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Galapagos
La sfida su Bankitalia
Si è riaperto un fronte - quello del nuovo governatore di Bankitalia - che sembrava ormai chiuso: la nomina di Fabrizio Saccomanni (attuale direttore generale della Banca centrale) sembra di nuovo in bilico, minacciata dalla candidatura di Vittorio Grilli, attuale direttore generale del Tesoro e uomo di fiducia di Tremonti che lo ha utilizzato per anni - con l'aiuto di Marco Milanese - per piazzare i suoi uomini ai vertici delle imprese controllate o partecipate dallo stato. Ieri era convocato il Consiglio superiore della Banca d'Italia che avrebbe dovuto dare il parere sul nuovo governatore, ma dalla presidenza del consiglio non è arrivata alcuna indicazione. In compenso nel primo pomeriggio c'è stato un rapido incontro a Palazzo Chigi tra il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi (che teoricamente è favorevole alla nomina di Saccomanni) e il governatore uscente Mario Draghi. Poi il premier ha ricevuto invece Giulio Tremonti. Bocche cucite.
A parlare sono stati altri. Ad esempio, Pier Luigi Bersani e Pier Ferdinando Casini che - ieri mattina - al termine di un incontro a si sono detti preoccupati per la situazione di incertezza per la successione a Draghi al vertice di Banca d'Italia. Ma c'è anche chi ha straparlato, il solito Umberto Bossi, che ha dichiarato: «Preferisco Grilli, perché è di Milano». Forse una battuta. In ogni caso, un appoggio al candidato di Tremonti.
Poi Bossi, con il solito gesto «raffinato» (il dito medio alzato) rivolto - in questa occasione - agli industriali, ha proclamato: «Non vogliamo mica portare via i soldi delle pensioni ai pensionati per darli alle imprese, come chiede Confindustria. Siamo mica matti. Una volta c'erano gli imprenditori che inventavano il lavoro. Oggi sono invecchiati anche loro e quelli che lo inventano sono in Cina. Devono svegliarsi, non basta mettere i soldi ma idee. La Marcegaglia? Certo, anche lei».
Tornando a Bankitalia, ieri mattina alle 11,30 si è riunito a palazzo Koch il Consiglio superiore che era in attesa di ricevere una lettera da palazzo Chigi con l'indicazione del futuro governatore. Ma la lettera, come detto, non è arrivata. E i consiglieri (tutti imprenditori di grido) non l'hanno presa bene. «L'autonomia della banca è un bene prezioso, non si faccia l'errore di considerare il parere del Consiglio superiore come una sinecura», ha spiegato il consigliere anziano dell'istituto Paolo Blasi all'agenzia Radiocor. «Il parere, quando arriverà l'indicazione del nome dal presidente del Consiglio, sarà espresso nel rigoroso rispetto dell'autonomia della banca e potrà essere positivo o negativo a seconda della candidatura presentata».
Insomma, anche il consiglio scende sul piede di guerra in difesa dell'autonomia della Banca centrale. La prossima riunione ordinaria del consiglio superiore di Bankitalia, l'ultima sotto la presidenza di Mario Draghi, è stata convocata per il 24 ottobre. Tuttavia, nel caso arrivasse la lettera del premier, lo stesso Blasi potrebbe convocare anticipatamente un consiglio straordinario.
Quanto a Casini e Bersani, sostengono che «nel mezzo di una tempesta finanziaria internazionale che vede l'Italia in prima linea, invece di offrire certezze e stabilità, il governo continua a tenere pericolosamente in bilico il paese per mere esigenze personali o di equilibri interni. La professionalità e la competenza dei diversi candidati non sono in discussione. L'obiettivo fondamentale però è che alla Banca d'Italia sia assicurato presto un assetto di vertice stabile; un assetto che risponda a criteri di continuità di azione e che non presti il fianco a interpretazioni negative, fondate o meno che siano, sull'autonomia della Banca centrale italiana».
Sulla nomina, anzi mancata nomina, del nuovo governatore è intervenuto anche Di Pietro. «Deploriamo che anche per un organo che dovrebbe essere di garanzia, le nomine dei vertici - ha dichiarato il leader dell'Idv - debbano essere oggetto di mercanteggiamento e di voto di scambio. Chiediamo - ha aggiunto che il nuovo governatore venga scelto con criteri di trasparenza e non grazie ad accordi sotterranei a Palazzo Grazioli».
Polemico pure Italo Bocchino. Per il numero due di Fli «il balletto delle trattative politiche sul governatore della Banca d'Italia è uno schiaffo all'indipendenza di Palazzo Koch e rischia di minare ulteriormente la credibilità italiana sui mercati internazionali e nei rapporti con la Bce». Fabrizio Cicchitto, invece, ha negato che sulla nomina del governatore sia in corso uno scontro. I servi sciocchi non mancano mai.
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Il dato politico che si estrapola da questa vicenda é la pesante discesa in campo del quasi capo della BCE Draghi, contro Tremonti e, considerando che é Eurotower che compra al mercato secondario il debito italiano quando é sotto attaco impedendo l'allargamento dello spread con i Bund, suggerirei a Tremonti di andare a fare un altro lavoro. 29-09-2011 12:20 - tiny tove