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redazione
Liberalizzare, così la Wto risponde alla crisi
Si è aperta stamattina a Ginevra la tre giorni del "Public forum" dell'Organizzazione mondiale del Commercio (Wto). Si tratta del canonico appuntamento in cui, in seno al Wto, si incontrano tutti i vari attori della società: politici, sindacati, società civile, lobbisti. Una specie di "faccia a faccia" in cui si discute in varie sessioni dei problemi che il Wto deve affrontare nel prossimo futuro. Nessuna decisione viene presa in questa sede. La conferenza interministeriale del'Organizzazione che governa sul comemrcio mondiale è prevista per dicembre. Ma in realtà è proprio ora, al Public Forum, che dietro le quinte si decidono i destini di ciò che verrà formalmente deciso nell'ultimo mese dell'anno.
"Il sistema commerciale multilaterale sta sperimentando la sua piu' grande crisi fin dalla sua fondazione - ha ammesso il direttore generale della Wto, Pascal Lamy, aprendo i lavori del Forum - Stiamo assistendo a una crisi alimentare grave in molti Paesi, le economie di molte parti del mondo non stanno crescendo in modo sufficiente per garantire l'equilibrio fiscale, a questi problemi alcuni reagiscono con tendenze isolazioniste''. Se questo è il punto di vista di Lamy sulla crisi, va aggiunto che il vero "sassolino" nella scarpa del Wto è l'interruzione - voluta anche dagli Stati uniti dopo la crisi mondiale - dei cicli di negoziati lanciati a Doha nel 2001. Una sola la filosofia di quella trattativa, come d'altronde della stessa Wto: liberalizzare a tutto campo, dai servizi all'agricoltura, dai prodotti industriali alle materie prime.
Una deregulation che è stata congelata siolo a causa di problemi più grabi - innescati proprio da una politica tutta basata sul mercato, accusa la società civile. Ed è proprio quest'ultima che nel "Public forum" può avere una propria voce e un proprio posto, in una sede che solitamente si fa beffa della volontà di popoli e cittadini.
E' proprio per questo che la campagna Sblocchiamoli, che si batte epr avere "cibo, salute e saperi senza brevetti", è volata a Ginevra.
"Gli Stati Uniti stanno facendo pressioni sugli altri Stati perdichiarare morto quel ciclo di negoziati che, all'indomanidell'attentato alle Torri Gemelle, avrebbe dovuto portare la paceattraverso il commercio - spiega Monica di Sisto, responsabile della Campagna - Non è una cattiva notizia, ma lo è il fattoche, sotterrando le preoccupazioni per lo sviluppo, nessuno pensa difermare le liberalizzazioni commerciali in corso e il modelloneoliberista promosso dalla Wto. Anzi, per evitare il fallimento delvertice ministeriale previsto per Dicembre, si punta a ravvivare inegoziati trasformando in semplici merci temi sensibili come letecnologie per i cambiamenti climatici, il cibo, i servizi essenziali,gli investimenti, la biodiversità. Andiamo a Ginevra - sèiega ancpra Di Sisto - per capire dai massimi esperti della Wto e dei thinktank vicini ai Governi leaders se queste nostre preoccupazioni eindiscrezioni sono fondate, e per ribadire che, come conferma la crisieconomica, sociale e ambientale strutturale che ha contribuito acronicizzare, un commercio che non rispetti i diritti umani e dellecomunità è un'arma pericolosa puntata alla tempia del futuro di tutti.Privatizzare i diritti è un crimine, oltre che una scelta suicidaspecialmente in questa fase storica".
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la campagna "Sblocchiamoli" si presenta cosí sul suo sito:
Il progetto "Knowledge Health and Food for All" è una campagna di educazione allo sviluppo co-finanziata dalla Commissione Europea e realizzata da ong e associazioni di Italia, Spagna, Bolivia, India ed Ecuador. L'iniziativa ha l'obiettivo di sensibilizzare e mobilitare le istituzioni e i Decision Makers dei Paesi coinvolti a favore di una positiva e sostenibile applicazione dei Diritti di proprietà intellettuale (Dpi) nei processi di sviluppo dei Paesi del sud del mondo.
Ora non capisco come la Commissione Europea, che ha il liberismo, anzi quello proprio "NEO" come principio base, voglia e possa promuovere il proprio opposto! Non è un'accusa al contenuto del programma, di per sé lodevole, ma sarebbe necessario spiegare in modo più approfondito perché
la Commissione Europea finanzia progetti volti a contrastare la sua vera essenza, cioè segare il ramo su cui poggia. Sarà un mio limite, ma appar. tengo ancora ad una generazione che non compra a scatola chiusa e che l'analisi critica la applica
ovunque. In questo caso poi è di dovere. 20-09-2011 01:37 - maura
USA-LIBIA: “io ti bombardo ma tu paghi le bombe”
Documento ORIGINALE, in carta intestata del CONGRESSO DEGLI USA!
http://bradsherman.house.gov/2011/05/12/Letter%20to%20the%20Libyan%20Interim%20PM%20May%202011.pdf
Lettera al primo ministro ad interim libico Jibril da parte di un membro del Congresso americano [12.05.2011]
Bisogna risarcire il contribuente americano delle spese sostenute per i bombardamenti umanitari sui civili libici e sulle infrastrutture della Libia. Le bombe americane saranno pagate con fondi libici e sempre con fondi della Libia si pagheranno le commesse agli americani e occidentali che avranno incarico di ricostruire ciò che essi stessi hanno distrutto.
http://gilguysparks.files.wordpress.com/2011/09/letter-to-the-libyan-interim-pm-may-2011.pdf
12 Maggio 2011
Caro Dr. Jibril,
Svolgo l’incarico di Membro di alto grado della Sottocommissione sul Terrorismo degli Affari Esteri, sulla Non proliferazione, e il Commercio nella Camera dei Rappresentanti. Ho seguito le relazioni tra Stati Uniti e Libia per molti anni, e sono speranzoso che potremo inaugurare una nuova era di strette relazioni. In questo spirito, io raccomando al Consiglio Nazionale di Transizione di adottare le seguenti politiche.
Primo, una risoluzione formale da parte del Consiglio dovrebbe essere diretta a che i fondi della famiglia Gheddafi e del Governo Gheddafi, congelati dagli Stati Uniti, siano usati per pagare il costo dell’esercito statunitense per le azioni a beneficio del popolo libico.
L’intero costo delle attività dovrebbe essere incluso nell’ammontare trasferito da quegli assets detenuti al Tesoro degli Stati Uniti.
In aggiunta, all’estensione degli sforzi umanitari e di altre attività non militari a supporto del popolo libico ai quali gli Stati Uniti partecipano, i fondi detenuti e congelati dovrebbero essere usati per risarcire pienamente il contribuente americano per ogni spesa simile.
Secondo, tutte le persone che abbiano materialmente sostenuto al-Qaeda, o il Gruppo Combattente Islamico Libico (LIFG), o che abbiano materialmente sostenuto o partecipato ad attività ostili contro le forze americane in Afganistan o Iraq, dovrebbero essere escluse dal servizio in operazioni militari o civili del Consiglio di Transizione Nazionale della Libia.
Inoltre, raccomando che vi occupiate delle attività del sig. Abdel-Hakim al-Hasidi, il quale si vanta di azioni che avrebbero portato alla morte di soldati americani in Iraq e in Afghanistan, e che rivendica di essere un comandante delle forze ribelli. Anche se i commenti del sig. al-Hasidi che vanta di aver preso parte ad azioni concepite per uccidere molte decine di soldati americani, fossero interamente inventati, rivendicazioni di questo tipo dovrebbero squalificarlo dall’essere in servizio in qualsiasi ruolo. Il Consiglio Nazionale di Transizione ha la volontà di estradare il sig. al-Hasidi, i cui commenti indicano chiaramente più di un ragionevole sospetto che abbia preso parte all’uccisione di americani?
Cordiali saluti
Brad Sherman
Membro del Congresso 19-09-2011 16:58 - RATTI SCHIFOSI