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FUORIPAGINA
17/09/2011
  •   |   Aldo Garzia
    C'è del buono in Danimarca


    A Copenaghen le elezioni anticipate decise appena venti giorni fa hanno punito il Partito liberale. Si è ripetuto l'episodio, ormai citato dai manuali di politologia, accaduto in Francia nel 1997, quando il presidente Jacques Chirac e il primo ministro Alain Juppé annunciarono elezioni politiche anticipate per consolidare la loro maggioranza e poi si ritrovarono con il socialista Lionel Jospin primo ministro. La Danimarca, dopo un decennio di governi moderati, da giovedì sera ha infatti deciso di rinverdire la sua tradizione socialista: la coalizione di centrosinistra ha vinto le elezioni e può contare su 5 seggi di maggioranza nel Parlamento monocamerale. Da segnalare la forte percentuale di partecipazione al voto: 87,7%. La destra, a questo punto, governa nel nord Europa solo a Stoccolma e Helsinki.
    Il premier liberale Lars Løkke Rasmussen, con mossa a sorpresa, aveva tentato di spiazzare l'opposizione e di liberarsi - in caso di vittoria - dell'imbarazzante appoggio esterno al suo governo del Partito nazionalista guidato da Pia Kjaersgaard, per linguaggio e modi di fare, una sorta di Mario Borghezio (l'europarlamentare della Lega) con la gonna. Ma le elezioni anticipate si sono rivelate il classico boomerang. Da ieri il governo della Danimarca è nelle mani della quarantenne Helle Thorning-Schmidt, segretaria del Partito socialista dal 2007, prima donna nella storia danese a diventare primo ministro. Ora tocca a lei formare il nuovo governo e mettere d'accordo, com'è avvenuto nella brevissima campagna elettorale, i partiti della coalizione formata da socialdemocratici, Partito social-liberale e Alleanza rosso-verde (ottimo il risultato con il raddoppio dei voti).


    A fare la differenza tra centrosinistra e centrodestra è stata la politica di coalizione. I socialdemocratici sono il secondo partito danese con il 26%, il peggiore risultato della propria storia, ma l'alleanza di centrosinistra ha toccato il 51,1% dei consensi. Il Partito liberale (Venstre), che si conferma primo partito con oltre il 26%, non ha trainato il centrodestra che resta fermo al 48,9%. C'è poi un dato che resta allarmante: il Partito nazionalista di estrema destra non va oltre il 12,5%: perde tre seggi, indietreggia nei consensi per la prima volta nell'ultimo decennio e non può fare da stampella al partito dell'ex premier Rasmussen. 
    A motivare il mutamento politico in Danimarca è stato in gran parte il dibattito sulla crisi economica. Pur restando la corona danese fortissima nel mercato dei cambi (poco più di 7 corone per un euro), la disoccupazione giovanile tocca il 10% mentre il deficit pubblico del Pil è assestato al 4,6%. Due dati negativi inediti per questo paese scandinavo che ha investito negli ultimi anni nell'industria dell'alta tecnologia e ha saputo, con Svezia e Norvegia, preservarsi un ruolo d'avanguardia nell'industria della comunicazione.
    Dopo dieci anni di elezioni in cui il tema caldo era quello dell'eccessiva immigrazione senza regole che ha favorito la destra (12% su meno di 6 milioni di abitanti, 200 mila di religione musulmana), è tornata l'economia il tormento degli elettori che vorrebbero preservare la Danimarca dallo tsunami della crisi internazionale. Il centrosinistra che ha vinto le elezioni a Copenaghen proverà perciò da subito a inserire nella politica economica di governo più investimenti pubblici e riforme del mercato del lavoro ispirate alla flexsecurity made in Denmark (flessibilità contrattuale in cambio di un generoso sistema di assistenza ai disoccupati).


    Quanto ai problemi legati all'immigrazione, niente affatto sottovalutati dal centrosinistra, Helle Thorning-Schmidt ha intenzione di cancellare i posti di frontiera sul confine con la Germania che il centrodestra aveva messo in cantiere preferendo accentuare la collaborazione con l'Unione europea sui problemi della sicurezza e della difesa. Improbabile, forse impossibile, invece una riconsiderazione dell'ingresso nella zona euro, tabù anche per la Svezia che respinse l'adesione nel referendum del 2003. Gli scandinavi restano convinti che resistono meglio alla crisi internazionale e alla globalizzazione proprio perché sono fuori dall'euro.
    Ma la rivincita socialdemocratica a Copenaghen ha un valore più generale? Di sicuro rinverdisce una tradizione quasi centenaria ma ha il limite di non parlare - per le idee-forza che propone - al resto della sinistra europea.
    Helle Thorning-Schmidt, sposata con Stephen Kinnock, figlio di Neil Kinnock, segretario del Labour party britannico negli anni Ottanta, è molto amica di Ed Miliband, quarantenne neosegretario del Labour, leader potenziale di una nuova sinistra socialdemocratica europea che vuole lasciarsi alle spalle le politiche di Tony Blair se non avesse l'handicap di essere britannico e quindi assai algido a ogni discorso sul futuro dell'Europa politica. Bisogna guardare a Parigi e Berlino per capire se la ripresa socialdemocratica ha una certa robustezza programmatica in vista delle elezioni francesi del 2012 e tedesche del 2013.
    Visto tuttavia il dibattito in tv di giovedì sera dei candidati socialisti alle presidenziali francesi, c'è troppo poco per pensare - data la natura della crisi di un intero modello capitalistico - che possa esserci all'orizzonte l'apertura di un ciclo virtuoso della socialdemocrazia europea in alleanza con forze ecologiste e più radicali. Le elezioni danesi sono ovviamente un segnale positivo, mentre il Pse (Partito del socialismo europeo) resta ancora solo una sigla.


I COMMENTI:
  • Confermato: la NATO sta usando armi chimiche contro la popolazione di Bani Walid.

    di Corrado Belli

    Ecco il vero volto della NATO, compiere Genocidi è un lavoro da Criminali e la NATO è una Organizzazione Criminale Legittimata da Psicopatici malati mentali, già da giorni correva voce che la NATO stesse usando armi chimiche (Gas Mostarda) per spianare la strada ai suoi scagnozzi e Ratti, oggi è arrivata la conferma (vedi foto, un abitante di Bani Walid), anche la notizia che soldati FRANCESI e DANESI si stanno lasciando andare a delle orge di massacri nei confronti di soldati e civili che sono rimasti leali a Gheddafi, per attirarsi le simpatie dei ribelli dacapitano i loro prigionieri mentre sono ancora in vita, inoltre ci giungono notizie che anche soldati della NATO si sono lasciati andare a Orgie stuprando giovani donne per poi lasciarle nelle mani dei Ribelli che le liquidavano con un colpo alla testa:
    http://ozyism.blogspot.com/2011/09/nato-used-mustard-gas-in-bani-walid.html
    http://ozyism.blogspot.com/2011/09/us-congressman-witnessed-european.html
    Dove sono i tutori dei diritti umani e della donne?
    Dove sono i Media Europei che fino ad oggi hanno inneggiato con orgoglio alla sterminio del Popolo Libico?
    Dove è quella scatola di carne putrefatta chiamata “Presidente della Repubblica” che gloria tanto il Nuovo Ordine Mondiale e l’impegno di portare Pace e Democrazia anche fuori dai confini dell’Europa?
    Dove sono quei due pezzenti e morti fame (cose inutili) che da mesi si sbraitano come cani randagi dicendo che i Ribelli si stanno comportando da signori e non da assassini?
    Dove sono quei vermi del Tribunale internazionale che invece di mandare un mandato di cattura nei confronti dei vertici della NATO & Co. ha il coraggio di emanare e legittimare l’uccisione di tutta la famiglia Gheddafi?

    Ottobre non è lontano assassini e criminali.

    Corrado Belli
    http://www.mentereale.com/articoli/confermato-la-nato-sta-usando-armi-chimiche-contro-la-popolazione-di-bani-walid
    Amnesty, Onu, Al Jazeera, Human Rights Watch MUTI?!!!!!
    Come mai? 18-09-2011 16:08 - I Danesi? CRMINALI DI GUERRA
  • Direi che l'elemento sicuramente in controtendenza, rispetto alla generalità(?) dei Paesi europei, è l'altissima percentuale dei votanti, indice di uno scontro elettorale all'ultimo sangue. Questo elevato afflusso alle urne spiega, dà conto, probabilmente, dello scarso divario di voti tra i due schieramenti. Colpisce tuttavia la persistente presa dell'estrema destra, una falla, mi pare, nel modello sociale scandinavo. Affermare che la destra, a questo punto, governa nel nord Europa solo a Stoccolma e Helsinki è vedere il bicchiere "mezzo pieno": non mi sembra che Svezia e Finlandia siano dei bruscolini rispetto a Norvegia e Danimarca. 17-09-2011 15:52 - Giacomo Casarino
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