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FUORIPAGINA
25/10/2011
  •   |   Giuliana Sgrena
    Tunisia, il ricco bottino degli islamisti


    La giornata si è fatta sempre più tesa aspettando il risultato elettorale, quello definitivo dovrebbe arrivare oggi. Fin dalla notte comunque circolava la voce di una vittoria relativa del partito islamista En-nahda. La sede del partito, assediata da giornalisti di tutto il mondo, restava chiusa, i dirigenti attendevano il pomeriggio per dare una versione, probabilmente al ribasso, del loro successo: nei seggi scrutinati la percentuale è intorno al 30%. Voci, non confermate, parlano invece di oltre il 40. Il commento a caldo è del responsabile della campagna elettorale del partito islamista, Jlassi Abdelhamid: ha promesso che nella Costituente lavoreranno per «un'alleanza stabile con tutte le forze patriottiche». 
    Alleanza che potrebbe essere raggiunta con candidati eletti nelle liste satellite che potranno rafforzare la componente islamista. Certo En-nahda dovrà fare i conti con una opposizione laica e progressista, che da giorni ha annunciato l'intenzione di allearsi nella Costituente. Del resto è l'unica possibilità che resta per porre rimedio alla frantumazione determinata dalla presentazione al voto in ordine sparso. La segretaria generale del Partito democratico progressista, Maya J'ribi, ha ammesso subito la sconfitta della sua formazione, che secondo i sondaggi veniva data in seconda posizione a ridosso di En-nahda. Così non è andata. Anche il Polo democratico modernista che negli ultimi giorni sembrava rimontare le posizioni ha invece ammesso che il magro risultato è in gran parte l'effetto della divisione delle forze democratiche. «Ci sono mancati dieci giorni di campagna elettorale e un po' di soldi», si lamentava il coordinatore Riad Ben Fadhel. Ma il progetto che ha riunito l'ex partito comunista Ettajdid, i socialisti di sinistra, il partito repubblicano e alcune formazioni della società civile resta in piedi, anzi a novembre terrà il primo congresso e dentro il Polo si scioglieranno le varie componenti. 
    Tutti i partiti sottolineano l'importanza della giornata storica per la Tunisia. Hanno votato oltre il 90 per cento degli iscritti alle liste elettorali. L'apatia, che sembrava aver colto i tunisini in estate quando dovevano iscriversi alle liste, domenica sembrava completamente scomparsa, anzi c'erano anche non iscritti che andavano a votare negli appositi seggi. Interminabili file incolonnate lungo i marciapiedi - a volte le donne per non essere continuamente toccate dai maschi nella ressa hanno preferito una fila separata - o all'interno dei cortili delle scuole. Molti dicevano di votare per la prima volta, qualcuno con le lacrime agli occhi. 
    Senza intemperanze, con pazienza, aiutando gli anziani o le donne incinte, i tunisini hanno dato un esempio di civiltà invidiabile per chi viene da un paese dove non si rispettano le code e nemmeno le persone anziane. 
    L'incertezza è aumentata e così la tensione durante la giornata, per il continuo rinvio, da parte dell'Alta istanza per le elezioni, della conferenza stampa che doveva annunciare risultati parziali. Certo le operazioni di voto sono lunghe perché oltre a calcolare i seggi assegnati proporzionalmente vi è anche il calcolo dei resti. I primi, e per parecchio tempo gli unici a parlare sono stati gli osservatori, numerosi, provenienti da diversi paesi, che nonostante alcune denunce hanno avallato il primo voto libero della storia tunisina e anche il primo voto realizzato nel paese che ha dato il via alle rivolte/rivoluzioni arabe.
    La beffa della storia vuole che a vincere le elezioni siano gli islamisti che quella rivoluzione non hanno fatto. Una rivoluzione per la dignità, la giustizia sociale e la libertà, non in nome né per i valori dell'islam. Ma tant'è. 
    Molti tunisini affermano di aver votato En-nahda perché si presenta come un partito onesto, oltre a essere una formazione ricca che ha dispensato aiuti a molti indigenti e altrettanti ne ha promessi se avesse vinto le elezioni. Una politica che paga, anche se l'unico politico a essere contestato al seggio è stato proprio il leader storico di En-nahda, Rachid Ghannouchi, tornato in Tunisia dall'esilio di Londra dopo la fuga di Ben Ali. All'uscita dal suo seggio, in una zona residenziale di Tunisi, è stato accolto da grida rispolverate dai tempi della rivoluzione: «dégage» (vattene, torna a Londra).
    Nel pomeriggio, davanti al palazzo dei congressi che ospita il centro stampa, si è tenuta la prima manifestazione contro la vittoria di En-nahda. Qualche decina di giovani seduti per terra urlava contro gli islamisti che avevano comprato i voti, che avevano fatto votare i non iscritti, che non rispetteranno i valori della rivoluzione. Comunque erano molti di più i poliziotti che circondavano la protesta. Ma è bastata questa piccola manifestazione per mandare in tilt il traffico del centro, che già quotidianamente sottopone gli abitanti a un notevole stress e all'inquinamento.


I COMMENTI:
  • La signora Giuliana forse ricorderà che avevo più volte commentato le "provocazioni" laiciste, che hanno caratterizzato la campagna elettorale in Tunisia e che alla fine sono risultate controproducenti per i "provocatori". Infatti, se non avevo comunque dubbi sulla vittoria di En-nadha, risultano sorprendenti le proporzioni, sopratutto se ricorda che era un Partito fuorilegge solo 8 mesi fa e che, i sondaggi di soli due mesi fa davano Rachid Ghannochi, al massimo al 17%, prevalentemente totalizzato, tra l'altro, in zone rurali e poco rilevanti. Rifletta sopratutto sul fatto che se le sorti del laicismo sono affidate a dei mentecatti che dicono "Ghannochi degage" oppure a un trombone che rifiuta l'iscrizione all'Università a una ragazza con il niqab, la battaglia è persa in partenza. Ma sopratutto esce sconfitto chi dall'alto Governo e dall'Unione Europea, con il controllo dei media e degli apparati statali, ha cercato di organizzare modi e tempi della campagna elettorale per spazzare via gli islamisti e non ci è riuscito. Spero che questa scoppola salutare aiuti sopratutto i Governi europei e gli USA ad abbandonare la linea dei colpi di stato o delle manipolazioni elettorali, accettando come interlocutori i governi islamisti legittimi, senza quelle ossesioni paranoiche che servono al massimo a far vendere più copie a un pamphlet ma non a fare una politica utile a quaalcuno. 25-10-2011 19:14 - Valter Di Nunzio
  • E il vbello è che voi del manifesto vi gasavate dicendo che questa gente era pìù avanti di noi !!!!
    aahahahahahhhahahah
    Dimostrate come al solito di essere utopisti 25-10-2011 13:13 - brikko89
  • La via turca all'islam "moderato" - un concetto che, a mio parere, rimane un clamoroso ossimoro - è una peculiarità tanto evidente quanto ancora misteriosa. Non basta certo questo primo esperimento tunisino perchè il mondo arabo volti improvvisamente pagina dopo millenni di indottrinamento politico-religioso.
    Il problema è la testa di quella gente che va cambiata. L'islam "brucia" il cervello fin dall'infanzia e, nonostante la finta faccia moderata mostrata all'Occidente per l'ovvio compromesso di convenienza economica, rimane sostanzialmente un'ideologia che modella 'sudditi' non cittadini. Finché il concetto di 'Umma', cioè aggregazione di fedeli che annulla l'identità singola, non verrà scalzato da quello di 'cittadino' (in senso illuministico) dotato di spirtio critico, diritti e doveri, non cambierà nulla. 25-10-2011 13:05 - tony
  • Il testo (bozza) della Costituzione libica fa affiorare gli stessi problemi che per ora paventiamo per la Tunisia.
    Ad esempio, l’articolo 1 della bozza esprime il desiderio di democrazia che è stato alla base delle rivolte: “la Libia è uno Stato indipendente e democratico, il popolo è la fonte dell’autorità”. E sottolinea con chiarezza: “Per i non musulmani, lo Stato garantisce la libertà di pratica dei diritti religiosi e il rispetto per il loro sistema di statuto personale”. Allo stesso tempo, la bozza contiene la tipica contraddizione presente nella maggior parte delle costituzione arabe. E cioè, nello stesso articolo 1 si afferma: “L’islam è la religione dello Stato e la fonte principale delle leggi è la giurisprudenza islamica (sharia)”.

    Non è dunque chiaro quale sarà la reale “fonte di autorità”. Inoltre, questo riferimento alla sharia metterà limiti a un progetto di società laica e moderna, ad una piena uguaglianza fra i cittadini e a una piena attuazione dei diritti umani. In più, tale riferimento frenerà una piena evoluzione democratica del Paese, che è stata la fondamentale caratteristica, richiesta dalla “primavera araba”.
    Perchè En-nahda dovrebbe fare diversamente ? 25-10-2011 11:29 - alvise
  • Certo che una riflessione va fatta se il più laico dei paesi arabi ,appena può votare democraticamente ,sceglie l'islamismo!Non possiamo nasconderci il fatto che ovunque l'islamizzazione delle società musulmane ed in particolare arabe è un fenomeno vincente (anche in paesi come la Cecenia dove apparentemente il potere non è in mano agli islamici).
    La ragione principale ,a mio avviso ,va ricercata nel fallimento del modello socialista (che nel mondo arabo si identifica con i partiti Baath).Mentre nel mondo occidentale il fallimento socialista ha comportato una vittoria liberale ma laica,nel mondo arabo abbiamo una vittoria liberale ma che guarda al passato religioso.L'errore più grande che noi occidentali possiamo fare è di sottovalutare questa minaccia integralista (uso termini differenti ma quasi sinonimi:integralismo,religiosità,islam)considerandola una possibile alleata nella lotta all'imperialismo americano.In quest'ottica non possiamo distinguere l'appoggio ad Israele,in questo momento il miglior alleato dell'occidente nella lotta anti-araba. 25-10-2011 09:41 - athesius
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