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Micaela Bongi, Daniela Preziosi
Salvi ma a pezzi e pronti a cadere
Dimenticare Scilipoti. È il momento di Antonio Milo e Michele Pisacane, i due eroi del 14 ottobre. Il primo, ex Mpa, ex Noi sud e da ex responsabile diventato deputato di Popolo e Territorio, è stato il primo a garantire, alla seconda chiama per il voto di fiducia al governo, il raggiungimento del numero legale, croce e delizia, a seconda dei punti di vista, dei deputati che avevano passato un'ora abbondante a aggiornare lo score, voto dopo voto. Il secondo - ex Udc anche lui Pt - ha assicurato a Silvio Berlusconi la maggioranza assoluta, i 316 voti raggiunti ieri (il che significa che la maggioranza rispetto alle ultime fiducie perde due voti). Non si dica che Pisacane ha risposto all'appello solo perché si è reso conto che, grazie a Milo ma anche grazie ai radicali, la votazione sarebbe stata comunque valida anche senza di lui: «Voto sempre alla seconda chiama perché sono scaramantico», dice, con una giustificazione che se avvolge di mistero il personaggio consiglia anche al premier, ancor più da oggi in poi, di fare ricorso a tutti gli scongiuri del caso. Mancano all'appello Luciano Sardelli, che si deresponsabilizza ed è prossimo al passaggio al gruppo misto (per scelta o per forza). Mancano anche due scajoliani, non di stretta osservanza, Giustina Destro e Fabio Gava. Manca l'ex Pdl Santo Versace, che aveva annunciato il suo no al governo e invece prende l'aereo prima di essere chiamato. La maggioranza si riprende invece i voti degli ex finiani Adolfo Urso e Pippo Scalia.
Ma con il gioco delle tre carte è difficile arrivare lontano. Il governo ci prova: la legge di stabilità approntata da Giulio Tremonti aveva mandato su tutte le furie i ministri Paolo Romani e Stefania Prestigiacomo, che minacciava di non votarla? Oggi il provvedimento è stato approvato all'unanimità dal consiglio dei ministri, prevede un conto salato: tagli ai ministeri per circa 6 miliardi, uno dei quali tolto all'edilizia sanitaria: il fondo viene azzerato. Ma all'ambiente saranno restituiti 300 milioni, 150 dei quali recuperati dagli 800 previsti per la banda larga, distribuiti per metà tra i vari ministeri e per metà destinati al fondo ammortamento per i titoli di stato. E Romani resta allora a bocca asciutta? Ma no, viene assicurato che il piano banda larga sarà realizzato con alcuni fondi della Cassa depositi e prestiti. Carta vince, carta perde. Ridimensionato il taglio alla sicurezza (si prevedevano 550 milioni) e Roberto Maroni si dice soddisfatto. Casualmente Tremonti (e Bossi) puntava proprio a restituire un po' di soldi al Viminale per portare dalla sua parte il ministro, contrario a un decreto sviluppo a costo zero. Perché quella sarà una partita decisiva e rischiosissima per la tenuta del governo. Non a caso ieri Silvio Berlusconi, salito al Quirinale nel pomeriggio, ha dovuto parlare con Giorgio Napolitano proprio di stabilità (la legge, ma si suppone anche quella della maggioranza per caso) e di decreto sviluppo. E proprio ieri il capo dello stato, in una lettera ai capigruppo della maggioranza che gli chiedevano e di rispondere agli attacchi delle opposizioni degli ultimi giorni e di bacchettare Fini perché di parte (ma Napolitano lo ha difeso), aveva sottolineato: il ricorso alla fiducia «non dovrebbe eccedere limiti oltre i quali si verificherebbe una inaccettabile compressione delle prerogative delle camere».
Ogni cosa a suo tempo. Ci penserà al momento opportuno, con la convinzione ormai diffusa che si andrà al voto anticipato nel 2012. Intanto ieri il consiglio dei ministri dei ministri ha provveduto a nominare un nuovo sottosegretario, Giuseppe Galati (istruzione) e a promuovere viceministri gli ex nuovi acquisti della maggioranza Aurelio Misiti e Katia Polidori.
«Loro moriranno di fiducia, l'opposizione ha dimostrato che è più convergente e pronta a rilanciare la sfida» (Bersani). «Il voto è più vicino. La strategia di Berlusconi è chiara: arrivare tra qualche settimana quando lo scioglimento delle Camere sarà possibile per votare nei primi mesi del 2012» (Casini). Con la maggioranza salva ma a pezzi, poteva essere persino una buona giornata per le opposizioni. Almeno non brutta. E invece riescono a pasticciarsi fra di loro. Alle 10 di mattina Dario Franceschini convoca tutti nel suo studio e li convince di una pensata notturna: la maggioranza balla, forse non ha il numero legale. Se i deputati dell'opposizione non risponderanno alla prima e alla seconda chiama del voto, potrebbe saltare la seduta. Se invece il numero legale ci sarà, entreranno all'ultimo e voteranno, come del resto avevano giurato di fare «per rispetto del parlamento».Giochi di palazzo, di quelli che possono tirare giù il governo. Però c'è un però. I radicali non partecipano all'Aventino, si sa. La loro presenza in aula mette al sicuro il numero legale. Franceschini manda un sms a Rita Bernardini con il nuovo ordine di servizio. Parte una cavalleria rusticana. I radicali si chiudono in riunione, vogliono votare (no alla fiducia, naturalmente) ma sanno che se sono determinanti hanno chiuso con il Pd. Parte la chiama del voto e il cortile di Montecitorio è in una tombolata di massa: giornalisti e deputati dell'opposizione fanno i conti e trattengono il fiato. I radicali non si vedono. Ma quando la chiama arriva a quota 298, piombano in aula saltando i picchetti di Pd Udc e Fli, e votano tutti e cinque (Zamparutti è in missione in Ruanda). Bindi, che ha già il dente avvelenato, sentenzia: «Sono su un'altra strada, la nostra è quella giusta».
Inizia la guerra dei tabulati, corre voce che sono stati loro a far raggiungere il numero legale. Il ciellino Maurizio Lupi, vicepresidente della Camera, giura che non è vero, che la maggioranza aveva già i numeri. Ma è di parte. Roberto Giachetti, instancabile segretario d'aula Pd, si sbraccia agitando altri tabulati: «Non sono stati rilevanti», giura, sembra brutto inve li vuole difendere, «anche se credo che avrebbero votato comunque». Ma è di parte pure lui: è un ex pannelliano. L'opposizione si precipita a votare, ma lo sport da Transatlantico diventa «dàlli al radicale». Casini: «Sono venuti allo scoperto». Volano insulti. Di Pietro: «Cialtroni». Bindi: «Stronzi». Quelli: «Vi quereliamo». Solidarietà dal Pdl. Tensioni anche in aula.
E il capolavoro è perfetto: la rissa quasi oscura del tutto la débacle della maggioranza. Dopo un pomeriggio di riconteggi, Bersani e Franceschini chiudono la querelle: «I radicali non sono stati determinanti». D'Alema sottoscrive. «Tutti sapevano quello che avremmo fatto, e nessuno pretenda di darci ordini tramite sms. E poi anche molti del Pd non erano d'accordo con il giochino di non entrare in aula», esplode Maurizio Turco. Mentre scorre la chiama sono molte le facce scettiche. Beppe Fioroni, che quelli dell'altra parte li conosce bene, sostiene persino che «se fossimo entrati subito loro sarebbero stati solo 613». Ancora Turco: «E non vengano a parlarci di lealtà da alleati: stanno ridando verginità all'Udc e ai fascisti di Fli che hanno votato tutte le leggi ad personam. E poi non sanno fare neanche i conti». Ma la tensione è alle stelle, i fan delle alleanze al centro soffiano sul fuoco. Perché se il Pd e i Terzo Polo si avvicinano, prima saltano i radicali, poi toccherà a Vendola. Poi all'Idv? «Se andiamo alle elezioni solo con l'Udc e senza Sel e Di Pietro lascio il Pd», dice Ignazio Marino in serata. A scanso equivoci.
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Ha detto che lui ha vinto e che la sinistra e chi lo combatte in parlamento,NO!
Gongolava e guasi si burlava dei partiti e degli uomini che lo combattono.
Ancora una volta è riuscito a strappare un voto a suo favore.Certo gli è costato anche questo voto,ma cosa gli importa, lui gioca con i soldi del "Monopoli" nostro.
Un altro paio di sottoministri, mangeranno anche loro sul piattone del governo.
Ma quanto ci costa questo governo?
Me lo domando perche pòi il conto ,lo pachiamo noi!
Ma quante pizze ha ordinato il cavaliere per la sua parte?
Be all'oste che viene per il conto,dobbiamo dirglielo che quelli sono invitati suoi!
Noi non pagheremo anche per gli invitati!
Se lo mettano bene in testa i Tremonti e anche quelli dell'opposizione.
Non abbiamo intenzione di pagare per i capricci di un nano che sta al potere!
Ma come non ci forniscono della carta igienica all'ospedale e pòi si spendono altri soldi per dei nuovi incarichi di governo?
Non ci provate a metterlo in conto a noi! 15-10-2011 12:54 - maurizio mariani