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FUORIPAGINA
19/09/2011
  •   |   redazione
    Discussione su Roma il centrosinistra si riaccende?

     

    E' possibile un miracolo a Roma?

    Pierluigi Sullo, il manifesto 15.09.2011

     

    Miracolo a Milano! E a Napoli! Ma a Roma? Siccome abito a Roma, vorrei andare a vivere altrove. L'inarrestabile declino della città ha convinto a cercare aria (in senso letterale), spazio e umanità nei dintorni centinaia di migliaia di persone. Infatti le famose strade consolari (Tiburtina, Appia, Salaria, ecc.) si trasformano ogni mattina in contenitori di lamiere immobili e di anime esasperate. In compenso, le periferie del cemento a presa rapida (sui sindaci) offrono una qualità della vita degna di un centro commerciale: e non è una metafora, visto che a circondare la città non è più solo il Grande Raccordo Anulare, ma anche la cintura di mega-shop, circa una trentina, costruiti negli ultimi quindici anni. In compenso, il centro storico è percorso da orde di turisti, poveretti, alla ricerca affannosa di una bottiglia di acqua minerale, di una pizzeria a taglio, di un ristorante tipico e di una griffe da mostrare agli amici a Melbourne, Madrid o Shangai, al ritorno dalla settimana all inclusive. Come non bastasse, la sofferente, residua umanità del centro è solcata, come le acque del Mar Rosso, da automobili lampeggianti con scorta, cui il pedone medio dedica una collezione di insulti italo-romaneschi.

    Siccome sono cittadino romano, mi è toccato votare per Rutelli. Contro il pericolo fascista, Alemanno.

     

    Ora aspetto - tra un paio d'anni - di votare per Zingaretti. Risulta che i "giochi", come con auto-indulgenza i politici chiamano le loro attività, sono già fatti. Non solo la scelta del candidato, ma anche le alleanze, gli assessori e i candidati al consiglio in posizione eleggibile. Magari si faranno anche le primarie, che però, a differenza di Milano e Napoli, è escluso che riservino sorprese. Di Zingaretti, attuale presidente della Provincia, si dice che, nonostante sia del Pd, è una persona intelligente, aperta e singolarmente modesta. Schiacciato tra il Comune di Alemanno e la Regione di Polverini, sta facendo cose dignitose, anche se avere internet wi-fi, in giro per la provincia, non aiuterà gran che le decine di migliaia incolonnati sulle citate consolari.

     

    Ci vorrebbe ben altro. Dotare l'hinterland di un sistema di trasporti degni per lo meno di quelli dell'Ile-de-France, la regione di Parigi, dove esistono sì i ghetti delle banlieues, però almeno ci si può muovere. E quanto alla città, per convincere la gente a tornare a viverci, e non solo sopravviverci, bisognerebbe avere un colpo di genio o due. Che poi sono già lì, alla portata. Il tram che percorrendo tutto il lungotevere abolirebbe l'incessante autostrada urbana: la proposta è in un libro di Italo Insolera, Walter Tocci e Domitilla Morandi. Oppure, osare la crescita zero del cemento, come dicono Vezio De Lucia e Paolo Berdini. Ricercare la bellezza, perfino a Tor Bella Monaca. Ridare un tono alla cultura cittadina, che ha oscillato tra le vetrine di Veltroni e le pettorute commemorazioni di Roma Imperiale di Alemanno. Ma si può governare contro Caltagirone (e il Messaggero)? Contro i commercianti e gli albergatori, per i quali la salute di Roma si misura con la crescita del prodotto lordo di turisti? Mi chiedo: per chi voterò stavolta? Voterò?

     

    Il candidato sindaco, lo decidano i cittadini.

    Nicola Zingaretti, il manifesto 16.09.2011

     

    Caro Sullo, ho letto l'articolo pubblicato sul manifesto di ieri e ti ringrazio per le belle parole che, pur all'interno di un discorso molto amaro sul futuro di Roma, hai voluto rivolgermi. Le voci critiche non ci spaventano, fanno parte della storia di questa città, molti intellettuali in passato hanno dato in questo senso un contributo fondamentale e illuminante: penso a certe scene della «Roma» di Fellini, a certi articoli di Alberto Moravia o agli interventi lucidissimi dell'ultimo Pasolini. Voci che hanno aiutato Roma a guardare dentro sé stessa, a specchiarsi nelle sue infinite contraddizioni, a trovare la forza di cambiare e non la rassegnazione di chi molla tutto e va via.

     

    Per quanto riguarda il mio futuro, mi permetto, soltanto, di consigliare maggiore prudenza. Ricordi quando, un anno e mezzo fa, si accostava il mio nome alla candidatura per la Presidenza della Regione Lazio, ignorando la mia volontà di rispettare il mandato ricevuto dagli elettori. Sappiamo come è andata. Ora, lo so, c'è già chi parla del Comune di Roma. Francamente, come ho detto e ripeto, sono idee, gossip, o elucubrazioni politiche, che non mi interessano. Credo di aver dimostrato, nel corso degli anni, di prendere molto sul serio le mie responsabilità, e ora quella che ho è di governare la Provincia di Roma, non solo con il WiFi, ma cercando di usare al meglio le risorse limitate che abbiamo a disposizione, realizzando opere importanti come il raddoppio della Laurentina o la Nomentana Bis, e portando avanti diversi progetti innovativi, dalla raccolta differenziata, al fotovoltaico e alle energie rinnovabili, all'apertura di Porta Futuro, il primo centro sperimentale di orientamento al lavoro nel cuore di Roma, solo per citare due esempi che in molti certamente conoscono.

     

    Ma soprattutto abbiamo cercato di testimoniare un modo di governare, mettendo in luce, e poi trasformando in atti, le parole chiave di un nuovo modello di sviluppo. Da mesi, nelle assemblee affollatissime che segnano il percorso del nostro progetto strategico, stiamo parlando di coesione, di crescita, di sostenibilità, di lotta alle disuguaglianze, di fermare il consumo di suolo e di ridare valore al nostro territorio con una vera e propria rivoluzione della bellezza.

     

    I "giochini", come vedi, mi interessano poco. Nella mia vita politica ho sempre dato la priorità ai processi partecipativi, alla ricerca collettiva, alla costruzione condivisa e al protagonismo di una squadra larga. Non lo faccio per modestia, ma perché ritengo che sia l'unica strada utile da seguire. Molti segnali, negli ultimi mesi, ci dicono che l'Italia si sta risvegliando dall'illusione ultradecennale di affidare tutto a un capo carismatico, a una leadership taumaturgica. E d'altronde, questo è evidente, le sfide e i problemi di Roma non li risolverà mai un uomo solo al comando.
    Ero, sono e resto convinto che il candidato del centrosinistra si dovrà scegliere, al momento opportuno, attraverso una competizione aperta, nella quale avranno diritto di voto tutti i cittadini elettori di Roma, e nella quale ogni cittadino italiano si potrà candidare. Altro, davvero, non c'è.

     

    Per vincere il centrosinistra deve riaccendersi

    di Sandro Medici, il manifesto 17 settembre 2011

     

    Stimolante, il richiamo competitivo che Pierluigi Sullo lancia alla sinistra romana. Il senso è: qualche mese fa a Milano e a Napoli è successo quel ch'è successo, tanto entusiasmante quanto inaspettato, e a Roma, che tra breve dovrà mandar via Alemanno, si vivacchia in un'accidiosa pigrizia politica. Un tantino ingenerosa, forse anche schematica, ma è un'impressione fondata. Perché segnala la scarsa intensità del protagonismo sociale, un deficit di coinvolgimento delle mille soggettività che pure a Roma rappresentano un vero e proprio sistema circolatorio della democrazia cittadina. L'assenza in sostanza di quelle realtà che appunto a Milano e a Napoli (oltreché nella battaglia referendaria) hanno brillantemente trascinato l'elettorato verso gli esiti sperati: insieme alle rappresentanze politiche classiche, ma soprattutto oltre e in alcuni casi nonostante.

     

    Ora, è vero che a Roma persiste una cronica diffidenza, spesso tinteggiata di settarismo, tra le diverse esperienze di movimento: difficile da sciogliere perché intrisa da riflessi identitari, a volte stucchevoli, più spesso malintesi. E ciò indebolisce parecchio il ruolo di queste soggettività. Ma questa indolenza politica è soprattutto figlia dello sfilacciamento, fino a forme di vero e proprio distacco, di quella magnifica connessione politica tra il governo locale e le tante soggettività sociali che nel passato aveva positivamente connotato l'amministrazione comunale. Gli ultimi anni della giunta Veltroni e poi (soprattutto) la rovinosa candidatura di Rutelli hanno finito per spezzare quel prezioso rapporto di partecipazione e collaborazione. E qui le responsabilità delle forze politiche (non soltanto locali) sono evidenti. Ferite ancora aperte che per rimarginarsi avrebbero bisogno di una rivisitazione critica: cosa che continua a inacidire nella reticenza.

     

    Non si tratta di stabilire errori e ragioni di una stagione ormai trascorsa. Ma di liberarsi di quell'unilateralismo politico che ha causato disincanto e sfiducia in quel mondo attivo e intelligente che ancora recrimina ma tuttavia domanda di partecipare. Non saranno i «giochini» a cui allude Sullo, per cui tutto sembrerebbe già precostituito, sindaco, giunta e consiglio comunale, ma certo è che se solo s'intravvede l'ombra di pratiche politiciste, di tattiche schieramentiste, si rischia di compromettere ogni tentativo di riattivare quel dialogo sociale da tutti invocato come indispensabile. Indispensabile, peraltro, anche per vincere le elezioni comunali: non va dimenticato che la destra è in Campidoglio perché in moltissimi rifiutarono Rutelli e, soprattutto, l'intollerabile disinvoltura con cui i partiti confezionarono quella candidatura.

     

    Quel che ogni tanto si trascura è che la partecipazione non è solo una pratica democratica, ma un vero e proprio modello di governo. Il rapporto tra politico e sociale non s'estingue all'indomani delle elezioni ma vive e opera anche nell'azione amministrativa, nelle strategie generali come nelle scelte territoriali. Nelle considerazioni di Nicola Zingaretti il richiamo alla necessità di tenere insieme partiti e movimenti è rassicurante, che sia lui o meno a guidare il centrosinistra romano. E a conferma della necessità di un largo coinvolgimento, ribadisce che anche a Roma è utile transitare per quel passaggio democratico che sono le primarie. Ma ricucire questa relazione politica è innanzitutto rendersi disponibili a un confronto di merito, sui contenuti, sulle proposte, sui programmi. Con la spesa pubblica in queste condizioni, come ripristiniamo il sistema del sostegno sociale, come rilanciamo una progettazione che raccolga i nuovi bisogni? Del patrimonio immobiliare pubblico, che ne facciamo? Lo vendiamo per farci case e supermercati o la riconvertiamo per realizzare casematte culturali? E poi, il piano regolatore va bene così oppure bisogna rimetterci mano? Si deve continuare a spendere soldi per grandi opere spesso inutili o bisogna rigenerare le periferie? Chiudiamo alle auto il centro storico o lo lasciamo così, degradato e inquinato? L'assetto istituzionale della città vogliamo o no riformarlo con l'area metropolitana, integrando i Municipi e i Comuni confinanti? Insomma, la svecchiamo questa città eterna, prigioniera della sua nobile storia, e proviamo a farne una prestigiosa metropoli contemporanea?

     

    La sinistra romana ha bisogno certo di ritrovarsi, ma soprattutto di riaccendersi. C'è da offrire alla città un'idea nuova e convincente sul suo futuro, che ovviamente superi e rovesci le mediocrità della destra, ma si disincagli anche dalle nostalgie del passato veltroniano. E allora sarebbe il caso di lanciare una grande discussione sulla città per come la vorremmo: è così che si rianima la scena politica, rendendo partecipi tutti nella composizione di una piattaforma di cambiamento, suscitando entusiasmi anche laddove sembra prevalere l'indifferenza o la rassegnazione. Certo, per far questo c'è una condizione che riguarda tutti: noi tutti dovremmo rappresentarci per quello che siamo, senza primati né subalternità. E cioè molecole attive ma solo molecole, particelle che se connesse e integrate generano materia e sostanza, altrimenti perdono la loro carica e si disperdono. Ci riusciremo?


I COMMENTI:
  • Non sono stati miracoli quelli di Napoli e Milano. Sono state vittorie di persone che hanno avuto la forza, il coraggio e la capacita' di portare avanti idee e proposte "nonostante" il PD.
    Inutile negarlo, nella nostra societa' senza ideologie di sinistre coaugulate in uno o due partiti di sinistra che contano, il ruolo della "persona" e' diventato impostante. O forse lo e' sempre stato. Leader o comandanti come si preferisce, sono sempre esistiti.
    A Roma abbiamo avuto, dopo gli imperatori, i papi che ne hanno preso il posto, una sana parentesi massonica/anticlericale con Nathan, e poi solo pennacchioni spennacchiati. Figure tristi come la decadenza di Roma che non e' mai finita.
    Voglio dire che anche a Roma come a Napoli e milano dovra' uscire fuori una figura dotata di quelle capacita', carisma e idee e modestia che gli/le permetteranno di coaugulare quel desiderio di cambiamento che anche a Roma esiste. Anche i Romani (non tutti naturalmente) sono fatti di carne e soffrono per la corruzione che attanaglia la citta', per le lentezze della burocrazia, per lo schifo di tutti i giorni, per l'arroganza del potere, per le macchine blu di fabbricazione tedesca, per il soffocante degrado della qualita' della vita.
    Ci vuole una persona in grado di portare avanti questi cambiamenti. In passati commenti ho espresso un nominativo che continuo a proporre. Mi permetto di suggerire Sandro Medici a futuro sindaco della Capitale.
    Nessuna connessione personale, solo una conoscenza del suo operato in una circoscrizione. 19-09-2011 15:10 - Murmillus
  • Presidente Zingaretti, leggo il suo misurato intervento in risposta a Sullo e sono perplessa. Le sue buone intenzioni si concretizzano in un raddoppio di strade? Abbiamo bisogno di trasporti PUBBLICI efficienti non su gomma (quindi che non temano il traffico) dagli orari non punitivi, non di nuove strade per i mezzi privati. Abbiamo bisogno di parcheggi là dove il mezzo pubblico non arriva più, per non fare in macchina 50 km anziché 5 o 6 dalla stazione a casa non sapendo poi dove lasciarla. Abbiamo bisogno al limite di navette frequenti, di coincidenze sensate. Non di asfalto che ci lascia l'unica via d'uscita di comprare una macchina a testa (e che porta tanti ma tanti soldi ai soliti pochi imprenditori senza fantasia che condizionano la vita di tutti). Buon lavoro 19-09-2011 13:24 - livia
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