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Rocco Di Michele
Uniti e plurali, «no al debito»
Con chiunque si parli - del Coordinamento 15 ottobre - si riceve la stessa risposta: «abbiamo la sensazione di una cosa molto grande, che sta crescendo di giorno in giorno». Tutti si tengono cauti sui numeri, perché a fare previsioni troppo grandi si rischia l'azzardo, a dare numeri piccoli si storna l'interesse. Ma gli occhi sorridono mentre si chiacchiera.
«Parliamo soltanto della parte organizzata, quella che confluisce nel Coordinamento: era da tempo che non si vedeva una simile volontà di partecipazione popolare». Da alcune località segnalano che le ditte hanno esaurito i pullman da affittare. Poi ci sono gli aneddoti, come «una nonna di Brindisi sta organizzando le macchine per venire, vuole portare i suoi nipoti, perché il mondo è loro e devono capire». O il disabile che chiama per sapere come fare a raggiungere S. Giovanni (punto d'arrivo previsto per il corteo). O in gruppo di paesani che invitano «tutti Roma, vecchi e bambini», mettendo a disposizione le auto. Sul sito sono arrivate centinaia di adesioni di «strutture», non solo di individui.
Diverse le ragioni di questa crescita. La «lettera della Bce» ha chiarito anche ai refrattari che i vincoli europei saranno tali da non lasciare margine di manovra a qualsiasi governo segua Berlusconi, anche il più benintenzionato. Per altri, le iniziative di questi giorni - i presìdi davanti alle sedi della Banca d'Italia a Roma, Bologna, Napoli, Ancona, ecc - «hanno fatto chiarezza sia sull'atteggiamento della polizia che su quello di molti partecipanti». Determinazione, ironia, critiche radicali, ma nessuna scivolata in «problemi di ordine pubblico». I «seminatori di paura» non hanno spaventato nessuno, «per assenza di prove». Non era scontato, con un governo sull'orlo del baratro, che «potrebbe trovare utile buttarla in violenza».
Anche la distensione dei rapporti tra i promotori - forze sindacali, associazioni e/o gruppi politici spesso in concorrenza reciproca da una vita - ha dato il segno di una consapevolezza più matura. Composizione e percorso del corteo, come anche le parole d'ordine che devono caratterizzarlo, sono stati oggetto di lunghe e ripetute riunioni. Alla fine è stato deciso che il corteo sarà aperto da due striscioni, sorretti «non da esponenti noti delle varie organizzazioni, ma da protagonisti di vertenze in atto sui posti di lavoro, nelle scuole o nel territorio».
Gli slogan che prima in qualche misura contrapponevano l'ampio schieramento saranno entrambi «in testa». Davanti quello che unifica e mobilitazioni che contemporaneamente avverranno in tutta Europa («Peoples of Europe, Rise Up!») e subito dopo «Cambiare l'Europa per cambiare l'Italia». Da piazza Esedra a S. Giovanni, passando per il Colosseo. Al termine, niente comizio «centrale», ma una serie di interventi brevi e «esemplari» (No Tav, migranti, call center, lotta per la casa, cassintegrati Fiat, ecc). Poi una serie di «step corner» tematici. E, soprattutto, un mare di tende che verranno piantate in tutta la zona, perché «qui non si torna a casa».
Gli studenti (Atenei in rivolta, Rednet, Unicommon, Link, Uds)partiranno dalla Sapienza, per ricongiungersi al corteo principale a piazza dei 500. Deciso anche l'ordine con cui si inseriranno il gran numero di realtà (impossibile fare a nostra volta l'elenco completo e ce ne scusiamo: Arci, Fiom, S. Precario, Uniti per l'alternativa, Artisti Teatro Valle, Roma bene comune, Unione sindacale di base, Rete 28 Aprile, Legambiente, Rete viola, Cub, Attac, Comitati per l'acqua pubblica, No Tav, e poi le forze politiche: Sel, Pdci, Rifondazione, Sinistra critica, Rete dei comunisti, ecc). Perché l'«indipendenza» che da più parti viene evocata come caratteristica necessaria di questo movimento è «dalla politica di palazzo». O, in soldoni, «dal Pd».
Un vero caleidoscopio, che viene «oggettivamente riunificato» - si sarebbe detto un tempo - dalla necessità di opporsi a politiche economiche che distruggono diritti, reddito, posti di lavoro, futuro. Il «non paghiamo il debito» risuona a fianco di «eat the rich!» (importato dagli studenti napoletani); il «no all'Europa delle banche» è sostenuto dalla certezza di essere «il 99%» della popolazione del pianeta. Non solo dell'Italia. Persino Berlusconi - già quasi dimenticato (anche se tutti guardano con ovvia attenzione al voto di fiducia di stasera) - appare qui un problema minore, «local».
La contestazione davanti alle sedi della Banca d'Italia è diventata la cifra di un movimento che vede nel «meccanismo» - non nelle singole persone messe a guidarlo - il problema da risolvere. Prima che l'avanzare della crisi ci travolga tutti, senza ancora aver individuato quel «nuovo modello di sviluppo» che potrebbe tirarcene fuori.
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1) ci sarà una manifestazione senza incidenti: se ne parlerà solo stasera nei telegiornali, poi non se ne parlerà più, e su questa manifestazione calerà un ovvio silenzio.
2) Ci saranno incidenti: a seconda della gravità degli incidenti se ne parlerà più o meno a lungo, ma solo in relazione alla violenza dei manifestanti, di frange di manifestanti, della polizia, di infiltrati ecc. ecc. Proprio come è successo a Genova nel 2001, o in altre occasioni più recenti.
L'utilità di tutto ciò? Nessuna.
Una minoranza di persone che scende in piazza "per dire basta!", o altre amenità del genere, non ha nessuna possibilità di cambiare effettivamente le cose, almeno finché rimane ancorata alla vecchia ideologia ormai condannata dalla storia... della democrazia! 15-10-2011 09:44 - Alessandro comunista
alla grande manifestazione di Roma
Come dissi in altri commenti tanto tempo fa L'IMPERO E' AGLI SGOCCIOLI questa intarnazionale di massoni, mafiosi narcotrafficanti, mercenari e assassini della OTAN e' arrivata
al capolinea:le masse si stanno
ribellando ovunque anche nel cuore dell'impero.
Questi banditi internazionali sono disposti a tutto anche a
scatenare REPRESSIONI FEROCI CONTRO CHI GLI SI OPPONE o altre guerre sanguinose contro Siria e Iran, mentre in Libia si va verso una offensiva anti-occidente come richiesto da Al Zawhairi leader di al Qaeda,e dall'Afghanistan la visione della disfatta militare dell'impero e' sotto gli occhi di tutti...Le milizie di Al qaeda desbordano ovunque dallo Yemen alla Somalia....ed in Africa...
Avanti contro i boss della finanza mondiale i mafiosi,i narcos di stato I popoli sono stanchi di violenza, miseria basta alle bande armate di contractors e mercenari PER UN ALTRO MONDO POSSIBILE
PEOPLES OF EUROPE RISE UP!!! 14-10-2011 22:13 - GEORGE
Non sono disponibile a spostarmi di 500 km per dimostrare contro un branco di cabrones ……..
Preferisco risparmiare “le forze” per raggiungere la piazza che si trova a tre Kilometri dalla mia abitazione ……….. 14-10-2011 17:23 - Ya Basta! Enough is enough!
http://www.radiocittaperta.it/index.php?option=com_content&task=view&id=7243&Itemid=9 14-10-2011 16:53 - Rca
ABBIAMO i ” PALLONCINI GONFI ” di tutte le V/s minghiate sarebbe il casoche Vi spostiate su di un’altro Pianeta :) 14-10-2011 11:41 - PALLONCINI GONFI
LA CRISI NON LA PAGANO I PIÙ DEBOLI
non solo perché è ingiusto, ma perché non possono pagarla!
Quella del 1983 è stata una delle più grandi sfide lanciata ai cosiddetti “padroni del mondo” da uno dei paesi più poveri, proprio da quell’Africa depredata e impoverita che, per assurdo, è il continente più ricco del pianeta.
Fu in Alto Volta, ribattezzato in seguito Burkina Faso (che vuol dire Paese degli uomini integri) dove Thomas Sankara, un giovane militare, guidò una rivoluzione che ci ha restituito una delle più grandi verità della storia, rovesciando completamente il senso che una logica pietistica vorrebbe ancora oggi farci credere :
LA POVERTÀ NON È UNA FATALITÀ.
Thomas Sankara, il primo altermondialista, il presidente più giovane e più povero del mondo (il suo salario era così misero da far arrossire gli uomini di stato di tutto il pianeta) ci ha dimostrato chiaramente che, se si ha a cuore il benessere del proprio popolo, esistono in ogni paese le scelte giuste da compiere.
Queste in breve furono le priorità adottate dal governo rivoluzionario del Burkina Faso che mise al centro del proprio programma, la liberazione della donna e il sostegno incondizionato ai contadini :
effettiva uguaglianza di diritti e di doveri fra donne e uomini;
autosufficienza alimentare;
diritto alla salute;
diritto alla cultura;
lotta alla corruzione e taglio agli sprechi e ai privilegi di casta dei funzionari e dei politici;
disarmo;
protezione dell’ambiente.
In soli quattro anni di rivoluzione pacifica e popolare, sette milioni di burkinabè ebbero garantiti 2 pasti e 10 litri d’acqua potabile al giorno oltre alla costruzione di case, scuole, dispensari d’igiene, cinema, strade …. Tutto questo fu possibile nonostante il governo avesse rifiutato i prestiti del FMI e della Banca Mondiale, che imponevano programmi di aggiustamento inutili per le esigenze del paese, ma rifiutando anche di rimborsare il debito contratto dai corrotti governi precedenti.
« Non possiamo essere la classe dirigente ricca di un paese povero – diceva – bisogna scegliere se bere champagne o dare l’acqua potabile a tutti ».
Thomas Sankara, il Presidente ribelle mangiò miglio come i contadini poveri del suo paese, circolò in bicicletta o a bordo di una piccola utilitaria, vestì sempre alla burkinabè, non ebbe mai privilegi personali e come tutti stava pagando il mutuo per l’acquisto della sua prima casa. Nel 29 luglio 1987 spiegò le ragioni del suo rifiuto di rimborsare il debito in un discorso all’assemblea dell’OUA di Addis Abeba chiedendo ufficialmente e pubblicamente sostegno agli altri presidenti africani presenti, per la creazione di un fronte unito contro il debito.
Il 15 ottobre 1987, a meno di tre mesi dal suo discorso, un commando militare di Blaise Compaoré, con la complicità et l’ordine del potere internazionale, lo ha assassinato insieme ad altri 12 collaboratori, trascinando nuovamente il suo popolo all’inferno, tra i paesi più poveri del mondo.
Il 15 ottobre 2011, la giornata di mobilitazione mondiale dimostrerà anche, se mai ce ne fosse ancora bisogno, che Thomas Sankara non si è sbagliato nemmeno quando diceva :
“uccidete Sankara, migliaia di Sankara nasceranno”. 14-10-2011 11:28 - Epurazione della CASTA
Domani tutto il mondo degli indignati lancerà un urlo così forte che anche DIO ci accorgerà di noi!
Domani il mondo cambierà!
Quell'urlo sarà il segnale di un cambiamento epocale!
Finito il capitalismo,morte tutte le idee di restaurazione di monarchie e di dittature,il mondo degli indigniati distruggeranno gli ultimi brandelli di una democrazia ipocrita.
La Francia dei borghesi è morta.Legalità,fraternità e libertà sono ormai insufficienti nel nostro nuovo millennio!
a queste tre parole d'ordine aggiungeremo:PARITA' ECONOMICA PER TUTTI!
I fascisti è inutile che si sbracciano e ci ricordano le repubbliche sociali.
Oggi abbiamo bisogno di una nuova palingenesi.
I parlamentari del mondo si devono tutti dimettere.
Draghi e tutti i signori del signoraggio, devono lasciare le loro banche e fare entrare il popolo.
Dobbiamo ridistribuire il reddito!
Dobbiamo dividere equamente tutte le ricchezze del nostro mondo!
Dobbiamo diventare socialisti,altrimenti sarà la fine delle classi in lotta!
Come diceva Gramsci o rivoluzione o tremenda reazione.
Oggi conviene anche ai padroni cedere,altrimenti non vivranno più nemmeno loro e i loro figli non potranno andare a divertirsi in mezzo al fumo,al sangue e alle bombe!
E' inconcepibile far rimanere il mondo a testa in giù!
La gente non è più ignorante e anche gli africani deportati dalle nostre motovedette,stanno aizzando il mondo contro l'impero!
Come i barbari dell'antica Roma eccoci a cingere il vostro impero.
Siete circondati,arrendetevi e date al mondo quello che era del mondo!
Siamo come i barbari,ma di diverso ,sappiamo quello che è giusto o sbagliato.Meglio dei barbari,saremo in grado di creare una società migliore a quella dell'impero!
Il domani è nostro,a voi non resta che ridimensionarvi o di sparire,come i dinosauri! 14-10-2011 11:23 - maurizio mariani