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Antonio Sciotto
Il 15 ottobre indignati in piazza
Un'assemblea piena di ragazzi e ragazze, il programma di una mobilitazione per i beni comuni, per lo stato sociale, per il lavoro: per cambiare la politica e soprattutto questa classe politica. Non sembrava neanche di stare nella depressa Italia, ieri, all'ex cinema Palazzo occupato di San Lorenzo. Gli «indignati» infatti, e cioè i movimenti, gli studenti e i ricercatori, gli attori e tecnici del Teatro Valle, la Fiom, politici moderni e sburocratizzati come Luigi De Magistris hanno un programma ambizioso: ridare ossigeno al nostro Paese ribaltando la logica della crisi e del debito, che dovrebbe farci digerire tutti i tagli, e ripartire per una vera alternativa. Non solo far cadere Berlusconi, ma costruire un futuro a partire dalle esperienze dell'ultimo anno: dalla manifestazione Fiom del 16 ottobre 2010 a quelle degli studenti e delle donne contro gli orrori dell'«utilizzatore finale», fino alle ultime amministrative e ai referendum. Un magma vivo e appassionato, variegato ma unito, che in Italia si raccoglierà il prossimo 15 ottobre, per una grande manifestazione a Roma.
Leggi il documento approvato dall'assemblea
Posta così, come tante cose a sinistra, potrebbe sembrare anche il festival delle utopie, ma non a caso gli organizzatori dell'assemblea di ieri hanno voluto ancorare le prossime mobilitazioni, a partire da quella del 15 ottobre, a quanto di più concreto e positivo abbiamo oggi in Italia, la Fiom appunto, con i suoi operai quotidianamente in lotta con la crisi, la Fiat e le altre imprese, e l'esperienza - difficilissima ma entusiasmante - di un amministratore come De Magistris, che in una realtà dura come Napoli tutto può tranne che fermarsi a sognare. «I partiti di oggi nun c'a fannu», dice tra gli applausi il sindaco di Napoli, auspicando una nuova politica che peschi dai cittadini e dai movimenti la linfa per l'azione. E Maurizio Landini, il segretario della Fiom, dice che «c'è un attacco senza precedenti al lavoro e alla democrazia», e che «se la Fiom sarà in piazza con i movimenti per cambiare la politica, gli studenti e i precari devono sostenere gli operai nella loro battaglia per il contratto nazionale e per la cancellazione dell'articolo 8, perché la minaccia all'articolo 18 e la derogabilità dei contratti e delle leggi è una minaccia per tutti».
Un anno di lotte (e di successi)A tracciare il percorso che ha portato all'assemblea di ieri, e soprattutto alla manifestazione del prossimo 15 ottobre, è Francesco Raparelli, ricercatore universitario e tra gli organizzatori insieme a «Uniti contro la crisi» (cartello di movimenti che vede tra gli altri Luca Casarini e il portavoce della «Cgil che vogliamo» Gianni Rinaldini): «Idealmente tutto è iniziato con Pomigliano, il nuovo modello di relazioni industriali che la Fiat ha voluto imporre l'anno scorso e che molti, anche alcuni sindacati, dicevano essere un caso unico, isolato, che non si sarebbe ripetuto: e invece oggi vediamo a che punto siamo. Poi c'è stato nei mesi successivi il 16 ottobre della Fiom, il movimento degli studenti, il 14 dicembre, le manifestazioni delle donne. Proteste che non abbiamo visto solo in Italia, ma che sono arrivate al cuore della finanza, alla City di Londra. E poi le ultime elezioni amministrative, e i referendum, in cui 27 milioni di italiani hanno detto no alle privatizzazioni». «Non basta parlare solo della caduta di Berlusconi, ma si deve costruire una vera alternativa, legando la radicalità dei movimenti alla capacità di incidere sulle istituzioni».
«Europa, rise up!»
Tanti nodi ricorrono negli interventi: «Lottiamo contro l'inserimento nella Costituzione della regola aurea, cioè l'obbligo del pareggio di bilancio, perché esso si traduce nella politica dei tagli e della crescita a tutti i costi, a discapito del welfare e dei diritti di cittadinanza». «No al pagamento del debito così come è posto dai governi europei e dalle banche». «No alle politiche imposte dalla Bce». Lo slogan è «Europa, rise up!» (risollevati!), ma a partire da un nuovo modello sociale ed economico. I lavoratori del Teatro Valle occupato parlano dei tagli alla cultura, e spiegano che con tanti intellettuali, da Ugo Mattei a Stefano Rodotà, stanno cercando di ridefinire lo statuto giuridico dei «beni comuni», in modo da non fare lotte vaghe e velleitarie, ma basate su obiettivi credibili e precisi. «Bisogna affiancare allo Statuto dei lavoratori - spiegano - tanti altri Statuti della cittadinanza, dei beni comuni, di cui dobbiamo riappropriarci». Sarà anche per questo, che proprio lo spazio dell'ex cinema Palazzo, che una speculazione vorrebbe trasformare in casinò, è quanto mai adatto all'assemblea.
Il sindaco e l'operaio
Landini si concentra sull'articolo 8: «È un attacco che non va sottovalutato - spiega - Vuol dire che tutto sarà derogabile, che si potrà lavorare ad esempio 60 ore a settimana. È la "balcanizzazione", la competizione tra diritti e persone. Non solo dobbiamo fare di tutto perché questo governo lo cancelli, e ricorrere alla Corte costituzionale e se serve a un referendum, ma aggiungo che se il prossimo governo non si impegna a cancellarlo è come se non cambiasse nulla: non siamo disposti a compromessi». Una riflessione, insomma, sul dopo-Berlusconi: «Un precario, se resta precario anche con un prossimo governo di centro-sinistra, non è che è più contento - dice Landini tra gli applausi - E allora più che un programma di 280 pagine, ci dicano 5 o 6 cose che vogliono fare, ma rimettendo al centro il lavoro». Il leader della Fiom conclude con un appello: «Noi saremo il 15 con voi, ma voi non lasciateci soli: in ottobre pensiamo a un grande sciopero generale nella Fiat, e dobbiamo stare uniti».
Altrettanto applaudito De Magistris, che ha voluto iniziare spiegando che «a Vittorio Arrigoni, che scriveva sul manifesto e a cui è dedicata la sala del cinema in cui stiamo parlando, noi a Napoli stiamo pensando di intitolare uno spazio pubblico». De Magistris ha aggiunto che insediatosi ha trovato «zero euro in cassa, 220 milioni tagliati dal governo e 2500 tonnellate di rifiuti: ma è stato l'entusiasmo della gente che mi ha sostenuto già dalla campagna elettorale a darmi l'energia». Secondo il sindaco di Napoli, è proprio questo modello che bisogna ripetere su scala nazionale: «Basta con la politica lontana dalle persone: facciamo sì che i movimenti incidano sulla classe politica e la cambino. Questa manovra del governo non era l'unica possibile: potevano tassare le rendite, i grandi patrimoni, i capitali scudati degli evasori e dei mafiosi, ricavando 20 miliardi di euro. Noi a Napoli non abbiamo tagliato welfare e cultura, ma le esternalizzazioni dei servizi e le consulenze. Abbiamo "liberalizzato" gli artisti di strada, stiamo pedonalizzando le vie, potenziando i mezzi pubblici senza aumentare i biglietti, perché così la gente è invogliata a uscire. La città non è più sicura con più militari, ma se tutti escono e si conoscono. Così invogliamo anche i turisti a visitarci. Ho ripubblicizzato delle spa che gestivano servizi. Ho stracciato 100 contratti di consulenza da 150 mila euro lordi ereditati da 20 anni di centrosinistra. Mi è costato, ma la gente è con me». «Daje!», incita il pubblico. E allora il 15 tutti in piazza.
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SINDACATO DI BASE IN SCIOPERO ALTA ADESIONE
Disagi per stop metro-bus, verso ottobre caldo
Dalla scuola alla Pubblica Amministrazione, inizia mese di proteste
03 ottobre, 19:54
Lo sciopero a Roma, file ai taxi e per i bus
Metro, tram, autobus e treni fermi o a singhiozzo in diverse città, da Roma a Napoli. E' stato un lunedì "nero" per il trasporto pubblico, bloccato per lo sciopero di 24 ore proclamato dall'Usb, l'Unione sindacale di base, contro i tagli al settore. Una giornata di stop che è solo la prima di una lunga serie, visto che ottobre si preannuncia come un mese caldo sul fronte scioperi. Da oggi, infatti, è partita anche la protesta dei dipendenti delle Poste e già venerdì prossimo si mobiliterà la scuola.
Intanto, oggi a Roma entrambe le linee della metro si sono fermate e secondo l'Agenzia per la mobilità l'adesione nel comparto trasporti è stata del 38%, stando ai dati della tarda mattinata. L'Usb parla di una partecipazione ancora più alta, con lo stop che avrebbe riguardato il 70% dei bus. A Napoli si é fermata la metropolitana della società Sepsa, disagi si sono verificati pure a Bologna, anche se in ogni caso sono state previste le fasce di garanzia. A Firenze, invece, la Rsu Ataf ha proclamato uno sciopero di 24 ore il prossimo venerdì.
Ecco di seguito il calendario delle principali mobilitazioni che scandiranno il mese di ottobre.
- POSTE. Sarà un mese di protesta per i dipendenti delle poste. Da oggi fino al 30 ottobre, infatti, è stato deciso da Slp-Cisl, Uilposte, Confsal-Com e Ugl-Com lo stop delle prestazioni straordinarie aggiuntive.
- SCUOLA. l'Unicobas scuola ha proclamato per venerdì 7 una giornata di sciopero contro la manovra, con un presidio sotto il Ministero dell'Istruzione. Alla mobilitazione hanno aderito anche Usi e Usb. Venerdì 7 ottobre incroceranno le braccia pure i lavoratori dei servizi esternalizzati di Regioni e autonomie locali aderenti a Usi-Ait. 03-10-2011 21:03 - SALVATORE USB SEMPRE
LA DEMOCRAZIA SI ESPRIME APRENDO A TUTTE LE FORZE SOCIALI, NON AI FASCITI CONFEDERALI CHE ALLE ELEZIONI DELLE RSU PERDONO PUNTUALMENTE VOTI MA GUARDA CASO HANNO SEMPRE PIU' SEGGI DEI SINDACATI DI BASE.
FINALMENTE IL 15 OTTOBRE IL POPOLO DARA' UNA SPALLATA A QUESTI SINDACATI INUTILI CGIL CISL E UIL E IL SINDACALISMO DI BASE SARà L'UNICA FORZA RIFORMATREICE DEI LAVORATORI. 01-10-2011 16:38 - SALVATORE USB
nON AFFOGARE NELL'IGNORANZA SINDACALE A CUI TI HANNO ABITUATO .
IL CONFLITTO ESISTE E LA CGIL L'HA PERSO DA DECENNI.
Roma, 11/09/2011
CONTINUA IL PRESIDIO PERMANENTE, APPUNTAMENTO ORE 15, A PIAZZA MONTECITORIO, CONTRO LA 'MANOVRA'
L’assemblea nazionale realizzata a partire dall’appello proposto da Roma Bene Comune, che si è tenuta oggi 10 settembre 2011, ha raccolto nella struttura dell’ex deposito Atac di San Paolo a Roma una partecipazione che non si vedeva da tempo, di collettivi, associazioni, movimenti, realtà del sindacalismo conflittuale e di base; una partecipazione ampia ed attiva soprattutto di moltissimi attivisti e persone che hanno deciso di prendere parte ad un momento di confronto realmente orizzontale e partecipativo, offrendo la propria disponibilità a mettersi in gioco dentro una nuova stagione di conflitto e trasformazione dal basso.
Innanzitutto le tante soggettività intervenute hanno condiviso la necessità di alimentare e costruire un processo indipendente, che rifiutando deleghe e scelte di rappresentanza istituzionale, respinge qualunque ipotesi di alternanza di Governance della crisi del capitalismo e affermi la necessità di costruire l’alternativa dentro il conflitto. Un processo indipendente che valorizzi ed amplifichi il peso delle tante lotte che crescono nel nostro paese e che faccia di esse processo costituente e trasformativo.
Un processo aperto e plurale, che cresca come luogo pubblico di confronto ed iniziativa, dentro il quale le soggettività consolidate si rendono disponibili a fare un passo indietro ricercando nuovi spazi di protagonismo sociale e politico, di sperimentazione di linguaggi e di pratiche. Un processo, quindi, al quale intendiamo dare continuità senza scorciatoie o accelerazioni politiciste.
Un processo che guarda lontano e si alimenta da subito delle tante iniziative di contestazione alla nuova manovra dettata dalla BCE che il governo Berlusconi ci sta imponendo con la complicità delle false opposizioni politiche e sindacali, che si nutre delle tante lotte sociali, da chi nei territori si batte per la difesa dei beni comuni, per l’accesso ai saperi, per i diritti dei lavoratori e lavoratrici, contro la precarietà e contro il razzismo e le discriminazioni.
In questo quadro la data della mobilitazione internazionale del 15 ottobre prossimo convocata dai movimenti europei e del mediterraneo è una occasione fondamentale che non potrà essere rinchiusa nei recinti angusti di nessuna rappresentanza.
Il terreno comune su cui sperimentarsi proprio a partire dai prossimi giorni e settimane, prima e dopo la giornata del 15 ottobre è una campagna di iniziativa e mobilitazione che metta al centro una parola d’ordine ed un concetto chiaro: il debito attraverso il quale ci vogliono far pagare il prezzo della loro crisi, non è il nostro, non lo abbiamo contratto, noi non lo paghiamo. Questo vuol dire smascherare e agire contro i responsabili della crisi e i loro simboli, riconquistando la sovranità ed esercitando nuove forme di riappropriazione di reddito e di vita.
L’assemblea individua come tappe condivise di questo percorso i seguenti passaggi:
- Dare vita a partire dalla giornata di Lunedì prossimo a manifestazioni in tutta Italia contro la manovra finanziaria in occasione della ripresa delle discussioni parlamentari; per Roma riprendere e rilanciare la piazza dell’indignazione a Montecitorio.
- Una settimana di lotta da costruire nei territori, nei luoghi di lavoro, nelle scuole, nelle università, nelle città a partire dalla composizione delle lotte esistenti, dal 10 fino al 15 ottobre, con al centro appunto la parola d’ordine: IL DEBITO NON E’ IL NOSTRO, NOI Non LO PAGHIAMO.
- Costruire e Amplificare la mobilitazione del 15 ottobre, a partire dalle parole d’ordine e dai contenuti proposti dalle reti europee, che hanno promosso la mobilitazione Internazionale, definendo le modalità e le pratiche di una nostra partecipazione collettiva. A TAL FINE PROPONIAMO LA COSTRUZIONE DI UNA RIUNIONE NAZIONALE APERTA PER DEFINIRE LE MODALITA’ DI PARTECIPAZIONE e IL PERCORSO DI AVVICINAMENTO alla MANIFESTAZIONE.
- Ampliare e Garantire la partecipazione dei movimenti italiani alle mobilitazioni che si terranno in Occasione del G20 a CANNES-NIZZA dal 1 al 4 Novembre
- Costruire alla metà di NOVEMBRE un Forum Nazionale dei movimenti sociali indipendenti.
L’assemblea coglie come occasione di confronto le iniziative indette per il 17 settembre contro la finanza internazionale e le borse europee, l’assemblea del 1 ottobre dell’appello “dobbiamo fermarli” e la costruzione dello sciopero precario.
L’assemblea esprime inoltre la sua incondizionata solidarietà alle persone arrestate in VAL di SUSA (9 settembre) e a Napoli (6 settembre). 26-09-2011 23:44 - salvatore usb pinerolo
dover eravate quando abbiamo dichiarato sciopero per la difesa di Mirafiori il 6 ottobre?
a fare i conti con i proventi delle liberalizzazioni dei fondi pensione?
Cometa potete mettervela in quel posto.
ùIl sindacato di base ha fatto deragliare la previdenza complementare e faremo deragliare la tua cgil ....
Avete rotto voi con le vostre politiche concertative.
Dovrebbero esserci 1000 sindacati per farvi sparire dalla faccia dell'Italia.
Avete rovinato il mondo del lavoro approvando una miriade di rinnovi contrattuali vergognosi.
Vieni a lavorare in fabbrica con gli accordi della tua cgil del... e poi vedi cosa vuol dire ssubire tali accordi.
La cgil deve sprofondare insieme agli altri. 26-09-2011 23:33 - SAlvatore
COME AL SOLITO IL MANIFESTO RESTA AL SERVIZIO DEI PIU' FORTI.
NEGLI INDIGNADOS RICORDO NUOVAMENTE CHE E' IL SINDACALISMO DI BASE CHE HA ORGANIZZATO IL 10 SETTEMBRE UNA GRANDE ASSEMBLEA A ROMA DOVE HANNO PARTECIPATO MIGLIAIA DI LAVORATORI PER ORGANIZZARSI.
RICORDO CHE LA FIOM CONTINUA AD ANDARE ALLEGRAMENTE A BRACCETTO CON LA CGIL CHE FIRMA LE DEROGHE AI CONTRATTI.
E' ARRIVATA L'ORA DI CAMBIARE LE POLITICHE SINDACALI IN QUESTO PAESE.
QUANDO LA FINITE DI BACIARE LA MANO AI PADRONI?
SArebbe olra che il sindacato si concentrasse per una nuova stagione lontano dagli introiti economici dei patronati dei 730 dei fondi pensione.
pensate ai lavoratori e meno ai servizi 26-09-2011 09:13 - salvatore usb pinerolo