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FUORIPAGINA
16/10/2011
  •   |   Loris Campetti
    La posta in gioco è una sola

    Cinquecento guastatori nerovestiti che scatenano la guerriglia in città non possono e non debbono far dimenticare la violenza di chi pretende di governare il mondo imponendo ai loro inservienti politici che fingono di governarlo regole antisociali, destinate a colpire le fasce più deboli e intere popolazioni in tutto il mondo. Sono vittime essi stessi, i cinquecento nerovestiti, di quella violenza globale, e reagiscono a modo loro. Né tre automobili e una ex caserma bruciati possono e debbono cancellare la determinazione e la rabbia di centinaia di migliaia di cittadine e cittadine che hanno invaso Roma a mani nude per dire che bisogna cambiare subito le regole, la politica - altro che l'antipolitica di cui in troppi cianciano - la società, la cultura. Quelli che la democrazia è partecipazione ma anche riappropriazione dei beni comuni sottratti.

     

    Anche il futuro è sottratto, non ne possono più e vogliono riprenderselo in mano. Sono indignati, chi cercando lo scontro e riproponendo un rito stanco, nell'illusione di aggregare la rabbia di tutti, di quel 99% di cui parlano slogan e cartelli: quei cinquecento più altrettanti giovanissimi che sono riusciti a tirarsi dentro. Chi invece declinando la sua rabbia persino con ironia, come recitava un cartello divertente: «Io nun so' indignato, me rode er culo». L'opposizione sociale c'è e si vede, è fatta di mille pezzi, culture e storie diverse, di individui e movimenti, uniti da una battaglia appena iniziata contro la dittatura della finanza che impoverisce la cultura, flagella scuole, ricerca e sapere, chiude fabbriche e teatri, tenta di scatenare una guerra orizzontale tra le vittime, nell'illusione di impedire il conflitto verticale dal basso verso l'alto, verso la cupola: la Bce, l'Fmi, il Wto. Ieri a Roma l'opposizione sociale si è ripresa la parola e la città, in scena è andato chi non sta al gioco perché ha capito che è un gioco truccato. L'ha talmente capito da resistere ai caroselli senza senso e pieni di provocazione della polizia con gli idranti in piazza San Giovanni e da espellere dal corteo chi con il suo agire rischia di frenare la crescita di un movimento che non vuol farsi fermare.


    Per questo l'elemento unificante della protesta è il rifiuto della lettera della Bce, rispedita in massa al mittente. Ma ha preso corpo anche il rifiuto di quel maledetto articolo 8 della manovra di Berlusconi, Tremonti e Sacconi che si mangia quel che resta della democrazia nel lavoro. Lo sanno e lo ricordano a tutti gli operai della Fiom sfilando in tantissimi con le loro bandiere accresciute dall'orgoglio di Pomigliano; ma ai draghi ribelli, agli studenti e ai precari, al popolo di Uniti per l'alternativa non hanno neanche bisogno di ricordarglielo. Venerdì prossimo tornerà la protesta a Roma con i lavoratori della Fiat che a loro volta non devono spiegare a nessuno dei manifestanti di ieri che Berlusconi è un cancro da estirpare e la medicina non può essere Marchionne, che al modello antisociale liberista ha dato corpo. Non sfileranno da soli, gli operai della Fiat, come non protesteranno da soli gli studenti, il popolo NoTav, gli ambientalisti, gli attivisti dei beni comuni. Ieri a Roma è stato ufficializzato un fidanzamento che può durare a lungo, perché lunga sarà la battaglia per dar corpo a un'alternativa capace anche di farsi politica. La parte di sinistra politica che ieri ha partecipato al corteo dovrebbe aver preso molti appunti. Almeno è quel che sperano in tanti, quelli che di deleghe in bianco non sono più disposti a darne.

     

    Ieri sera, mentre a piazza San Giovanni continuavano gli scontri, il centro di Roma era tutto un susseguirsi e incrociarsi di cortei. Ancora verso la piazza ormai impossibile, oppure su per via Merulana fino a ritornare al punto di partenza a piazza Esedra, oppure con la Fiom fino a piazza Vittorio, e ancora con gli studenti preceduti dal camion del Valle occupato dal Colosseo al Circo Massimo, infine con Uniti per l'alternativa da San Giovanni sempre verso il Circo Massimo. Tutti questi spezzoni gridavano la stessa cosa e avevano in mente un ordine diverso da quello che toglie i soldi alle scuole, ai salari, alla cultura, all'ambiente, alle pensioni per darli alle banche.

     

    In questa partita è in gioco il modello sociale dato e quello che si vuole costruire. A Roma come in tutte le città del mondo in cui con lingue e accenti diversi si soffre della stessa spoliazione: della democrazia e insieme del pane. A Roma questo popolo generoso ha un problema specifico che si chiama Berlusconi e una nuova ferita inferta dall'ultima compravendita di voti in Parlamento. Due mondi opposti si animano davanti ai nostri occhi: in piazza la dignità di un popolo, nei Palazzi la vergogna di un ceto blindato autoreferenziale. Il primo mondo è maturo, ha imboccato la sua strada, il secondo è marcescente. In quale dei due mondi sta la politica? Non chiedetelo a chi dice che una grande manifestazione è stata rovinata da un gruppo di irresponsabili: non è vero, la grande manifestazione c'è stata e basta e non sarà certo l'ultima. La strada è lunga, c'è tempo per crescere, e per maturare.


I COMMENTI:
  • A quando i miei soldi?
    Premio di 250mila sterline per chi risolve la crisi.
    Lord Wolfson lancia l’iniziativa del “Wolfson economic price”. Agli economisti che saranno in grado di presentare un piano entro la fine di gennaio 2012 per salvare l’eurozona dalla crisi, sarà elargito un premio di 250mila sterline. È il secondo premio in denaro più importante dopo il Premio Nobel:

    http://it.ibtimes.com/articles/24797/20111019/lord-wolfson-economic-price-premio-di-250mila-sterline-per-chi-risolve-la-crisi.htm

    Incrementare la coltivazione delle droghe (Vendere droga certamente sotto egida delle Nazioni Unite, camuffate mi raccomando), fare le guerre genocide in nome delle ” democrazie”, sfruttare al massimo lo schiavismo indetto dalla “democrazia”, fare pulizie etniche (normale no? ), e sopratutto lobotomizzare ancora di piu la popolazione mondiale (sapete, esiste una informazione, di una segretezza totale, che ci dice che qualcuno si stà “svegliando”), ed infine creare altre “banche che stanno intorno a te “.
    A quando i miei soldi? 19-10-2011 17:48 - A quando i miei soldi?
  • Ma che, Mariani si è bevuto il cervello? Quattro stronzi che danno fuoco alle automobili li fa diventare degli eroi come i 300 spartani delle Termopili? Ma che a vada a farsi benedire, che vada ! Io il lavoro dei cosiddetti "black bloc" ho avuto modo di vederlo a Genova nel 2001. In una stessa strada, da una parte c'era una fabbrica dismessa, simbolo del capitalismo. Se intendevano solo sfogare la loro rabbia, potevano spaccare tutti i vetri e tutti i muri che volevano.
    Nessuno l'ha toccata. Non un vetro rotto o un mattone fuori posto Invece dall'altra parte della strada c'erano tanti piccoli negozietti ed anche un cinema. Tutti devastati e saccheggiati. La solita vecchia logica degli esercenti e commercianti " nemici del popolo" Sarebbero questi i "giovani rivoluzionari".? Per me sono solo degli sporchi provocatori al servizio del padrone. 17-10-2011 05:13 - gianni
  • bravo Mariani e bravo Campetti.Sivede Mariani che vieni da una stpria diversa.Qui invece c'e; gente che pensa che la violenza come discrimine sia quella di bruciare un cassonetto o rispondere alle provocazione della polizia.C'era molta rabbia e ,purtroppo scarsa politicizzazione.Ma non solo da parte dei cosidetti black block.Ance i "pacifici"n on mi sembrano dlle aquile.Piu'peoccupati dell;'atteggiamento da tenere di fronte ai media che del fatto che,black block o non black block,questa crisi non 'passeggera.Si sta mengiando la vita di milioni o miliardi di esserei umani ed ha cambiato le cose per sempre.D'altrode di che stupirsi.Il leader di SEL,amministratore onesto e con am pia licenzia poetica,ha preso come esempio Obama e si e'affrettato a farsi ricevere dall@ambasciatore di israele>mi chiedo se una simile idiozia o malafede sia piu'perniciosa dello spirito teppistico.Con buona pace dei "non violenti". 16-10-2011 22:15 - mauro
  • Bravo Campetti. Oggi sono sinceramente orgogliosa di non aver mai smesso di comprare e sostenere il manifesto. Forse i "buoni" che parlano di due italie in vista del nuovo ulivo (prospettiva che mi spaventa molto di più di quanto ho visto ieri)dimenticano che la situazione dell'italia è molto più vicina a quella della grecia che non a quella delle civilissime manifestazioni europee cui si inneggia come simbolo di civiltà. è in circostanze come queste che un giornale senza padroni si fa riconoscere. 16-10-2011 21:11 - alessandra
  • Questa è indignazione. Oggi abbiamo vissuto Lo hanno scritto i neri su un muro. Poi come tutti gli zombi sono tornati al cimitero delle loro vite 16-10-2011 20:27 - giuseppe
  • Ma miei cari uniti contro la crisi e per l'alternariva (si fa per dire), non vi piacevano tanto le rivolte arabe? Perché adesso piagnucolate? 16-10-2011 19:22 - Simona
  • Concordoappieno con il commmento di Tommaso. Il punto è che chi era pacificamente alla manifestazione si è sentito scavalcato, isoalto, zittito da quelle poche centinaia. Il Manifesto fa l'equazione violenza dei Sistema genera violenza di piazza, ma sono gli stessi manifestaznti che bocciano quella equazione. Se fosse vera, allora tutti avrebbero tirato sampietrini. Mi spiace, ma su questo Il manifesto mostra una certa superficialità 16-10-2011 18:30 - gianpaolo
  • Mi sa che siete schizzofrenici al manifesto cercate di giustificare l'ingiustificabile e di tenerlo assieme a la indignazione senza violenza della maggioranza del corteo immagino che vogliate essere letti solo da i militanti di via dei volsci 16-10-2011 17:23 - Valli Francesco
  • "Né tre automobili e una ex caserma bruciati possono e debbono cancellare la determinazione e la rabbia di centinaia di migliaia di cittadine e cittadine che hanno invaso Roma a mani nude per dire che bisogna cambiare subito le regole, la politica - altro che l'antipolitica di cui in troppi cianciano - la società, la cultura".

    Ennò, caro Loris: diverse decine di migliaia di persone si sono sentite proprio cancellate, ieri come tante e troppe altre volte. Come lo spieghi, sto fatto? E davvero non ci si può fare nulla?

    Famme capì. 16-10-2011 17:19 - tommaso
  • Non erano 500,erano appena trecento e si erano messi davanti la porta Merulana.
    Avevano detto alle loro compagne che uscivano per controllare la manifestazione e invece si sono messi d'avanti alle massicce forze dell'impero.
    I sacerdoti del Parlamento li avevano diffidati e nessuno sapeva che andavano a farsi arrestare .
    Erano appena trecento e sono stati guasi tutti catturati!Uno di loro,guasi cieco per i lacrimogeni è tornato da noi e ci ha raccontato del loro sacrificio!
    Nessuno gli aveva chiesto nulla a quei trecento,eppure....
    Ma quest'altra volta saranno molti di più 16-10-2011 16:41 - mauriazio mariani
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  • Bob Lutz in Gm, l'eterno ritorno
    Bob Lutz è tornato. 80 anni il prossimo 12 febbraio, Robert Anthony “Bob” Lutz non è mai andato via davvero. Viene anzi il sospetto che forse non se ne andrà mai, come quegli highlander celebrati in un fortunato film, destinati a combattere nei secoli con gli spadoni per la loro immortalità. Le spade di Lutz sono le sue amate automobili. 
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  • Lezioni di dissenso
    Domenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.
     
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