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Francesco Piccioni
Un decreto tra slogan e condono
La cosa che sconcerta di più è la facilità con cui uomini di governo buttano lì idee che una volta erano «pesanti». Per esempio. Sembra che Giulio Tremonti, ministro dell'economia, abbia parlato al telefono con José Barroso (presidente della Commissione Ue) di un «piano straordinario per lo sviluppo del Mezzogiorno» dal nome ferroviario - «Eurosud» - chiedendo che venga inserito (sulla parola) nel paragrafo destinato all'Italia nel testo delle Conclusioni del Consiglio Europeo.
Un «piano per il Mezzogiorno» evoca sforzi giganteschi e congiunti tra economisti, ingegneri, studiosi di storia e esperti di criminalità; insomma, anni di lavori per tirar fuori un'idea sensata e coerente. Qui, invece, detto-fatto: basterebbe una «revisione strategica dell'uso dei fondi strutturali europei». In pratica: per il periodo 2007-2013, il bilancio Ue ha messo a disposizione dell'Italia 28,8 miliardi, di cui 21,5 dedicati alle cinque regioni in ritardo economico (Puglia, Campania, Basilicata, Calabria e Sicilia). Si tratterebbe di poter utilizzare il residuo di questi fondi senza aggiungere la quota di fondi italiani.
Lo stesso Berlusconi, nelle indiscrezioni lasciate trapelare dai suoi collaboratori per dare l'idea di un premier «sempre sul pezzo», sarebbe alla «ricerca di un'idea forte» da spendere oggi al Consiglio europeo. Uno slogan pubbicitario, insomma, più che un piano d'azione. La cifra dell'intero «decreto sviluppo» - per quel poco che se ne capisce - sembra essere proprio questa.
Le semplificazioni normative, per esempio, possono «lubrificare» le procedure d'avvio delle grandi opere infrastrutturali tanto quanto le infiltrazioni mafiose negli appalti; ma in assenza di fondi per realizzarle, difficilmente andranno avanti. Incentivi fiscali e «decertificazione» hanno la stessa funzione. Mentre altri sgravi fiscali sull'apprendistato non servirebbero comunque a battere la concorrenza del «lavoro nero». Sarebbe infine facile ironizzare sulla «spinta alla crescita» fornita dalle pagelle o dai certificati medici on line... ma non c'è niente da ridere.
Nel vuoto di idee si infilano in tanti. la Coldiretti ha suggerito (ma guarda un po'...) di vendere i terreni demaniali. Sono valutati circa 6 miliardi, ma bisognerebbe vedere a che prezzo andrebbero via, se venduti tutti insieme (l'eccesso di offerta deprime le quotazioni, com'è noto). Una parte del Pdl è tornata alla carica per ottenere un nuovo condono fiscale. I «duri» della maggioranza (come l'ultralegalitario - contro i cortei - Gianni Alemanno) giurano che non si farà mai, ma magari un «concordato» può essere discusso. In attesa di conoscere la profonda differenza tra i due provvedimenti, i cicchittiani fanno balenare la cifra di 5 miliardi ricavabili.
Sorge il sospetto che lo stesso concetto di «sviluppo» sia un problema per la maggioranza. Il segretario del Pdl, Angelino Alfano, ha cercato di disinnescare le «attese miracolistiche» per un decreto tutto ancora da «inventare», spiegando che «la crisi è mondiale, chi pensa che facendo un decreto la risolviamo, si illude». È persino vero, ma così «comunica» a Confindustria, alle Ue e ai mercati che il governo non ha alcun «decreto sviluppo» credibile sulla rampa di lancio.
Molto più muscolare, come al solito, il ministro dell'anti-lavoro, Maurizio Sacconi. Anche lui fa la sua lezione, addirittura ai piccoli industriali riuniti a Brescia. «Lo sviluppo non si fa per decreto, non si fa con iniezioni di spesa pubblica, ma liberando la vitalità del paese». Facce perplesse in sala, perché a molti - non solo a noi - questa sembra ideologia da quattro soldi. E quindi ha rincarato la dose: «se si pensa di poter crescere facendo trasferimenti statali, si sbaglia; se lo pensate ancora siete fuori dalla storia e condannati al declino».
Fatta la tara al millenarismo anti-statuale del ministro, e unendo le sue dichiarazioni a quelle dei suoi colleghi, ne vien fuori una sola conclusione: non c'è un soldo da investire. Il «decreto» (o «alcune misure», come dice sempre Sacconi) sarà a «costo zero». Al massimo qualche legge in meno per «liberare le energie bloccate». Ma di una politica industriale, magari persino sfacciatamente favorevole alle sole imprese, nemmeno l'ombra.
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A parte le chiacchiere di propacanda,facciamo un'analisi concreta,di una situazione concreta.
Berlusconi è stato capace di sopravvivere e di non essere mai intervenuto in una sola delle situazioni emergenziali!
Questo governo è perfetto nel suo immobilismo.
Berlusconi vuole aspettare la nottata,come Edoardo nella sua grande commedia.
Ma non è una nottata e nemmeno una commedia.
Questa volta non è un passaggio di crisi,no questa è la grande crisi annunciata da anni.
La barca di Berlusconi è grande se la vediamo a livello nazionale,ma è una formica a livello mondiale.
La grande onda travolgerà questa barca e ci distruggerà!
Ridono i nocchieri,pensando in piccolo.
Loro sono dei nani,fisici e mentali.
non riescono a capire cosa vuol dire navicare in mare aperto.
Berlusconi con la sua barca è capace solo a arrivare ai porticcioli di Portofino o della Sardegna,non ha mai conosciuto l'oceano.
molto più capace era D'Alema,che in questo momento è fuori dalla barca e ci guarda dal porticciolo! 23-10-2011 11:34 - maurizio mariani