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FUORIPAGINA
23/09/2011
  •   |   Matteo Bartocci
    Avanti senza giudizio

    La maggioranza salva Milanese e processa Tremonti in contumacia. «È umanamente vergognoso e ingiustificabile che oggi non fosse in aula», commenta Daniela Santanché dando voce all'ira di molti pidiellini. Alle prese con il vertice Fmi a Washington, il titolare dell'Economia prima non partecipa al consiglio dei ministri per la nota di variazione al Def presentando un tomo a scatola chiusa che fa infuriare i colleghi (sedati a stento da Gianni Letta). Poi diserta anche il voto della camera sul suo ex braccio destro.
    Un'assenza annunciata e istituzionalmente perfino doverosa ma che non placa i tanti che nel Pdl lo odiano e vorrebbero cacciarlo dall'Economia. «Il fatto che lui oggi non ci sia stato - commenta il frondista Guido Crosetto - indica il valore dell'uomo...». «Una scelta inelegante, aveva il dovere di essere presente», concorda l'ex ministro Antonio Martino. Un malessere palpabile anche nella Lega: «Noi ci mettiamo la faccia e lui dov'è?», chiede irritato ai suoi il capogruppo di Bossi Marco Reguzzoni.


    L'affondo contro il super-ministro è appena agli inizi. Aver salvato il suo braccio destro dall'arresto è un credito che in tanti vogliono incassare al più presto. Crosetto, come al solito, va per le spicce: «Considerata la totale assenza di idee e la mancanza di ogni dialogo con il paese reale da parte del ministro e del ministero dell'Economia, penso sia opportuno un tavolo immediato e permanente a palazzo Chigi tra chi può portare idee e proposte e chi deve fare sintesi». Ma sfilare a Tremonti il dialogo con Confindustria e la regia economica per la «crescita» è soltanto uno dei desiderata del premier in questo finale di partita.
    Tanto «super-Giulio» è debole quanto Berlusconi è raggiante. Pare che il ministro di recente sia diventato lo sventurato protagonista delle barzellette piuttosto hard del Cavaliere. Un malumore che ormai filtra anche in pubblico: «Che ne penso dell'assenza di Tremonti? Altra domanda...», minimizza il premier di fronte ai giornalisti. In privato, furioso per la soglia così bassa raggiunta alla camera, il premier non può far altro che guardare avanti. «L'asse con Bossi è solidissimo, abbiamo un rapporto fraterno e andremo avanti fino alla fine della legislatura». Un ottimismo che stride però con la solita ambigua prudenza di Bossi, consapevole che la base della Lega è sempre più infuriata: «Se arriviamo al 2013? vedremo giorno per giorno».


    Intanto i capigruppo di Pdl, Lega e responsabili si chiudono per tutto il pomeriggio a Palazzo Grazioli per provare a definire l'agenda delle cose da fare a breve. Primo: approvazione definitiva della legge bavaglio anti-intercettazioni in discussione alla camera. Secondo: maggiore «collegialità» nelle scelte economiche. Terzo: abbattimento del debito pubblico con un piano massiccio di privatizzazioni. E qui per Berlusconi finiscono le rose (si fa per dire) e cominciano le spine. Il Cavaliere pretende interventi tempestivi contro i pm napoletani e quello che chiama l'assedio delle procure. Ma su cosa si possa davvero fare subito, vista anche la ben nota vigilanza del Quirinale in materia, nessuno si sbilancia. Finisce in stand by (ma va?) anche la riduzione dei parlamentari e le riforme istituzionali: «La bozza Calderoli va bene ma va migliorata», spiega il responsabile Moffa al termine. Alto mare anche sulle pensioni. Il Pdl chiede interventi pesanti per compiacere l'Europa, Berlusconi promette che convincerà un Carroccio disponibile in teoria ma mai così sfuggente nella pratica.


    Discussione ufficialmente iniziata anche sulla legge elettorale. Da Palazzo Grazioli filtra l'ipotesi di tornare alle preferenze oppure di rimpicciolire i collegi sul modello spagnolo. Per il premier il confronto va allargato soprattutto all'Udc. E' un tentativo che il Carroccio per ora non blocca anche se si siederà al tavolo più per controllarne eventuali esiti sgraditi che accelerarlo. La conclusione delle opposizioni è che il governo va avanti ma naviga a vista. «Ormai è chiaro che non c'è alternativa alle elezioni anticipate - avverte l'Udc Lorenzo Cesa - prepariamoci perché a marzo si vota».


I COMMENTI:
  • Il problema di questo governo non è la speculazione che ci stà affossando, non sono le famiglie che non arrivano a fine mese, non è che larghe frange della popolazione non hanno la possibilità di avere gli elementi base di giustizia e sanità, è la mancanza di un ministero essenziale e che permetterebbe di ridare tempo al suo primo ministro di svolgere adeguatamente tutte le sue funzioni, è infatti il ministero alla logistica signorinelle.
    Fosse tale ministero il ns non avrebbe quei grossi problemi che ha, tanto da dover organizzare lui da terre straniere la logistica con aerei di stato, tagliando parte di risorse alla tutela dei cittadini tenedo impegnati funzionari al riaccompagnamento di tal rose a spese del contribuente ovviamente no sarebbe origliato dai zelanti funzionari delle procure che poi devono aprire fardoni in base alle notizie.
    Visto che l'opposizione si oppone all'acqua di rose potrebbe almeno nell'interesse del paese per la sua uscita dalla crisi proporre l'istituzione di tal ministero al ns principe in modo che così non cada vittima di speculatori e famiglie in esosa difficoltà, già ci sono gli ammortizzatori sociali per i poveri cristi che perdono il lavoro che però non sono adeguatamente regolamentati per poter aiutare anche i grandi bisognosi, i caduti da cavallo o meglio da toro.
    Che pena uno stato sì ridotto con gente che ha diritti solo sulla carta ed altri che li hanno anche fuori carta, con opposizioni dalle spallate telefonate per cui se il popolo stà male l'unica è che si arrangi, che pena uno stato democratico e di diritto buttato a terra dal un cavallo Trojan delle istituzioni! 24-09-2011 16:00 - Gromyko
  • Che c'entra Gheddafi? Oltretutto era grande amico di quel voltagabbana di Berlusconi e lo lodava quando lui (B) diceva che il Parlamento era inutile. Almeno Gheddafi era coerente. 24-09-2011 08:26 - dWCqU
  • ...Bossa, da quanti anni gioca a rimpiantino? Ed è sempre lì.. è un gran furbo ed asetta il momento che l'Italia si sfasci per la secessione. A noi i debiti e alla Padania? 24-09-2011 06:03 - almagemme
  • A proposito di patrimoniale, di cui non vogliono sentire parlare i danarosi possidenti capitalisti ……….
    L’unico modo per risollevare le sorti economiche dell’Italia, è applicare una patrimoniale a coloro che possiedono un reddito annuo lordo uguale o inferiore a 20.000 (ventimila) euro e più in particolare, entrando nel dettaglio, a coloro che non arrivano alla metà del mese con lo stipendio ………..
    Non spaventatevi riccastri, la mia è solo una battuta ……… 23-09-2011 23:38 - I Nababbi
  • Tremonti non è andato a nascondersi,ma è corso in Amerika per riunirsi con i grandi del mondo.
    Non poteva rimanere a sentire le cazzate parlamentari che vogliono un Milanese in galera,ma che non lo mandano per paura che parli!
    Bossi sarebbe ben lieto di staccare la spina,ma non può!
    Nessuno può staccare la spina oggi,neanche il PD,che dentro il piatto dei capitalisti ci mangia da quando è nato!
    Non ci sono alternative e persino Berlusconi che anche lui vuole staccare la spina,non può!
    Il Quirinale con il suo capo in mandolino,non può parlare e tace mentre il paese scivola giù!
    Se cade Berlusconi,troppi andranno appresso,perche questa è una cordata.
    A Ballarò lo voleva dire Berlusconi,ma i suoi, gli hanno impedito di parlare.
    Tanto i soldati muoiono in Afganistan e non si vede luce in Libia!
    Stiamo mordendoci la coda e giriamo come cani stupidi alla ricerca di acciuffare quello che abbiamo dietro.
    Tanto le borse di tutto il mondo precipitano e solo un cretino di canale 5 è soddisfatto perche in Europa siamo quelli che perdono meno.Come se precipitando nella foibe,noi invece di andarci a 400 come la Germania ci andiamo appena a 390.
    Ma perche parla questa gente?
    Ma perche Dio non ha tagliato la lingua ai stupidi!
    Tremonti è oggi in amerika e aspetta!
    Lui sa,che se qualcuno cade,scivola tutto giù.
    Il furbetto se ne sta in Amerika....con quelli grandi come lui!! 23-09-2011 13:41 - maurizio mariani
  • Secondo me, i partiti politici sono la droga dei popoli (molto di piu di quanto le religioni erano per Marx) ,impediscono la democrazia e riescono a ingannare anche l’ateo !
    il partito si raduna sempre intorno a un idea ,la chiude ,ne fa una parte e la assolutizza,ma siccome sono sempre sbagliate le premesse ,aliena l uomo dalla realta il quale non riesce piu a vedere la giustizia che è sempre qualcosa di concreto in politica . anche questa è una verita, un idea ,ma è un idea legata alla realta ,alla legge di natura .
    diciamo allora che ogni idea che si allontana dalla legge di natuta è alienazione dell ‘uomo . la democrazia è la necessita’ naturale di avere un governo che faccia rispettare una legge ,i partiti con la loro ideolgia minacciano lo sviluppo della democrazia e ostacolano il governo spaccando e alienando il popolo dalla realta’concreta. la giustizia si basa su una legge e l’autorita’ che è frutto della democrazia , si incarica di amministrarla . la partitocrazia è la deviazione della giustizia ,la deviazione idelogica del giusto per tutti.

    *******************************

    Siete d'accordo?.
    La mia domanda è la seguente:
    Ma qualcuno dei nostri connazionali, politici o giornalisti, "imminenze intellettuali" , ecc..ha mai letto il LIBRO VERDE DI GHEDDAFI?

    PICCOLO ESTRATTO:

    http://www.geocities.com/Athens/8744/readgb.htm
    This site presents the complete text of all three parts of
    the GREEN BOOK by Mu`ammar al-Qadhafi.

    The Green Book: Part One
    Chapter Three

    THE PARTY


    The party is the contemporary dicta- |The party
    torship. It is the modern dictatorial |system aborts
    instrument of governing. The party is |democracy
    the rule of a part over the whole. It is
    the latest dictatorial instrument. As
    the party is not individual it exercises
    a sham democracy through estab-
    lishing parliaments and committees
    and through the propaganda of its
    members. The party is not a democra-
    tic instrument at all because it is
    composed of people who have common
    interests, a common outlook or a com-
    mon culture; or who belong to the
    same locality or have the same belief.
    They form a party to achieve their |To make a
    ends, impose their outlook or extend |party you
    the hold of their belief on the society as |split society
    a whole. A party's aim is to achieve
    power under the pretext of carrying
    out its programme. And yet, democra-
    tically, none of these parties should
    govern the whole people because of the
    diversity of interests, ideas, tempera-
    ments, localities and beliefs, which

    [12]


    constitute the people's identity. The
    party is a dictatorial instrument of
    governing that enables those with one
    outlook and a common interest to rule
    the people as a whole. Compared with
    the people, the party is a minority.
    The purpose of forming a party is to
    create an instrument to rule the peo-
    ple; namely to rule over non-members
    of the party. For the party is, fun-
    damentally, based on an arbitrary au-
    thoritarian theory . . . i.e. the domi-
    nation of the members of the party
    over the rest of individual members of
    the people. The party presupposes that
    its accession to power is the way to
    attain its ends, assuming that its objec-
    tives are the objectives of the people.
    That is the theory of the justification of
    party dictatorship, which is the basis
    for any dictatorship. No matter how
    many parties there are, the theory
    remains one and the same. But the
    existence of many parties escalates
    the struggle for power and this results
    in the destruction of any achievements
    of the people and of any socially benefi-
    cial plans. Such destruction is seized
    upon by the opposition party as a

    [13]


    justification to undermine the position
    of the ruling party so that it may take
    over from them. The parties in their
    struggle resort, if not to arms, which
    rarely happens, then to denouncing
    and stultifying the actions of each
    other. This is a battle which is inevit-
    ably waged at the expense of the high-
    er and vital interests of the society.
    Some, if not all, of those higher in-
    terests will be victims of the power
    struggle of instruments of governing.
    For the destruction of those interests
    supports the opposition party or par-
    ties in their argument against the rul-
    ing party. The opposition party, as an
    instrument of governing, has to oust
    the ruling body in order to have access
    to authority. To prove the unfitness of
    the instrument of governing, the oppo-
    sition party has to destroy its achieve-
    ments and to cast doubt on its plans,
    even if those plans are beneficial to the
    society. Consequently the interests and
    programmes of the society become
    victims of the parties' struggle for
    power. Such struggle is, therefore,
    politically, socially and economically
    destructive to the society, despite the

    [14]


    fact that it creates political activity.
    Besides, the struggle results in the
    victory of another instrument of gov-
    erning, i.e., the fall of one party and
    the rise of another. But it is a defeat for
    the people, a defeat for democracy.
    Furthermore, parties can be bought or
    bribed either from inside or outside.
    Originally, the party is formed to
    represent the people. Then the leading
    group of the party represents its mem-
    bers and the supreme leader of the
    party represents the leading group. It
    becomes clear that the party game is a
    deceitful farce based on a sham form
    of democracy which has a selfish con-
    tent based on manoeuvres, tricks and
    political games. All these emphasise
    that the party-system is a dictatorial,
    yet modern, instrument. The party
    system is an overt, not a covert, dicta-
    torship. The world has not yet passed
    beyond it and it is rightly called 'the
    dictatorship of the modern age'.
    The parliament of the winning party
    is indeed a parliament of the party, as
    the executive power assigned by this
    parliament is the power of the party
    over the people. Party power, which is

    [15]


    supposed to be for the good of the whole
    people, is actually a bitter enemy of a
    part of the people, namely the opposi-
    tion party or parties and their suppor-
    ters. So the opposition is not a popular
    check on the ruling party, but is itself
    seeking a chance to replace the ruling
    party. According to modern democra-
    cy, the legal check on the ruling party
    is the parliament, the majority of
    whose members are from that ruling
    party. That is to say, checking is in the
    hands of the ruling party and rule is in
    the hands of the checking party. Thus
    become clear the deceptiveness, falsi-
    ty and invalidity of the political
    theories dominant in the world today,
    from which contemporary traditional
    democracy emerges.
    The party is only a part of the people,
    but the sovereignty of the people is
    indivisible.
    The party governs on behalf of the
    people, but the principle is no represen-
    tation in lieu of the people.
    The party system is the modern
    tribal and sectarian system. The socie-
    ty governed by one party is exactly like
    that which is governed by one tribe or

    [16]


    one sect. The party, as stated above,
    represents the outlook of a certain
    group of people, or the interests of one
    group of the society, or one belief or
    one locality. Such a party must be a
    minority compared to the whole people
    just as the tribe and the sect are. The
    minority has common interests or a
    sectarian belief. From such interests
    or belief, the common outlook is
    formed. Only blood-relationship dis-
    tinguishes a tribe from a party and
    even at the foundation of a party there
    may be blood-relationship. There is no
    difference between party struggles
    and tribal or sectarian struggles for
    power. And if tribal and sectarian rule
    is politically rejected and disavowed,
    then the party system must similarly
    be rejected and disavowed. Both of
    them tread the same path and lead to
    the same end. The negative and des-
    tructive effect on the society of the
    tribal and sectarian struggles is iden-
    tical to the negative and destructive
    effect of the party struggle.

    Altro che: Gheddafi, nella sua immagine di "beduino" alla vista dei cosidetti " OCCIDENTALI", ha ragione al 100%.Tutta la classe politica italiana ( enon solo) dovrebbe essere bannata a vita, e cambiare SISTEMA. 23-09-2011 12:51 - demoniocrazia
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