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La religione Apple
Sono rimasto sconcertato dall'articolo di pag. 15 su Steve Jobs (il manifesto 26/8) che lascia la direzione della Apple, a parte le adorazioni per il capitalismo vincente («è la società che fa più profitti»). «È un modello che funziona», sì, certo, con alle spalle la fabbrica dei suicidi in Cina e con prodotti venduti con margini che nessuno si può permettere. Mi sarei aspettato, non dico una critica del capitalismo, ma un pizzico di analisi sul ruolo del marketing (la vera forza e straordinaria capacità di Jobs), su come sia possibile organizzare una gigantesca setta che usa solo i tuoi prodotti e che solo per accenderli deve consegnarti il numero di carta di credito. Che se il capo decide che il sito di Wikileaks non te lo fa vedere perché il governo americano non gradisce, che spilla il 30% a tutti quelli che vogliono vendere prodotti ai suoi utenti, obbliga i suoi utenti a comprare esclusivamente dal suo negozio e via dicendo. Quanto all'inventare tecnologia, vorrei si citasse una sua invenzione tecnologica (tecnologica, non di marketing): ha usato le innovazioni di altri indubbiamente meglio di altri, molti sono convinti che abbia inventato il sistema a iconcine e finestre (brevetto Xerox) o lo schermo tuch che si allarga con le due dita (altro brevetto non suo, o il sistema operativo, che ora è un Linux rielaborato dopo che il suo sistema operativo è stato totalmente abbandonato con tutti quelli che l'avevano acquistato. La "compatibilità all'indietro" non è mai interessata alla Apple. I brevetti della causa con Samsung riguardano l'eccessiva somiglianza del prodotto con Ipad2 (in Usa si brevetta di tutto anche l'aspetto di un prodotto) non la tecnologia e nemmeno il Tablet che non è un'idea o brevetto di Steve Jobs. Ipad2 tra l'altro è costruito su componenti proprio di Samsung. Dopo di che, come altri, Apple ha sfoderato anche ottimi prodotti, Ipad2 non ha ancora concorrenti, il primo è proprio il Samsung appena uscito che viene affrontato a suon di tentate cause e non per competere tecnologicamente con il diverso Sistema Operativo. Insomma, va bene non conoscere le cose, ma almeno almeno un po' di cautela, no?Maurizio Zanaldi
Sprecare alberi preziosi per discutere la qualità dei prodotti Apple mi sembra un delitto ambientale imperdonabile. Su Internet ci sono già migliaia di forum e blog completamente dedicati alle guerre di "religione" tra Mac e resto del mondo. Mi limito a sperare di essermi basato sui fatti. La lettera di Maurizio Zanaldi contiene alcune imprecisioni e un'innegabile verità: il marketing e il packaging sono ingredienti chiave nella strategia di Cupertino. Dietro ogni iPhone c'è scritto: «Designed in California, assembled in China». Un tatuaggio che è la quintessenza del capitalismo "avanzato". Ideazione, sviluppo, negozi e commessi «made in Usa» più operai cinesi. E però, caro Maurizio, il capitalismo è capitalismo ovunque, tanto a Wall Street quanto nella Repubblica popolare, dove è un partito comunista a lasciare mano libera ai padroncini locali. Non credo, purtroppo, che solo Apple ottenga margini di prodotto «che nessuno si può permettere». Sospetto che Gap, Nike, Mattel e altre multinazionali riescano a fabbricare i propri oggetti a costi inimmaginabili per i nostri standard. So però che i dipendenti degli Apple Store italiani, caso raro nel retail, sono assunti a tempo indeterminato e iper-formati (dovrei dire «plagiati»?) per fare il loro lavoro di assistenza e vendita. Forse Marchionne potrebbe imparare qualcosa dai capitalisti americani.
Maurizio però ha molte ragioni. Sulla vicenda Wikileaks la Mela, senza troppe spiegazioni, ha cestinato una «app» che raccoglieva i documenti trafugati dal gruppo di Assange. Un comportamento identico a quello di società come Visa, Mastercard, Paypal e perfino Amazon, sulla cui gigantesca infrastruttura tecnologica sono ospitate le principali aziende del mondo. In questo caso, il comportamento del governo americano è stato senza dubbio pari a quello di «regimi» come Cina e Iran. Una censura illegittima, fulminea e arbitraria che azzoppa secondo me definitivamente il mito della totale libertà di parola su Twitter, Facebook o altre future «cloud» made in Usa.
Ma rimaniamo a Steve Jobs. Nel mio articolo mi limitavo a celebrare l'addio di un inventore senza nessun dubbio straordinario. Per dirne solo una, la storia del «furto» alla Xerox del mouse e dell'interfaccia a icone è una leggenda metropolitana. La Xerox aveva costruito uno spin off, lo Xerox Parc, che (è vero) fabbricò un mouse che costava 300 dollari e un computer che ne costava 16mila. Come usava in quegli anni, Xerox consentiva a molte start-up (com'era Apple all'epoca) di curiosare tra i suoi prototipi per vedere se c'erano idee che si potevano sviluppare. Jobs lo fece e Xerox in cambio ottenne un mucchio di azioni quando la società si quotò in borsa. Per intenderci, era una specie di laboratorio hardware «open source». Ma come dicevo nell'articolo: Jobs non ha inventato né i computer, né gli smartphone, né i lettori mp3, né i tablet né la vendita on line di canzoni o software. Ha però innegabilmente «rivoluzionato» tutte queste cose - che già esistevano - rendendole semplici e utilizzabili a livello di massa. Non secondo me ma secondo un dato oggettivo: il loro successo. Per farlo, è vero, «nessuna compatibilità all'indietro»: Jobs ha distrutto tanta tecnologia. E ha fatto bene, aggiungo io, perché era obsoleta, inelegante e inefficiente. In questo Apple è perfino cannibale: l'iPad e l'iPhone rendono obsoleto l'iPod. Se qualcuno è capace di fare di meglio si accomodi. Hp si è ritirata e Samsung sta perdendo i primi round della «battaglia dei brevetti» in Europa e in Australia perché ha copiato. Almeno questo sostengono i giudici che se ne sono occupati. La competizione nel mercato hi tech è spietata: innovare o fallire. A Jobs - è stranoto - sono successe entrambe le cose.
Non so se il successo di Apple sia merito di una «setta» o delle strategie subliminali del marketing californiano. So però che parlare (bene) di Steve Jobs non è una «resa» al capitalismo. Al contrario, è dimostrarne le contraddizioni, illuminare uno spazio di libertà, trasformazione e creatività che può andare al di là delle intenzioni di chi l'ha progettato. Un adolescente può girare un video della sua band in qualità Hd con un semplice telefonino, mixare l'album con un tablet sul tram, pubblicarlo prima del capolinea su YouTube e venderlo in tutto il mondo via iTunes. Non sono sicuro che tutto questo sia solo il frutto di qualche genio del male o di astuzie studiate alla scrivania. Mi ricordo una frase dello spot «think different» degli anni '80: «Solo coloro che sono abbastanza folli da pensare di cambiare il mondo lo cambiano davvero». Al bando la cautela: è solo di ciò che non funziona che si deve tacere.
Matteo Bartocci
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Di Salvatore Santoru
Giovedì ho scritto un'articolo nel quale ricordavo l'altra faccia della medaglia del successo della Apple e,dunque,di Steve Jobs.Ad alcuni è parso come una sorta di "attacco ad personam" motivato da chissà quali misteriosi intenti(invidia?infamia?come è stato anche detto).Le cose non stanno assolutamente così.Il fine dell'articolo,impostato in maniera provocante e polemica,in realtà era ed è quello di far vedere che non è tutto oro quel che luccica e quindi ,l'altra faccia della medaglia del successo della Apple e di Jobs,e ancora:criticare il fondamentalismo consumista che oramai domina incontrastato in larga parte del pianeta e che ha assuefatto milioni/miliardi(?)di fedeli nel nome di illusorie speranze artificiali vendute in cambio della propria libertà.Jobs per i devoti del Sacro Consumo era un'icona,se non un vero e proprio "messia",e partendo da questa considerazione che ho criticato l'icona,il simbolo dell'imprenditore "visionario",non certo la sua persona.Anzi,credo che i migliaia di devoti della "Grande Mela" dovrebbero imparare qualcosa dagli affascinanti(senza dubbio)discorsi del loro "Profeta".Cito una sua citazione:"Non fatevi intrappolare dai dogmi,che vuol dire vivere seguendo i risultati del pensiero di altre persone".Ancora:Steve Jobs senza dubbio aveva delle idee geniali,ha rivoluzionato il mondo della tecnologia e della comunicazione,probabilmente era pure un'ottima persona,ma questo è un'altro discorso,e non c'entra con la critica dei metodi con cui sia lui,sia la sua azienda sono arrivati al successo planetario.Questi metodi sono gli stessi usati da quasi tutte le imprese multinazionali(e non)ma questa considerazione certamente non può giustificare la Apple così come qualunque altra grossa azienda,e questo i seguaci integralisti della Mela non vogliono proprio capirlo(e sentirlo).Ecco un'estratto del mio articolo del 6 settembre:"Addio Steve,addio.Rispetto per la persona che non c'è più ma quello che voglio che si ricordi su di te,Steve,non sono solo i tuoi affascinanti discorsi,le tue "geniali" idee o i tuoi faraonici prodotti,ma anche i metodi usati dalla tua azienda per arrivare al successo e al coronamento della tua carriera:sfruttamento di uomini,donne e bambini in Asia,schiavismo legalizzato e censurato,suicidi di lavoratori indotti dalle pessime condizioni nelle fabbriche/prigioni della Foxconn dove i tuoi sogni tecnocratici hanno preso vita."
Ovvero:oltre ai lati positivi dobbiamo ricordarci anche dei lati più "oscuri" della carriera di Jobs(e questo non c'entra nulla con la persona,a cui va il rispetto).Per finire vi lascio con alcuni estratti di due ottimi articoli critici sull'icona/simbolo Jobbs/Apple,che potete leggere per intero qua .
Da " L'Icona Steve Jobs" di Gianluca Bifolchi
"Steve Jobs era il gran sacerdote di questa Chiesa. E non conta nulla di fronte alla forza dei simboli l’opinione di quelli come me che credono che chi si è distinto in un campo come l’elettronica di consumo vede il suo credito verso la società andare in pari quando il cliente fa addebitare sulla propria carta di credito il controvalore della merce che si porta a casa. E particolarmente se si possiede una compagnia come la Apple non particolarmente nota per la sua politica di prezzi popolari."
Da "la libertà non è Jobs ma Mozilla" di Giuseppe Morello
"Ha predicato l'anticonformismo e il pensiero laterale ma ha finito per produrre in legioni di seguaci invasati il conformismo dell'anticonformismo, una trasgressione di massa un po' bovina, in cui si è fuori dagli schemi, ma in compagnia di miliardi di persone.
È stato un genio, ma non senza ricavarne un profitto. Come quei santoni che ti vendono la ribellione e l'uscita dall'asservimento, accompagnandoti verso un'altra dipendenza, facendoci su anche un bel pacco di soldi."
http://informazioneconsapevole.blogspot.com/2011/10/ricordando-steve-jobschiarimenti.html 08-10-2011 17:09 - Salvatore
Forse l'idea piu` interessante degli ultimi anni e` stata quella di "vampirizzare" Unix ed usare come core FreeBSD ossia una versione open source di UNIX. Un male assoluto? Forse, pero` il fatto e` che cosi` Jobs & C. hanno permesso di usare software aperto anche su le loro macchine slick e cosi` hanno contribuito alla diffusione dell'idea di produrre e condividere
software libero...
Sfortunatamente ora con i vari iPad/Pod/Phone (e OS X Lion(?)) pare stiano tornando ad una logica tutta autoreferenziale e proprietaria...peccato...
E pero` la logica del pinguino ha fatto un altro passetto...entrando nel regno del "lusso" informatico... 31-08-2011 16:25 - Luca
Però perchè dovrei comprare un ipod da 150 euro, quando posso comprare un lettore mp3 da 30 euro? Perchè dovrei comprare un iphone (500 euro) quando il mio uso del cellulare si limita a qualche telefonata e qualche sms? Perchè dorei comprare un ipad (kindle è molto più efficace per la lettura)?
Per quello che riguarda i portatili apple, possono esserci diverse ragioni per cui si sceglie un apple piuttosto che un windows, ragioni tecniche. Io, per quello che devo fare, preferisco un sistema operativo windows + linux.
Comunque chi compra prodotti apple, raramente li sceglie da un punto di vista tecnico, bensì è ammaliato dal brand.
Mi ricordo che 10 anni fa comprare un portatile apple significava ribellarsi "al grande impero del male tecnologico" Microsoft.
La apple adesso è solo brand e nient'altro, come Microsoft. Producono alcuni prodotti utili ma solo per chi ha un'effettiva capacità e conoscenze adeguate per usarli; la maggioranza delle persone usa solo un minima percentuale delle capacità tecnologiche di quei prodotti. 31-08-2011 14:23 - Riccardo Gatani
Bartocci utilizzi un pò di umiltà e di condizionali quando parla con sicumera di cose sulle quali professionisti seri spendono la vita, per raggiungere una comprensione umile, ma decisamente reale. Non come la conoscenza tecnologica di Bartocci (e della maggiora parte dei giornalisti che scrivono di cose tecnologiche), apparentemente basata sulla sola lettura dei libretti di istruzioni e delle comunicazioni di marketing.
O forse chi pubblica un video su youtube mentra viaggia in autobus è un genio! 31-08-2011 14:16 - Pino Rossi
Apple avesse il cancro.
3 anni dopo passai a Linux, da allora vivo felice e spendo meno.
Il ritorno di Jobs riportò la company agli antichi fasti. Auguro completa
guarigione al grande Steve, anche se pensa troppo alla espansione e i suoi
prodotti li trovo troppo cari.
Senza di lui torna l' incertezza. 31-08-2011 13:47 - bozo4
Riguardo al giustissimo discorso del mercato etico ... altro che un quadrino così, ci vorrebbe un'enciclopedia e il discorso non finirebbe mai. Fairtrade, altromercato? dove lo si può trovare l'hardware di PC prodotto eticamente? dovrei rinunciare?
Riguardo alla salute di jobs, dopo gli auguri rituali, non posso che pensare che è un essere umano con grandi doti e probabilmente anche difetti. 31-08-2011 12:16 - marco1954
Andrea
Andrea 31-08-2011 09:41 - Andrea
Si parla di margini inaccettabili quando con il suo tablet Samsung guadagna 6 volte quanto spende per farlo, di forza del marketing mentre il successo di molti prodotti Apple è stato reso possibile dal passaparola, che ci vuole la carta di credito per avere i prodotti, che gli utenti vengono obbligato a comprare nei suoi negozi (gli Apple Store sono un regalo: assistenza gratis, uso completamente libero di tutti i prodotti, dipendenti addestrati per far fare ai clienti sostanzialmente quello che vogliono...). Il mouse? La Xerox aveva uno dei turn-over più alti della Silicon Valley, i dipendenti se ne scappavano perché li venivano inventate le cose ma non venivano mai trasformate in prodotti veri. La "compatibilità all'indietro"? Senza Apple forse avremmo usato i floppy ancora per qualche anno. Poi "Ipad2 non ha ancora concorrenti, il primo è proprio il Samsung"? Ci sono già decide e decine di concorrenti dell'iPad, molti dei quali ritirati dal mercato (come i tablet HP). 31-08-2011 09:29 - Fabrizio Rinaldi