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FUORIPAGINA
26/08/2011
  •   |   Maurizio Matteuzzi
    La grande caccia è aperta

    E' partita la grande caccia ma lui, il vinto Gheddafi, è duro a morire. Pur di prendere il Colonnello, vivo o morto (cosa è meglio: presentarlo dietro le sbarre con la divisa a righe o metterlo definitivamente a tacere?), la coalizione degli «umanitari» ha gettato ogni residuo pudore per il rispetto almeno formale della risoluzione 1973 del 17 marzo - quella che conferiva all'Onu il mandato di «proteggere i civili» di entrambe le parti «con tutti i mezzi». Eccetto che con le truppe sul terreno (un terreno che storicamente fa paura). Ora la Nato ha ammesso - e lo rivendica - la presenza di «truppe speciali» al fianco (alla testa?) degli insorti nella loro conquista di Tripoli.
    E «special forces» sono impegnate nella grande caccia a Gheddati e ai figli partita da un paio di giorni in una Tripli ancora sconvolta dagli scontri e dalle «sacche di resistenza» dei lealisti (con morti per le strade, fosse comuni, ospedali in situazione «critica»). Sono inglesi, americani, francesi, qatarioti (e chi altri?) che vestono come arabi, imbracciano le stesse armi dei ribelli (ovvio, gliele hanno vendute o regalate loro). Aiutati dal cielo da un sofisticatissimo aereo-spia Usa soprannominato «the Hog», il maiale, e da un drone canadese, le teste di cuoio di paesi Nato danno in queste ore una caccia senza quartiere al raìs libico.

     

    Ufficialmente per la Nato Gheddafi non è mai «stato un bersaglio» ma nessuno a Londra, Washington o Parigi si nasconde l'importanza della sua cattura dopo che mercoledì sarebbe sfuggito per un pelo a un raid dei ribelli in una casa del centro di Tripoli e ieri veniva dato infilato, da solo o con alcuni dei figli, in «un buco» nel blocco di edifici circostanti il compound preso e saccheggiato di Bab al-Aziziya o in un quartiere di Tripli, Abu Salim, considerato una delle sue roccaforti. Così, via anche l'ultima foglia di fico: ieri il ministro degli esteri inglese William Hague ha ammesso che le famose/famigerate Sas britanniche, Special air service, sono «sul terreno» su ordine del premier Cameron (lo citava il Daily Telegraph).
    Anche inesorabilmente sconfitto Gheddafi fa ancora paura, come se fosse tornato «il cavallo pazzo» degli anni '70-'80. Per l'occasione si reincarnano anche vecchi fantasmi come Jalloud, l'ex numero due, fuori dalla politica da 20 anni e scelto dall'Italietta berlusconiana come sua carta (un due di coppe quando briscola è denari) per cercare di non restare tagliata fuori dalla divisione della torta. Jalloud, che dice di voler formare «un partito laico e liberale», ha detto al Times che Gheddafi è «talmente ubriaco di potere che si illude di poterlo riprendere una volta uscita di scena la Nato», e ha messo in guardia i ribelli che se non stanno attenti «si vestirà da donna e scapperà verso l'Algeria o verso il Ciad».


    Il destino del Colonnello è segnato ma lui è duro a morire e Tripoli è ancora lontana dalle apparenze di una città «pacificata». Ierimattina una tv satellitare, al Urubah e qualche stazione radio vicine al regime hanno ripreso a trasmettere, dopo essere state messe a tacere il giorno prima. E hanno trasmesso un nuovo appello di Gheddafi, dal tono di sfida: un appello «alla resistenza» contro «i crociati e i traditori» e l'avviso che «la Libia non sarà mai né della Francia né dell'Italia».
    Secondo gli insorti non è solo a Tripli che sono in azioni forze speciali britanniche e francesi, ma anche a Misurata, sistemate in una base nei pressi del porto di Kasa Ahmed, per preparare l'assalto finale su Sirte, la città natale la roccaforte popolare di Gheddafi. A un centinaio di km da Sirte erano segnalati scontri a colpi di missile, sulla città si stranno concentrando le residue forze lealiste (1500-2000 uomini), la Nato ha compiuto nuovi raid «per proteggere i civili», sembra che siano in corso negoziati fra i ribelli e i leader locali invitati alla resa.


    La sorte della guerra è decisa ma la guerra non è finita e queste, a Tripoli e altrove, sono le ore più pericolose (come dimostra la vicenda dei 4 giornalisti italiani). Le ore della resa dei conti, delle vendette. Le ore del vuoto di potere. Ieri, nella conferenza stampa congiunta con Berlusconi a Milano, Mahmoud Jibril, il primo ministro (e unico visto che il presidente del Cnt, Mustafa Jalil, ha sciolto il governo dopo l'assassinio del «ministro della difesa, Younes), ha dato la soprendente notizia che il misterioso Consiglio nazionale di transizione si è già trasferito da Bengasi a Tripoli fin da mercoledì. Sarà. Però ieri pomeriggio Jalil ha dato una conferenza stampa, ma a Bengasi.
    Ieri Cnt è stato riconosciuto anche dalla Lega araba (che fin dall'inizio aveva invocato l'intervento della Nato), mentre l'Unione africana (i cui tentativi di mediazione sono stati sprezzantemente frustrati dalla Nato, dall'Onu e dall'Occidente) doveva riunirsi a Addis Abeba per decidere il da farsi. Anche il Sudafrica è furioso. Ieri all'Onu ha bloccato lo scongelamento di 1.5 miliardi di dollari degli asset libici in favore del Cnt (ne sono passati solo 500 milioni), il vice-presidente della repubblica Motlanthe ha chiesto che la Corte penale internazionale indaghi non solo su Gheddafi ma anche sui crimini di guerra sui civili commessi dalla Nato e 200 prominenti figure sudafricane hanno firmato una lettere di condanna contro la falsa «guerra umanitaria».


I COMMENTI:
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  • @ mariani maurizio
    Ma certo e tu invece sei un operaio, che ridere che mi fa la gente che parla di borghesia e non sa nulla dell'ambiente operatio come fosse tutto pieno di santi e soddisfati sessualmente. Me ne sanno tanto di cattolici certi commenti. 26-08-2011 13:36 - Cilia
  • Oggi ci dicono che nelle case del Rais,vi erano oggetti di oro,arazzi bellissimi e tutto quello che una famiglia di milionari ha.
    Certo,cosa volevano trovare,una casaccia come quella di Bin Laden?
    Gheddafi non era mica un religioso o un fanatico di quelli che seguivano il Bin Laden.Forse di discepoli, Bin Laden li ha tra i rivoltosi, che stanno affilando le loro lame anche per gli alleati inglesi e italiani che li hanno liberati!
    Gheddafi assomiglia a una famiglia di quelle dell'impero.
    Scommetto che troveranno le stesse cose quando i rivoltosi entreranno nelle case di Berlusconi e di tutta la sua famiglia.
    Sono convinto che troveranno anche qualche cosa in più!
    Gheddafi non è più quel colonnello che ha fatto la rivoluzione verde e ha fatto quel libro che fino a pochi anni fa tutti i libici e anche altri veneravano come un supplemento del Corano.
    Dopo che i figli si sono messi a giocare a pallone e camminare su ferrari gialle come quella di Lapo,i Gheddafi non erano più quelli di prima.
    Anche il suo popolo se ne è accorto e non tutti oggi stanno fermando la Nato invasora.
    Gheddafi aveva stampa pornografica,be scommetto che Berlusconi ne ha attrettanta e venera un DIO con un pene grande come una mazza.
    Anche i Gheddafi,a forza di frequentare la borghesia Italiana e francese è diventato un porcellino anche lui.
    Ma qual'è quella persona che può dire,vergogna a un Gheddafi,oggi.
    I figli di Agnelli sono stati sorpresi e ricattati in case pornografiche con Viados e cocaina.
    Tali padri,tali figli.Anche i Gheddafi sono diventati una famiglia borghese.
    Io non capisco perche la NATO ha fatto tanto contro di lui,quando hanno dimostrato di essere una famiglia allineata al modello di vita occidentale.
    Ammazzavano e torturavano come gli amerikani...
    Fosse stato come Bin Laden, con la barbona ispida e tutto zozzo come un pastore afgano...
    Invece sembravano una famiglia così per bene...!
    Se quello che ha fatto la famiglia Gheddafi è da rivoluzione,be anche in Italia dovremmo farla! 26-08-2011 13:04 - Mariani maurizio
  • La scelta in Libia, a conti fatti, doveva essere tra “il Peggio” e “il Peggio del Peggio”, quindi peggio di così non si può ………..
    Il popolo Libico non esiste più e quel che resta di esso, esiste solo perché possa essere massacrato dai conquistadores ed anche lo Stato della Libia è sparito ………
    Ora lo pseudonimo “Libia” indica nient’altro che una terra desertica che gli imperialisti di molte parti del mondo si stanno spartendo, come fosse un tesoro dei pirati disseppellito dalle sabbie del deserto ………
    Si stanno spartendo il bottino come fanno gli avvoltoi con le carcasse degli animali in decomposizione e non passerà molto tempo prima che quegli avvoltoi inizino a beccarsi tra loro per accaparrarsi il boccone migliore …….. 26-08-2011 12:34 - Le Bestie accecate
  • Si sono visti passi di danza nei corridoi reali di Riyadh. L’erede al trono libico, il Principe al-Senussi, un nipote del Re Idriss che fu deposto da Muammar Gheddafi e da altri in un colpo di stato senza spargimento di sangue nel 1969, si è imbarcato in una campagna auto-promozionale, dicendo che è pronto a tornare in Libia e persino a “guidare la nazione”.
    Niente al mondo potrebbe essere più dolce per la Casa di Saud – ed estremamente disgustoso per le repubbliche laiche arabe – di un nuovo emirato amico, nuovo di zecca, nell’Africa del Nord.
    Ma la North Atlantic Treaty Organization (NATO), la vincitrice di questa guerra tribale/civile libica, potrebbe pensarla diversamente. Mahmoud Jibril, il primo ministro dell’inaffidabile Consiglio Nazionale di Transizione – parlando dal Qatar, ha esplicitamente ringraziato i vincitori facendone i nomi: Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti, Qatar ed Emirati Arabi Uniti. Di questi cinque, i primi tre dell’Occidente potrebbero dare il benvenuto, in teoria, a un docile emirato, ma solo fino a quando non esibisca tendenze ultra-fondamentaliste come nel caso del Nord Waziristan, nelle aree tribali del Pakistan.
    È una partita aperta, perché in questa fase nessuno conosce davvero il grado di influenza che gli islamisti riusciranno a vantare nella Libia post-Gheddafi. Fra un settimana, alcune di queste domande verranno messe sul tavolo; sarà quando gli “amici della Libia” (FOL) si riuniranno con il dirigente del Consiglio Mustafa Abdul Jalil e col primo ministro Jibril per parlare del necessario ad attrezzare quello che sarà un nuovo protettorato della NATO.
    Nel frattempo, da Bengasi alle capitali europee, il ballo segue il ritmo del successone dei Guns ‘n Roses, ora ribattezzato “Sweet Crude of Mine”. La Francia e la Germania stanno già mettendo pressione alla dirigenza dei “ribelli NATO” per quegli affari succulenti, l’Italia parte oggi (il Primo Ministro Silvio Berlusconi si sta incontrando con Jalil a Milano) e i Britannici e gli americani stanno per unirsi nella lotta.
    Fino a questo momento, la Compagnia Petrolifera Nazionale libica stava solamente assegnando contratti di appalto per i vecchi e remunerativi giacimenti di petrolio alle sussidiarie nazionali della Libia. Ma quello che voglio le BP, Total, Exxon Mobil e la compagnia petrolifera del Qatar è un serio coinvolgimento nei nuovi pozzi, e a quei famosi accorsi di condivisione della produzione (PSA) che consentono profitti stratosferici. Voglio tutta quella manna che non sono riusciti a ottenere in Iraq, dove alcuni dei contratti più succosi sono andati alle controparti russe, cinesi o malesi.
    E quegli attori che erano già presenti sul suolo libico, come la spagnola Repsol e l’italiana ENI, stanno già pianificando di tornare in rotta prima della fine di settembre. Nessuno conosce il destino degli investimenti cinesi.
    Quello che WikiLeaks ha già rivelato [1] avrà certamente delle conseguenze sotto forma di gazzarre, come quelle tra le compagnie statunitensi e l’italiana ENI per la crema dei contratti. Soprattutto per i legami “bunga bunga” molto stretti di Berlusconi con Gheddafi, l’ENI stava già pompando quasi 200.000 barili di petrolio al giorno prima della guerra tribale/civile.
    Comunque, dal punto di vista delle multinazionali collegati ai “vincitori” del conflitto, Gheddafi fuori dai giochi è già una garanzia affidabilissima per i contratti più polposi e per una vasta gamma di concessioni.
    Segui i soldi
    Sul fronte bancario, WikiLeaks ha ancora una volta rivelato [2] che la privatizzazione della banca centrale libica era considerata come un’”opportunità” magnifica per le banche statunitensi. La fittizia banca dei “ribelli”, agevolata da HSBC, con tutta probabilità prenderà il posto della precedente Banca Centrale Libica, ovviamente non in modo indipendente ma allineata alla Banca dei Regolamenti Internazionali (BIS) con sede in Svizzera, la banca centrale della banche centrali.
    Quindi addio alle idee unificanti e “sovversive ” di Gheddafi, come quella di scaricare il dollaro USA e l’euro, per far sì che le nazioni arabe e africane avessero iniziato a fare scambi con una nuova moneta, il dinaro d’oro. È cruciale notare che la gran parte dei paesi africani, e molti di quelle arabi, avevano appoggiato l’idea. Gli unici davvero contrari nella regione erano il Sud Africa e la Lega Araba (influenzata dalla Casa di Saud). Ovviamente Washington e l’Unione Europea si erano infuriati, al punto di chiamare la NATO per il soccorso.
    Non è mai sufficiente ricordare che alla fine del 2002 l’Iraq sotto Saddam Hussein aveva iniziato ad accettare pagamenti in euro invece del dollaro per il suo petrolio. Tutti sanno quello che è successo poco dopo. Non ti immischiare con i petrodollari, sennò…
    E quindi il petrolio e il flusso di danaro saranno al sicuro nelle mani dei “vincitori”. E via al progetto strategico. L’Africom del Pentagono, dopo la sua prima guerra di successo africana, verrà ricompensato con la sua prima base in Africa, abbandonando così il suo quartier generale in quella piacevole landa africa, Stoccarda. E la NATO proseguirà nella sua sacra missione di trasformare il Mediterraneo in un “lago della NATO”. Il Nord Africa è già in saccoccia; ora nel Mediterraneo orientale, per impartire una lezione a quei seccanti siriani.
    Di chi è questa bandiera?
    Qualificare la congrega di personaggi del CNT come inaffidabile è in effetti un eufemismo. Praticamente tutti sono “invisibili”. In pochi possono ricordare che Jalil del CNT era il giudice che aveva condannato a morte quelle infermiere bulgare, un caso molto noto in Francia che giustifico un intervento muscolare da parte del neo-Napoleonico Nicolas Sarkozy, che aveva irreggimentato la sua moglie trofeo per sedurre il Grande G. Dopo che furono liberate le infermiere, Jalil fu promosso da Gheddafi ministro della Giustizia, rimanendo in carica dal 2007 fino alla sua opportunistica defezione dello scorso febbraio.
    Credere che questa razzamaglia di tribù dal cattivo umore, islamisti radicali, falsi “socialisti” versione Tony Blair, cinici opportunisti a libro paga dei giganti petroliferi, militari disertori e delinquenti matricolati andranno a pregare sull’altare della “democrazia” è proprio un miraggio. Per non menzionare il fatto che hanno invitato la NATO e le regressive monarchie arabe a bombardare la loro terra, certamente non dove vivono, ma “l’altra parte”, la Tripolitania.
    Rimane da vedere come si relazioneranno la gran parte della gente e delle tribù della Tripolitania con il popolo della Cirenaica, da loro considerato un insieme di villici incivili, quando saliranno al potere. Già stanno fumando di rabbia per essere stati degradati nella nuova bandiera libica, che è in pratica la bandiera della Cirenaica (un rettangolo nero con la mezzaluna bianca dell’Islam) con due strisce aggiuntive, rossa per i Fezzan e verde per la Tripolitania.
    Nessuno sa cosa si dipanerà nella prossima fase di questa guerra “cinetica” che non è una guerra (copyright: La Casa Bianca). E ci sono serie ragioni per crede che possa trasformarsi in una devastante replica degli scenari “Talebani Sconfitti” del 2011 e “Missione Compiuta” del 2003.
    I beduini e i berberi, in guerra, sanno tutto di ritirata strategica e di imboscate. Di questo si parla, di guerriglia. Nessuno è a conoscenza del livello di sostegno tribale che Gheddafi possa ancora vantare non solo vicino a Tripoli ma in tutto il suo feudo della Sirte o nelle zone desertiche. È una scommessa vinta puntare che prenderà la strada della guerriglia. Se finirà come Saddam o se continuerà a percorrere la strada infinita dei talebani è la domanda da 100 miliardi di dollari (l’ammontare dei fondi scongelati dai “vincitori”). Il pantano incombe.
    http://www.atimes.com/atimes/Middle_East/MH26Ak01.html 26-08-2011 11:18 - CRIMINALI DI GUERRA
  • Libyan Liberal (twitter.com/#%21/LibyanLiberal ) (da Twitter, 25-08-2011
    “Ad Abu Saleem, combattenti eroici. Siamo pronti ad accettare la morte ora. Bombe della Nato con bombe a grappolo da F-16. Molti morti. Ieri sera siamo andati dietro le linee nemiche a Landanous alto per salvare un gruppo di ostaggi. Molte case saccheggiate nelle aree controllate dai ribelli. Panico ovunque. I ribelli uccidono chiunque si trovi sulla lista di persone pro-Gheddafi. Ne hanno ucciso a plotoni. Abbiamo ucciso due stupratori e salvato una ragazza la notte scorsa dietro le linee nemiche. Un sacco di non libici nelle file dei ribelli. Bianchi come Norvegesi. Ho visto un ribelle che stava stuprando una bambina di 10 anni. Un altro teneva ferma la ragazza. Entrambi i ribelli sono stati uccisi, essi non meritavano la vita. Alcuni mi chiedono dei video ma non abbiamo macchine fotografiche perché non siamo attori, siamo combattenti. Massacro perpetrato dai ribelli a Tripoli. Il 90 per cento delle persone sono chiuse dietro le porte, soprattutto le persone di pelle nera. I ribelli chiamano tutti Kaffour [nero] e gli spararano a vista. Questo non è Islam questo è razzismo del KKK degli Stati Uniti, i ribelli non si sollevano per Allah ma solo per gli americani. Molti portano la bandiera dei ribelli e anche quella americana. Chiamo i giornalisti perché si facciano un giro a Landanous alto e vedano i corpi prima che i ribelli li rimuovano. Perché non si dice nulla sui crimini dei ribelli? I nervi sono in tensione. La resistenza alla NATO e ai collaboratori è difficile. Bombardano ogni posizione. Molte bombe, non razzi, bombe enormi. Dove sono quelle Nazioni Unite per fermare i bombardamenti NATO sui civili di Abu Saleem? Perché nessuno se ne cura? Dove sono gli arabi? Non so quanto resisteremo, un’orda di ribelli bombarda Abu Saleem con armi pesanti e bombe e lo stesso fa la NATO. Che i bombardamenti della NATO si fermino e riusciremo a vincere, altrimenti saremo massacrati dai piloti della NATO. Se è il volere di Allah sarà il martirio. Possa Allah permettermi di sopravvivere un giorno in più per salvare più vite, vi prego di diffondere il messsagio, la NATO sta bombardando Abu Saleem, uccidendo civili. I serbi catturati sono in aeroporto, cerchiamo di penetrare lì. Ma la Nato sta sopra il perimetro. Triste, ma non credo che i serbi sopravviveranno, i ribelli sono pazzi da legare. Violentano uccidono e saccheggiano tutto con la copertura della NATO. Ultimo Tweet per oggi, in attesa del martirio o della vittoria, diffondete il messaggio, la NATO sta bombardando i civili di Abu Saleem solo perché stringono bandiere verdi.” 26-08-2011 11:16 - CRIMINALI DI GUERRA
  • Quella che segue è la testimonianza di un utente di Twitter, che si firma Libyan Liberal e afferma di far parte delle truppe lealiste di Gheddafi, sui combattimenti avvenuti ieri tra le forze della NATO e i lealisti nel quartiere di Abu Saleem a Tripoli. All’inizio pensavo che si trattasse di un millantatore, uno dei tanti scemi che impazzano su Twitter e non capivo perché molti siti d’informazione lo prendessero sul serio; ma nel corso dei giorni questo utente ha fornito in anteprima su ciò che sta accadendo a Tripoli notizie molto precise e dettagliate, tutte in seguito confermate da riscontri. Credo dunque, a questo punto, che lo si possa considerare una fonte attendibile, almeno fino a prova del contrario. E’ stato lui, ad esempio, ad avvertire per primo e in tempo reale dello sbarco sulle coste libiche dei mercenari francesi e inglesi, che hanno preso il posto degli evanescenti “ribelli”, per la maggior parte arrestati o trucidati dalle truppe lealiste nel giro di un paio di giorni. E’ stato lui a descrivere l’ecatombe di civili perpetrata dalla NATO attraverso i bombardamenti (che da domenica non si sono mai fermati), attraverso le bombe cluster, attraverso la ferocia dei contractors NATO che saccheggiano, uccidono, incendiano, distruggono, stuprano, massacrano la popolazione civile come se avessero di fronte un branco di animali da macello. Libyan Liberal, nel corso degli ultimi giorni, ha descritto le strade di Tripoli ricoperte di cadaveri di civili, le donne e le bambine stuprate e poi sgozzate dai “liberatori” della NATO di cui va cianciando la nostra stampa, i loro cadaveri abbandonati nudi sul selciato delle strade. Anche le notizie che ha fornito ieri sono state confermate, sia quelle che riguardano la presenza di combattenti provenienti dalla Serbia tra le truppe di Gheddafi ( notizie.tiscali.it/articoli/esteri/11/08/25/diretta-libia.html 9 , sia quelle relative allo scontro sanguinosissimo tra lealisti e truppe NATO nel quartiere di Abu Saleem ( notizie.tiscali.it/articoli/esteri/11/08/25/diretta-libia.html ) . E’ una fonte da seguire con attenzione per avere informazioni sulla situazione a Tripoli e c’è solo da sperare che non ecceda nell’eroismo.
    In alto, ( qui http://www.youtube.com/watch?v=wR3nUnXZcKk&feature=player_embedded ndr ) ho messo un filmato in cui il capo politico degli “insorti” del CNT, Moustapha Abdel Jalil, confessa in diretta TV di aver mentito sulla cattura dei figli di Gheddafi e spiega di averlo fatto per dividere e demoralizzare l’esercito lealista. La cosa che lascia indignati, naturalmente, non è certo il fatto che il capo di una banda di tagliagole abbia mentito, ma il credito incondizionato che tutta la stampa nazionale e internazionale, e perfino la Corte Penale dell’Aja, ha dato alle parole di un bandito criminale, senza minimamente preoccuparsi di valutarle o di attenderne conferma. Un atteggiamento che la stampa nazionale non mostra nessun segno di voler abbandonare. Lo dimostra la schermata di ieri del sito di “Repubblica” (qui sotto) in cui si dà ancora una volta credito alle affermazioni dei tagliagole (“abbiamo circondato la residenza di Gheddafi”) senza minimamente considerare che la notizia proviene da una fonte dimostratasi inattendibile in infinite occasioni. Mentre “Repubblica” pubblicava questo supplemento di stupidaggini, Gheddafi parlava all’emittente TV libica Al-Orouba ( rt.com/news/gaddafi-surrounded-rebel-trap-145/ ) , dimostrando ancora una volta quanto i media libici risultino, almeno da sei mesi, di gran lunga più attendibili dell’ormai indecente stampa occidentale. 26-08-2011 11:15 - CRIMINALI DI GUERRA
  • Io di cose umane ci capisco poco, ma provo.

    Le elite europee e africane hanno paura di perdere i privilegi loro e dei loro
    parenti: paghe favolose, figlia a New York o Cambridge etc.

    Dopo decenni di semi-informazione e specchietti per le allodole persino noi
    popolo bue non ci caschiamo piu' un granche' cominciamo a guardare meno
    telegiornali. E le elite corrotte sentono che il cavallo e' meno docile,
    restare in sella e' diventato fastidioso ... faticoso ...

    Forse con una fase nuova fatta di bastonate ... certo saran guai si balla ... ma
    meglio dargli un taglio inutile starla a trascinare troppo alla fine si puo'
    ripartire come ai bei tempi.

    Quindi niente di meglio di un po' di migrazioni di massa prima e guerre poi
    ... tanto che ci vuoi fare, cosi' e' sempre stato e cosi'sempre sara' , questi
    qua fanno cosi' troppi bambini alla fine qualcosa si dovra' farne e se a questo
    giro muoiono 500 milioni di persone ... beh vorra' dire che il Signore, nella
    sua infinita saggezza, li avra' chiamati a se' ... 26-08-2011 11:14 - bozo4
  • Crisi libica?
    Politica internazionale?
    Per come la penso io la situazione in Libia è migliore di quella presente oggi in Italia ………… 26-08-2011 10:38 - illusion
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  • Bob Lutz in Gm, l'eterno ritorno
    Bob Lutz è tornato. 80 anni il prossimo 12 febbraio, Robert Anthony “Bob” Lutz non è mai andato via davvero. Viene anzi il sospetto che forse non se ne andrà mai, come quegli highlander celebrati in un fortunato film, destinati a combattere nei secoli con gli spadoni per la loro immortalità. Le spade di Lutz sono le sue amate automobili. 
    7 novembre 2011
  • Lezioni di dissenso
    Domenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.
     
    7 novembre 2011
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    di giuliasiviero - 17.08.2013 22:08
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