sabato 16 febbraio 2013
Abbonamenti 2012

 
Forum
 
LA ROTTA D'EUROPA
Le crisi senza Unione
di Rossana Rossanda
OGGI IN EDICOLA
giornale sabato 16 febbraio 2013
ACQUISTA IL PDF
Ottobre 2011
 
 
 
In edicola
dal 18 Ottobre

a 3€ con il manifesto, a 1,70€ più il prezzo del giornale negli altri giorni
 
Tunisia, la vertigine di poter scegliere
di SERGE HALIMI
Fissione nel cuore del nucleare francese
di TRISTAN COLOMA
 
 
Condividi su facebooktwitteraddthis.com
FUORIPAGINA
17/09/2011
  •   |   Raffaele K. Salinari
    Onu per tutti


    Nella notte tra il17 ed il 18 settembre del 1961 fa moriva, in un incidente aereo, Dag Hammarskjöld, l'allora Segretario Generale delle Nazioni Unite, e con lui le speranze di fare dell'Onu il governo condiviso del mondo. Quella notte il suo aereo sparì dai radar sui cieli di Ndola, nell'attuale Zambia, mentre era in volo per la Repubblica del Congo ex belga, dove era in corso una guerra civile in cui le Nazioni Unite erano state chiamate ad intervenire, per la prima volta nella storia africana, a sostegno di un governo nazionale democraticamente eletto. Le operazioni di soccorso tardarono dodici ore, nel frattempo la scatola nera dell'aereo era «andata smarrita» e i tracciati di tutti i radar della zona cancellati misteriosamente. 
    Ancora non sappiamo, e forse mai sapremo, cosa causò la caduta. Qualche mese prima, il quotidiano inglese Sunday Telegraph aveva pubblicato una vignetta in cui Charles de Gaulle e Nikita Kruscev si fronteggiavano, ciascuno su un carro armato. Tutti e due portavano un distintivo con la scritta: «Non mi piace Dag!», e sotto la caricatura si leggeva la frase: «Chi si crede di essere questo, un uomo del destino?». Il presidente Kennedy tenne una commemorazione che suonò come un appello alla pace universale ed una perorazione in favore delle Nazioni Unite e del loro futuro: «Dag Hammarskjöld è morto, ma le Nazioni unite vivono; il problema non è la morte di un singolo uomo, il problema è la sopravvivenza di quest'organizzazione. Essa o crescerà per padroneggiare le sfide del nostro tempo, o sarà dispersa dal vento, senza più incidenza, senza forza, senza rispetto. L'umanità deve farla finita con la guerra, o la guerra preparerà una fine all'umanità. Perciò uniamoci nell'affermare che Dag Hammarskjöld non è vissuto invano e non è morto invano». Quello stesso anno gli verrà attribuito il Premio Nobel per la Pace alla memoria, «in segno di gratitudine per tutto quello che ha fatto, per quello che ha ottenuto, per l'ideale per il quale ha combattuto: creare pace e magnanimità tra le nazioni e gli uomini».


    Ma perché Dag Hammarskjöld venne ucciso, insieme agli uomini del suo equipaggio aereo? O, anche se così non fosse, a chi giovava comunque la sua morte, quale era la posta in gioco? 
    Per capirlo dobbiamo tornare alla storia di quegli anni e, segnatamente, al lungo periodo della decolonizzazione, iniziata con l'indipendenza del Ghana di Kwame Nkruma nel 1957. Nel 1960 tocca al Congo, uno dei paesi del continente più ricchi di risorse, secondo solo al Sud Africa; basti pensare che il materiale radioattivo per le bombe di Hiroshima e Nagasaki veniva dalle sue miniere. La natura del governo che si sarebbe installato nel Paese avrebbe dunque influenzato i processi d'indipendenza, e post-indipendenza, nei paesi limitrofi quali il Congo francese, il Rwanda, il Burundi e lo Zambia. Per questo, quando Patrice Lumumba, fondatore del Mouvement national congolaise, ottiene la maggioranza nelle elezioni del 1960 e viene nominato Primo Ministro, il Belgio, la Francia e anche gli Usa non ne furono affatto contenti. Lumumba, infatti, era prima di tutto un nazionalista che poneva l'accento sulla necessità dell'unità dello Stato-nazione, e su un'idea di liberazione che significava molto di più della fine del colonialismo: doveva essere un processo di emancipazione dalla subalternità culturale e dal senso d'inferiorità ereditata dai popoli africani col dominio coloniale. Questa posizione, simile a quella dell'intellettuale antillano Frantz Fanon, confinava pericolosamente con le idee socialiste, e dunque le potenze occidentali paventavano un avvicinamento del Congo all'Unione Sovietica, eventualità da scongiurare assolutamente, anche scatenando una guerra civile. 


    E così avvenne: prima rompendo l'equilibrio tra Lumumba ed il Presidente Kasavubu, vicino ai belgi, poi fomentando la secessione del Katanga, la regione mineraria del sud. L'esodo degli europei che segui i primi disordini, poi la secessione del Katanga, nel luglio del 1960, furono tutti eventi funzionali ad eliminare l'unico partito nazionalista e il suo leader, Lumumba, che verrà in seguito ucciso, il 17 gennaio 1961, per ordine del colonnello Mobutu, uomo di fiducia dei belgi e degli statunitensi, e che in seguito prenderà il potere per non lasciarlo che alla morte, quasi quarant'anni dopo. Con la motivazione dei disordini, il governo belga inviò le proprie truppe per proteggere i connazionali che rientravano in Europa, proprio mentre Lumumba si rivolgeva invece all'Onu per chiedere la protezione internazionale. Alla guida delle Nazioni Unite si trovava all'epoca Dag Hammarskjöld, segretario dell'Onu dal 1953, il quale si era già segnalato per essersi opposto nel 1956 all'invasione franco inglese di Suez, suscitando le proteste di Londra e Parigi. Quando dunque nel 1961 scoppia la guerra civile in Congo, non solo condanna pubblicamente ciò che accade ma, il 17 settembre del 1961, decide di dirigere personalmente sul campo le operazione dei Caschi Blu. Hammarskjöld si era reso conto del valore politico del processo democratico in Congo e del ruolo che l'Onu avrebbe potuto ricoprire nella gestione della crisi. Ma se il suo tentativo fosse riuscito, avrebbe probabilmente segnato una svolta fondamentale all'interno della Guerra Fredda, introducendo un terzo che non era dato. Meglio ucciderlo, e con lui la democrazia nel Congo e il sogno di Nazioni veramente Unite. 


I COMMENTI:
  • Nel 1961 mi trovavo in Egitto(ex R.A.U.) per motivi di lavoro. Era a capo del governo Gamal Abdel Nasser, già vittorioso politicamente sul Canale di Suez all'indomani della nazionalizzazione della Compagnia Universale del Canale di Suez quindi della ritorsione militare contro la R.A.U.delle allora superpotenze Francia e Inghilterra affiancate da Israele (dovevano punire e riprendersi il controllo della" filiale" dell'allora Banca Mondiale, appunto il Canale di Suez). Anche in quella circostanza Dag Hammarskjoeld, appoggiò il piano Sovietico e l'alt USA per un cessate il fuoco. Ovviamente,a mio modesto parere intromettendosi giustamente nelle sue vesti di Segretari Generale dell'ONU, nella guerra civile nella Rep. pop. del Congo, territorio strategico Africano richhissimo di giacimenti di diamanti,minerali,foreste e sopratutto punto di riferimento ai nascenti movimenti di liberazione africani che avevano come stella polare il Congo e la R.A.U. di Nasser. La Banca Mondiale ha dato l'input per togliere in ogni modo l'INCOMODO ed evitare così una ingovernabile reazione a catena che avrebbe portato interi territori africani sotto l'ombrello dell'Unione Sovietica quindi del Comunismo, minacciando gli interessi delle Compagnie minerarie nonchè quelli della Rep.razzista del Sudafrica. Penso che i fatti internazionali di oggi rispecchino quelli degli anni 50 e 60. 18-09-2011 16:21 - vittorio
  • Me lo ricordo come fosse ora. Avevo 17 anni, ero a Torino a "Italia 61". C'erano dei telex che stampavano le ultime notizie per i visitatori. Ho preso un foglio e diceva che era caduto l'aereo di Dag Hammarskjoeld (quel foglio ce l'ho ancora).
    La notizia mi colpì come un macigno. In casa mia si leggevano molti giornali, e io avevo molto seguito la vicenda del Congo, cercavo di capirne qualcosa anche se capivo pochissimo di politica. Mi aveva affascinato tantissimo la figura di Lumumba, l'impiegatino diventato leader della lotta per l'indipendenza, e mi aveva veramente colpito il suo assassinio. Mi tornava sempre in mente qualla sua foto famosa, con la camicia bianca, legato sul camion. Non capivo bene il ruolo dell'ONU, ma anche Hammarskjoeld mi affascinava. Più tardi ho letto molti libri sul Congo e su Lumumba, e anche il bellissimo diario/quaderno di riflessioni di Hammarskjoeld, "Linea della vita" ("Alle mie condizioni - quelle poste da me. Vivere sotto questo segno significa comprare la conoscenza di una linea della vita, al prezzo della solitudine"), su cui ogni tanto ritorno ancora adesso. Erano anni in cui avevo molte speranze per la mia amata Africa, e per tutti. 18-09-2011 02:47 - Claudio Cappuccino
  • Vorrei ricordare che in quella guerra nel 1961 l'Italia perse 21 aviatori, massacrati dai ribelli.
    Agli ordini dell'ONU trasportarono in salvo 8100 persone e una grande quantità di materiali e di generi di soccorso.
    Anche tre velivoli furono incendiati.

    Lo ricordo, perchè qualcuno confronti quel numero con altre perdite subite dal nostro Paese in questi anni, sempre al servizio dell'ONU. 17-09-2011 19:57 - alvise
  • Lo hanno ucciso perche non potesse arrivare a una pace in Africa.
    I colonialisti vecchi più quelli nuovi,se la sono divorata l'Africa e non potevano permettere che politiche progressiste facessero muovere la pace.Con la pace si doveva dare il giusto ai neri e i colonialisti dovevano accettare la ritirata.Invece la guerra era uno dei motivi che permettevano lo spolpamento di tutte le risorse naturali africane.Oggi che le miniere si stanno esaurendo,che non c'è più bisogno di ampliare il mondo capitalista,possiamo ascoltare le idee progressiste di questo morto ammazzato.
    Ora lo possono anche santificare! 17-09-2011 14:00 - maurizio mariani
I COMMENTI:
INVIA UN COMMENTO
* richiesto
Nome   *
E-mail  
Immagine CAPTCHA per prevenire lo SPAM
Se non riesci a leggere la parola, clicca qui.
Codice   *
Commento   *
 
INDICE
freccia
ottobre 2011 [ 106 ]
freccia
freccia
agosto 2011 [ 112 ]
freccia
luglio 2011 [ 111 ]
freccia
giugno 2011 [ 129 ]
freccia
maggio 2011 [ 132 ]
freccia
aprile 2011 [ 100 ]
freccia
marzo 2011 [ 99 ]
freccia
freccia
gennaio 2011 [ 100 ]
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
marzo 2010 [ 62 ]
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
marzo 2009 [ 27 ]
freccia
freccia
TERRA TERRA
  • Bob Lutz in Gm, l'eterno ritorno
    Bob Lutz è tornato. 80 anni il prossimo 12 febbraio, Robert Anthony “Bob” Lutz non è mai andato via davvero. Viene anzi il sospetto che forse non se ne andrà mai, come quegli highlander celebrati in un fortunato film, destinati a combattere nei secoli con gli spadoni per la loro immortalità. Le spade di Lutz sono le sue amate automobili. 
    7 novembre 2011
  • Lezioni di dissenso
    Domenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.
     
    7 novembre 2011
MANIFESTO BLOG
ANTIVIOLENZA Luisa Betti
freccia
LO SCIENZIATO BORDERLINE Massimo Zucchetti
freccia
QUINTOSTATO Roberto Ciccarelli
freccia
LOSANGELISTA Luca Celada
freccia
FRANCIAEUROPA Anna Maria Merlo
freccia
ROVESCI D'ARTE Arianna Di Genova
freccia
POLTERGEIST Nefeli Misuraca
freccia
HORROR VACUO Filippo Brunamonti
freccia
NUVOLETTA ROSSA Andrea Voglino
freccia
ESTESTEST Astrit Dakli
freccia
NAPOLI CENTRALE Francesca Pilla
freccia
POPOCATÉPETL Gianni Proiettis
freccia
AUTOCRITICA Francesco Paternò
freccia
SERVIZI