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Francesco Paternò
Ora discontinuità
La presidente di Confindustria Emma Marcegaglia ormai divorzia ogni giorno dal governo Berlusconi, un leit motiv che fa sospettare quanto gli industriali vedano più vicino la fine dell'esecutivo. Parlando ai colleghi della Toscana, Marcegaglia ha sparato a zero e ha annunciato un sorta di «manifesto delle imprese per salvare l'Italia». Sarà presentato al governo, sempre che il governo, dice, sia «disponibile a parlare con noi e con le altre associazioni. Se invece vuole andare avanti con piccole cose, non siamo più disponibili, scindiamo le nostre responsabilità, perché vogliamo un cambiamento vero».
La leader degli industriali, dunque, si dice pronta a «scindere» la sua responsabilità da quella del governo, perché «vogliamo un cambiamento vero», non manovre riscritte all'ultima ora e inefficaci. Marcegaglia insiste: «Noi vogliamo una vera discontinuità e la vogliamo velocemente: basta con le piccole cose, non siamo più disponibili a stare in una situazione di stallo, in cui si vivacchia e in cui ci si limita a fare qualche piccola manutenzione».
A Montecitorio, il voto di salvataggio dalle manette di Marco Milanese, braccio destro del ministro dell'economia Giulio Tremonti, sembra rientrare a pieno titolo nella «piccola manutenzione» e nel «vivacchiare» del governo. Nel «manifesto delle imprese per salvare l'Italia», spiega il presidente di Confindustria, ci saranno invece poche ma strutturali riforme, quelle a suo parere che servono al paese per tornare sopra la linea di galleggiamento.
Cosa chiedono gli industriali? Una riduzione della spesa pubblica e «non più solo con tagli lineari» e una «riforma delle pensioni che ci metta in linea con gli altri paesi europei». E i soldi derivati da queste riforme dovrebbero essere usati per «abbassare il cuneo fiscale, a partire dai giovani». Nel documento in stesura, la presidente degli industriali chiederà poi la vendita dei beni pubblici per fare cassa. O meglio: «Vendere il patrimonio - spiega - anche per abbassare il deficit, per diminuire l'ingerenza del pubblico che è ancora troppo forte e si porta dietro clientele, oltre a fare concorrenza sleale».
Nel «manifesto» ci sarà anche il tema delle liberalizzazioni, perché, infierisce Marcegaglia, «nell'ultima manovra non c'è quasi niente»; e infine anche quello delle infrastrutture, «un tema che riguarda tutto il paese. Dobbiamo guardarci in faccia e domandarci se vogliamo tornare a crescere». A Tremonti, in particolare, manda a dire che che non è più possibile aspettare «la riforma fiscale, occorre abbassare le tasse a chi tiene in piedi il paese, lavoratori e imprese», ricordando che gli industriali sarebbero pronti «anche a una piccola patrimoniale, pur di avere meno tasse». E sempre parole di fiele per il ministro, Marcegaglia sottolinea come la crisi vada affrontata «dicendoci la verità». Evidentemente Tremonti non l'ha detta, per la presidente: non è vero «che stiamo meglio di altri» e dunque bisogna «cambiare l'Italia», che non può più stare «in stallo».
Ma l'affondo le viene ancora meglio tirando in ballo il Quirinale: «Io sono d'accordo con il presidente Napolitano - dice Marcegaglia - che non si possono nascondere i problemi, alcuni che ci arrivano dal passato, altri che si sono incancreniti. Se non facciamo i conti qui a casa, facciamo un errore drammatico: come possiamo pensare che i tedeschi ci aiutino, visto che loro vanno in pensione a 65 anni?». Bisogna far «presto», altrimenti arriveremo «al 2014 con una pressione fiscale record».
Che succederà? Nulla, per adesso, come le risponde Maurizio Gasparri, presidente dei senatori del Pdl: «Il governo ha la fiducia del Parlamento. Una crisi dell'esecutivo, le elezioni anticipate, un governo di tutti in cui ognuno metterebbe il proprio veto è una delle soluzioni peggiori».
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mai una volta che dicano: mi compro uno yacht di meno, una supercar di meno, una villa di meno...loro vogliono solo aumentare il capitale senza accontentarsi di restare ai livelli dell'anno prima. e purtroppo questa maniera di pensare la inoculano anche tra la gente comune. fine 25-09-2011 12:01 - stefano b.
Ebbene la verità è che sia Tremonti che la Marcegaglia sono convinti che la verità sia la propria o al massimo quella delle categorie di persone che appoggiano l’uno o l’altra ……..
E’ evidentissimo che le loro non possono in alcun modo essere delle verità …..
Una verità ha valore assoluto, quindi deve valere per tutti indistintamente, ma ciò può essere compreso esclusivamente da coloro che ponendosi al di fuori degli interessi di parte, riescono ad osservare e a meditare senza lasciarsi coinvolgere, nel modo più distaccato possibile, obiettivo ed oggettivo ……….
Tremonti e la Marcegaglia, non hanno la possibilità di porsi nelle condizioni adatte per poter distinguere il vero dal falso …….… 24-09-2011 21:40 - Vero o falso ?
Lei vuole dal capo del governo e da Tremonti,una seria privatizzazione e un attacco serio alla classe operaia.
Lei e stanca di aspettare quello che vuole subito.
Pare la scena del film IL Papa Re,quando la gente attaccava il carcere perche voleva vedere l'esecuzione subito e non voleva che il prete facesse il suo lavoro!
Questa donna,insieme ai sindacati gialli e al terzo polo,sono peggio del "prete".
Sono stanco di correre a presso a tutti quelli che stanno contro Berlusconi.Anzi devo dire che in questi ultimi tempi Berlusconi è meglio che rimanga un altro pò!
Almeno non si uniscono tutte queste destre!
Noi di sinistra dovremmo,invece di scannarci tra noi,unire le nostre forze,contarci e attaccare con una politica popolare per il popolo.
In questo modo,anche se minoranza diventeremo subito magioranza.Ma cacciamo dal nostro fronte tutti quelli che confondono e che vogliono inciuci con le destre antiberlusconi.Non è Berlusconi il nemico maggiore.Oggi sono i Luca di Montezemolo e i Fini con i Rutelli e D'Alema a avere idee di destra chiare! 24-09-2011 19:18 - maurizio mariani