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Mauro Ravarino
La fiumana di Torino
Di nome e di fatto. È stata una fiumana, di gente, di lotte e di idee. La festa della Fiom e dei movimenti ha intrecciato, per dieci giorni, storie ed esperienze diverse: da Mirafiori alla Val di Susa, passando per gli indignados spagnoli. Cercando una via d'uscita dalla crisi, dal modello Pomigliano e dall'attacco ai diritti. Un mix che è già un antipasto caldo del prossimo autunno. Fiumana 2011 si chiude oggi, al parco Michelotti, con un'altra giornata densa di appuntamenti.
«Sono stati giorni coinvolgenti con una straordinaria partecipazione – sottolinea Federico Bellono, segretario Fiom Torino - la festa è stata una tappa (anticipata dallo sciopero generale e dalla notte “indignarsi non basta”) dentro un più ampio percorso di iniziative e di contaminazioni. Per i 110 anni della Fiom abbiamo provato a evitare retorica e pulsioni identitarie, preferendo un confronto aperto ad altre esperienze. La scommessa è vinta, come anche quella di stare al centro della città. Ora, andiamo avanti con gli studenti e le associazioni con cui collaboriamo da tempo. E torneremo in piazza». L'agenda è fitta, dalle vertenze in fabbrica alla giornata mondiale degli indignati, il 15 ottobre. E un'iniziativa, a Torino insieme ai comitati No Tav, anche per sostenere la «discesa in città» del movimento, auspicata da Giorgio Airaudo.
Al parco Michelotti, sono passati in tanti, Maurizio Landini, Carlin Petrini, Giancarlo Caselli, Luca Telese, che con il suo applauditissimo monologo Qualcuno era comunista ha fatto il pieno di applausi. Fiumana è stata musica, teatro e tavole rotonde, con una persistente «domanda di democrazia», con uno sguardo stringente all'attualità (all'articolo 8 e ai rapporti con la Cgil) e, pure, al passato prossimo. Al 2001 di Genova, che per una Fiom, che già all'epoca sperimentava il rapporto con i movimenti, ha segnato un rafforzamento di questo percorso. In ogni mobilitazione sociale, la Fiom c'è.
E l'ultima fiumana è stata piena di giovani. «L'uscita dalla crisi parte dal confronto tra generazioni e da una dimensione europea. Su questo concordiamo con la delegazione di indignados spagnoli che ci ha fatto visita» ha raccontato Andrea Aimar delle Officine corsare (che riaprono il 23 settembre). «Con il bagaglio di saperi condivisi durante la festa – ha aggiunto - è il momento di lanciare un tavolo regionale con movimenti, associazioni, sindacati, con chi ci sta, per ragionare sulla conversione ecologica e dei modelli produttivi. La battaglia sui diritti non può essere una lotta in difesa ma deve porsi all'attacco».
Oggi, alle 17, due dibattiti «Critica della Ragion Digitale. Internet e la rivoluzione» con Juan Carlos De Martin e Claudia Vago e «Diritto al lavoro, diritto alla salute» con Eleonora Artesio, Annalisa Lantermo e Edi Lazzi. Alle 21, «Giù al Nord – connessioni tra Africa e Europa», con Ferruccio Pastore ed Emanuela Dalmasso di Fieri, Raffaella Bolini, Arci, Ahmed Abdel Aziz, Giovani musulmani, e Karim Metref, educatore.
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Io personalmente conto più di 1500 amici in Facebook e ogni giorno attraverso la rete che si forma aumentiamo di numero!Non si è vista mai una attività a sinistra come in questi anni.
Anni meravigliosi,che nonostante i pompieri della sinistra ufficiale,non si riesce a domarne l'incendio.
Ma non siamo solo noi a muoverci è il mondo intero.
Chi ancora non riesce a vedere questo fenomeno è perche sta ancora arroccato alle fonti ufficiali dell'informazione.
Ascolto mille persone al giorno e le ascolto ognuna diversa dall'altra.
Mille bocche che parlano e hanno tanta voglia di trasmettere la loro rabbia.
Fino a poco tempo fa era un bisbiglio che appena appena si riusciva a sentire e solo grazie alla polizia, che con i loro microfoni,spiano la rivoluzione da sempre,pòi si è cominciato a sentire da tutti e tutti hanno cominciato a contribuire e a dare il loro preziosissimo parere.
Ora abbiamo un vocione che spazziamo via ogni cosa , la polizia invece di usare gli amlpificatori,deve far abbassare il tono,altrimenti le loro orecchie partono.
Abbiamo sempre più ragione,perche a tutte le nostre ragioni si sono agiunte le ragioni di tutti quelli che sono sfruttati,ma che non hanno mai potuto parlare.
La FIOM è come noi.
Oggi la FIOM non è più un'appendice del sindacato,ma è il sindacato di sinistra in Italia e si confronta paritariamente con tutte le forze che lottano per il lavoro.Quando si è nella stragrande magioranza della gente,si sta bene.
Ora diventiamo invincibili e nessuno potrà soffocare quello che nasce dal popolo.
Mao preferì traversare tutta la Cina e raccogliere tutte le istanze del proletariato cinese che attaccare direttamento con solo il partito.Partito,sindacato e popolo,sono una miscela imbattibile! 18-09-2011 15:51 - maurizio mariani