non esitano a qualificare come genocidio. Andrebbe anche ricordato che dopo il 1861 l'esercito dei Savoia aveva praticato simili tecniche per reprimere la rivolta delle popolazioni dell'Italia del Sud; ma non si può dirlo troppo in questo 150esimo perché al re nudo serve anche il tricolore dei Savoia.
L'attuale governo italiano - si presume con il consenso del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano - pochi mesi fa aveva ufficialmente riconosciuto le colpe storiche italiane verso la Libia e si era impegnato a realizzare opere pubbliche {l'autostrada Tripoli-Cirene) in riparazione.
Perché questo stesso governo non ha sentito il dovere di imitare quello tedesco affermando che le nostre responsabilità storiche non ci permettevano di partecipare ad azioni militari in Libia? Forse perché gli "obblighi internazionali" che abbiamo con chi continua a mantenere basi militari e a comandare in casa nostra non ci consentono di avere principi morali né di rispettare l'articolo 11 della Cstituzione? o forse perché gli "obblighi finanziari" con i banchieri che aiutno a finanziare il dispendioso stile di vita delle nostre élites non ci consentono di assentarci dagli affari attesi in Libia?
Pare che Gheddafi non si sia fatto trovare nel bunker dove l'intelligence della Nato lo cercava: non è la prima volta che questa intelligence sbaglia. Avendo avuto modo di osservare come il mondo occidentale rispetti gli human rights e the rule of law quando c'è di mezzo il petrolio
e l'islam, Gheddafi non vorrà presentarsi di fronte al tribunale olandese che lo ha accusato di genocidio. Anche se volesse presentarsi, non ci riuscirebbe: c'è già una taglia per farlo uccidere prima. Ma appunto, non si divaghi e non si impugni quel che non si sa.
Concentriamo invece il nostro sguardo sul punto essenziale.
Gli Stati Uniti di George W Bush prima ed ora di Obama spendono già oltre due terzi del reddito disponibile per spese militari e per le guerre in corso, e non possono impegnarsi ulteriormente. Francia ed Inghilterra sono in difficoltà finanziarie ma possono ancora spendere nella guerra, purché il bottino arrivi presto.
Che spazio ha l'Italia tra tali cavalieri dell'Apocalisse, a cui invece prestano obbedienza i riformisti ex-comunisti? Per chi voglia perseguire la strada di uno sviluppo rispettoso dei
diritti dei lavoratori salariati nell'unico livello possibile, quello europeo, dove si può trovare un orecchio ed un braccio efficace se non nella sinistra tedesca?
Varrebbe la pena di verificarlo
prima che sia troppo tardi. 25-08-2011 02:24 - candide
Ma che cazzo fate a fare i commenti su questo giornale?Se e'vero che questo giornale e'ancora 'comunista',voi state sparando cazzate per la vostra foga anticomunista,secondo la miglior tradizione italiota,quella che ha portato su berlusconi ed e'e sara'sempre serva degli interessi piu'forti.Franza o Spagna purche'se magna.E'chiaro che difendete tutte la guerre di conquista:dietro il pregiudizio,che e'la vostra religione, oltre a questo mondo,quello dove vivete,non c'e'altro altrettando degno e i comunisti,le zecche,i sinistroidi,sono quelli che vogliono distruggere tutto.Ma meno male che c'e'internet,ve lo immaginate se fosse un dibattito,ma chi cazzo si confonderebbe a parlare con voi,andrebbe in rissa.E allora andate online,potete affiggere tutte le cazzate che volete,le banalita',la superstizione anticomunista ,ma quella becera da parrocchia e scomunica.Continuate a vomitare stancamente le stesse idiozie che si possono legger e sentire sul 95% dei media italiani,tra i piu'asserviti al mondo.Come il corriere della sera,che durante le stragi su Gaza faceva le riunioni con l'ambasciatore d'israele(non mi viene la maiuscola)per decidere che taglio dare alla notizie sul medioriente.Siete servi e contenti di esserlo,servi con orgoglio,pronti quando c'e' da far ragionare il cervello a stare spudoratamente dalla parte delle frottole,tanto non vi avvicinaste troppo ai comunisti.Americanizzati di ritorno,colonizzati e contenti,viva le basi militari che ci mantengono in democrazia,viva la nato che ci salva dai dittatori,templari della sottomissione e indomiti paladini della servitu'alla sgarbi.Altro che pensiero unico:paranoia sociale e superstizione come tomba della speranza e della mente.Ma che comunisti:voi ancora dovete attraversare il guado giacobino,il sacro fuoco delle crociate non si e' mai spento,che orrore le democrazie popolari .Da ultimo:galavrna in Siria ci sono stragi ,ma in Libia stragi non ci sono state,vero?O qui servivano per portare democrazia e liberta'? 25-08-2011 02:04 - mauro