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FUORIPAGINA
14/10/2011
  •   |   Rocco Di Michele
    Uniti e plurali, «no al debito»

    Con chiunque si parli - del Coordinamento 15 ottobre - si riceve la stessa risposta: «abbiamo la sensazione di una cosa molto grande, che sta crescendo di giorno in giorno». Tutti si tengono cauti sui numeri, perché a fare previsioni troppo grandi si rischia l'azzardo, a dare numeri piccoli si storna l'interesse. Ma gli occhi sorridono mentre si chiacchiera.

    «Parliamo soltanto della parte organizzata, quella che confluisce nel Coordinamento: era da tempo che non si vedeva una simile volontà di partecipazione popolare». Da alcune località segnalano che le ditte hanno esaurito i pullman da affittare. Poi ci sono gli aneddoti, come «una nonna di Brindisi sta organizzando le macchine per venire, vuole portare i suoi nipoti, perché il mondo è loro e devono capire». O il disabile che chiama per sapere come fare a raggiungere S. Giovanni (punto d'arrivo previsto per il corteo). O in gruppo di paesani che invitano «tutti Roma, vecchi e bambini», mettendo a disposizione le auto. Sul sito sono arrivate centinaia di adesioni di «strutture», non solo di individui.
    Diverse le ragioni di questa crescita. La «lettera della Bce» ha chiarito anche ai refrattari che i vincoli europei saranno tali da non lasciare margine di manovra a qualsiasi governo segua Berlusconi, anche il più benintenzionato. Per altri, le iniziative di questi giorni - i presìdi davanti alle sedi della Banca d'Italia a Roma, Bologna, Napoli, Ancona, ecc - «hanno fatto chiarezza sia sull'atteggiamento della polizia che su quello di molti partecipanti». Determinazione, ironia, critiche radicali, ma nessuna scivolata in «problemi di ordine pubblico». I «seminatori di paura» non hanno spaventato nessuno, «per assenza di prove». Non era scontato, con un governo sull'orlo del baratro, che «potrebbe trovare utile buttarla in violenza».


    Anche la distensione dei rapporti tra i promotori - forze sindacali, associazioni e/o gruppi politici spesso in concorrenza reciproca da una vita - ha dato il segno di una consapevolezza più matura. Composizione e percorso del corteo, come anche le parole d'ordine che devono caratterizzarlo, sono stati oggetto di lunghe e ripetute riunioni. Alla fine è stato deciso che il corteo sarà aperto da due striscioni, sorretti «non da esponenti noti delle varie organizzazioni, ma da protagonisti di vertenze in atto sui posti di lavoro, nelle scuole o nel territorio».
    Gli slogan che prima in qualche misura contrapponevano l'ampio schieramento saranno entrambi «in testa». Davanti quello che unifica e mobilitazioni che contemporaneamente avverranno in tutta Europa («Peoples of Europe, Rise Up!») e subito dopo «Cambiare l'Europa per cambiare l'Italia». Da piazza Esedra a S. Giovanni, passando per il Colosseo. Al termine, niente comizio «centrale», ma una serie di interventi brevi e «esemplari» (No Tav, migranti, call center, lotta per la casa, cassintegrati Fiat, ecc). Poi una serie di «step corner» tematici. E, soprattutto, un mare di tende che verranno piantate in tutta la zona, perché «qui non si torna a casa».


    Gli studenti (Atenei in rivolta, Rednet, Unicommon, Link, Uds)partiranno dalla Sapienza, per ricongiungersi al corteo principale a piazza dei 500. Deciso anche l'ordine con cui si inseriranno il gran numero di realtà (impossibile fare a nostra volta l'elenco completo e ce ne scusiamo: Arci, Fiom, S. Precario, Uniti per l'alternativa, Artisti Teatro Valle, Roma bene comune, Unione sindacale di base, Rete 28 Aprile, Legambiente, Rete viola, Cub, Attac, Comitati per l'acqua pubblica, No Tav, e poi le forze politiche: Sel, Pdci, Rifondazione, Sinistra critica, Rete dei comunisti, ecc). Perché l'«indipendenza» che da più parti viene evocata come caratteristica necessaria di questo movimento è «dalla politica di palazzo». O, in soldoni, «dal Pd».
    Un vero caleidoscopio, che viene «oggettivamente riunificato» - si sarebbe detto un tempo - dalla necessità di opporsi a politiche economiche che distruggono diritti, reddito, posti di lavoro, futuro. Il «non paghiamo il debito» risuona a fianco di «eat the rich!» (importato dagli studenti napoletani); il «no all'Europa delle banche» è sostenuto dalla certezza di essere «il 99%» della popolazione del pianeta. Non solo dell'Italia. Persino Berlusconi - già quasi dimenticato (anche se tutti guardano con ovvia attenzione al voto di fiducia di stasera) - appare qui un problema minore, «local».
    La contestazione davanti alle sedi della Banca d'Italia è diventata la cifra di un movimento che vede nel «meccanismo» - non nelle singole persone messe a guidarlo - il problema da risolvere. Prima che l'avanzare della crisi ci travolga tutti, senza ancora aver individuato quel «nuovo modello di sviluppo» che potrebbe tirarcene fuori.

     

     

     

     


I COMMENTI:
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  • I tempo ormai e' scadutto.E' ero di dire BASTA a certe politiche sterili praticatte da mezze calzete per di piu' IGNORANTI.Nello stesso tempo questi figuri,sono profitatori disonesti ladri arroganti che pensano solo al loro tornaconto a discapito del popolo(vedi CASTA) POI le varie " P" che mirano a spolpare le casse dello STATO a discapito del contribuente onesto.E' ora che questi movimenti facciano capire ai signori della finanza creattiva hanno rovinato l'economia di tante Nazioni.E se non si torna ad avere reditti da lavoro,sara' un vero disastro!! 14-10-2011 10:59 - Giuseppe
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