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FUORIPAGINA
18/10/2011
  •   |   Rocco Di Michele
    Proibito il corteo della Fiom

    A memoria di sindacalista, non si ricorda una cosa del genere. Ma il governo prova a trasformare una giornata di conflitto aspro in occasione di vendetta. Verso chi manifesta in genere, certo. E soprattutto nei confronti della Fiom, che della giornata di sabato è stata protagonista pacifica e anche molto arrabbiata per la piega presa dagli eventi.
    Quando Maurizio Landini, segretario generale dei metalmeccanici della Cgil, ha dato notizia in conferenza stampa del divieto disposto dalla Questura sulle tre piazze richieste per la manifestazione di venerdì, molti sono rimasti con un punto interrogativo stampato negli occhi. «La questura non ci ha ancora autorizzato il corteo. Per noi fare il corteo è necessario, a maggior ragione dopo quello che è successo sabato. Chi si è organizzato per mesi lo ha fatto per colpire chi manifestava. Noi garantiamo la sicurezza. Nelle nostre manifestazioni non si viene con i caschi e gli zaini pieni di cose. Si viene con la faccia scoperta e con le mani libere».


    In un primo momento era stata richiesta piazza Navona. Ma su questa già gravava un'ordinanza di divieto generico da parte del sindaco della Capitale, l'ex fascista Gianni Alemanno; che aveva a sua volta preso a pretesto un «vandalo» sorpreso mesi fa a danneggiare in perfetta solitudine una delle tre fontane della piazza. Bocciata anche la seconda richiesta - piazza Farnese - giudicata troppo vicina alla prima. Fin qui si era ancora nella «quasi normalità», e queste risposte erano state date ancor prima della manifestazione e degli scontri di sabato. Ma la lunga attesa per una risposta sulla terza piazza - Santi Apostoli - aveva fatto capire che c'è un calcolo e un disegno politico dietro le lungaggini.
    Un disegno diventato chiaro nel pomeriggio, quando da via San Vitale è trapelato un divieto formale al corteo. Le parole usate sono però forse ancora più gravi dell'atto in sé; veniva infatti detto che «non c'è nessun divieto a manifestare, ma ai lavoratori della Fiom sarà messa a disposizione venerdí una piazza. Non ci sarà un corteo alla luce di quanto accaduto sabato scorso». Continuava la mediazione per «garantire il diritto di tutti a manifestare» e «venire incontro alle esigenze dei romani che hanno pagato un prezzo troppo alto» a causa del corteo dello scorso sabato. Ma al momento, «per motivi di sicurezza», niente corteo.


    Una decisione di una gravità eccezionale. Le «ragioni di sicurezza» sono decisamente una scusa risibile. La manifestazione del 21 interessa soltanto lavoratori della Fiat e di Fincantieri: ovvero gente che lavora da anni fianco a fianco, si conosce benissimo e verrà a Roma mettendosi in piazza per gruppi sostanzialmente omogenei (per azienda e singolo stabilimento). Che in una situazione del genere si possa «infiltrare» qualche giovane «vestito di nero» è assolutamente da escludere. Se anche non si trattasse della Fiom - che ha una storia chiarissima di come «sta in piazza» - quella motivazione non potrebbe reggere a un esame men che superficiale.
    Le tute blu non intendono però accettare un diktat del genere e insisteranno «nel chiedere di fare un corteo e di terminare in una piazza». Come hanno sempre fatto. «Speriamo ancora che la questura ci ripensi; noi non consideriamo questa risposta definitiva. Non esiste che non ci diano una piazza». In fondo, spiegano a Corso Trieste, «sarebbe la risposta migliore ai fatti di sabato». Una bella manifestazione operaia, pacifica, per conservare il diritto democratico garantito dalla Costituzione.
    «Sembra incredibile che a solo un anno dalla manifestazione del 16 ottobre - quella in cui la Fiom e i movimenti portarono a Roma quasi mezzo milione di persone, ndr - si sia arrivati a questo punto. Se la risposta a 1.000 violenti è vietiamo le manifestazioni, si tratta di una risposta pericolosa». E anche un po' assurda, visto che al corteo era stata invitata a partecipare anche la segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso.


    Ma il clima politico viene avvelenato in modo bipartisan, rendendo difficile ragionare in modo serio su un argomento serissimo come l'esercizio della democrazia. Da una parte c'è la stampa berlusconiana che sparge allarmismo parlando di «sindacato che prepara un autunno caldo contro il governo» (Il Giornale, ieri), di volontà di «portare in piazza i lavoratori per protestare contro le politiche economiche del governo» - fatto assolutamente normale, visti gli effetti che queste stanno già avendo. Dall'altra c'è una parte della stampa anti-berlusconiana che pensa di poter mettere in difficoltà il Cavaliere sorpassandolo a destra e chiedendo «massima fermezza» nella gestione dell'ordine pubblico. Fino a un Antonio Di Pietro che rispolvera i fasti omicidi della «legge Reale» (254 morti e 371 feriti, quasi tutti innocenti cittadini che si erano trovati a passare nel posto sbagliato al momento sbagliato; www.ecn.org/lucarossi/625/625/tab1.htm).
    Con «democratici» così, le svolte reazionarie hanno spesso la strada spianata.


I COMMENTI:
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  • E'chiaro che il corteo della Fiom sia ben premunito contro infiltrazioni dei blackbloc,ma è altrettanto chiaro che dopo la devastazione di sabato il sindaco di Roma doveva pur fare qualcosa;inoltre non è che siano state proibite le manifestazioni,ma solo i cortei e solo per un mese;infine,mi chiedo se il diritto a manifestare in corteo debba essere superiore al diritto dei cittadini romani di essere lasciati tranquilli,almeno per un pò! 18-10-2011 12:48 - claudiouno
  • C'era da aspettarselo, per questo hanno lasciato mano libera ai cosiddetti blckblocks.
    Questa è la risposta di un paese sempre meno democratico. Inviterei la Camusso a dire di NO a questo divieto, a non lasciare sola la FIOM e Landini, ed a mettersi lei a capo del corteo, di un corteo che cammini. Se anche la segretaria generale del maggior sindacato italiano si ferma davanti a queste assurde regole imposte senza VERI MOTIVI allora non c'è più niente a cui credere veramente. >Lo dico da iscritta al sidacato di cui parlo e lo esigo da chi ne è ai vertici: In tempi più neri e duri, c'era molto più coraggio!
    Maura 18-10-2011 12:35 - Maura
  • GRAVISSIMA SVOLTA AUTORITARIA E VERE E PROPRIE SCELTE FASCISTE
    che sono la costante perenne dal 68 in poi dellla putrida destra
    italiana LA SCELTA DI PROIBIRE MANU MILITARI OGNI CORTEO A ROMA UN VERO E PROPRIO AVVIO DI CLIMA DA GUERRA CIVILE!!
    Nemmeno i regimi sud-americani di estrema destra sono arrivati a questo esempio:
    IN CILE e' scosso da possenti ed incredibili lotte di massa degli studenti contro il governo della destra piu estrema di Pinera. ci sono stati anche morti..ma nesuno si sogna di proibire ogni corteo
    e le lotte di massa proseguono:
    Nella stessa Colombia si succedono scontri di massa con giovani e studenti che lottano contro la privatizzazione del NARCO GOVERNO DI SANTOS gia ministro delle difesa di Narco Uribe...a Cali la polizia ha ammazzato uno studente!!
    Per di piu la Colombia e' in perenne stato di guerra civile con la resistenza dei patrioti bolivariani della FARC-EP e dell'ELN che da anni combattono armi in pugno contro
    i governi dei narcs marionette dell'impero..
    Questa scelta di proibire a Roma tuttii cortei e' GOLPISTA, autoritaria, il governo della malavita e della masssoneria alza il tiro...
    Ai metalmeccanici della FIOM ai giovani agli studenti, agli operai, ai disoccupati e pensionati
    CORTEI PACIFICI E DI MASSA A ROMA ED IN ITALIA SUBITO
    DIFENDIAMO LA DEMOCRAZIA DAL GOVERNO DELLA MALAVITA E DELLA P2 18-10-2011 12:30 - george
  • Con la stessa logica della "sicurezza" ragiona chi si trastullava fino a pochi giorni cianciando di rivolte e ora parla di servizi d'ordine di movimento. Il katanga casariniano è un altro bell'esempio di "democratico".

    La verità su quanto è accaduto a Roma è tanto semplice quanto nota: quello che doveva essere il comizio elettorale di Casarini e Raparelli si è risolto nel più enorme e pericoloso pasticcio politico degli ultimi tempi. Una sconfitta miserevole, dovuta in buona parte agli stessi capetti che per le loro ambizioni politiche (Sel) hanno fatto finta di non vedere il 14 dicembre e la crisi di cui cianciano tanto (come anche cianciavano di rivolta).

    Ormai persino sul "Corriere della sera" (vedi il link qui sotto) si legge quello che tutti sanno da tempo ma che non si legge sul manifesto. Vendola se ne è andato dalla manifestazione e ormai i due simpaticoni sono elettoralmente bruciati. Questa è l'unica cosa che consola.

    Intanto la voglia spasmodica di "essere protagonisti" (parola di Raparelli) è stata brutalmente frustrata e il regolamento di conti è stato ampiamente annunciato: vedremo ora fino a che punto arriveranno la menzogna e l'abiezione.

    http://www.corriere.it/cronache/11_ottobre_18/quelle-voci-su-un-patto-per-i-seggi-con-vendola-dietro-gli-incidenti-giovanni-bianconi_f127e95c-f947-11e0-bc4b-5084eabf7820.shtml 18-10-2011 12:04 - Luciano
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