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Daniela Preziosi
Il Nuovo Ulivo c'è, no dell'Udc
Bersani dà una sgassata, e l'incerta geografia del centrosinistra italiano si ricompone, ogni pezzo al suo posto naturale, onorevole più onorevole meno. Dopo mesi di traccheggiamenti, ora il segretario Pd ha fretta: le manovre intorno a un governo tecnico sono sempre più stringenti, mentre il Colle vigila sulla tenuta della legislatura. Ma né l'una né l'altra cosa favoriscono la tenuta del Pd, e nemmeno quella del suo leader come candidato premier. E così Bersani si lancia. Ieri alla festa dell'Idv di Vasto è nato il Nuovo Ulivo, «ostetrica» il direttore del Tg di La7 Enrico Mentana che moderava un dibattito in forse fino all'ultimo fra Di Pietro, Vendola e il segretario Pd, in dubbio se partecipare fino alla sera prima.
Perché le intenzioni unioniste di Di Pietro erano smaccate: prima dell'incontro il pubblico è stato stonato con la «Canzone popolare» di Fossati, di prodiana memoria. A fine dibattito stessa musica, decibel aumentati, con coreografia di popolo in festa e sventolìo di bandiere (ma solo quelle dell'Idv, padrone di casa). Una «bella tappa» per il nuovo Ulivo, ridimensiona a fine giornata Bersani, che sul tema delle alleanze fin qui aveva traccheggiato con la speranza di attirare, se non tutto il Terzo Polo, almeno l'Udc di Casini. Sul tema l'ex pm è sbrigativo: «Abbiamo a che fare con un partito che si mette con chi vince. Noi vogliamo fare la moglie leale del Pd, ma se è così con il mattarello allontano questa escort». Vendola rincara: «Io non ho alcun problema a fare l'alleanza con i centristi: ma loro vogliono cambiare la legge 30?». Domanda retorica, ma non solo per l'Udc.
Fatto sta che non è più tempo di minuetti. Stavolta la risposta di Pier Ferdinando Casini arriva a stretto giro da Polignano a Mare (Bari), dov'è in corso un dibattito che ha tutta l'aria di inciucio neodemocristiano (con lui c'è il segretario Cisl Raffaele Bonanni e il demopop Giuseppe Fioroni): «La stagione dell'Ulivo è fallita perché quell'equilibrio politico non è in grado di rispondere alle emergenze italiane». E se «il Pd ha nostalgia dell'Ulivo è un suo problema. Io certamente non posso averla perché ho votato contro quel governo». Fine del corteggiamento? Il cerino resta all'Api di Francesco Rutelli, che potrebbe ritrovarsi intruppato in un'alleanza con Alfano e contro i suoi compagni e amici di sempre.
Ma anche da quest'altra parte, a Vasto, a parte i sorrisi e le canzoni, le distanze ancora ci sono. Anche i punti comuni: patrimoniale, lotta all'evasione fiscale, diritti civili e diritti umani per gli immigrati e i carcerati. Però Vendola insiste sul «mettere mano alla legge 30» sul lavoro e la precarietà, mentre Bersani la prende larga «un'ora di lavoro precario deve costare di più di un'ora di lavoro stabile». Non è la stessa cosa.
A Vendola che mette a disposizione della coalizione nuova di zecca la manifestazione di Sel del 1 ottobre, Di Pietro risponde sì, Bersani no: «Io vedo una manifestazione insieme ma quando ci fanno la foto non di quelli che protestano ma di quelli che hanno un progetto per il Paese. Oggi Berlusconi è al 24 per cento dei consensi, ma il problema è cosa facciamo noi per il Paese». Niente remake dell'Unione, «non possiamo scoprire dopo un mese che non siamo d'accordo sulla politica estera o sul lavoro». Ma qui il leader di Sel ricorda che l'ultimo governo Prodi è caduto per mano centrista, quella di Clemente Mastella.
Un primo grumo di nuovo Ulivo comunque ormai c'è, ora bisogna vedere se ci sono anche i nuovi-ulivisti. Bersani propone una road map in tre tappe: entro dicembre una tre giorni sul programma, aperta a partiti (dettaglia «socialisti» «formazioni verdi» e «radicali»), movimenti e singole personalità moderate «che non intendono più cadere nel populismo». Programma di coalizione e poi primarie, in previsione di un voto anticipato in primavera. Fra parentesi, con conseguente slittamento dell'eventuale referendum elettorale).
Il leader Pd si è immaginato percorso favorevole per lui. Ma a tre condizioni: che nelle prossime settimane non cada il governo. Che il caso Penati non riservi nuovi colpi di scena. E che Bersani tenga unito il suo partito.
Ieri il centrista Marco Follini ha definito quella con Sel e Idv «un'alleanza innaturale» arrivando a parlare di «snaturamento» del Pd: formula che ricorda la «mutazione genetica» di altre ere politiche, e che l'accorto ex Udc non avrà usato casualmente. Anche i cattolici di Fioroni - che pure in questo momento non sono ostili al leader Pd - non faranno salti di gioia. Per non parlare di come la prenderà Massimo D'Alema, l'eterno fautore dell'alleanza con l'Udc.
in questo momento per la chiarezza,per la convinzione,l'unico leader della sinistra italiana e' vendola,e spero che sia lui a guidare la coalizione 18-09-2011 08:57 - rosario
Chi vota comunista vota centrodestra .. Vi piace fare i panda . Puristi ,,, E fate vincere il satropo 17-09-2011 20:16 - Alfredo
Fuori casini e quel tremendo bonanni, e pure quel pretone di fioroni, Dio li fa e li accoppia, che se ne stiano a debita distanza, non possono fare che danni a noi gente comune. 17-09-2011 19:40 - daniela
Rimaniamo in vigile attesa! 17-09-2011 17:27 - antoniodaferrara
i "ruffiani" hahahaha 17-09-2011 16:52 - numerio