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Giulia D'Agnolo Vallan
L'aria che tira a New York
Ultimi a cedere, alcuni joggers sparuti, fradici di sudore e di umidità, ciclisti in spandex colorato e un gruppo ineffabile di turisti che si faceva fotografare davanti a quel simbolo appannato della grande finanza Usa che è il gigantesco toro di metallo della banca d'investimento Merryl Lynch, a un isolato da Wall Street.
Se non fosse stato per quelle apparizioni da classica barzelletta su Manhattan, all'una del pomeriggio di ieri (un'ora dopo la chiusura ufficiale del sistema dei trasporti pubblici e quattro ore prima del termine massimo dato per l'evacuazione della zona residenziale di Battery Park City) la parte sud dell'isola sarebbe stata praticamente deserta. Qualche famiglia riempiva il cofano già stracolmo del minivan, prima di partire per quartieri più asciutti. Diverse macchine della polizia pattugliavano la zona per scoraggiare gli sciacalli. Parecchi taxi liberi si aggiravano per le strade vuote sperando di incappare in qualche residente che, mancata la deadline della chiusura della metropolitana (le scale d'accesso alle stazioni bloccate da nastri di nylon colorato), era rimasto a piedi, trascinando uno dei classici valigioni neri con le ruote.
Per il resto, ristoranti e botteghe chiusi, numerosissime finestre attraversate da grosse x di nastro adesivo (perché se si rompono, almeno i vetri non volano da tutte le parti), vetrine foderate di assi di legno, piccole montagne di sacchi di sabbia ammucchiati contro le porte d'ingresso degli stabili e dei negozi (l'Apple store di Soho era quello con la montagna più alta)- nel caso arrivasse l'acqua. «La macchina la preferisci in in un posto sopraelevato o a terra?» mi chiede il signore del garage. Quando lo guardo con aria interrogativa chiarisce il dilemma: «se la metto in alto e va via la luce non riesco a tirarla giù e a ridartela fino a che non torna l'elettricità. Se la lasci a terra, te la tiro fuori quando ti serve ma se arriva l'acqua si allaga tutto....». Alla fine decidiamo che il parcheggio sopraelevato (è una piattaforma di metallo che va su e giù via pompe idrauliche) è il minore dei mali.
Ha iniziato a piovere più o meno regolarmente dalla tarda mattinata. Ma, mentre Irene sale inesorabilmente lungo la costa East e si guardano in Tv le immagini del North Carolina massacrata dall'uragano (due morti già confermati), si sente alla radio che in New Jersey è già mancata la luce in parecchie case e dalla Casa Bianca arriva un comunicato per dirci che Barack Obama ha firmato la dichiarazione dello stato di emergenza in Maryland, è ancora troppo presto per capire cosa succederà a New York (l'uragano potebbe ancora deviare verso east , su Long Island). Certo è che con lo stato d'allarme innescato già venerdì, Bloomberg ha ottenuto più o meno quello che voleva: una città che sembra vuota, quindi docile, relativamente facile da percorrere e gestire per far fronte alle brutte soprese che arriveranno con la tempesta. Niente musei, meglio disertare i parchi (per evitare gli alberi che cadono), niente parate concerti o fiere da strada. Se il vento è troppo chiuderanno anche i ponti. Cose da 1997: Escape from New York o, veniva in mente ieri passando di fianco al cantiere di Ground Zero (dove le gru della Freedom Tower sono state parzialmente smontate per evitare enormi sbarre di metallo volanti), da 11 settembre.
Di fronte a Irene, pesano nella mente del pragmatico sindaco della città gli incubi realizzati da Katrina (tra le altre cose, un'evacuazione disastrosa e comunque iniziata troppo tardi) e quello della bufera di neve di Natale, una debacle gravissima del municipio Bloomerg che lasciò la città blocccata e inerme per parecchi giorni e costò la vita a quattro persone, perché le ambulanze non poterono raggiungerle in tempo. In queso caso, il sindaco si è mosso con largo anticipo, minacciando multe (fino a 500 dollari) e addirittura carcere (fino a 90 giorni) a chi non lascia le case (olre 370.000 persone fino a ieri mattina) - anche se l'evacuazione da Park City è obbligatoria ma non «forzata», se non per I pazienti di ospedali e case per anziani in aree problematiche.
Tra le misure preventive, in una conferenza stampa di sabato mattina a Coney Island, il sindaco ha anticipato che la Con Edison (la società elettrica locale) potrebbe decidere di chiudere alcune centraline chiave anche prima dell'uragano, perché con il previsto alzarsi della marea l'acqua salata potrebbe raggiungere i cavi; magari qualcuno potrebbe rimanere intrappolato in ascensore. Un timore che il manager della casa di un amico deve aver avuto ben presente perché l'ascensore di casa sua è stato chiuso d'ufficio fin dalla mattina. «È possibile che la parte bassa di Manhattan rimanga senza energia elettrica e che l'acqua si riverserà per le strade», dicono le autorità. E ancora: «Smettiamo di pensare che questo sia un gioco. Rimanere è pericoloso, non andarsene è sciocco, ed è contro la legge. Chi si trova nelle zone da evacuare è invitato a non aspettare che siano il vento e la pioggia a costringerli ad andarsene.. Perché sarà troppo tardi».
Quasi cinquecentomila famiglie senza elettricita' in North Carolina e Virginia, gia' tredicimile persone sfollate presso centri d'assistenza il venerdi' sera, oltre ottomilacinquecento voli cancellati dai maggiori aereoporti, vento a pi' di ottanticinque miglia all'ora...sono tra le prime cifre sui costi di Irene Ed e' ovviamente solo l'inizio.
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spero che su Morton Street vada tutto bene.
Quello di spaventare i cittadini e' il piu` pericoloso dei terrorismi. 29-08-2011 10:14 - Vito A.
Ognuno cerca di pararsi il culo. La realta' non esiste piu', gli eventi climatici si esasperano per vendere piu' notizie o per paura di perdere le elezioni in caso qualche cosa non vada bene. Obama aveva paura di fare la figura che fece Bush con Katrina, uragano di grado4-5 e ha sparato tutte le cazzate cha ha sparato di fronte ad un uragano di grado 1meno. Blumberg, lui che va regolarmente nelle Bahamas senza avvisare, tanto ci sono i telefoni cellurari dice, abbandonando la citta', ora prende precauzioni da attaco nucleare. Non ci sono piu' limiti, gli eventi si lievitano ad arte e nessuno vuole prendere rischi cosi tutti si comportano da mezze cartucce incapaci di decidere per il giusto. Tutto viene mercificato in questa societa' di pezzenti, anche gli eventi atmosferici.
Solo il riscaldamento del pianeta non riesce a smuovere alcuno. 29-08-2011 02:30 - Murmillus
Se non è malocchio è berlusconite galoppante: farsi benedire da un prete attivo o da un muezzin disoccupato. 28-08-2011 22:19 - lectiones
Queste sono le "notizie" che fanno ridere, non si capisce perchè debbano riferire " all'oro " che NON ESISTE!!!
http://tv.globalresearch.ca/2011/08/federal-reserve-admits-we-have-no-gold
Federal Reserve Admits "We Have No Gold"
by grtv
The following exchange between Congressman Ron Paul (R-TX) and the Fed's attorney Scott Alvarez proves, without a shadow of a doubt, that The Federal Reserve has no gold backing the US dollar.
Gli unici paesi al mondo che ancora (e non si sa per quanto) possiedono ORO, sono la Libia, Siria e Venezuela!!
Incredibilemente, i media non indagano su questo, anzi al contrario, struffano gli avvenimenti di catastrofi naturali, per LOBOTOMIZZARE gli ignari cittadini del mondo!!
Ma quale ORO!!! Ngli USA l'oro se lo son rubato da almeno 50 anni!!!!! 28-08-2011 12:41 - criminali di guerra