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Elisa Scaringi
Roma, caput disastri
Ore 10.30. Finalmente posso strizzare i calzini. E i piedi lasciano l’impronta sul pavimento. Dopo tre ore di panico riesco a tornare a casa. Ho dovuto prendere un giorno di ferie. Motivo: a Roma piove.
Ore
7.40. Sono a Bagni di Tivoli. Il treno per Roma Tiburtina arriva con 6 minuti di ritardo. Fuori diluvia. Stranamente trovo a posto a sedere. In genere i vagoni sono strapieni.
Ore 8.20. Arrivo a Roma Tiburtina. Binario 2 Est. Fuori diluvia ancora. Devo fare in fretta perché la banchina, inaugurata solo domenica 9 ottobre non ha ripari. Il passaggio è molto stretto. I corpi si accalcano in pochi secondi. Rimango sotto l’acqua e l’ombrello mi ripara ben poco. Riesco a chiuderlo a fatica. Sono sotto il nuovo tunnel che mi porterà al sottopasso per la metropolitana. Si procede a passo d’uomo. Il passaggio si stringe e ci sono solamente scale per scendere. Arrivata in fondo ecco il panico. L’acqua che prima si
infiltrava pian piano tra i pannelli a coprire il soffitto, ora è diventata un muro. Il soffitto si è deformato e secchiate di pioggia cadono giù. Devo aprire l’ombrello, ma sento che le scarpe si trasformano in una piscina. Per terra è un lago. Tento di andare avanti, ma il passaggio è bloccato. Sono impantanata. E l’acqua entra dappertutto. Gli altoparlanti tacciono. Vedo un vigile del fuoco passare ma se ne va e non capisco. Qui non c’è nessuno a dirci cosa succede. A sinistra non si può andare. Un pannello è caduto dal soffitto. Dicono. E l’acqua arriva al ginocchio. Dicono. E la metropolitana è chiusa. Dicono. E come si fa ad andare al lavoro?
Ore 9.00. Sono qui sotto da quaranta minuti. Non so dove andare. E non c’è campo telefonico. Intanto galleggio nell’acqua. Le scarpe sono da buttare. Passa il capotreno. Ci dice che l’unica soluzione è girare a destra. Verso il piazzale est. Il panico aumenta. La gente si accalca per salire sulla passerella di fortuna appena creata da poveri operai spaesati. Tentano di trascinare via l’acqua. Intanto il livello aumenta e le travi di legno traballano. Cominciano a galleggiare. Mi tengo in equilibrio. Ma è più l’acqua che entra che
quella che riesco ad evitare. Sono fradicia dalla testa ai piedi. Salgo le scale. E vedo una scena ancora più inquietante. Litri e litri di acqua che cadono dai fori delle luci. Le lampadine non ci sono. Cade solo un’enorme quantità di acqua. Lì dove il nuovo piazzale è stato inaugurato. Lì dove sono stata e sembrava tutto bello. Lì dove le autorità hanno elogiato questo bel lavoro. E noi qui ad assistere al disastro. Quanti soldi buttati. E quanta sicurezza elusa. Perdo la cognizione del tempo. Provo a fare il giro. A raggiungere il piazzale degli autobus, ad ovest. Ma grandina, e non sono nemmeno a metà. Devo raggiungere la Via Tiburtina. Girare a destra. Passare sul ponte. E tornare giù. Ne vale la pena? Sono zuppa e rinuncio. Gente che torna indietro dice che i pullman non ci sono. Dicono. Raggiungo un riparo per chiamare al lavoro. Ma qui c’è acqua dappertutto. Prendo un
giorno di ferie. E mi arrabbio. Ora qualcuno dovrà ripagarci di questo disagio. Dovrà spiegarci dove sono i canali di scolo dell’acqua piovana. Dove sono i vigili del fuoco, la protezione civile e le forze dell’ordine. Quali sono i sistemi di sicurezza. Perché gli operai devono predisporre una passerella di fortuna. Perché nessuno ci indica dove andare. Perché non ci sono vie di fuga. E soprattutto voglio sapere: chi ha progettato un tale disastro? Possiamo passare sopra ai continui ritardi, alla mancanza di pulizia, all’assenza di assistenza quando è necessario. Ma non possiamo passare sopra alla nostra sicurezza. Nel 2011, in un paese tra i più ricchi del mondo, in una città definita caput mundi, siamo messi così: una stazione, che tra un mese diventerà importantissima per il passaggio dell’alta velocità, si autodistrugge per la pioggia. Si accartoccia su se stessa e noi poveri innocenti sotto a gridare senza che nessuno ci senta. Ora basta. Qualcuno dovrà pagare. E raccontare non basta. Voglio i nomi di chi a fissato quei pannelli, di chi li ha progettati in quel modo. Di chi non si è curato di studiare un rimedio all’acqua piovana. Di chi ha pagato e non ha controllato. Di chi si è fatto bello sulle nostre spalle. Voglio i nomi. E voglio riprendermi il mio diritto alla dignità di lavoratrice. Il mio diritto a pagare l’abbonamento per avere un servizio normale. Il mio diritto a non rischiare la vita sotto il tunnel di una stazione moderna. Il mio diritto alla fiducia in istituzioni che oramai l’hanno persa.
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è un problema di rabbia e va incanalata nella maniera giusta ,sembra facile... 21-10-2011 12:20 - antonella
gli antichi romani avevano un sistema fognario e idraulico incredibile.cosa siamo diventati.
http://www.umbriaearte.it/sotterranea.htm 21-10-2011 06:23 - sonia
E' nalla fogna che tutto lo scolo del cadavere del "movimento"prende senso, proprio li' e solo li'.
P.S. Pare che in un tombino sia rimasto impigliato Casarini, anche la fogna non lo digerisce piu'. 21-10-2011 00:46 - shangu
In altre parole, invece di fare le opere idrauliche necessarie , come dovrebbe esser compito di uno Stato, si impone una nuova tassa, senza fare quei lavori.
A dire il vero non si sa se poi le Compagnie accetteranno il rischio e vorranno assicurare chiunque si presenti.
Non è difficile immaginare che per le zone più pericolose verrà richiesto come premio stratosferico. Ma obbligatorio.
Com'era il detto : "Piove, Governo ladro".
Mai nulla di più esatto e pertinente ! 20-10-2011 18:47 - alvise
Io nella mia vita ho fatto lo scopino e so che cosa sono le catatoie e a che servono.Fino a dieci anni fa l'AMA aveva un servizio sulle catatoie.il comune di Roma pagava una cifra all'AMA per sturare le catatoie!
Era un monte ore che andava fuori dall'ordinario servizio di raccolta rifiuti.
Prima ancora,quando avevamo l'assessore all'igiene urbana le catatoie erano controllate da un servizio comunale.
Pòi con le privatizzazioni i comuni di destra e di sinistra si sono liberati di questo personale e di questi servizi.
Un tempo, il cittadino pagava molto meno di tasse comunali e aveva dei servizi,che oggi se li sognano.
Perche;ve lo dico io,perche se li sono pappati i vostri soldi.
Se li sono e continuano a papparseli.
La discarica di Malagrotta è dell'avvocato Ceroni,Genero di Forlani e questo si è beccatto tutti i soldi che avete pagato ai comuni come tasse per i servizi!
Un vero e propri ladrocinio,dove io ho più volte testimoniato e spiegato anche a magistrati,ma come tutte le cose che succedono nel mio paese,tutto fumo e gnente arrosto!
Ora Alemanno con il suo gruppo di fascisti,spizzica anche lui sui servizi,ma non è nulla a confronto dei grandi ladrocini che abbiamo avuto con Carraro, Rutelli Veltroni e altri...
Io mi sono sgolato e ho scritto più di un articolo su questo argomento anche quì sul Manifesto.
Non ho mai trovato un giornalista che volesse fare un articolo serio!
Ma allora che vadano tutti a fare il bagno con l'acqua piovana ...
Due gocce d'acqua e è emergenza.Che schifo di paese è questo! 20-10-2011 17:35 - MAURIZIO MARIANI