-
|
redazione
Marcia Perugia-Assisi principi e proposte per un futuro di pace
Alla fine sono stati in 50 mila a partecipare alla "marcia per la pace e la fratellanza dei popoli" da Perugia a Assisi che si è tenuta ieri mattina. Una festa, un incontro, una testimonianza lunga 24 chilometri a 50 anni dalla prima edizione, lanciata dal filosofo antifascista e non violento Aldo Capitini.
Alla fine della marcia, dalla Rocca di Assisi, è stata letta la "mozione finale", come fece Capitini cinquanta anni fa. Un documento che mette insieme princpi e proposte. Ve lo proponiamo:
A conclusione della Perugia-Assisi, che abbiamo convocato a cinquant’anni dalla prima Marcia organizzata il 24 settembre 1961 da Aldo Capitini, vogliamo lanciare un nuovo appello per la pace e la fratellanza dei popoli. Lo facciamo richiamando il primo articolo della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani che proclama: “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”. La fratellanza dei popoli si basa sulla dignità, sugli eguali diritti fondamentali e sulla cittadinanza universale delle persone che compongono i popoli. I diritti umani sono il nome dei bisogni vitali di cui è portatrice ogni persona. Essi interpellano l’agenda della politica la quale deve farsi carico di azioni concrete per assicurare “tutti i diritti umani per tutti” a livello nazionale e internazionale. La sfida è tradurre in pratica il principio dell’interdipendenza e indivisibilità dei diritti umani – civili, politici, economici, sociali e culturali – e ridefinire la cittadinanza nel segno dell’inclusione. L’agenda politica dei diritti umani comporta che nei programmi dei partiti e dei governi ciascun diritto umano deve costituire il capoverso di un capitolo articolato concretamente in politiche pubbliche e misure positive. Il nostro appello per la pace e la fratellanza dei popoli contiene alcuni principi, proposte e impegni: Principi Primo. Il mondo sta diventando sempre più insicuro. Se continuiamo a spendere 1.6 trilioni di dollari all’anno per fare la guerra non riusciremo a risolvere nessuno dei grandi problemi del nostro tempo: la miseria e la morte per fame, il cambio climatico, la disoccupazione, le mafie, la criminalità organizzata e la corruzione. Se vogliamo uscire dalla crisi dobbiamo smettere di fare la guerra e passare dalla sicurezza militare alla sicurezza umana, dalla sicurezza nazionale alla sicurezza comune. Secondo. Se vogliamo la pace dobbiamo rovesciare le priorità della politica e dell’economia. Dobbiamo mettere al centro le persone e i popoli con la loro dignità, responsabilità e diritti. Terzo. La nonviolenza è per l’Italia, per l’Europa e per tutti via di uscita dalla difesa di posizioni insufficienti, metodo e stile di vita, strumento di liberazione, strada maestra per contrastare ogni forma d’ingiustizia e costruire persone, società e realtà migliori. Quarto. Se vogliamo la pace dobbiamo investire sulla solidarietà e sulla cooperazione a tutti i livelli, a livello personale, nelle nostre comunità come nelle relazioni tra i popoli e gli stati. La logica perversa dei cosiddetti "interessi nazionali", del mercato, del profitto e della competizione globale sta impoverendo e distruggendo il mondo. La solidarietà tra le persone, i popoli e le generazioni, se prima era auspicabile, oggi è diventata indispensabile. Quinto. Non c’è pace senza una politica di pace e di giustizia. L’Italia, l’Europa e il mondo hanno bisogno urgente di una politica nuova e di una nuova cultura politica nonviolenta fondata sui diritti umani. Quanto più si aggrava la crisi della politica, tanto più è necessario sviluppare la consapevolezza delle responsabilità condivise. Serve un nuovo coraggio civico e politico. Sesto. Se davvero vogliamo la pace dobbiamo costruire e diffondere la cultura della pace positiva. Una cultura che rimetta al centro della nostra vita i valori della nostra Costituzione e che sappia generare comportamenti personali e politiche pubbliche coerenti. Per questo, prima di tutto, è necessario educare alla pace. Educare alla pace è responsabilità di tutti ma la scuola ha una responsabilità e un compito speciali. Proposte e impegni 1. Garantire a tutti il diritto al cibo e all’acqua E’ intollerabile che ancora oggi più di un miliardo di persone sia privato del cibo e dell’acqua necessaria per sopravvivere mentre abbiamo tutte le risorse per evitarlo. Ed è ancora più intollerabile che queste atroci sofferenze siano aumentate dalla speculazione finanziaria sul cibo, dall’accaparramento delle terre fertili, dalla devastazione dell’agricoltura e dalla privatizzazione dell’acqua. 2. Promuovere un lavoro dignitoso per tutti Un miliardo e duecento milioni di persone lavorano in condizioni di sfruttamento. Altri 250 milioni non hanno un lavoro. 200 milioni devono emigrare per cercarne uno. Oltre 12 milioni sono vittime della criminalità e sono costrette a lavorare in condizioni disumane. 158 milioni di bambine e di bambini sono costretti a lavorare. Occorre ridare dignità al lavoro e ai lavoratori, giovani e anziani, di tutto il mondo. 3. Investire sui giovani, sull’educazione e la cultura Un paese che non investe, non valorizza e non dà spazio ai giovani è un paese senza futuro. La lotta alla disoccupazione giovanile deve diventare una priorità nazionale. Investire sulla scuola, sull’università, sulla ricerca e sulla cultura vuol dire investire sulla crescita sociale, politica ed economica del proprio paese. 4. Disarmare la finanza e costruire un’economia di giustizia La finanza, priva di ogni controllo internazionale, sta mettendo in crisi l'Europa politica e provoca un drammatico aumento della povertà. Bisogna togliere alla finanza il potere che ha acquisito e ripristinare il primato della politica sulla finanza. Occorre tassare le transazioni finanziarie, lottare contro la corruzione e l’evasione fiscale e ridistribuire la ricchezza per ridurre le disuguaglianze sociali. 5. Ripudiare la guerra, tagliare le spese militari La guerra è sempre un’inutile strage e va messa al bando come abbiamo fatto con la schiavitù. Anche quando la chiamiamo con un altro nome è incapace di risolvere i problemi che dice di voler risolvere e finisce per moltiplicarli. Promuovere e difendere sistematicamente i diritti umani, investire sulla prevenzione dei conflitti e sulla loro soluzione nonviolenta, promuovere il disarmo, contrastare i traffici e il commercio delle armi, tagliare le spese militari e riconvertire l’industria bellica è il miglior modo per aumentare la nostra sicurezza. 6. Difendere i beni comuni e il pianeta. Se non impariamo a difendere e gestire correttamente i beni comuni globali di cui disponiamo, beni come l’aria, l’acqua, l’energia e la terra, non ci sarà né pace né sicurezza per nessuno. Nessuno si deve più appropriare di questi beni che devono essere tutelati e condivisi con tutti. Urgono istituzioni, politiche nazionali e internazionali democratiche capaci di operare in tal senso. Occorre ridurre la dipendenza dai fossili, introdurre nuove tecnologie verdi e nuovi stili di vita non più basati sull’individualismo, la mercificazione e il consumismo. 7. Promuovere il diritto a un’informazione libera e pluralista Un'informazione obiettiva, completa, imparziale, plurale che mette al centro la vita delle persone e dei popoli è condizione indispensabile per la libertà e la democrazia. Sollecita la partecipazione alla vita e alle scelte della collettività; favorisce la comprensione dei fenomeni più complessi che attraversano il nostro tempo, promuovere il dialogo e il confronto, costruisce ponti fra le civiltà, avvicina culture diverse, diffonde e consolida la cultura della pace e dei diritti umani. 8. Fare dell’Onu la casa comune dell’umanità. Tutti nelle Nazioni Unite, le Nazioni Unite per tutti. Se vogliamo costruire un argine al disordine internazionale, i governi devono accettare di democratizzare e rafforzare le Nazioni Unite mettendo in comune le risorse e le conoscenze per fronteggiare le grandi emergenze sociali e ambientali mondiali. 9. Investire sulla società civile e sullo sviluppo della democrazia partecipativa Senza una società civile attiva e responsabile e lo sviluppo della cooperazione tra la società civile e le istituzioni a tutti i livelli non sarà possibile risolvere nessuno dei grandi problemi del nostro tempo. Rafforzare la società civile responsabile e promuovere la democrazia partecipativa è uno dei modi più concreti per superare la crisi della politica, della democrazia e delle istituzioni. 10. Costruire società aperte e inclusive. Il futuro non è nella chiusura in comunità sempre più piccole, isolate e intolleranti che perseguono ciecamente i propri interessi ma nell’apertura all’incontro con gli altri e nella costruzione di relazioni improntate ai principi dell’uguaglianza e alla promozione del bene comune. Praticare il rispetto e il dialogo tra le fedi e le culture arricchisce e accresce la coesione delle nostre comunità. I rifugiati e i migranti sono persone e come tali devono vedere riconosciuti e rispettati i diritti fondamentali. Queste priorità devono essere portate avanti da ogni persona, a livello locale, nazionale e globale, in Europa come nel Mediterraneo. Per realizzarle abbiamo innanzitutto bisogno di agire insieme con una strategia comune e la consapevolezza di avere un obiettivo comune. Per realizzarle abbiamo bisogno di dare all’Italia un governo di pace e una nuova politica, coerente in ogni ambito, e di investire con grande determinazione sulla costruzione di un’Europa dei cittadini, federale e democratica, aperta, solidale e nonviolenta e di una Comunità del Mediterraneo che, raccogliendo la straordinaria domanda di libertà e di giustizia della primavera araba, trasformi finalmente quest’area di grandi crisi e tensioni in un mare di pace e benessere per tutti.
- 30/09/2011 [3 commenti]
- 30/09/2011 [4 commenti]
- 30/09/2011 [1 commenti]
- 30/09/2011 [0 commenti]
- 30/09/2011 [10 commenti]
- 30/09/2011 [1 commenti]
- 29/09/2011 [2 commenti]
- 29/09/2011 [2 commenti]
- 29/09/2011 [15 commenti]
- 29/09/2011 [0 commenti]
- 29/09/2011 [1 commenti]
- 28/09/2011 [4 commenti]
- 28/09/2011 [8 commenti]
- 28/09/2011 [13 commenti]
- 27/09/2011 [21 commenti]
- 27/09/2011 [4 commenti]
- 27/09/2011 [4 commenti]
- 26/09/2011 [13 commenti]
- 26/09/2011 [3 commenti]
- 26/09/2011 [3 commenti]
- 26/09/2011 [8 commenti]
- 24/09/2011 [14 commenti]
- 24/09/2011 [11 commenti]
- 24/09/2011 [12 commenti]
- 23/09/2011 [6 commenti]
- 23/09/2011 [18 commenti]
- 23/09/2011 [3 commenti]
- 22/09/2011 [9 commenti]
- 22/09/2011 [10 commenti]
- 21/09/2011 [2 commenti]
- 21/09/2011 [18 commenti]
- 21/09/2011 [12 commenti]
- 21/09/2011 [7 commenti]
- 20/09/2011 [19 commenti]
- 20/09/2011 [1 commenti]
- 20/09/2011 [9 commenti]
- 19/09/2011 [7 commenti]
- 19/09/2011 [6 commenti]
- 19/09/2011 [2 commenti]
- 19/09/2011 [2 commenti]
- 18/09/2011 [34 commenti]
- 18/09/2011 [2 commenti]
- 18/09/2011 [2 commenti]
- 17/09/2011 [4 commenti]
- 17/09/2011 [22 commenti]
- 17/09/2011 [2 commenti]
- 16/09/2011 [7 commenti]
- 16/09/2011 [1 commenti]
- 16/09/2011 [3 commenti]
- 15/09/2011 [10 commenti]
- 15/09/2011 [6 commenti]
- 15/09/2011 [11 commenti]
- 15/09/2011 [1 commenti]
- 15/09/2011 [9 commenti]
- 14/09/2011 [31 commenti]
- 14/09/2011 [9 commenti]
- 14/09/2011 [4 commenti]
- 13/09/2011 [2 commenti]
- 13/09/2011 [6 commenti]
- 13/09/2011 [4 commenti]
-
La Somalia va a pesca
| di Giorgia Fletcher del 21.12.2012 -
La termoelettrica di Huexca
| di Fulvio Gioanetto del 20.12.2012
-
Bob Lutz in Gm, l'eterno ritornoBob Lutz è tornato. 80 anni il prossimo 12 febbraio, Robert Anthony “Bob” Lutz non è mai andato via davvero. Viene anzi il sospetto che forse non se ne andrà mai, come quegli highlander celebrati in un fortunato film, destinati a combattere nei secoli con gli spadoni per la loro immortalità. Le spade di Lutz sono le sue amate automobili.7 novembre 2011
-
Lezioni di dissensoDomenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.7 novembre 2011
-
Gentile cavaliere, scenda dalla sella
di Luisa Betti - 15.02.2013 18:02
-
Sulla gerontocrazia e i “grandi vecchi”
di massimozucchetti - 14.02.2013 22:02
-
Scuola: “Concorso-truffa”, seconda parte
di Roberto Ciccarelli - 13.02.2013 09:02
-
Fanaticolandia 2
di luca celada - 13.02.2013 07:02
-
Matrimonio per tutti: l’Assemblée approva, 329 a favore, 299 contro
di Anna Maria - 12.02.2013 18:02
-
Dead Writers, annusa il profumo della letteratura
di arianna - 08.02.2013 09:02
-
Revolution: J.J. Abrams e i suoi errori
di nefeli - 04.02.2013 08:02
-
Full Metal Jacket, il diario in una App per Ipad
di Filippo Brunamonti - 02.02.2013 20:02
-
Metti Jac all’Ara Pacis: quadretti di un’esposizione
di Andrea - 20.01.2013 19:01
-
Un mezzo trasloco
di a. d. - 16.01.2013 15:01
-
Gomorra2, e che fiction sia
di francesca - 13.01.2013 16:01
-
I comunicati zapatisti / 2 e fine
di gianni - 10.01.2013 03:01
-
Ford Fiesta, MyKey è la tua
di fpaterno - 26.11.2012 19:11











Personalmente non credo che le guerre si facciano per soddisfare i produttori di armi, anche se loro ci guadagnano un bel po', e la richiesta della chiusura delle fabbriche di armi e' utopistica e crea una falsa coscienza. 27-09-2011 18:12 - alex1
Se è politicamente corretta, perchè "il giornale" l'ha pesantemente attaccata in prima pagina, mostrando tutta la sua tristezza per il fatto che non ci siano state teste spaccate o vetrine infrante?
La marcia Perugia - Assisi è solo l'inizio di una serie di mobilitazioni per chiedere con forza il ritiro dell'Italia dalle false "missioni umanitarie" e la diminuzione delle spese militari.
Ma non bisogna dimenticare di proporre le vere alternative:
1- la sostituzione degli eserciti con CORPI CIVILI DI PACE;
2- la chiusura delle fabbriche che producono armi con un cambiamento di produzione. 27-09-2011 15:37 - marco