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FUORIPAGINA
18/10/2011
  •   |   Manlio Dinucci
    Il Grande Gioco africano

    Dopo che il «Protettore Unificato» ha demolito lo stato libico, con almeno 40mila bombe sganciate in oltre 10mila missioni di attacco, e fornito armi anche a gruppi islamici fino a ieri classificati come pericolosi terroristi, a Washington si dicono preoccupati che le armi dei depositi governativi finiscano «in mani sbagliate». Il Dipartimento di stato è quindi corso ai ripari, inviando in Libia squadre di contractor militari che, finanziati finora con 30 milioni di dollari, dovrebbero mettere «in stato di sicurezza» l'arsenale libico. Ma, dietro la missione ufficiale, vi è certo quella di assumere tacitamente il controllo delle basi militari libiche.

     

    Nonostante il declamato impegno di non inviare «boots on the ground», operano da tempo sul terreno in Libia agenti segreti e forze speciali di Stati uniti, Gran Bretagna, Francia, Italia, Qatar e altri, che hanno guidato gli attacchi aerei e diretto le operazioni terrestri. Loro compito, ora, è assicurare che la Libia «pacificata» resti sotto il controllo delle potenze che sono andate a «liberarla». Il 14 ottobre, lo stesso giorno in cui il Dipartimento di stato rendeva noto l'invio di contractor in Libia, il presidente Obama annunciava l'invio di forze speciali in Africa centrale, all'inizio un centinaio di militari. Loro compito ufficiale è quello di «consiglieri» delle forze armate locali, impegnate contro l'«Esercito di resistenza del Signore». Operazione finanziata dal Dipartimento di stato, finora, con 40 milioni di dollari. Il compito reale di questi corpi d'élite, inviati da Washigton, è creare una rete di controllo militare dell'area comprendente Uganda, Sud Sudan, Burundi, Repubblica centrafricana e Repubblica democratica del Congo. E mentre gli Stati uniti inviano proprie forze in Uganda e Burundi, ufficialmente per proteggerli dalle atrocità dell'«Esercito del Signore» che si dice ispirato al misticismo cristiano, Uganda e Burundi combattono in Somalia per conto degli Stati uniti, con migliaia di soldati, il gruppo islamico al-Shabab. Sostenuti dal Pentagono che, lo scorso giugno, ha fornito loro armi per 45 milioni di dollari, compresi piccoli droni e visori notturni.

     

    Il 16 ottobre, due giorni dopo l'annuncio dell'operazione Usa in Africa centrale, il Kenya ha inviato truppe in Somalia. Iniziativa ufficialmente motivata con la necessità di proteggersi dai banditi e pirati somali, in realtà promossa dagli Stati uniti per propri fini strategici, dopo il fallimento dell'intervento militare etiopico, anch'esso promosso dagli Stati uniti. E in Somalia, dove il «governo» sostenuto da Washington controlla appena un quartiere di Mogadiscio, opera da tempo la Cia, con commandos locali appositamente addestrati e armati e con contractor di compagnie miltari private. Gli Stati uniti mirano, dunque, al controllo militare delle aree strategiche del continente: la Libia, all'intersezione tra Mediterraneo, Africa e Medioriente; l'Africa orientale e centrale, a cavallo tra Oceano Indiano e Atlantico. Il gioco, apparentemente complicato, diventa chiaro guardando una carta geografica. Meglio su un atlante storico, per vedere come il neocolonialismo somigli in modo impressionante al vecchio colonialismo.


I COMMENTI:
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  • La "Demo-Pazzia" è arrivata a Tripoli! guardate le foto!
    http://libyasos.blogspot.com/2011/10/shame-shamelessness-sexy-dinner-in.html
    vergogna & spudoratezza.
    brutta passerella nelle fateh torri di tripoli
    vergogna cnt (ratti schifosi) nella sanguinosa storia, essi fanno passerelle.Le donne e i bambini stavano in questa passerella di moda nonostante la tradizione dei musulmani, nonostante tanti bambini libici e donne sono massacrati negli ospedali, per le strade.
    Appena in tempo quando stanno morendo persone in tutta la libia.
    Quando i bambini anche intorno alla Torre Fateh stanno morendo…
    È questa la nuova libia???
    Vogliono la disgrazia della Libia, trasformarla nell’ immoralitÀ, dissolutezza e spudoratezza.Essi vogliono pisciare su tutte le persone che hanno ucciso, essi sono anche a ridere della popolazione che morirono e che ancora stanno morendo per loro.
    Della serie: ” le primavere arabe di Gad Lerner “ e del governo italiano, del sistema intero.
    Tutta una massa di criminali di guerra.Mi vien solo che da VOMITARE.A Voi? 18-10-2011 17:40 - passarella sotto il genocidio
  • Però il Manifesto, in questo articolo, si guarda bene dal parlare della penetrazione cinese in Africa. Chissà perchè... 18-10-2011 15:10 - Giuseppe
  • Tu fai una invasione a me, io fo una invasione a te ... prove di medioevo usuraio cosmopolita ? Forse e' una nuova forma di erotismo ... se non ci si invade fra disperati , fra chi ci si deve invadere ... 18-10-2011 14:30 - bozo4
  • Il colonialismo storico è stata l'espressione dell'espansione capitalistica nel mondo nella sua fase di ascesa, prevalentemente ottocentesca (imperialismo), ed ha visto la partecipazione, concorrente, di più Stati europei. Equiparare l'attuale globalizzazione, a egemonia americana, al "vecchio" colonialismo costituisce una comparazione storica inappropriata, un grossolano errore di analisi. Anche perché, nel caso dell'Africa, non esiste solo un tentativo di "controllo militare delle aree strategiche del continente" da parte statunitense, ma anche una forte iniziativa di penetrazione economica cinese: il quadro è più mosso di quanto Dinucci voglia vedere. La contraddizione che stiamo vivendo è quella di una preponderanza militare USA (che è ancora Impero???) nel mondo, in presenza peraltro di un declino inesorabile del suo sistema di dominio, su cui non insiste solo Wallerstein, ma su cui esistono interi scaffali di libri. 18-10-2011 12:22 - Giacomo Casarino
  • Non si deve essere duri con il presidente Usa Barak Hussein Obama. Ha infranto una promessa dopo l’altra della campagna elettorale e continua farlo, ma conosciamo qualche presidente che non l’ha fatto. Il fatto è che Obama ha mantenuto i punti principali della sua campagna elettorale, “Yes We Can” e “Possiamo credere nel cambiamento” il problema è semplicemente capire che cosa di questi punti abbia realizzato.
    “Sì, noi possiamo iniziare la nuova colonizzazione dell’Africa, e sì, siamo in grado di sostituire Laurent Gbagbo in Costa d’Avorio e Muammar Gheddafi in Libia, sostituendo entrambi i governi di quelle nazioni con governi delegati.
    Sì, noi possiamo minacciare seriamente gli interessi cinesi e russi in Medio Oriente e Africa, perché viviamo in un mondo unipolare con dominio a tutto campo degli USA e della NATO.E che cambiamento. E sì, possiamo credere nel cambiamento che Obama ha portato. Possiamo vederlo in Libia. Il primo presidente afroamericano degli Stati Uniti d’America ha finora ucciso più neri africani in massacri, bombardamenti e con l’aiuto delle forze mercenarie rispetto alla maggior parte dei suoi predecessori caucasici alla Casa Bianca. E’ innegabile un cambiamento epocale che il primo presidente afroamericano degli Stati Uniti sia il comandante in capo di un esercito che ha trasformato il paese più sviluppato dell’Africa in un colossale disastro umanitario. Obama sta costruendo una Colonia Africana da dove potrebbe ritirarsi se qualcuno dei suoi molti crimini dovessero portarlo ad essere incriminato e messo sotto accusa negli Stati Uniti. O era lui ad essere stato scelto e posizionato dagli associati Brzezinski e Kissinger a diventare presidente degli Stati Uniti d’America, perché sarebbe stata molto più facile la vendita del genocidio africano in Libia alla popolazione degli Stati Uniti se si fosse stato un uomo di colore ad uccidere decine di migliaia di africani. Si deve essere consapevoli del fatto che i copioni geopolitici sono scritti molto tempo prima che il cast degli attori sia scelto, e Obama è stato un partner perfetto per una lunga pianificata nuova campagna coloniale nell’Africa settentrionale e occidentale.Alla luce della truffa Obama, le bugie di Mahmud Jibril sembrano quasi innocenti. La democrazia in 20 mesi è stata sostituita con “Io mi dimetterò quando avremo sconfitto la resistenza rimanente”. Oppure Jibril è proprio onesto, e le sue parole significano, io non mi dimetterò mai, perché il popolo libico è la resistenza, e non sarò mai in grado di vincere la guerra contro di loro. L’opposizione al Consiglio Nazionale di Transizione, comprendendo i suoi padroni della NATO e i suoi eserciti mercenari, è il popolo della Libia. Il cambiamento di Obama è in altre parole, l’insediamento di un Vice Re in Libia.Osservando il Parlamento russo o Duma di Stato, vi è una chiara richiesta che la Russia debba riaffermare la sua posizione come potenza globale, e come candidato presidenziale, Vladimir Putin sarà molto probabilmente colui che dovrà sviluppare la nuova politica di sicurezza russa verso la NATO. Una delle difficoltà che potrebbero impedire alla Russia di agire con maggiore urgenza sulla Libia è che per oltre un decennio non è riuscita a coltivare suoi interessi in Africa. Che cosa ci si aspetta dalla Russia, se vuole porre fine allo stato unipolare corrente del potere globale, deve fornire segnali più chiari a quei leaders africani i cui paesi sono sotto assoluto controllo monetario e militare dell’Unione Europea e degli Stati Uniti. Il colpo di Stato della Nato in Costa d’Avorio all’inizio del 2011 dovrebbe fornire una motivazione sufficiente per i politici africani che hanno a cuore un migliore interesse per il loro popolo a formare alleanze più strette con la Russia e la Cina.Il punto critico e la ragione per cui né la Cina né la Russia hanno affermato la loro influenza in Libia, Costa d’Avorio e in Africa può benissimo essere, che la Cina e la Russia sono contendenti piuttosto che alleati rispetto all’Africa. Si possono avere costi di tempo e risorse per stabilire l’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai ma un fallimento nel definire una risposta urgente e unificata della Cina e della Russia sulla guerra contro il popolo della Libia, può essere la più pericolosa roulette russa che le due potenze abbiano giocato per decenni. Il tempo di segnare vittorie di public relation con la protesta contro la NATO deve essere seguito dal tempo di un’azione concreta.

    Christof Lehmann

    http://nsnbc.wordpress.com/2011/10/17/libya-democracy-after-defeat-of-opposition/ 18-10-2011 11:22 - criminali di guerra
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