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Alessandro Dal Lago
La favolosa guerra dei media
Il figlio di Gheddafi che viene catturato e poi ricompare baldanzoso nella notte. Tripoli che insorge, mentre invece la città è assalita da combattenti venuti da fuori. Festeggiamenti a Bengasi fatti passare per l'esultanza dei tripolini. Un regime dato per finito che dopo tre giorni continua a bombardare il centro della città. Inviati in elmetto che mettono in posa i combattenti per riprenderli. Dirette dalla battaglia in cui si vedono solo tetti e il fumo in lontananza...
Più che di «nebbia della guerra» si dovrebbe parlare di una guerra televisiva che ha ben poco a che fare con quello che succede, ma rientra in una strategia mediale mirata a confondere le acque sia agli occhi dell'opinione pubblica occidentale, sia a quelli del regime di Tripoli. D'altronde si sa che al Jazeera è la voce dei regimi arabi moderati, a partire dal Quatar, molto attivo sul campo nell'assistenza (anche militare) ai ribelli libici, e che i conservatori inglesi hanno strettissimi rapporti con Murdoch, il padrone di Sky. Fatti i conti, è chiaro che gran parte dei media racconta una guerra immaginaria, mentre i loro sponsor, Cameron, Sarkozy e Obama incrociano le dita sperando che la guerra vera vada proprio come sperano.
Ma la guerra vera è tutt'altra cosa da quella raccontata in prima pagina.
Basta analizzare i servizi più meditati sulle pagine interne dei grandi quotidiani internazionali.
L'avanzata dei ribelli è stata resa possibile (al 70 per cento, dice il Corriere della sera) dalla Nato, con tanto di istruttori e forze speciali in prima linea (francesi, inglesi, americani, quatarioti: la conferma è venuta ieri da «fonti» dell'Alleanza atlantica citate dalla Cnn). Quelli dell'ovest hanno ben poco a che fare con i bengasini, guidati da gente come Jalil e Jibril (e forse Jalloud), che se mai Gheddafi fosse processato, si troverebbero al suo fianco sul banco degli imputati (ed ecco spiegata la taglia sul Colonnello). E poi, anche se i gheddafiani smettessero domani di combattere, nessuno ha un'idea di quelle che succederebbe dopodomani, con un paese diviso in fazioni armate, inferocito, pullulante d'armi, con una quantità di conti da regolare con i perdenti e tra i vincitori (l'eliminazione dell'ex-comandante Younes insegna).
Come tutto questo sia fatto passare, anche a sinistra, per una mera lotta di liberazione o un risultato della primavera araba si spiega solo, anche da noi, con la confusione che regna in un'Europa preoccupata da un'economia traballante e guidata da un paio di leader ossessionati dalla rielezione (Sarkozy) o che hanno le loro gatte da pelare (Cameron).
Saranno bastati i bombardamenti «mirati» o umanitari, come straparlano gli Henry-Levy o i giustizialisti da prima pagina di casa nostra, a gettare le premesse di una società civile o democratica in Libia?
Non c'è da crederci molto.
Ci rallegriamo quando cade un dittatore, certamente. Qualsiasi cosa è meglio di Gheddafi, forse. Ma, come ha scritto ieri un commentatore sul Guardian, se i mezzi sono sbagliati, questo alla fine influisce sul risultato. Inglesi e americani hanno creato un'instabilità senza fine in Iraq. La Nato si è impantanata in Afghanistan. In attesa che qualche anima bella proponga di intervenire in Siria, ecco che si suggerisce a mezza bocca la permanenza di forze Nato in Libia per «stabilizzare» il paese.
Tutto questo ha a che fare con la «rivoluzione»?
Ma non è solo una questione di parole. Quello che semmai stupisce è che, a parte qualche conservatore d'esperienza come Sergio Romano, ben pochi in Italia, e soprattutto a sinistra, si interroghi sulle prospettive di questa crisi libica. E cominci a interrogarsi sull'incredibile distonia tra una guerra magnificata dai media e quella vera, in cui gli uomini muoiono, anche se non ne sapremo mai il numero.
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Quando e' stato venduto ? E perche'? Anni fa ho letto di una manovra contro l' oro da parte delle corrotte autorita' finanziarie planetarie, e c' entrava l' oro inglese.
La Libia ha oro ? 26-08-2011 10:44 - bozo4
Speriamo non finisca come quella volta. Ma Iraq e Afghanistan mi sembra non abbiano insegnato niente. 26-08-2011 09:56 - stefano b.
quelle europee.
Ma dal compiacimento generale con cui in Europa assistiamo a sovrappopolazione
planetaria e invasioni migratorie temo che i governanti africani meritano il
Paradiso, non bombardamenti. 26-08-2011 08:53 - bozo4
http://www.cf2r.org/images/stories/news/201106/rapporto-libia.pdf 26-08-2011 05:44 - Giacomo Gattorna
Forse non abbiamo capito che la nostra vecchia città è ormai in cenere e che non possiamo continuare a fuggire con questi 'anziani' Anchise sulle spalle se vogliamo fondarne un'altra. Dovrebbero esser loro a chiederci di abbandonarli al loro destino, se fossero ancora dei 'nostri'.
Che vivano a lungo naturalmente, 'ma noi cuori di pietra' non dovremmo avere alcuna pietà a lasciarli indietro (con un po' di provviste ...) . 25-08-2011 19:38 - almanzor
"Sto da un paio di giorni cercando documentazione fotografica delle folle oceaniche che sarebbero scese in piazza a Tripoli per salutare i ribelli: non sono riuscito, sicuramente mia incapacita a navigare internet, a trovare nulla se non qualche ragazzatto che appare in posa con un fucile o mitraglia. Solo quattro gatti finora.
Chiedo agli esperti che inneggiano agli insorti e di cui conoscono sicuramente la buona fede democratica e che imperversano nella "sinistra" sinistra e che scrivono su questo e altri siti di inviare qualche link con una suddetta foto. 23-08-2011 18:55 - Murmillus 25-08-2011 18:47 - Murmillus
In realtà la distruzione della Libia da parte della Nato è dovuta al semplice fatto che il regime di Gheddafi, pur essendo questi un farabutto e un dittatore, non garantiva i necessari margini di profitto alle grandi corporations dell'energia, come candidamente ammesso dal NYT:
"Colonel Qaddafi proved to be a problematic partner for international oil companies, frequently raising fees and taxes and making other demands. A new government with close ties to NATO may be an easier partner for Western nations to deal with. Some experts say that given a free hand, oil companies could find considerably more oil in Libya than they were able to locate under the restrictions placed by the Qaddafi government."
http://www.nytimes.com/2011/08/23/business/global/the-scramble-for-access-to-libyas-oil-wealth-begins.html
C'è bisogno di aggiungere altro? 25-08-2011 17:43 - giovanni