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Antonio Sciotto
"Sullo sciopero il Pd sbaglia"
In Cgil non è piaciuto affatto il fuoco di fila del Pd contro lo sciopero del 6 settembre, visto che la fase è molto grave, l'attacco al lavoro è forte: tutto ci si aspetta da un partito di opposizione, e soprattutto di centrosinistra, tranne che vada a criticare chi scende in piazza per difendere salari, pensioni e diritti già pesantemente martoriati dalla crisi e dal governo. Ma la leader Susanna Camusso, attentissima ai rapporti con tutte le realtà fuori dalla Cgil, ha scelto di non manifestare contrarietà, e se due giorni fa aveva detto a Pierluigi Bersani di rivolgere l'appello all'unità a Cisl e Uil e a tutti quelli che avevano firmato l'accordo del 28 giugno, stravolto dalla manovra, ieri è tornata sull'argomento ribadendo che «la posizione di Bersani è corretta»: «È uno strano dibattito questo, non è che agli scioperi generali dei sindacati debbano aderire i partiti», ha tagliato corto.
Ma diversee categorie della Cgil, dai pubblici alla scuola, dai meccanici agli agroalimentari, sono tutt'altro che teneri verso il maggior partito di opposizione. Credono che il Pd debba mostrare maggiore coerenza, visto che come la Cgil ha presentato una «contromanovra», e che sia arrivato il tempo di «scegliere da che parte sta».
«Credo che abbia dato fastidio, ai partiti e agli altri sindacati, il fatto che ci abbiamo azzeccato coi tempi e con le modalità dello sciopero - dice Rossana Dettori, segretaria Fp, i lavoratori pubblici -Penso che la politica, e in particolare il Pd, si siano impantanati nel dover dire "sì" o "no" a troppe persone: invitano a tenere l'unità a tutti i costi, ma magari Bersani avrebbe dovuto leggere nel merito quello che chiediamo».
«Io ho scritto lettere a tutti i partiti, suggerendo emendamenti - continua Dettori - Ma ecco cosa abbiamo: Fioroni praticamente ci prende per pazzi irresponsabili, Fassina in modo più moderato esprime perplessità sull'efficacia. Ogni dubbio è legittimo, ma criticare un'iniziativa del sindacato a favore delle fasce deboli, è veramente troppo». «Con Cisl e Uil l'unità importante, ma deve essere nel merito: da quando è al governo Berlusconi, hanno sempre fatto da stampella all'esecutivo. La Cgil ha scioperato sotto Prodi e nelle regioni di centrosinistra. La manovra, solo nel pubblico impiego, mette a rischio le tredicesime, dà il tfr dopo 24 mesi, la mobilità forzata, il blocco di turn over contratti. Che Cisl e Uil non si muovano è incomprensibile».
Per Mimmo Pantaleo, segretario Flc (scuola e ricerca), «la manovra è devastante, c'è un attacco feroce ai diritti del lavoro, e quindi la Cgil ha fatto bene a scioperare. Quanto all'opposizione, invece che stare a giudicare, dovrebbe piuttosto mettere in campo una forte iniziativa nel Paese».
«Cisl e Uil hanno scelto di essere subalterne al governo - continua Pantaleo - Che altro si può dire quando sotto un attacco così violento al lavoro, e in particolare quello pubblico, stanno fermi? La nostra mobilitazione è solo all'inizio: continuerà in autunno con le scuole, le università, i movimenti, per cambiare la manovra, ma anche per dare una vera alternativa politica al Paese. Le forze di opposizione, in questa fase, devono scegliere da che parte stare, e ce ne sono solo due in campo: il governo che attacca e devasta il lavoro, la scuola, il pubblico, e i movimenti e il sindacato che tentano di resistere e cambiare il segno».
«Il Pd sbaglia - dice senza dubbi Stefania Crogi, segretaria degli agroindustriali Flai - Capisco che debba tener conto di tutte le sue anime interne, alcune di riferimento alla Cisl, ma non è tempo di bilancini. La manovra è pesantissima e adesso si devono fare scelte chiare. Il Pd capisca che stiamo usando le armi proprie del sindacato, le uniche che abbiamo. Loro come noi hanno presentato una contromanovra, ma possono agire con gli emendamenti. Ma noi con che cosa se non lo sciopero?»
«Quanto a Cisl e Uil - continua Crogi - io sono per perseguire l'unità fino alla morte, ma qui non siamo noi a rompere l'unità. L'accordo del 28 giugno era firmato anche da loro, e quello che ha scritto il governo nell'articolo 8 è un totale stravolgimento. Si mettono diritti indisponibili come l'articolo 18 nelle mani delle "rappresentanze aziendali", dicendo che queste ultime possono derogare a leggi e contratti. Ma rappresentanze di chi? Non c'è neanche scritto "confederali", si cancellano tutti i paletti conquistati con l'accordo del 28 giugno».
Maurizio Landini (Fiom, metalmeccanici) non comprende «come non si possa essere d'accordo con uno sciopero che difende il lavoro e la Costituzione». «Il problema è - spiega - che si continua ad avere una visione antiquata dei rapporti tra i sindacati, non prendendo atto del fatto che l'unità di azione non c'è più: e che, se ci deve essere, sarà da ricostruire sul merito». «Il governo per legge cancella tutto il diritto del lavoro: non solo elimina di fatto l'articolo 18, ma dà retroattività all'accordo del 28 giugno. Come mai Cisl, Uil e Confindustria non difendono un testo siglato anche da loro?».
«Il vero nodo - conclude Landini - non sta oggi nel sommare le sigle, sapere chi viene o no allo sciopero della Cgil. Si deve individuare il disagio delle persone, i loro bisogni, e l'opposizione ha la debolezza di non riuscire a farlo. Il Palazzo è lontano dai lavoratori, dai precari, dai pensionati, non vede che la società esprime un grande desiderio di cambiamento. Il sindacato tenta di farlo, con lo sciopero e non solo con quello, ed è già un punto di partenza».
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di gianni - 06.08.2013 06:08











sempre a cercare il "traditore", l'"infame", a vantarsi di essere la meglio sinistra, i duri e puri... ma chi gliel'ha mai chiesto a questi di fà i duri e puri...
ma insomma, sciogliete sti Usb Cobas e quant'altro e iscrivetevi alla Cgil, che ha almeno 6 milioni di iscritti e non quattro gatti... cercate da lì di cambiare le cose, anche la stessa Cgil se ha politiche che non vi piacciono, e basta con le nicchie dei puristi e la marginalità (peraltro spesso condita da una certa rozzezza)... siamo nel 2011, coraggio che ve modernizzate pure voi con un po' di sforzo!!! 29-08-2011 00:46 - Davide Collucci
La stupidità non ha limiti! 28-08-2011 13:54 - Alessandro comunista
NON VI CREDIAMO PIU'!!! 28-08-2011 11:03 - Sandro
Così come nell'Agorà - la piazza - dell'Atene di Pericle chi ne aveva diritto esercitava la democrazia diretta, così anche noi uomini del XXI° secolo possiamo esercitarla nell'Agorà telematica che la tecnologia informatica ed internettiana mette a nostra disposizione!
Tutti coloro che hanno diritto al voto possono essere chiamati ad esercitare la democrazia diretta con pochi strumenti informatici.
Il sogno della democrazia diretta desiderato, inseguito e teorizzato da tanti nostri grandi politici e pensatori nel corso di 2.500 anni è ora alla portata di noi tutti.
È realtà!
Cosa serve? Servono pochissimi strumenti: un codice del tipo o-key come quelli della banca online, il proprio codice fiscale e per mantenere segreto il voto un software che dopo il login di un qualsiasi votante lo nasconda/lo mescoli/qualsiasi altra cosa si voglia (lasciamo i dettagli ai tecnici) per non farlo rilevare da interessati a sapere l'identità del votante. Anche un ufficetto apposito, del tipo piccolo ufficio delle poste, in ogni quartiere della città andrebbe bene, una specie di seggio elettorale permanente che costerebbe a noi cittadini, lo Stato, assai poco.
E il gioco è fatto!
Vogliamo aumentare le tasse sui patrimoni superiori ai 100.000 € o vogliamo aumentare l'IVA di un punto percentuale? Non decidano solo i 1.000 o i 350 o i 620 parlamentari. Tramite la telematica possono decidere tutti gli aventi diritto al voto... possiamo decidere noi tutti ed in pochissimi minuti, quasi in tempo reale.
Attenzione, non è la fine della democrazia rappresentativa! È solo l'inizio della convivenza fra questa e la democrazia diretta dove il piatto della bilancia con l'andar del tempo penderà maggiormente verso quest'ultima. È l'avverarsi dei sogni di Pericle, dei Keynes, dei Wilson, Roosevelt, dei Berlinguer, dei Moro, dei Mitterand, dei veri democratici, insomma...
Elementi della democrazia rappresentativa servono! Ad esempio per stabilire l'agenda, od in seguito semplicemente per organizzarla. Servono il governo della cosa pubblica, i meccanismi istituzionali e legislativi, le gestioni amministrative ma il voto non deve per forza essere rappresentativo. Deve invece, dove ve ne siano le condizioni e le possibilità, essere diretto e partecipativo. E consapevole, oltre ad essere volontario!
Le strade per arrivare alla democrazia diretta possono essere, anzi saranno assolutamente poco lineari e non conseguenti, varieranno da paese a paese e da popolo a popolo, come tutti i processi storici ma di fatto ora, in questo momento, la cosa è assolutamente realizzabile.
Gli elettori inizialmente potrebbero essere chiamati a votare su questioni importanti e piano piano acquisendo consapevolezza e conoscenza unita alla padronanza dei mezzi essere chiamati ad esprimere pareri su argomenti più delicati e complessi, un po' come fa la CGIL quando mette a referendum da parte dei suoi iscritti gli accordi contrattati con gli industriali!
Un partito dovrebbe porsi questo obietttivo nel suo programma, perché è fattibile ed assai democratico e può rappresentare un importante passo, non l'unico, verso una vera e compiuta e matura democrazia. 27-08-2011 23:42 - agorapolitica
italiane, nella morsa della disoccupazione, si sappia qual è il reddito di coloro che pugnano per l'equa ripartizione dei sacrifici da sopportare. Quanto percepisce mensilmente la signora Camusso: cinquemila, diecimila euro? Possibile che non si renda conto della malvagità della sua tracotanza? La casa brucia e lei l'irrora con la benzina. Purtroppo non tutti gli iscritti (forzatamente) alla CGIL sono capaci di misurare il danno enorme che si fa all'economia del Paese e dei lavoratori disoccupati con uno sciopero generale suicida. Sia meno tetragona, l'economia è scienza della casa, non demagogia.
cf 27-08-2011 22:05 - lectiones
Nazionale – mercoledì, 24 agosto 2011
Le confederazioni e le organizzazioni sindacali USB, Slaicobas, ORSA, Cib-Unicobas, Snater, SICobas e USI riunitesi il giorno 24 agosto 2011, hanno condiviso e concordato quanto segue.
Si considera indispensabile una forte risposta dei lavoratori alle manovre di luglio e di agosto del governo. In questo senso si indice lo sciopero generale di 8 ore per il giorno 6 settembre 2011, quale primo momento di una mobilitazione che non si esaurisce chiaramente con questa azione di lotta, a sostegno della seguente piattaforma:
> contro le politiche dell'Unione europea e le manovre del governo che applicano le misure imposte dall'Europa, dalle banche e dai poteri forti finanziari che hanno determinato e speculato sull'attuale crisi mondiale;
> per la cancellazione del debito, il blocco delle spese militari e una politica nazionale ed europea basata sui diritti e le legittime aspettative dei popoli e non della finanza e degli speculatori;
> contro l’evasione/elusione fiscale e contributiva e per una politica fiscale a sostegno del lavoro dipendente e dei redditi; per il diritto all'abitare;
> per una forte patrimoniale e la tassazione delle rendite e delle transazioni finanziarie;
> contro la costituzionalizzazione del pareggio di bilancio e del libero mercato;
> per la nazionalizzazione delle banche e delle grandi imprese strategiche per il paese e per un impegno dello stato capace di rilanciare e finanziare la produzione e i servizi;
> a difesa dello Statuto dei lavoratori, contro l'attacco ai diritti dei lavoratori e il patto sociale che il governo vuole trasformare in legge;
> riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, lo sblocco dei contratti di lavoro, la difesa del Contratto nazionale, l'istituzione del reddito sociale, la fine della precarietà ed il diritto al lavoro stabile;
> per la regolarizzazione generalizzata dei migranti e per il mantenimento del permesso di soggiorno di coloro i quali hanno perso il lavoro;
> contro le privatizzazioni mascherate da liberalizzazioni per la difesa dei beni comuni in coerenza con gli esiti referendari;
> contro la privatizzazione della scuola, della ricerca e dell'università e per il diritto al sapere;
> contro l'abolizione delle festività a partire dal 1° maggio e dal 25 aprile;
> per una legge democratica e pluralista sulla rappresentanza e la democrazia nei luoghi di lavoro.
La concomitanza dello sciopero con quello indetto anche dalla Cgil non deve essere interpretato come una condivisione delle motivazioni proposte da questa confederazione dalla quale ci divide nettamente anche la firma dell'accordo del 28 giugno scorso.
Il 6 settembre le scriventi confederazioni e organizzazioni sindacali manifesteranno quindi in molte città italiane su piazze diverse da quelle della Cgil.
Oltre allo sciopero generale si condivide sin da ora la necessità di individuare e praticare una serie di iniziative a livello nazionale e territoriale ed una mobilitazione incisiva e di lunga durata, a cominciare dal 6 settembre e dall'Assemblea nazionale del 10 settembre indetta a Roma. 27-08-2011 20:48 - USB UNIONE SINDACALE DI BASE
Aspettiamo che si materializzi... 27-08-2011 17:36 - mauri