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FUORIPAGINA
22/09/2011
  •   |   Ali Rashid
    Il passo più lungo di Abu Mazen

    Molti palestinesi considerano tardivo il passo coraggioso deciso da Abu Mazen di rivolgersi alle Nazioni Unite, malgrado tutte le pressioni esercitate per legittimare una realtà politica e sociale che è già sotto gli occhi della comunità internazionale.
    Addirittura l'assemblea generale ha già riconosciuto lo stato palestinese dichiarato da Arafat, nel 1988, con 104 voti favorevoli, due contrari e 36 astenuti. Gli archivi dell' assemblea generale sono colmi di risoluzioni che ribadiscono e confermano diritti che Israele viola sistematicamente da 60 anni. La solennità che l'Anp ha voluto dare a questo evento intende preparare i palestinesi ai tempi duri e difficili che un passo di questo tipo comporta. La fermezza dimostrata dal presidente Abu Mazen di fronte alle pressioni e alle minacce, vuole dire che è ora di finirla con questa farsa dei negoziati che dura da quasi 20 anni. Anche perché gli accadimenti in Medio Oriente mostrano che la storia ha compiuto una profonda svolta e non si presta più al gioco delle tre carte; mostrano che è finito il tempo in cui Israele poteva fare da padrone assoluto.
    La firma dell'accordo di Oslo nel '93, che prevedeva la nascita dello stato palestinese entro 5 anni, portava anche l'autografo di tutti i principali attori sulla scena internazionale, che ora sembrano caduti dalle nuvole, ricorrendo alle solite acrobazie e ai giri di parole. Lo stesso Obama si era impegnato per la nascita dello stato palestinese, per cambiare goffamente le sue posizioni col passare del tempo e finire per sostenere, per ragioni elettorali, quelle dell'estrema destra israeliana, suscitando anche lo sbigottimento di un qualificato settore dell'opinione pubblica israeliana.
    Lo stesso impegno aveva assunto anche il quartetto composto da Usa, Europa, Russia e Nazione Unite.
    Dalle pagine di Haàretz, il noto giornalista israeliano Gideon Lévi si rivolge amareggiato ad Obama: «Sta con la coscienza a posto? E quando sta solo a letto non pensa che i palestinesi meritino uno stato come tutti gli altri popoli? E pensa davvero, alla luce di una vicenda così tormentata, che i palestinesi possano ottenerlo attraverso il negoziato con Israele? Ora Obama è un piccolo opportunista che fa male sia gli interessi del suo paese che i veri interessi di Israele».
    Mentre il capo dell'opposizione, già primo ministro, definisce stupida la politica del governo che, oltre a ingaggiare una battaglia perduta che aggrava l'isolamento internazionale di Israele trascina anche gli Usa su posizioni ancora più deboli in Medio Oriente.
    Le minacce di tagliare gli aiuti non danneggiano la questione palestinese in quanto tale, ma potrebbero demolire l'Anp, che teoricamente non dovrebbe prescindere dal compito di costituire lo stato palestinese. Qualora essa diventasse l'obiettivo come alternativa allo stato o come strumento di repressione al servizio dell'occupazione, come vorrebbe Israele, la maggior parte dei palestinesi ne farebbero volentieri a meno.
    Negli ultimi anni la situazione palestinese è sembrata bizzarra e imbarazzante. Mentre i rapporti di Israele con i Paesi Arabi venivano congelati a causa delle politiche israeliane che avevano paralizzato il processo di pace, i territori palestinesi diventavano il suo primo partner commerciale. E mentre gli ambasciatori di Israele venivano espulsi o fatti scappare in solidarietà con la Palestina, il coordinamento tra le forze di sicurezza palestinesi e israeliane aumentava. Anche in questi momenti le due parti stanno valutando insieme quali conseguenze potrebbe avere un veto Usa al consiglio di sicurezza e quali misure prendere. Se ciò è normale in condizione di pace tra due stati, non è ammissibile in condizioni di palese o camuffata occupazione, anche perché ha a che fare con la dignità delle persone e delle istituzioni.
    Se da una parte sono previsti tempi ancora più duri per i palestinesi, sul piano strategico, il ricorso all'Onu va nella direzione giusta, trova sostegno dalla maggior parte della popolazione e costituisce una tappa fondamentale verso un vero stato indipendente e verso rapporti più corretti e sani con gli israeliani che vorranno vivere in Medio Oriente. Rappresenta anche l'occasione per la comunità internazionale di assumere atteggiamenti più responsabili su questioni che hanno a che fare con la morte o la vita di un popolo.
    Oggi, al contrario di quello che sembra, la Palestina vive un momento di rinascita , è il cuore pulsante della primavera Araba, al centro di un Medio Oriente che sta inesorabilmente cambiando i suoi assetti strategici, dove le folli pretese e le angherie israeliane non sono più tollerate, e dove finalmente vasti settori della opinione pubblica mondiale comprendono le ragioni politiche e storiche del suo popolo.
    Il governo israeliano, condizionato dalla destra estrema e razzista ha scelto la via dello scontro, aumentando del 20% la presenza del suo esercito nei territori occupati, facendo ricorso in modo particolare ai cecchini, e armando i coloni già armati e noti per la violenza quotidiana delle loro incursioni. In questo caso non basterebbe qualche giornale compiacente a coprire i crimini e a nascondere la verità.
    Malgrado la crisi della politica, con la crisi economica sarà difficile per tutti continuare a sostenere in modo così incondizionato l'insostenibile. Anche il veto americano al consiglio di sicurezza non passerà senza conseguenze, perché metterebbe a dura prova i pochi amici che restano agli Stati Uniti. E metterà a nudo la doppia morale che l'Occidente ha spesso usato nel trattare la questione palestinese. Mentre un riconoscimento dello stato palestinese aiuterebbe tutta la regione a ritrovare la sua stabilità. Anche secondo molti israeliani la cosa renderebbe Israele più sicura, favorirebbe la sua normalizzazione nella regione e rassicurerebbe la sua popolazione rispetto al proprio destino in una regione dove Tel Aviv non è stata capace di concepire la sua presenza se non con la forza. Ritornerebbe così la presenza ebraica come elemento culturalmente originale e fondamentale nella storia della regione. Comunque più passa il tempo, più il costo del sostegno incondizionato alle politiche israeliane diventerà intollerabile a tutti. E ha ragione Abu Mazen, che anche per moltissimi israeliani ha dimostrato grande affidabilità, nell'invitare Israele a cogliere questa occasione storica difficilmente ripetibile.


I COMMENTI:
  • (AGI) New York – Il presidente dell’Anp, Abu Mazen ha formalmente consegnato al segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon la richiesta di riconoscimento dello Stato palestinese quale 194.mo Paese membro delle Nazioni Unite .

    ********************************************************

    I palestinesi usano come sempre e giustamente la frase “Giustizia“.
    Oggi, da molto poco – minuti forse -, hanno richiesto dopo decenni, d’essere il membro numero 194 delle Nazioni Unite.

    Curiosamente, la parola ebraica “Giustizia” ha il valore in Gematria 194.

    Passiamo ad altro:

    Deuteronomio 32:21

    ” Essi m’han mosso a gelosia con ciò che non è Dio, m’hanno irritato coi loro idoli vani; e io li moverò a gelosia con gente che non è un popolo, li irriterò con una nazione stolta “.

    La Gematria delle parole ebraiche “non-persone” o una “non-nazione” è 143.
    Una descrizione accurata e ben nota del termine "Palestinesi" in ambito cabalistico.
    Come succede, se verranno veramente ammessi, i palestinesi, più precisamente la Palestina, sarà il 143 membro ad aderire alle Nazioni Unite dagli originali 51 membri che l’hanno fondata.

    143+51= 194

    Giustizia è, e sarà fatta, non ci sono sbagli - difficile - :) 23-09-2011 19:31 - 194=giustizia
  • Guardate cosa fa il PREMIO NOBEL PER LA "pace", l'egregio Sior BARRY SOETORO, conosciuto come BARACK HUSSEIN OBAMA:
    ASCA-AFP) - Washington, 23 set - Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha autorizzato in segreto la vendita di 55 potenti bombe''bunker-busting'', ovvero capaci di colpire gli obiettivi in profondita'. Lo scrive nella sua edizione online il magazine Newsweek, ricordando che Tel Aviv aveva gia' chiesto nel 2005 di poter acquistare le GBU-28, ordigni ad alta penetrazione, ma allora, con George W. Bush alla Casa Bianca, il Pentagono aveva congelato la richiesta perche' sospettava che Israele potesse cedere tecnologia militare avanzata alla Cina. Secondo il magazine, Obama ha autorizzato la vendita nel 2009, mantenendola segreta. L'obiettivo delle bombe, che pesano quasi mille chili l'una, potrebbe essere quello dei siti nucleari in Iran.
    ******************************
    Forte no?
    :) 23-09-2011 17:58 - obambanazi
  • Marco V.ma perche gli israeliani allora tanti anni fa hanno scacciato i palestinesi? non potevano vivere d amore e d accordo, come gia stavano facendo te lo sei mai chiesto?come ..... gli stanno facendo vivere?e piu che altro perche allora Vik era li?Sai quante risoluzioni dell ONU gli israeliani non hanno mai rispettato?Arafat è morto di morte naturale o e stato avvelenato? 23-09-2011 13:51 - muriel
  • Molto in breve. Può essere considerato un passo importante il riconoscimento dello Stato palestinese alle NU, ma farlo in un momento di crisi politica dell'ANP assediata esclusivamente da esponenti dell'illeggittimo partito attualmente al governo Al-Fatah mi sembra una gran bella strumentalizzazione, soprattutto se vediamo i fatti da un punto di vista "interno" alle logiche palestinesi.
    Possibilmente Al-Fatah ed il suo presidente Abu Mazen, decaduto dalla carica di Presidente dell'ANP a gennaio del 2009 (e autoprolungatosi il mandato), hanno bisogno di rinnovare la "fiducia" nei confronti del popolo palestinese e perché no continuare a mantenere i loro interessi e privilegi verso quelli che sono gli aiuti internazionali e agli accordi di cooperazione con lo Stato che li occupa.
    Perché nessuno parla di tali dinamiche? E con questo non voglio certo schierarmi politicamente con Hamas, partito di destra religioso, né tanto meno (come si sarà capito dalle mie critiche) con Al-Fatah, anch'esso partito di destra, sebbene liberale.

    Un'altra considerazione che esula in parte dalle considerazioni di Ali Rashid è: ma perché all'interno della sinistra italiana si considera l'unica opzione due popoli per due stati? Alcuni palestinesi (soprattutto i progressisti) vorrebbero condividere secondo logiche di equità e giustizia sociale le risorse delle loro terre col popolo israeliano e viceversa la piccola parte della società civile israeliana che è contro l'apartheid e lo svilimento dei palestinesi. Allora, anche se è un'utopia, perché non si prova a vedere oltre quella che è la "ristretta" (e quasi unica, o egemonica che dir si voglia) visione dei partiti progressisti europei e si cerca di supportare l'idea di uno Stato per due (o più) popoli? 23-09-2011 10:35 - Marco V.
  • Tutti i TG hanno definito il discorso di Ahmadinejad pieno di insulti nei confronti degli usa e dei sionisti ……..
    italian.irib.ir/notizie/politica/item/97012-onu-il-discorso-del-presidente-ahmadinejad

    inoltre vi segnalo come la censura opera con i paesi cosiddetti amici:
    italian.irib.ir/notizie/mondo/item/96997-yemen-esercito-spara-colpi-mortaio-su-dimostranti-a-sanaa-9-morti

    questi morti sono meno morti degli altri …. addirittura sparano con i mortai sulla folla ………… ma per i ns giornalisti questa è democrazia!
    Per il Sistema,l'importante è LOBOTOMIZZARE con le TECNICHE DI GOEBBELS LE MASSE DI PECORE , ma grazie al cielo, le nuove generazioni si stanno svegliando grazie ad INTERNET. 2012,non è la fine del MONDO,ma
    La fine del SISTEMA a 360 gradi. 23-09-2011 09:13 - viva la censura
  • l iran rompe le balle a israele,ma mi sembra che anche qualcunaltro rompa le balle all Iran.Hamas poi e stato appoggiato direttamente e indirettamente da israele per contrastare l Olp.per fortuna che qualcuno ha aiutato i palestinesi se no a quest ora non so se esisteva piu il problema palestinese.vogliamo parlare di Sabra e Shatila? l occidente si e intromesso nella politica in Iran gia tanto tempo fa ,o mi sbaglio ?lasciamo perdere perche i servizi segreti israeliani e americani sanno il fatto loro.per i loro interessi sono riusciti a buttar giu Saddam Hussein che anche lui aiutava i palestinesi,e GHeddafi?su forza non e solo l Iran che si vuole espandere mi sembra? 23-09-2011 07:10 - muriel
  • lo stato di Palestina era stato votato fin dal lontano 88,ma come tutte le cose che danno noia agli israeliani,le nazioni unite hanno sempre fatto del tutto per non ratificarlo.
    E come se in Italia si ha il diritto al Lavoro o alla casa, come dice la costituzione e si è disoccupati e si vive dentro le scatole di cartone.
    Una legge e due misure.
    Questo mondo non può più andare avanti in questa maniera!
    L'informazione corre veloce e persone ignoranti come me,capiscono i maneggi del potere.
    I preti non vogliono più fare i preti.
    I soldati partono solo per soldi.
    Il mondo è troppo venale e troppo infedele.
    Non si può più andare avanti così.
    Le idee di libertà,la statua che sta nel porto di New York è diventata una zoccola da Orgettina!
    Tutti i filosofi,i scrittori borghesi,sono diventati dei cantastorie e questo mondo appare all'immaginario collettivo come una grande pagliacciata cattiva.
    Persino DIO è stato profanato e ormai non c'è più nessuno pronto a morire per gli ideali borghesi.
    Persino gli inglesi,si sono tolti quelle parrucche che imponevano rispetto.
    Oggi in testa a queste canaglie,apparono delle ridicole capigliature!
    La colpa di tutto questo io la dò agli ebrei sionisti.
    Ci hanno svuotato dentro.
    Ci hanno fatto diventare quello che volevano,delle prostitute affamate di soldi.
    Ma l'onore,i giuramenti,i trattati che firmiamo e votiamo?
    La nostra Costituzione,che i nostri padri hanno scritto con il sangue.
    Tutto è diventato merce.
    Orribile vivere in un mondo così infedele.
    Ma perche gli ebrei di Sion,invece si conservano le loro cose e i loro giuramenti in modo sacro,mentre a noi ci hanno fatto diventare dei pagliacci senza più onore?
    Gli dovevamo uno stato ai palestinesi e al povero Arafat,non solo gli abbiamo fatto allungare il collo,nell'attesa,ma lo abbiamo anche ammazzato isolandolo da tutti!
    Che vergogna essere dei sudditi sciocchi degli ebrei di Sion! 22-09-2011 15:17 - maurizio mariani
  • in questo momento mi trovo in Israele e camminando vicino la west bank respiro pienamente quel che si dice in questo articolo 22-09-2011 13:18 - criseide
  • Io penso che Abu Mazen abbia fatto un primo passo molto importante e fondamentale. Ma poi bisogna andare avanti, facendo in modo che questo riconoscimento non rimanga sulla carta ma che avvenga nei fatti. Altrimenti sarà tutto inutile. Scrive giustamente Rashid: "Gli archivi dell' assemblea generale sono colmi di risoluzioni che ribadiscono e confermano diritti che Israele viola sistematicamente da 60 anni". Speriamo bene. 22-09-2011 12:09 - Simone
  • Notevole: Rashid è riuscito a non pronunciare due paroline che, mi sembra, con la questione palestinese c'entrano parecchio.

    Le due paroline sono "Iran" e "Hamas".

    Come se l'antisemitismo del regime iraniano, i finanziamenti ai gruppi fondamentalisti (per comprare armi, mica per altro!) e l'uso strumentale della questione palestinese per espandere l'Iran al ruolo di potenza regionale non esistessero.
    Come se i razzi che partono da Gaza, una ideologia che pretende di far coincidere la "libertà" dei palestinesi con un regime teocratico e lo statuto stesso di Hamas, in cui non vi è spazio per Israele, non fossero realtà di cui tenere conto!

    Si, la mossa di Abu Mazen è ben giocata.
    Però devi raccontarla tutta, Rashid: la pace in Palestina non è solo una storia a tre fra Abu Mazen, la destra israeliana e Obama! 22-09-2011 11:08 - Galaverna
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    Domenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.
     
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