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Anna Maria Bruni
Scuole elementari, la miccia è accesa
Tagli draconiani al tempo pieno, tagli alle ore d'inglese, tagli alle ore di sostegno, tagli, anzi estinzione dei bidelli. Le scuole elementari hanno iniziato l'anno nel caos più totale, gli insegnanti, si ritrovano travolti da riunioni su riunioni per tentare di mettere ordine in quelle che in realtà hanno tutta l'apparenza delle macerie post bombardamento, e i genitori, in questo panorama di desolazione, sono ancor più disperati. Ma non domi, come si dice. E' per questo che il Coordinamento delle scuole elementari di Roma, dopo la grande e continua partecipazione ai presidi di fine anno davanti al Miur (vedi il sito www.coselementariroma.it), sta tornando all'attacco.
Dopo una prima partecipata assemblea in concomitanza con l'inizio dell'anno scolastico, sabato c'è stato il secondo appuntamento, questa volta all'elementare Ildebrando Pizzetti, su via della Pisana, onorando così l'impegno a tenere assemblee itineranti per andare incontro alle famiglie, e coinvolgere il più possibile nelle iniziative del Coordinamento.
Presenti numerosi Circoli Didattici, tra cui il 62°, scuola Franceschi, il 119° "Lambruschini", con i plessi Donati, Taggia, e Bellingeri, il 23° "Solidati-Tiburzi", il 1°, "Maffi, Maglione", il 49°, "Principe di Piemonte", il 101°, "Buon Pastore", il 24°, "Francesco Crispi", e addirittura il 203° di Anguillara Sabazia, a testimoniare che anche la cintura periferica è sul piede di guerra. In rappresentanza, un centinaio fra docenti, non docenti e genitori, intenzionati a non perdere tempo in chiacchiere. Ciascuno presente per raccontare agli altri i problemi della singola scuola, spianando la strada alla condivisione e al confronto sulla ricerca delle azioni comuni da intraprendere per “riprendersi la scuola pubblica statale”.
E non è retorica, perché il punto è che l'abbandono da parte del Ministero, concretizzatosi nel taglio del personale docente, non docente e di sostegno, nella mancata restituzione dei finanziamenti anticipati da anni dalle scuole, nel disimpegno verso la ristrutturazione degli edifici e la costruzione di nuovi, nell'ignorare le miriadi di sentenze del Tar a favore di docenti e genitori, dalle “classi pollaio” al reintegro degli insegnanti di sostegno, si sta traducendo in vero e proprio rigetto. E quindi in un atteggiamento incostituzionale, se una emanazione del governo non è in grado di rispettare il dettato che garantisce la scuola dell'obbligo. Questo è il quadro che hanno composto le denunce messe in fila in assemblea. Giornate di lezione prive di continuità didattica perché affidate ad uno “spezzatino” di insegnanti, costretti ad alternarsi per coprire ore di buco lasciate dalla mancata assunzione di insegnanti d'inglese, o affidate al volontarismo, con il quale ancora si difendono le compresenze lì dove invece il tempo pieno è stato tagliato, come racconta la maestra Chiappetta – che ci tiene a precisare di non essere parente del famigerato direttore generale del Miur – della Pizzetti. Così come d'altra parte il tanto sbandierato corso triennale parauniversitario, che avrebbe dovuto dare l'abilitazione all'insegnamento dell'inglese dopo un esame a Tor Vergata – racconta Fabrizio, insegnante del 62° C.D. - si risolve in 60 ore frontali e 40 online dopo le quali “ti mettono in classe”, dice scandalizzato dal sistema abborracciato che emerge dietro la tanto sbandierata meritocrazia. O ancora la totale mancanza di bidelli che getta nel caso la gestione di settecento bambini su cinque piani alla Francesco Crispi, denuncia Piero Castello, o ancora la loro mancanza, così come quella di compresenze nella scuola d'infanzia, dice Tiziana Goriotti, che significa non poter neanche accompagnare i bambini in bagno, cambiarli, o assisterli durante la mensa. Ma anche il ridimensionamento dell'orario a 24 ore alla Maffi, ricorda Domenico Montuori, dirigente amministrativo in quella scuola, fino alle delibere che escludono le ore di inglese per evitare lo spezzettamento della continuità didattica già raccontato. Ma l'apice è stato raggiunto alla Di Donato, dove – racconta Claudio, un genitore della Maffi, “la gestione dell'ora alternativa di religione è stata affidata... all'insegnante di religione”.
“La scuola deve tornare ad essere un elemento fondante dell'educazione alla partecipazione e alla cittadinanza – dice Alessandra Carnicella, mamma della Maffi – e deve tornare ad essere un riferimento in tutti i quartieri, ritrovando una condivisione nel territorio che ha unificato tante battaglie ”. Da qui, proposte di iniziative locali ancora una volta itineranti, ma a partire dal presidio cittadino indetto per giovedì 29 settembre alle 17 davanti al Ministero. La miccia è stata accesa.
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Per fornire un servizio di che tipo? D’istruzione/educazione o di semplice distrazione dei giovani dai problemi “gravi” (di ogni tipo) in cui siamo? La divisione e la competizione all’interno della scuola non privata (visto che non so più se usare il termine scuola pubblica) dei colleghi messi uno contro l’altro da normative confuse, incivili, malsane non permette più di dire, secondo me, che un consiglio di classe o un dipartimento siano organi di didattica e di riflessione sul proprio lavoro che agisce anzi interagisce con giovani alla ricerca non solo e non tanto di una preparazione a un ipotetico mondo del lavoro (quale lavoro, con quali regole?) ma alla ricerca di senso.
Insegnanti del sud contro insegnanti del nord, giovani contro anziani ( o vecchi forse di esperienza però), precari contro insegnanti di ruolo. Organico di fatto e organico di diritto. Ogni anno grazie a questa semplice “normativa” non ha più valore la continuità didattica.
Siamo continuamente coartati da diktat che vengono dall’alto: fai così, fai colà, io so più di te, e implicitamente si dice: “io posso fare meglio gli interessi di un’istituzione quindi tu sei escluso”da questa mansione o questo compito sebbene ci siano regole e diffusione di buone prassi. Non devi neanche pensare! devi solo conformarti a una massa che pensa così solo a mantenere il privilegio di un lavoro.
La situazione dell’integrazione di alunni disabili è gestita sempre peggio, con la scusa che le normative sono di difficile comprensione e attuazione. Vedi il caso degli esami di stato a cui i ragazzi con gravi disabilità non partecipano più…..perchè le commissioni esaminatrici non hanno tempo, si dice, di inserire dati, codici di disabilità, e quant’altro ma forse sono gli stessi insegnanti di sostegno a essere messi in un angolo da tutta la mole di Lavoro A loro Richiesto, o a mettersi nell’angolo per incapacità di fare il loro lavoro fino in fondo. Tutto sommato oltre al lavoro per l’ integrazione, mediazione con la classe, le famiglie, gli insegnanti di classe, i servizi e ultima la commissione esaminatrice, perché dovrebbero preoccuparsi anche di che cosa potrebbe essere il bene di un disabile, di come si potrebbe sentire ad essere escluso dagli esami?.
Le leggi ci sono ma non vengono rispettate. Non si garantisce una didattica per l’integrazione perché gli insegnanti stessi sono messi contro le famiglie, non ci sono risorse didattiche garantite per le diverse disabilità e non si riesce a fare la differenza come professionisti dell’educazione (si può usare questo termine? sarebbe bello no?.
La scuola privata non ha l’obbligo di ricevere alunni con disabilità, è una prerogativa “statale”, come per ogni servizio dato ai cittadini è lo stato che paga, ma alle scuole private vengono dati fondi e risorse senza che forniscano un servizio, come quello della scuola “statale”.
Qualcuno dice (credo qualche politico di questo partito di maggioranza) che la scuola pubblica non c’è più da tempo, da quando appunto si sono parificate le scuole private, perché sì, è giusto che i genitori scelgano in che scuola mandare i figli. Bella possibilità. Ma che scelta è questa? è una scelta libera o obbligata?
Noi a scuola manca poco che ci invitiamo l’uno con l’altro a licenziarci se non ci va bene questo andazzo. Tanto c’è subito qualcuno che può sostituirti. Manca poco che ci mandiamo anche a quel paese, e non sappiamo neanche più che linguaggio usare né con gli alunni ne con i colleghi. Quello esplicito che ci detterebbe la nostra rabbia?.
Nessuno osa dire niente.
Dobbiamo imparare a ribellarci.
Dobbiamo AGITARCI insieme agli utenti della scuola stessa; ci serve aiuto da parte delle famiglie.
Che scuola vogliamo?
Ci basta una scuola dove tutto va avanti alla meno peggio o anche al peggio di così…si muore? 27-09-2011 17:45 - laura soru
Se c'è un modo per correggere le innumerevoli storture della società, le abitudini ottuse e nocive, i costumi incivili e degradanti, quello è EDUCARE I BAMBINI.
Non può esserci alcuna giustificazione per togliere risorse all'istruzione, specie quando i tagli sono orizzontali, cancellano porzioni di servizi e con essi di diritti, specie quando tutto questo viene fatto, dichiaratamente o no, in nome di una ormai anacronistica e mistificatoria celebrazione del mercato e della concorrenza (l'educazione come una GARA a chi è più bravo! Quale idea più ANTIEDUCATIVA!).
Il problema riguarda la SOCIETA' e il suo FUTURO, cioè TUTTI!
LA SCUOLA ELEMENTARE ITALIANA E' UN MODELLO DI EFFICIENZA PEDAGOGICA. CHI LO NEGA MENTE SAPENDO DI MENTIRE!
GIU' LE MANI DALLA SCUOLA!
GIU' LE MANI DAI BAMBINI! 27-09-2011 12:13 - Alessandro
Pensate che compie gli anni, lui!
Sono giorni che si stanno allestendo festoni e ad Arcore ci saranno persino le bande musicali con una schiera di veline,letterine,postine,biricchine ,pronte a sollazzare il nostro Duce!
Quel giorno siete precati di non disturbare la festa.
Fate il giorno dopo,o a novembre che è meglio.
Non ci rompete la festa.
Questa volta il capo ha detto che arriverà a undici.
Speriamo bene,sarebbe un record..Da portare alla Durso nella sua famosa trasmissione!
Anzi cominciate a fare silenzio,che stiamo in viciglia di festa! 27-09-2011 07:22 - maurizio mariani