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Anna Maria Merlo
L'Europa senza Unione
Tre decisioni concrete da prendere, più un minimo di prospettiva per il futuro, per due vertici europei, uno dopo l'altro a Bruxelles ieri sera. È il decimo vertice per salvare l'euro, il terzo in un anno, dopo i Consigli di marzo e di luglio, che hanno messo delle pezze, ma sempre in ritardo rispetto alla realtà, che ha portato l'Europa sul bordo del burrone. Ma, ha messo le mani avanti Angela Merkel, «non ci si può aspettare che delle soluzioni siano trovate in una sera». Jean-Claude Juncker, presidente dell'Eurogruppo ammette che «non ci saranno dettagli»: in altri termini, ci sono dei passi avanti concreti, che dovrebbero servire per rassicurare i mercati, ma nessuna decisione strutturale, per il momento.
I 27 paesi dell'Unione europea si sono riuniti dalle ore 18, per discutere della ricapitalizzazione delle banche. L'accordo è a portata di mano: le banche dovranno aumentare i fondi propri per raggiungere una ratio del 9%. C'è una sessantina di banche europee che dovrà fare degli sforzi. Bruxelles calcola che ci sarà bisogno di 108 miliardi di euro, l'Fmi parla di 200 e Goldman Sachs di quasi 300. Nel documento finale, però, le cifre non sono scritte nero su bianco, visto che resta l'incognita di Italia e Spagna: la ricapitalizzazione delle banche è necessaria per mettere le mani avanti in caso di default parziale di questi due paesi. Christophe Noyer, governatore della Banque de France, assicura che le banche francesi hanno bisogno di soli 10 miliardi e che ce la faranno da sole, senza versare dividendi e tagliando i premi ai dirigenti, senza ricorrere allo stato, che è senza soldi, né al Fesf (Fondo europeo di stabilità finanziaria). Mario Draghi rassicura sulle banche italiane: «Sono capaci di rispondere alla sfida della ricapitalizzazione», ha affermato il prossimo presidente della Bce. La ratio del 9% dovrà essere raggiunta «entro il 30 giugno 2012» dice il draft del documento finale, «in priorità con l'appello a capitali privati».
Le banche hanno bisogno di ricapitalizzarsi per far fronte alla crisi del debito greco, per cominciare. Cosa fare per evitare il crollo greco e il contagio a Italia e Spagna (e Francia in seconda battuta) è uno degli argomenti sul tavolo del secondo vertice, quello a 17 della zona euro. La Germania chiede da tempo di prendere atto dell'impossibilità, per Atene, di restituire integralmente i 350 miliardi del debito e di far pagare banche, assicurazioni e fondi privati che hanno prestato senza discernimento. Il debito greco dovrebbe venir svalutato del 50%, evitando però un default esplicito (che scatenerebbe il pagamento del Cds, le assicurazioni sul debito). Le banche dovrebbero parteciparvi «in modo volontario». L'Istituto finanziario internazionale, la lobby dei banchieri, era pronto ieri a fare «un'offerta significativa» sul debito greco. Su 100 euro prestati, ci sarebbero 15 euro restituiti cash e 35 trasformati in obbligazioni a 30 anni. Si tratta di una svalutazione enorme, che alcuni economisti paragonano alle cedole russe, che i bolscevichi avevano rifiutato di onorare dopo la rivoluzione. Adesso, a perderci saranno in primo luogo le banche e i cittadini greci. Anche in questo caso, nel documento finale, non dovrebbero esserci cifre precise.
La terza decisione è la più difficile: si tratta di definire l'ampiezza del Fesf. Qui due filosofie si scontrano. Quella tedesca, che non intende fare del Fondo salva-stati uno strumento di pagamento di ultima istanza, garantito dalla solvibilità della Germania, e quella francese, che voleva trasformare il Fesf in una banca con accesso illimitato alla Bce (come succede negli Usa e in Gran Bretagna). La Francia, indebolita per il rischio di perdere il rating AAA, ha perso la partita.
«Due visioni si oppongono radicalmente - spiega un negoziatore francese - in Francia quando c'è il fuoco si fanno venire i pompieri subito, in Germania pensano che se arrivano troppo presto la gente che non diserba regolarmente il giardino continuerà ad essere negligente». C'è chi scomoda anche la religione: la Germania protestante si oppone al cedimento morale che significherebbe un regalo troppo facile per i cattivi allievi, mentre il sud cattolico sarebbe lassista. Angela Merkel ha evocato la possibilità di sporgere denuncia alla Corte di giustizia contro un paese lassista. Merkel vuole un «cambiamento dei trattati», in tempi brevi, «per ancorare la cultura della stabilità», cioè piegare tutti al rispetto della regola aurea del bilancio in equilibrio. Questo significa un passo avanti decisivo verso un federalismo dei bilanci degli stati, che già con il six pack appena approvato saranno analizzati a Bruxelles prima di venire approvati nelle varie capitali. La Francia, a malincuore, sembra aver accettato questa ipotesi, difficile da far digerire a un popolo che ha respinto il trattato costituzionale prima versione e che già aveva espresso forti riserve su Maastricht e i suoi rigidi parametri. Sarkozy è arrivato a Bruxelles «determinato, volontarista e combattivo», ha detto la portavoce del governo, ma la Francia aspetta a varare nuove misure di austerità a seconda di come si concluderà il vertice (Sarkozy spera di evitare un giro di vite troppo severo a pochi mesi dalle presidenziali).
Resta, comunque, il bubbone italiano. La Germania è pronta ad accettare la creazione di uno Special Purpose Vehicle, cioè una struttura finanziaria ad hoc, che potrebbe accogliere finanziamenti da fondi sovrani extra-Unione europea. Si fanno i nomi della Norvegia, ricca del suo petrolio, e della Cina, chiudendo gli occhi sul fatto che si mette il debito europeo nelle mani di un paese non democratico. Klaus Regling, il presidente del Fesf, venerdì sarà in Cina. Questo fondo speciale, simile al meccanismo utilizzato dall'Fmi per venire in aiuto ai paesi poveri, funzionerebbe come i subprimes, mettono in guardia degli economisti. Nel frattempo, Mario Draghi, che a giorni prenderà la testa della Bce, ha fatto capire che la Bce continuerà a ricorrere a metodi non convenzionali per acquisire bond italiani. La Germania accetta di avere pazienza, ma solo in cambio di una gestione rigorosa nei tempi più brevi possibili.
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Uscire dall’eurozona, da quel marciume denominata COMUNITA’ EUROPEA, da quella DITTATURA chiamata ” Parlamento Europeo” e da quella TRUFFA denominata ” EURO”.
Non dire niente delle cose reali che succedono vicino a noi, è come dire che NON valete 1 centesimo, nè come ideologia nè come giornalisti, non vorrei che siate diventati dei parassiti, una meso-copia dei “nostri politici” in generale. Non scrivete piu niente, che è meglio. Noi NON PAGHIAMO NIENTE E VOGLIAMO L'IMMEDIATA USCITA DAL SISTEMA, ovvero dall'EURO, tornare a coniare la n/s moneta a casa, anche se anch'essa CARTA STRACCIA, ma almeno NOSTRA! 27-10-2011 18:55 - fuori dall'euro
Sono dieci anni che non facciamo altro che gli interessi delle banche.
ma quale Europa,noi siamo un pugno di stati che si sono riuniti in una moneta.
ma quale Europa.
Noi abbiamo Berlusconi....
Ma quale Europa,quì si raccoglie la monnezza per buttarla dentro i crateri del Vesuvio.
ma quale Europa...
Non avere le dogane,non vuole dire essere un sol popolo.
Noi restiamo con la mafia gattopardiana di un paese offeso e depretato da ingerenze staniere.
I francesi e i tedeschi continuano a fare i banchieri e prestare o comperare i debiti di noi miserabbili.
Loro si aricchiscono speculando sui nostri bisogni e quì non si affronta uno solo dei problemi per una Europa vera.
Io non mi sento europeo e non mi va di far parte della ruota di scorta dell'impero.
Diceva Mussolini,tra tutte le sue stronzate,una cosa giusta e vera:MEGLIO ESSERE I PRIMI DEL TERZO MONDO CHE GLI ULTIMI DEL PRIMO.
QUESTO VALE ANCHE PER I NOSTRI FRATELLI GRECI! 27-10-2011 16:16 - maurizio mariani