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Veruska Anconitano
Irlanda, protesta tranquilla
Mentre l'Italia guardava ai fatti di Roma, la protesta degli indignati si estendeva pressochè in tutto il mondo. Partita da New York e da Madrid, è approdata ovunque e ha toccato anche una delle nazioni simbolo della crisi economica mondiale di questi ultimi anni, l'Irlanda: l'ex Tigre celtica è praticamente in protesta continua dall'autunno 2010 quando è stata costretta a chiedere aiuti a Bruxelles e a varare un programma di austerity per restituire 85 miliardi di euro.
Sono stati in 400 a marciare fino al Dipartimento delle Finanze costantemente scortati da una polizia, la Garda, che ha preso decisamente troppo sul serio la situazione, impaurita dalla possibilità di scontri che invece non sono avvenuti: i manifestanti hanno esposto cartelli e chiesto soluzioni ragionevoli per evitare che le riforme finanziarie incidano troppo sulla popolazione anche a seguito degli ultimi tagli che riguardano i posti di lavoro nella sanità pubblica. A dare sostegno alla marcia degli indignati irlandesi il movimento Occupy Dame Street che da oltre due settimane staziona di fronte alla Banca Centrale chiedendo che il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Centrale Europea non si interessino dell’economia irlandese e protestando contro quella che definiscono "una falsa democrazia fondata sulla dittatura delle banche e della classe politica". Contro di loro è intervenuta qualche giorno fa, e senza alcun senso, l'Ambasciata Americana, invitando i cittadini americani a non transitare in quella zona per evitare di essere presi di mira.
Capire la crisi irlandese non è semplice, specie se si arriva da fuori: i servizi funzionano, la burocrazia è snella, si possono chiedere sussidi e contributi (il sussidio mensile per i bambini è l'esempio lampante) semplicemente dimostrando di vivere nel Paese e indipendentemente dalla nazione di provenienza, le tasse sono più basse e il livello di civiltà del Paese è altissimo (basti pensare che l'Irlanda é al nono posto della classifica internazionale della libertà di stampa). In realtà scavando neanche tanto a fondo, si scopre che il problema è legato proprio alla politica attuata dall'Irlanda a partire dal 1993: un'apertura estrema nei confronti delle imprese straniere con tanto di vantaggi fiscali ed economici che ha portato il Paese a disinteressarsi della propria economia nazionale e della creazione di servizi che potessero in qualche modo svincolare l'Irlanda dal resto del mondo, rendendola autonoma. Oggi ci troviamo di fronte a grandi multinazionali che non assumono irlandesi ma preferiscono la manodopera italiana, spagnola, francese per via della delocalizzazione dei loro servizi in una zona fiscalmente più conveniente, giovani irlandesi che lasciano il loro Paese per fare fortuna in Australia e un tasso di criminalità che aumenta esponenzialmente insieme all'aumento della povertà. Che cresce continuamente dal momento che la crisi delle banche si ripercuote pressoché solo sui cittadini: case pignorate e messe all'asta, negozi che chiudono per via della concorrenza dei grandi gruppi (l'arrivo di Starbucks in pieno centro, dopo anni di dinieghi, è la chiara dimostrazione di questo), tasse scolastiche e universitarie spesso insostenibili sono le manifestazioni più evidenti di quello che succede.
Ma l'Irlanda sta anche cercando seriamente di uscire dalla crisi seguendo ricette diverse da quelle italiane: a luglio l'IVA sui servizi (parrucchieri, hotel, ristoranti, etc) è stata abbassata dal 13.5 al 9% per incentivare l'occupazione nei settori più colpiti dalla crisi ed è stato stabilito che questa riduzione sarà in vigore almeno fino al 2013. L'abbassamento dell'IVA ha portato ad una ripresa dei consumi, cui puntava il nuovo governo di centrosinistra guidato da Enda Kenny, leader del partito Fine Gael, e nel secondo trimestre del 2011 l'economia irlandese è tornata a crescere grazie alle esportazioni (di beni alimentari, high-tech, dispositivi medici e prodotti chimici) che hanno portato ad un aumento del PIL del 2,3%, come negli anni della Tigre Celtica. Resta il problema più radicato, quello dei mutui, e di un sistema che si affida ancora troppo alle grandi multinazionali per funzionare; un sistema che tutti dicono di voler cambiare senza però mai proporre una valida alternativa che tenga conto delle effettive necessità della popolazione, sia il popolo che la media borghesia, ugualmente colpite dalla crisi.
Il 27 ottobre si vota per eleggere il nuovo Presidente ma soprattutto per due referendum che andranno a modificare la Costituzione e impatteranno anche sulle misure contro la crisi: il primo riguarda la possibilità di decurare, in caso di necessità pubblica e sociale, la remunerazione dei giudici (oggi intoccabile) al pari di quella di tutti gli altri dipendenti punbblici; il secondo chiede che anche i politici possano essere indagati nel corso del loro mandato.
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la redazione: Il Fine Gael è un partito centrista. Nella coalizione di governo ci sono i laburisti, per cui è corretto parlare di governo di centrosinistra
Anche l'Irlanda conoscerà la violenza del popolo.Ora conosce solo quella delle banche,ma presto si trasformerà in platea di guerriglia!
La Francia oggi impedisce agli italiani di andare in Francia per paura dei Black blok italiani.Non è vero,perche quelli francesi non hanno nulla da imparare dagli italiani!Sabato è toccato a Roma,ma questo è solo l'inizio.Hanno trasformato l'Europa in un paese senza più lavoro!
Per risparmiare qualche centesimo,hanno fatto lavorare i cinesi.Oggi noi non siamo più un'Europa ricca,solo le banche e alcuni padroni lo sono.
Noi di queste scelte economiche le abbiamo solo subite!
Ora ecco il conto!
Lo porteranno ai responsabili i nostri operai.vedrete quante botte!
Non basteranno le leggi speciali e il ripristino della legge Rocco.Quando la marea è montante,nessuno più può fermarla! 17-10-2011 21:02 - maurizio mariani