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Xin Qiang
La censura cinese salva aspiranti suicidi e controlla gli Indignados
Sabato sera Su Wei aveva deciso di togliersi la vita nel suo appartamento nel quartiere pechinese di Chaoyang. Prima d'inghiottire un bel po' di pasticche, la modella e attrice ha postato sul suo weibo (microblog) una foto delle pillole con le quali voleva ammazzarsi e un messaggio indirizzato a Li Guowen, regista e suo attuale fidanzato che accusava di averla tradita.
Ma non aveva fatto i conti con le migliaia di agenti che 24 ore su 24, sette giorni su sette, 365 giorni all'anno passano al setaccio internet nella Repubblica popolare. I poliziotti – secondo il racconto del giornale Fazhi wanbao – hanno letto il disperato annuncio di Su, si sono precipitati a casa della ragazza e l'hanno trasportata subito in ospedale, dove i medici l'hanno salvata. Li, accorso al suo capezzale, ha giurato di non averla tradita. Tutto bene quel che finisce bene?
Quello che è certo è che i censori della rete negli ultimi giorni hanno un bel daffare più che con le starlette con quella gigantesca classe media (centinaia di milioni di persone) in parte sensibile al richiamo della democrazia e sempre più presente sul web. China digital times ha appena scoperto una lunga lista di parole bloccate dal motore di ricerca di Sina, uno dei portali più grossi tra quelli che ospitano i weibo.
Il meccanismo di controllo è piuttosto semplice: a essere filtrata è la combinazione tra gli ideogrammi 占领 (occupare) e una serie di città, regioni e aree simbolo come Zhongnanhai, la zona di Pechino dove risiedono i leader del Partito comunista, o Wangfujing, una delle strade più commerciali della capitale.
E dire che fino a qualche giorno fa le prime pagine dei quotidiani e gli altri media cinesi davano ampio risalto alla proteste come “Occupy Wall street”, con i dimostranti, definiti “anticapitalisti” e i media statunitensi accusati di non dare sufficiente spazio alle manifestazioni. Poi la contestazione s'è fatta globale e ha iniziato a chiarire i propri bersagli: la corruzione, l'arroganza del potere, le diseguaglianze. A quel punto in Cina sono entrati in funzione i guardiani della rete.
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Rinsavite, siete ancora in tempo!
Saluti
Alberto 25-10-2011 14:33 - alberto
Si dirà che attraverso la rete si sono organizzate proteste e rovesciati i poteri costituiti. Ma non potrebbe essere tutto controllato e gestito in modo da indurre i più a credere di essere liberi sulla rete? La dittatura cinese è coercitiva mentre quella occidentale è autocoercitiva, ovvero siamo noi stessi che, credndo di essere liberi, ci autolimitiamo.
Esempio:manifestazione consentita degli indignatos; si è compreso che i black block sono organizzati da organi dello spionaggio dello stato al fine di indurre l'opinione pubblica a credere che i poliziotti hanno fatto bene ad intervenire? Al posto delle bombe degli anni di piombo ci sono i black block che si introducono nelle manifestazioni al fine di renderle inutili e pericolose.
Certamente anche nooi siamo controllati, seppur in modo diverso. 25-10-2011 08:09 - Andrea Gelli