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redazione
La lotta del Bertarelli per il diritto allo studio
Chi lo direbbe che una storia così possa esplodere in un istituo professionale, perdipiù nei corsi serali. Quelli considerati di "serie B", per chi lavora e non ha avuto modo e tempo di studiare, quelli in cui si affollano gli stranieri - spesso perché i crediti dei loro titoli di studio non vengono riconosciuti dai paesi europei - quelli in cui finisce chi ha "fallito" (ma a fallire è stata in verità la scuola) nel percorso di studi "canonico".
E invece è proprio all'Istituto professionale di Stato per il turismo e il commercio Bertarelli di Milano che sta andando in scena una pacifica ma tenace lotta per garantire a tutti il diritto allo studio. Proprio in queste ore nella scuola, che si trova a Corso di Porta Romana 110, nel cuore di Milano, si sta svolgendo un'assemblea. Gli studenti denunciano che ci siano state "manovre" per ridurre drasticamente, in pratica per ammazzare, i corsi serali. Dicono che la vecchia preside, oggi andata in pensione, ha richiesto all'ufficio scolastico la quantità di classi necessarie già a giugno, e poi si sia attivato un tentativo metodico per "scoraggiare" le iscrizioni. "Anzi, proprio non le prendevano - denuncia uno studente-lavoratore, Luigi Cardullo, che è anche rappresentante di Istituto - abbiamo numerose prove: le persone si presentevano in segreteria e gli veniva detto di ritornare a settembre, oppure le loro richieste non venivano neanche protocollate".
Gli studenti lo sono venuti a sapere perché alcuni ragazzi a cui era stato, sostanzialmente, detto di no all'iscrizione, lo hanno segnalato. "Allora ci siamo messi di punta - racconta ancora Luigi - per due settimane ci siamo dati appuntamento la mattina a scuola. Con 35 gradi, un caldo insopportabile, abbiamo sacrificato le nostre vacanze di agosto, noi che siamo studenti lavoratori, fatichiamo più degli altri, ci aspetta un anno difficile, avremmo bisogno di riposarci senza avere la preoccupazioen che ci portino via la scuola". Il primo giorno di "sentinella", dice Luigi, le iscrizioni protocollate sono state 14. Fino ad allora, ce ne erano state pochissime.
Non esagera Lugi quando dice che, facendo così, il Bertarelli viene messo in crisi. Al momento esistono 5 prime classi, ma dal secondo al quarto anno le sezioni sono uniche, e in quinto ce ne sono solo due. Solo contando gli iscritti "interni" - cioè escludendo i nuovi iscritti - in IV sono in 45. Si attendono inoltre tre persone che devono superare l'esame del terzo anno, e con molta probabilità ce la faranno, due ragazze che arrivano dal diurno e tre persone esterne da valutare. E' evidente che così non si può fare scuola. Anzi, siamo molto aldilà dei limiti della legge. "Noi puntiamo ad arrivare a 50, così da poter ricorrere alla direttiva che prevede in quel caso la necessità di avere due classi", spiega Luigi. Viene da chiedesi: e se fossero 49? Allora, in quel caso, non ci sarebbe bisogno di due classi? La situazione degli altri anni non è migliore, contando che ora sono circa 60 le persone in lista di attesa. Un "boom" dovuto, tra l'altro, anche al taglio drastico dato negli scorsi anni ai corsi serali.
"Ora è arivato un nuovo reggente - racconta ancora Luigi prima di entrare in assemblea - bisognerà chiedere organici in più entro il 15 settembre. Ma il rischio è che ormai i giochi siano fatti, e che ci venga risposto che non è possibile avere altri insegnanti. Se così fosse siamo anche disposti a fare un esposto in Procura contro questa mala gestione".
Gli studenti del Bertarelli hanno già dovuto difendere a giugno la loro scuola. "Allora - dice ancora Luigi - era stato detto no a nuove prime classi con il pretesto della circolare razzista del ministro Gelmini, quella secondo cui la presenza degli stranieri non deve superare il tetto del 30%. In quel caso abbiamo vinto la nostra battaglia, anche grazie all'intervento di alcuni politici come la senatrice Marilena Adamo che ha presentato un'interrogazione parlamentare. Pensavamo di poter stare tranquilli, invece non è andata così".
Perché qualcuno tenta di sminuire, abbattere, rendere impraticabili percorsi di studio importanti come i corsi serali? "Mah, la ragione non la sappiamo ovviamente - risponde Luigi - qualche sospetto lo abbiamo: aprono tanti corsi regionali che in tre anni danno un titolo di studio. Potrebbe essere un modo per screditare il funzionamento della scuola statale. Per noi è una cosa gravissima e inaccettabile: questa è la scuola di tutti, non si tocca".
Lunedì alle 18 nuova assemblea.
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Con tutti i tagli che i capitalisti hanno fatto fare al governo,fra non molto,andare a scuola diventerà un lusso!
Vedete è cosi che si degenera una società!
Nemmeno i fascisti sono stati così infami!
Loro non vogliono solo vincere sul proletariato,ma vogliono distruggere anche quelle che sono le basi di apprendimento del popolo.La scuola serale,serve al lavoratore e a tutti quelli che sono rimasti indietro.
Quindi ai più deboli.
Il capitalista ha individuato in questi, un loro nemico e non gli danno tregua.
Non solo anietare le avanguardie,ma come diceva il Generale Caster,bisogna anientare anche le loro retroguardie e le donne che figliano!
In questa società dei padroni,nulla è dovuto!
Lo stato lavora solo per la classe dei ricchi,a noi solo catene e tributi da pagare.
Ma arriverà
Baffone! 03-09-2011 08:29 - maurizio mariani