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Stefano Liberti
"Tripoli l'abbiamo presa noi berberi"
«Grazie Nato. Grazie Francia. Grazie Sarkozy». Le scritte accolgono fin dall'ingresso i visitatori a Yefren, paesino abbarbicato sui rilievi dello Jebel Nafusa, il massiccio montuoso abitato dalle popolazioni berbere della Libia. Siamo a meno di 150 chilometri da Tripoli, nel cuore di quella ribellione occidentale che ha impresso un'accelerazione agli eventi e ha facilitato l'entrata fulminea nella capitale dei "giovani rivoluzionari", spezzando la resistenza dei lealisti prima sulla città costiera di Zawiya, poi nel giro di poche ore dei quartieri occidentali di Tripoli.
I combattenti di queste montagne rosse e brulle hanno resistito per mesi al martellante assedio delle truppe di Gheddafi. Meno nota di quella della Cirenaica, la rivolta dello Jebel Nafusa è scoppiata negli stessi giorni di febbraio. Le popolazioni berbere di Nalut, Juda, Yefren e di gran parte degli altri paesi della zona si sono rivoltate contro il regime, hanno cacciato i lealisti e difeso le proprie posizioni con molti meno mezzi e uomini di quanti ne disponessero i ribelli dell'est. Poi, soprattutto dopo aver conquistato il confine tunisino di Dahiba e quindi la possibilità di approvvigionarsi in armi, hanno cominciato pian piano a guadagnare posizioni. Poco prima della metà di agosto, sono scesi a valle e hanno lanciato l'assalto finale a Tripoli.
Quanto questa manovra sia stata facilitata da consulenti militari occidentali sul terreno di cui ormai la Nato ha ammesso la presenza, non è dato sapere. Quel che è certo, e che tutti riconoscono, è che senza l'ausilio degli aerei Nato nulla sarebbe potuto accadere. Gheddafi sarebbe ancora in controllo di Tripoli e loro sarebbero ancora in montagna a difendersi dagli assalti delle truppe lealiste. L'intervento degli aerei dell'Alleanza atlantica è considerato provvidenziale da chiunque da queste parti. "Negli anni scorsi, quando vedevo le operazioni occidentali in Iraq e in Afghanistan, non ero affatto contento. Non mi sembrava giusto", riconosce Mohammed Abudeya, un 35enne sostenitore della "rivoluzione del 17 febbraio" catturato dai soldati dopo le prime manifestazioni di febbraio, che ha trascorso cinque mesi in carcere a Tripoli ed è appena stato liberato. "Ora - aggiunge con un sorriso - ho cambiato idea. Se la Nato ci avesse abbandonato a noi stessi e non fosse intervenuta, si sarebbe macchiata di un crimine e avrebbe creato una generazione di giovani arrabbiati contro l'Occidente". Mohammed non vuole sentire parlare di interessi occulti meno nobili, di petrolio, di commercio, di lotta per le ricche risorse del paese. "E' stata un'operazione dettata dalla buona coscienza, non ho dubbi", taglia corto.
Anche se lui non è un combattente, la piccola casa in cui ci accoglie è piena di munizioni esplose, foto di bombardamenti, cimeli vari di guerra. Sul muro campeggia una mappa con scritto "Thank you", che mostra la bandiera libica al centro e sui lati tutti i paesi che hanno condotto l'operazione militare, dalla Francia agli Stati uniti, dalla Gran Bretagna al Canada. C'è anche l'Italia. Per la rottura serale del digiuno del ramadan, l'abitazione è un via vai di giovani, che si presentano, salutano, si scambiano informazioni sugli ultimi accadimenti nella capitale. Alcuni di loro sono combattenti appena tornati da Tripoli. "Facciamo turni di due-tre giorni. Ci diamo il cambio", racconta Ahmed, un ragazzo dall'aria stanca, i capelli arruffati e la barba incolta. "Noi non partecipamo direttamente agli scontri all'interno di Tripoli, perché non conosciamo la città. Siamo entrati e abbiamo dato le armi ai tripolini. Noi ci limitiamo a rimanere intorno alla città. Ma un dato comunque è certo: siamo stati noi a entrare nella capitale, siamo stati noi a liberarla".
L'affermazione è indiscutibile ed è un segnale del peso che senza ombra di dubbio i ribelli berberi del Nafusa cercheranno di conquistarsi nel futuro della Libia post-Gheddafi. Trascurati per 42 anni dal regime, tenuti ai margini della società, i combattenti delle montagne occidentali aspirano ad avere un altro spazio nel paese di domani, affermando anche quell'identità che finora non hanno mai potuto esprimere. La cosa appare chiara attraversando i paesi della montagna: dappertutto, accanto alle bandiere rosse-verde-nere della rivoluzione, ci sono quelle azzurro-verde-gialle berbere. Le scritte sui muri non sono solo in arabo, ma anche in tamazigh, la lingua berbera. "Ci è sempre stato impedito di parlarla. A scuola si parla arabo. Nella Libia di domani, ci dovrà essere spazio per diverse lingue", aggiunge Najib Sherwi, un signore di 65 anni che lavora come ingegnere per una compagnia petrolifera,venuto da Tripoli per reincontrare la famiglia, che non vede da più di tre mesi. "Siamo un solo paese con diverse lingue e diverse identità. Dobbiamo convivere in pace ora che siamo riusciti tutti insieme a liberarci del dittatore", aggiunge. Ma gli equilibri della Libia di domani sono ancora tutti da definire. Per il momento, la priorità è un'altra: ripulire definitivamente Tripoli dalle ultime sacche di resistenza lealista e far ripartire la vita in città. "Per la fine del Ramadan, fra tre giorni, avremo finito, ne sono sicuro", afferma sicuro di sé il combattente Ahmed. "L'Aid al Fitr lo festeggeremo tutti insieme tranquillamente nella capitale".
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mentre gli alleati locali della nato (i cosiddetti ribelli) qualificano di “atto di aggressione” l’accoglienza che l’algeria avrebbe dato a moglie e alcuni figli e nipoti di gheddafi,
e mentre tutte le foto della famiglia sterminata dalla nato in luglio a sorman e diventata un simbolo dei crimini di guerra sono sparite dagli hotel e sono state sostituite dalla bandiera monarchica,
e mentre a tripoli non si contano i morti degli ultimi giorni (sotto i bombardamenti che hanno spianato la strada agli alleati locali, e per l’eliminazione fisica di lavoratori africani con il pretesto che erano “mercenari”, e con l’epurazione di libici vicini all’ex regime e di quelli in precedenza fuggiti dall’est),
e mentre nessuno conterà mai i morti civili di 20.000 raid aerei condotti da piloti mercenari occidentali (mercenari, visto che appoggiavano una fazione libica) sulla base di un mandato onu per proteggere i civili stessi, e meno che mai nessuno conterà i morti fra i soldari, nel tiro al piccione dai cieli,
e mentre l’italia non accoglierà
e mentre prosegue una medioevale caccia all’uomo degna del miglior far west (di nuovo il “wanted” sulla poirta del sallon, ha ricordato il presidente del venenzuela)
adesso mi rendo conto che l’unica cosa utile da fare in tutti i modi sarebbe stata una campagna a marzo per appoggiare la proposta di chavez e dei paesi dell’alba, accettata dalla libia: mediazione fra le parti e invio di osservatori onu i quali avrebbero visto che non c’erano affatto i diecimila morti fra i manifestanti (mesi dopo,; amnesty international parlava di 209 morti accertati, su entrambi i fronti visto che molti poliziotti e custodi erano stati uccisi dai manifestanti) togliendo la scusa per l’intervento. invece non si è fatto.
dopo che un giorno il manifesto forso solo casualmente non mi aveva pubblicato un pezzo su appunto questa iniziativa venezuelana (e anzi aveva pubblicato un pezzo di wallerstein in cui praticamente qualificava di idiota il povero chavez), agli inizi di marzo, sdegnata mi sono allontanata da loro non scrivendo quasi più in merito. idiota. occorreva insistere. se il manifesto – l’unico quotidiano che dal 1991 è sempre stato contro le guerre – avesse fatto una simile campagna, dicendo qualcosa ogni giorno in merito, appoggiato da altri media alternativi e trascinando per esempio gli antiguerrra superstiti che non sapevano che fare, l’iniziativa di chavez avrebbe avuto qualche chance, come chiedeva fidel ai paesi e ai popoli del mondo.
un’altra guerra, e niente di efficace da parte dei pacifisti. che comunque non esistono più. non parlerei più di pacifisti; meglio usare il termine “oppositori alla guerra”. arci, acli, cgil e componenti (mai un minuto di scpero contro nessuna guerra dal 19901 in avanti), tavola della pace, per non dire di attac francia, dei vari aderenti di di punta al forum sociale mondiale, dei vari sullo, delle ong varie e di chi aveva sempre altre urgenze umanitarie da seguire. urgenze più urgenti dei massacri della nato e dei loro alleati libici.
all’ipocrita marcia perugia assisi che si svolgerà il 25 settembre avrei voglia di andare con un cartello: “libia.il silenzio dei pacifisti ha ucciso”.
molti del “movimento” e della “società civile” adesso arriveranno, a fare il business umanitario laggiù, parallelamente al business della ricostruzione e del petrolio.
vincono sempre gli scrocconi di guerra che sono tanti e su tutti i fronti.
ce n’è di che voler stracciare il passaporto e non rifarlo.
Marinella Correggia 30-08-2011 11:16 - criminali di guerra
Credo anch'io che sia stato scritto a fini propagandistici, visti i commenti dei soliti commentatori superficiali di questo sito che credono chissà cosa dimostri questo articolo, ma l'effetto è il contrario: uno che dice che l'intervento della NATO è stato dettato dalla buona coscienza, cosa ha di diverso dalla vecchietta televisiva che difende l'operato di Berlusconi? E questa gente sarebbe il futuro della Libia? Ringrazio Stefano Liberti che involontariamente ci ha dato un ulteriore elemento di comprensione della situazione in Libia!
p.s. la frase "Se la Nato ci avesse abbandonato a noi stessi e non fosse intervenuta, si sarebbe macchiata di un crimine e avrebbe creato una generazione di giovani arrabbiati contro l'Occidente" è ancora più preoccupante, perché mi fa pensare che questi non sono vecchiette da TG4, ma persone con la mentalità dei terroristi fanatici! 30-08-2011 09:38 - Alessandro comunista
sono piu' colorati di noi. 30-08-2011 08:48 - bozo4
20000 missioni aeree.Anzi,meno male che si sono comportati come in Iraq ed in Afghanistan.,i nostri liberatori.Ma tu un occhiata alla Libia ed una parola con chi ancora(la maggioranza sembrerebbe dagli avvenimenti)difende non Gheddafi ma la sua nazione potevi scambiarla.Perche'sembra che e' la prima volta che incontri dei combattentie ti sei emozionato.O forse non sai che non basta un mitra per fare un rivoluzionario.Infatti e giornalisti indipendenti presenti a Tripoli(www.voltairenet.com ne riporta diverse testimonianze per es)parlano di bombardamenti incessanti,di truppe sbarcate da una nave militare NATO,di sparatorie dagli elicotteri che avrebbero falciato decine di persone per sgomberare la strade a truppe di terra con mercenari arabi e corpi NATO e britannici ,come le SAS,fianco a fianco.Oggi anche la BBC ammette la presenza delle SAS sul terreno a Tripoli.Ma come hanno fatto questi ribelli che l'11 di agosto ancora non riuscivano e prendere citta'come
Brega di 4000 abitanti nel golfo della Sirte,nonostante l'incessante martellamento dei bombardieri nato,come avrebbero fatto una settimana piu'tardi ad aprirsi la strada ed ad entrare in una citta'di 1.700000 abitanti come tripoli?
Poi le impressioni soggetive di cui parla Casarino non ci raccontano la realta'.Anzi.quelle stesse impressioni soggettive dei ribelli(?) che si schierano per le guerre in Iraq ed Afghanistan e negano gli interessi imperialisti,in questo contesto di informazione embedded e di gravissima tragedia umanitaria in un paese per sei mesi sottoposto a bombardamenti indiscriminati,avalla le ragioni di Bush e simili e supprta i dubbi alla casarino che non e'possibile che si fa tutto questo solo per il petrolio o altre risorse .Un pezzo cosi'Libero te lo puibblica in prima pagina,ma anche Repubblica ti avrebbe pagato bene.D'altronde il vecchio direttore del manifesto ora in dote alla stampa,Barenghi, ebbe a scrivere che in Iraq ai tagliatori di teste preferiva sicuramente un governo formato dagli americani.Attenersi ad un analisi anticolonialista ed antiguerrafondaia,quando di mezzo non ci sia l'immagine di ghandi,per il manifesto e'diventato progressivamente piu'difficile.Le nuove leve come liberti,giornalista in carriera alla faccia delle bombe umanitarie, sono le benvenute.Era tempo che bisognava togliersi questo sottile desiderio di bucare la notizia come fanno i grandi mainstream media,senza tanti lacciuoli antimperialisti,anticoloinialisti etc,Tutte cazzate che non esistono piu'e non ci fanno bene.Da me adesso e'un pezzo che non vedete piu'una lira.Chiedeteli all'ARCI PD Bertinotti Vendola e roba simile. 30-08-2011 03:33 - mauro