mercoledì 18 settembre 2013
FUORIPAGINA
30/09/2011
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Cinzia Gubbini
Lampedusa porto non sicuro protesta l'Onu
La notizia non ha fatto clamore, ma la decisione del governo di dichiarare Lampedusa porto non sicuro dopo la rivolta della settimana scorsa, è per molti versi "storica". E le organizzazioni internazionali che si occupano di immigrazione ne hanno compreso immediatamente tutti i risvolti, esprimendo preoccupazone: "Tale decisione rischia di indebolire l’intero sistema di soccorso in mare di migranti e richiedenti asilo e al tempo stesso di aumentare la complessità ed il livello di rischio delle operazioni di salvataggio", scrivono l'Agenzia dell'Onu per i rifugiati e i richiedenti asilo (Acnur), l'Organizzazione internazionale delle migrazioni (Oim) e Save the Children. Poteva sembrare una "sparata" del ministro dell'Interno Roberto Maroni, che in effetti non ha comunicato in via ufficiale questa decisione, riservando l'annuncio alla sua audizione di tre giorni fa di fronte alla Commissione per i diritti dell'Infanzia. "«Lampedusa è stato dichiarato porto non sicuro per il soccorso in mare finche il centro di accoglienza per immigrati non verrà ricostruito", ha detto en passant il ministro, spiegando che "i migranti verranno spostati in altri centri". Ma le conseguenze di questa decisione potrebbero essere molto gravi, come notano le tre organizzazioni: "Non essendo infatti più previsto attraccare a Lampedusa, l’effettiva capacità di soccorrere della Guardia Costiera e della Guardia di Finanza verrebbe compromessa dalla distanza necessaria per raggiungere un altro porto – ad esempio Porto Empedocle a 120 Miglia Nautiche - specialmente in tutti i casi di condizioni meteo-marine avverse e laddove vi siano persone con urgente bisogno di cure mediche minor e persone in condizione di vulnerabilità", osservano Unhcr, Oim e Save the Children. Che oltre ad auspicare il ripristino del centro di accoglienza, in modo che Lampedusa possa tornare ad essere considerata porto sicuro, commentano anche gli altri fatti seguiti alla "rivolta", come la decisione di trattenere per giorni i migranti a bordo di navi, diventate in tutto e per tutto prigioni galleggianti: "è una prassi che solleva una serie di dubbi in merito alle condizioni di eprmanenza delle eprsone e alla sua stessa legittimità", sottolineano esprimendo "contrarietà" e auspicando che "tali procedure non vengano reiterate". Ma per tornare alla decisione di dichiarare Lampedusa "porto non sicuro", che cosa succederà da domani se la Guardia Costiera si trovasse di fronte a un barcone carico di persone che rischiano di annegare? Dovrà prenderle a bordo e affrontare almeno sei roe di navigazine, direzione Porto Empedocle, qualsiasi sia lo stato di salute dei naufraghi, e qualsiasi siano le condizioni del mare. Ma, se si vuole andare in fondo ai ragionamenti - cosa che nessuno pare voler fare, soprattutto al ministero dell'Interno dove forse non si sono resi conto delle conseguenze - emanare un'ordinanza di questo genere significa cancellare una parte dell'Italia. E' come se dalle carte nautiche fosse sparita Lampedusa, dunque il porto sicuro più vicino sarebbe sempre e comunque - a voler essere pignoli - quello di Malta. Ma si può caricare la piccola isola del Mediterraneo, peraltro storicamente recalcitrante e prendersi le sue responsabilità, di un problema di questo tipo? E cosa succederebbe, sempre per seguire il filo del ragionamento, se alla deriva andasse non un barcone di immigrati ma il panfilo dell'Aga Kahan o di qualche persona benestante che veleggia da quelle parti? Non potrebbe chiedere di attraccare al porto di Lampedusa? E ancora: quale sarà l'atteggiamento nei confronti di quelle barche e quei gommoni - a volte accade - che eludono la sorveglianza delle coste e attraccano direttamente sull'isola di Lampedusa? E soprattutto: ma in base a quale normativa è stata emanata un'ordinanza che utilizza una definizione - "porto non sicuro" - riconosciuta dalle Convenzioni internazionali, che però ne definiscono molto nettamente il profilo (un porto non sicuro è quello in cui la salvaguardia della persona in pericolo non è garantita, e dove non è possibile soddisfare i più elemntari fabbisogni, dal cibo all'acqua)? Stiamo parlando proprio di Lampedusa, quella dove ha comprato una villa Silvio Berlusconi? L'isola star del turismo estivo? Non a caso anche il presidente della Commissione Diritti umani del Senato, Pietro Marcenaro, non prende sotto gamba la decisione del governo e ricorda che in ogni caso l'ordinanza non può cancellare alcune fonti giurisdizionali sicuramente superiori: "Viene così messo in forse l'obbligo di soccorso così come previsto dal diritto internazionale, dalle leggi del mare e all'articolo 10 della nostra Costituzione". Probabilmente il ministero dell'Interno intendeva soltanto evitare di ricreare il caos che ha regnato a Lampedusa negli ultimi mesi, ma come ricorda Marcenaro: "Il ministro Maroni ha gravi responsabilità per il degrado al quale è giunta la situazione a Lampedusa". La decisione circa quante persone portare nell'isola, e quanto tempo farle restare, è sempre stata a discrezione del ministero dell'Interno.
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