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FUORIPAGINA
26/10/2011
  •   |   Giuliana Sgrena
    Tunisia, incognita islamista sul dopo voto

    Internet torna in piazza in Tunisia. Mentre l'Alta istanza per le elezioni (Isie) continua a rinviare l'annuncio dei risultati elettorali, l'attenzione dei giornalisti si sposta di fronte al palazzo dei Congressi. Dalla parte opposta della strada la folla che contesta il risultato elettorale aumenta di giorno in giorno. Più che il risultato elettorale, giovani, donne e uomini, contestano i metodi con cui gli islamisti hanno condotto la campagna elettorale fin dentro i seggi. Chiedono da dove vengono i finanziamenti di cui En-nahda dispone, ben sapendo che arrivano in gran parte dall'estero, nonostante questo sia vietato dalla legge. Vengono persino mostrati versetti del Corano per dimostrare che le contestazioni al partito islamista non hanno nulla a che vedere con la religione, anzi.
    I manifestanti sono arrivati in piazza seguendo gli appelli, numerosi, che su Facebook e Twitter chiamano alla mobilitazione. Proprio come era accaduto per la rivoluzione che ha portato alla caduta di Ben Ali. Certo i numeri sono ben diversi, ma la determinazione del popolo tunisino a chiedere i conti alla politica non sembra diminuita. Anche se la loro azione sembra vanificata dalla ratifica delle elezioni libere da parte degli osservatori nazionali e internazionali, che pure hanno rilevato delle irregolarità ma non tali da mettere in discussione il processo elettorale. Tuttavia qualche effetto la protesta l'ha avuta: ieri sera i manifestantio hanno improvvisato che ha bloccato per ore tutto il centro di Tunisi.
    Accanto ai siti web che organizzano la rivolta quelli che richiamano alla calma. Un profilo basso viene mantenuto in queste ore anche dal vincitore delle elezioni. En-nahda (che avrebbe ottenuto dal 30 al 40% dei voti) preferisce mostrarsi con una immagine accettabile da una popolazione che ha vissuto per decenni in un paese laico anche se oppresso da una dittatura sanguinaria.
    En-nahda, che ha vinto ma non tanto da governare senza alleanze, chiama tutti i partiti ad una coalizione di governo. Il Partito democratico progressista (Pdp) di Chebbi ha respinto la proposta, mentre è scontata l'opposizione del Partito democratico modernista (Pdm). Una trattativa è invece in corso con Ettakatol (ex Forum democratico per il lavoro e le libertà) di Mustafa ben Jaafar e con il Consiglio per la repubblica di Marzuki, rientrato in Tunisia dalla Francia dopo la caduta di Ben Ali.
    Le dichiarazioni del leader di En-nahda, Rachid Ghannouchi, che solo una settimana fa minacciava la discesa in piazza degli islamisti contro i brogli elettorali, ora ha cambiato tono: si rivolge a credenti e non credenti perché «l'ideologia del partito è abbastanza forte da tenere insieme tutti» e dice di voler difendere il codice della famiglia, il più avanzato del mondo musulmano. Quel che è certo è che le donne non otterranno l'abolizione della discriminazione nell'eredità (quella delle donne è la metà rispetto a quella del maschio).
    En-nahda vuole accreditarsi come partito fratello dell'Akp turco e, sperando in uno sviluppo economico sul modello turco, ha subito rassicurato gli investitori stranieri sulla buona accoglienza in Tunisia. Tuttavia la politica islamista dipenderà da quale tendenza prevarrà all'interno del partito. En-nahda è infatti lacerata da diverse correnti e divisioni, innanzitutto tra gli islamisti dell'interno e quelli rientrati dall'estero dopo la caduta di Ben Ali, i primi hanno passato anni in carcere mentre gli altri hanno seguito evoluzioni diverse a seconda delle esperienze fatte. Ghannouchi viene ritenuto molto vicino al leader dei Fratelli musulmani Yussuf Qaradawi che vive in Qatar e tiene una rubrica su al Jazeera dal titolo «Sharia e vita». In Tunisia finora non si è mai parlato di sharia, ma siccome la maggior parte dei finanziamenti di En-nahda arrivano dal Golfo, e in particolare dal Qatar, fino a dove arriva l'indipendenza dei leader tunisini? E poi ci sono i salafiti, i più duri e puri, che guidano le rivolte contro i programmi culturali laici, che vogliono imporre l'accesso alle università delle donne con velo integrale e che riempiono la moschea di al Feth nel centro di Tunisi, diventato il loro quartier generale.
    E poi quale effetto avrà sulla Tunisia l'annuncio dell'imposizione della sharia in Libia e l'arrivo dal paese vicino di militanti islamisti e di armi? Molte sono le incognite che pesano sulla Tunisia del dopo Ben Ali.


I COMMENTI:
  • Il ruolo dei cristiani e delle minoranze nel futuro del mondo arabo è la chiave di volta per intepretare dove vanno i Paesi del Nord Africa.

    Fin dagli albori dell’islam, i cristiani del mondo arabo sono stati riconosciuti come comunità di diritto e coscienza pubblica. Lo statuto, o meglio il patto della dhimma, li proteggeva e si attendeva da essi lealtà allo Stato islamico. Ciò ha implicato però una loro esplicita inferiorità civile e politica rispetto ai musulmani. Il patto era una forma di riconoscimento, anzi di legittimazione, del pluralismo religioso che a quei tempi era assente in altre culture. Tuttavia, l’accettazione di questa molteplice realtà era intesa in modo gerarchico.
    Nei prossimi mesi vedremo dai testi delle Costituzioni, approvate con voto popolare, che libertà-parità verrà concessa alle minoranze religiose.
    E questo sarà molto più significativo del fatto di indossare un velo o andare a capo scoperto. 26-10-2011 13:33 - alvise
  • Qualche giornale italiano (e magari il Manifesto, così ossessivamente focalizzato sulla NATO e sulla Cupola del fantomatico War Party, "partito transnazionale della guerra", Manlio Dinucci) si è forse preoccupato di sapere e di dar notizia di quanto discusso a Dubai a fine agosto tra esponenti intellettuali e politici libici circa la road map della nuova Libia o, meglio, circa i 43 articoli della Carta costituzionale (provvisoria) predisposta fin dal marzo scorso? Sarebbe un dovere informativo, sia pure molto tardivamente adempiuto. Completerebbe ( o ridimensionerebbe) il clamore, lo scandalo suscitato dalla introduzione (?) nel Paese della sharia e darebbe soddisfazione a tanti curiosi, non solo giuristi. Si è sempre affermato di non sapere chi sono e che cosa vogliono gli uomini del CNT: questa era l'occasione buona, gli ingenui non capiscono perché non l'abbiate colta. Una scheda, nuda e cruda, al riguardo non guasterebbe, invece delle notiziole al fiele propinate diligentemente ogni giorno. 26-10-2011 12:44 - Giacomo Casarino
  • Dinanzi alla demonizzazione del partito die tendenza islamica, vorrei fare alcune considerazioni sul voto.
    Nel articolo del 25.10. la Sgrena scrive del voto dell 90% degli iscritti nelle liste elettorali. Ció che peró nella sua hosannazione della democrazia borghese dimentica di dire, é che gli iscritti erano meno del 60% della popolazione. A mé personalmente anche consultando siti di informazione nordafricani, come anche il sito della commissione elettorale finora non é stato possibile capire quanta sia stata realmente la partecipazione elettorale. Sarei lieta se Sgrena nel prossimo articolo potesse dare delucidazioni in proposito. È vero che alcuni non iscritti tramide richiesta via SMS hanno ottenuto in ultimo momentio l'asseganzione di un seggio. comunque sembra che la cosa sia stato molto problematica, anche per il fatto che ad alcuni é stato dato un seggio a diversi chilometri del propio luogo di residenza. Comunque resta il fatto che con la legge elettorale che obligava gli elettori a iscriversi entro inizio agosto nelle liste elettorali, a essere allontanata dal propio diritto di voto é stata propio la parte piú povera dei Tunisi, che per mancanza di informazione, di "cultura" democratica, di tempo e per semplice disinteresse sia delle posizioni dei partiti di tendenza islamica, ma anche dei partiti borghesi, che a loro non hanno niente da proporre alla fine nonha votato. Il problema dunque non mi sembra il partito die tendenza islamica, anche perché gli altri non é che erano propio indipendenti!!!! Il problem mi sembra piú che altro la bassa!!! partecipazione alle prime!!!! elezioni libere in Tunisia. Forse sarebbe il caso di interrogarsi non tanto sulla relativa vittoria dei partiti islmici (oggi i Tunisia, ieri- 1992 - in Algeria, domani in Egitto), ma sulla vuoto ideologico e programmatico dei partiti borghesi occidentalizzati che non hanno un modello di sviluppo egemonico e indipendente da proporre. 26-10-2011 11:45 - Raffaele
  • Io sono contento che En-nadha abbia già sostanzialmente deciso di allearsi con il Consiglio della Repubblica di Marzouki, che è stato il primo leader di sinistra, proveniente anche lui dall'esilio, ad abbracciare Ghannouchi al suo ritorno da 21 anni di esilio. Dai primi frammentati dati che arrivano da Tunisi pare che gli elettori abbiano premiato la scelta di questo partito, che dovrebbe essere il secondo dietro En-nadha. L'atteggiamento degli altri, sonoramente ridimensionati dal risultato elettorale, è assolutamente fuori da ogni tradizione dei paesi democratici, a cui pure fanno ossessivamente riferimento: in tutti questi Paesi la fase costituente ha sempre comportato la ricerca di intese larghe su principi giuridici, forma di stato, equilibrio dei poteri etc., come è accaduto in Italia nel '46, dove pure aveva vinto le elezioni una DC con forti connotazioni religiose e il secondo partito era un PCI ancora sostanzialmente filo-sovietico. Ovviamente la storia non si fa con i se e neanche si copia. Serve però a dare indicazioni utili per capire meglio il presente 26-10-2011 11:28 - Valter Di Nunzio
  • 63 anni fa la DC ha vinto le elezioni in Italia.
    Le ha vinte con un grande scudo crociato come simbolo.
    Oggi i demomussulmani della Tunisia hanno fatto lo stesso e tutti i laici e i progressisti marxisti e non,si sono lamentati.
    Perche allora non vi siete lamentati 63 anni fa in Italia quando quel 18 aprile ha vinto la DC?
    Sono tutti buoni a guardare e commentare il "piatto" degli altri!
    La Tunisia ha avuto quello che abbiamo avuto noi.
    Noi abbiamo accettato il risultato e ci siamo inchinati al clero dandogli l'8 per mille di tutti i nostri averi e loro hanno fatto lo stesso.
    Chi è l'imbecille, ora?
    Chi fu l'imbecille, ieri?
    Non vi fate grandi perche non ne abbiamo il diritto!
    Se sono stati stronzi a fare entrare la religione nell'urna,lo siamo stati anche noi!
    perciò.....
    Ecco perche anche io mi muoio di fame,come un tunisino?!?! 26-10-2011 10:55 - maurizio mariani
  • “Goldman Sachs Rip Off Libia, Donald Trump ammette la truffa a Gheddafi ” – un rapporto che esamina come Goldman Sachs faccia il dumping del debito sulla Libia letteralmente rubando i suoi investimenti come anche in altri paesi, e come il magnate degli affari Donald Trump abbia truffato a Gaddafi una quantità di terra.
    Guardate e sentite il video della emittente russa Russia Today.
    http://www.youtube.com/watch?v=BvIPUHVI3Cg 26-10-2011 10:24 - dalla truffa al genocidio
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