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FUORIPAGINA
30/08/2011
  •   |   Giovanni Carletti
    Lavoro editoriale -10. Il libro, dall'idea al magazzino

    Mettiamo che sia un giovedì di fine marzo. Il libro è in programma per luglio, ancora non esiste una versione definitiva in mano alla redazione ma l'autore ha ormai completato sette capitoli su dieci. Una gran parte di questi li abbiamo rivisti assieme, eliminando interi periodi, spostando paragrafi, cancellando e aggiungendo. Oggi, però, ci sarà la riunione redazionale per decidere il titolo definitivo e la copertina. All'incontro, che riguarda tutti i libri in uscita a giugno e luglio, sono presenti l'editore, il direttore commerciale, la direttrice della comunicazione, la responsabile del programma, tutti gli editor, la caporedattrice, il capo ufficio stampa e la responsabile dei diritti esteri. Sarà una lunga giornata.

     

    Cominciamo. Su una mensola vengono sistemate cinque o sei prove di copertina. Tutti abbiamo in mano la scheda che riguarda il libro e sarà poi utilizzata nella brochure che i promotori porteranno ai librai per raccogliere le prenotazioni. Gli editor prendono la parola a turno per raccontare e spiegare le caratteristiche del libro che hanno seguito, i punti di forza e quelli di debolezza, le qualità dell'autore e la sua efficacia alla radio, alla Tv o sui giornali. L'attenzione si sposta sulle copertine, alcune vengono scartate immediatamente, finiamo per concentrarci sempre su due alternative sulle quali i pareri divergono piuttosto radicalmente. La discussione rischia di farsi infinita. Votiamo.
    A questo giro mi è andata piuttosto bene. L'immagine di copertina mi convince, mi pare rispecchi abbastanza quello che spero sarà il libro. Abbiamo soltanto aumentato il corpo del carattere con il quale era presentato il nome dell'autore, che altrimenti rischiava di essere illeggibile. Il titolo è sembrato efficace, adatto alla collana, si spera che «parli» a chi lo recensirà, al nostro lettore più tradizionale e a quello più occasionale, a chi acquista d'impulso.

     

    La riunione è finita, prendo il telefono e descrivo all'autore la nostra scelta. Silenzio dall'altro capo. Spedisco una mail con il pdf della copertina per chiarire la scelta dei colori e della composizione di testo e immagine. Suona il telefono: «Ci ho ripensato. Mi pare che funzioni... e poi siete voi gli esperti». L'entusiasmo non è alla stelle ma ci siamo.
    Ormai sono i primi di maggio, la prossima settimana in molti saremo a Torino per il Salone. È lunedì e la caporedattrice è infuriata: le avevo promesso la consegna del testo definitivo per la fine della settimana scorsa, l'uscita rischia di saltare. I capitoli sono tutti pronti ma c'è una conclusione ancora da sistemare, manca un passaggio forte, un esempio che permetta di chiudere con efficacia il libro. È da diversi giorni che ci stiamo accapigliando, io per una strada, l'autore per un'altra. Mi promette le ultime pagine per martedì sera. Arriveranno venerdì, poco prima della chiusura dell'ufficio, dopo molte mail e diverse telefonate. Però raggiungono lo scopo, non si limitano a un banale compromesso, funzionano.

     

     

    Siamo alla fine di giugno, a Roma il caldo si fa sentire. Mancano quindici giorni all'arrivo in libreria. Oggi riceviamo le copie finite, quelle che poi andranno ai recensori e ai media.
    Scendo in magazzino e prendo in mano il libro per la prima volta. Cominciano a saltarmi agli occhi le imperfezioni, mi tornano i dubbi sul titolo. Non era meglio quello che A. aveva proposto all'inizio? Si saranno ricordati di cambiare quel paragrafo che avevamo sostituito in bozze? Che effetto farà a chi se lo trova sul bancone? E se la libreria decide di metterlo nel settore «Viaggi» invece che «Attualità»?
    Risalgo alla mia scrivania. L'autore mi chiama, è contento, vede finalmente la forma del suo lavoro. Le aspettative ora sono molto alte. Ci crede, lotterà per sostenerlo. Ma l'ansia per il pezzo che non esce arriverà anche quella, e la presentazione andata a vuoto...

     

    Tutto era cominciato diversi mesi prima, in una giornata già autunnale, vicino alla Stazione Centrale di Milano. Allora non avevo mai visto l'autore. L'appuntamento era per parlargli di una idea che già da tempo mi girava per la testa. Nella saggistica molto spesso sono gli editor a commissionare il libro, o quantomeno a orientare gli autori verso una certa direzione. Raramente ci sono dattiloscritti già pronti o abbozzati da valutare o su cui intervenire. Al massimo c'è un progetto, un indice + una cartella di presentazione, per farsi un'opinione e giudicare interesse e potenzialità. L'autore è contento dell'incontro. Perché ho pensato a lui? La scelta lo ha un po' spiazzato (come? la casa editrice di Croce?») ma il progetto lo interessa. Vorrebbe dargli una direzione un po' diversa, più sua. Ne parleremo a lungo, anche al telefono, nei giorni successivi. Studieremo e confronteremo gli altri volumi giù usciti sull'argomento.
    Lo schema del lavoro gira tra gli altri editor, fioccano le obiezioni. In quale collana lo facciamo uscire? Che dimensioni avrà? Un taglio del genere è in linea con il nostro catalogo e la nostra impostazione? Secondo A. l'indice non è sufficientemente coerente e strutturato. B. e C. pensano che sia necessario aggiungere un capitolo finale. Mi rendo conto di essermi affezionato all'idea ma di avere sorvolato su molte altre questioni.
    Ridiscutiamo a fondo il progetto con l'autore e lo ricalibriamo. In riunione all'editore piace. Ma quale sarà il titolo? L'autore non è molto soddisfatto dell'anticipo che gli propongo. Ci crediamo veramente? Quante copie ci aspettiamo di venderne? Alla fine però l'accordo lo troviamo. Finalmente si parte.

     

    Il primo capitolo non funziona, il tono non è giusto, in alcuni punti i passaggi sono troppo bruschi e in altri si scende in dettagli inutili. Da un lato l'autore ha scelto una scrittura letteraria, quasi da romanzo, e dall'altro inciampa in vezzi accademici. Provo a dare indicazioni, elimino frasi e chiedo integrazioni. Leggono anche gli altri editor, le perplessità sono comuni. L'autore si blocca. Ci rivediamo a casa sua e lavoriamo assieme tutto il giorno. Poi di nuovo al tavolino di un bar. È preoccupato dai tempi stretti, un po' deluso dai commenti, li trova troppo duri. Per due mesi silenzio. Risposte secche ai messaggi, poche telefonate, blande rassicurazioni. Temo che tutto possa saltare.
    Poi, all'improvviso, arrivano settanta pagine. Stampo e porto a casa. Sorpresa. Non è come lo avevo immaginato, è molto personale e forse proprio per questo mi appassiona. Ci sono imperfezioni, frasi da eliminare, errori, sviste. Però è buono, per nulla banale. Finalmente sta prendendo senso, sta prendendo forma. Non ne ho scritto una parola ma in qualche modo mi appartiene. È un «mio» libro. Sì, ma già mi chiamano in riunione per le uscite di settembre, e bisogna rispolverare quella idea che non sappiamo a chi affidare, e valutare il nome proposto da uno dei redattori. Niente male in effetti quel nome, e se lo sentissimo subito?

     

    Gli altri articoli sul manifesto di oggi in edicola

    (per acquistare una copia in PDF, clicca QUI):

     

    All'inseguimento di quel tocco di magia

    Maria Caramella - editro della Narrativa di Bollati Boringhieri

     

    Con gioiosa irriverenza nel mercato dei classici

    Cristina Guarnieri - Dirige la Narrativa di Editori Riuniti


I COMMENTI:
  • Articolo interessante, soprattutto perché fa capire come viene inteso oggi il lavoro editoriale: il progetto è della casa editrice, del mercato e l'autore con la sua ricerca e il suo lavoro pare restare in secondo piano, anzi sparire... 31-08-2011 09:50 - twain
  • L'articolo è molto interessante. Ma ho l'impressione che, così come descritto, l'intero processo di costruzione del libro - dall'idea al magazzino appunto - lasci fuori l'autore a cui, immagino, spetti solo l'ansia "da prestazione". :)
    ps. bella questa serie di scritti sul lavoro editoriale! 31-08-2011 09:29 - Laura
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    7 novembre 2011
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