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FUORIPAGINA
28/10/2011
  •   |   Eleonora Martini
    Assalto agli sconti in tempo di crisi

    Economisti, analisti, sociologi, psicologi, antropologi arrendetevi! La folla che, accampata perfino fin dalla sera prima, ieri ha letteralmente preso d'assalto un negozio Trony a due passi da Ponte Milvio a Roma per accaparrarsi Iphone, netbook, Ipod, pc, TomTom, console e videogiochi, ma anche televisori, lavatrici, forni, aspirapolveri e perfino sedili per massaggi shiatsu a prezzi stracciati, mandando in tilt fin dalle prime ore del mattino tutto il quadrante nord est della capitale, ha bisogno di aggiornati strumenti d'analisi.
    I 25 mila clienti che ieri hanno speso mediamente circa 270 euro a testa facendo incassare al megastore appena aperto oltre due milioni e mezzo di euro, non avrebbero assaltato panetterie o supermercati. E, salvo eccezioni, per poche altre cose al mondo avrebbero affrontato una tale fatica, arrivando a stare in fila anche per otto ore di seguito, fin dall'alba. Immigrati per oltre la metà, intere famiglie in pellegrinaggio alla mecca dell'elettronica, ormai consumo necessario e di massa. Impiegati e liberi professionisti, precari, studenti e commercianti, ma anche tanti, tantissimi disoccupati. Hanno preso perfino giorni di ferie, se necessario, pur di non perdere l'opportunità di «risparmiare in un giorno ciò che guadagno in una settimana di lavoro», come spiega un infermiere alla cassa alle tre del pomeriggio e in fila dalle cinque del mattino. Non è il saccheggio degli electronic shop londinesi, ma ha lo stesso sapore.
    Necessaria voluttà
    Aldo, 22 anni, meccanico, ha scelto con cura il distributore di benzina più economico per iniziare il suo viaggio da Aprilia, cinquanta chilometri più a sud della capitale, da dove è partito alle 4:30 del mattino. Ma quando è riuscito ad entrare alle 9 nel megastore che aveva aperto straordinariamente i battenti mezz'ora prima era già troppo tardi per l'"Iphone 4", penultima versione del gingillo Apple che oggi lascia il posto al "4S": già venduti i cento pezzi sottocosto (200 euro in meno). Aldo però si è consolato comperando tre lavatrici, per madre, zia e sorella, una playstation, un computer, una stampante e un paio di cellulari. Telefonini e televisori vanno via in un batter d'occhio già alle prime ore di vendita, ne fanno incetta soprattutto gli immigrati. Ma l'occasione è ghiotta anche per rifornirsi di elettrodomestici comuni. In molti, non potendo comperare più di un pezzo a testa dello stesso prodotto, si sono portati dietro parenti e amici per fare il pieno di merci che poi, in alcuni casi, rivenderanno a prezzi leggermente maggiorati. Giovani "liberi professionisti" ne approfittano per aggiornare tecnologia di lavoro e consumi voluttuari. Perché «l'importante non è essere ricchi ma sembrarlo».
    Mentre il traffico di Roma nord va in tilt come fosse il giorno del nubifragio, con 6-7 mila automobili in più che intasano il lungotevere Flaminio e Corso Francia, con ripercussioni fin sul raccordo anulare e con centinaia di agenti di polizia, carabinieri e vigili urbani mobilitati per l'occasione, nei pressi del ponte dei lucchetti d'amore la folla in fila si azzuffa. Al mattino presto scoppiano risse malgrado la distribuzione di "numeretti" autoprodotti, e una vetrina va in frantumi per la ressa. Di tanto in tanto nella calca compare una specie di ring boy che mostra a tutti un cartello per riassumere i prodotti andati ormai esauriti. È uno dei 120 agenti di sicurezza privati arruolati dalla Edom spa, la ditta che ha in gestione tutti i Trony romani e che ha avuto l'idea promozionale per la campagna iniziata ieri.
    Il canto della sirena
    «Se ce l'aspettavamo? Ci speravamo. Ma certo non avremmo mai immaginato una cosa del genere». Al giovane direttore del megastore, Davide Siciliano, 29 anni, arrivato sei anni fa a Roma da Palermo «in cerca di fortuna», brillano gli occhi. Con due settimane di battage pubblicitario, soprattutto su cartelloni e radio, speravano al massimo di ripetere il pieno di due anni fa, quando alla Romanina, centro commerciale oltre il raccordo anulare, aprirono un altro punto vendita. «Anche allora ci fu la ressa e fu un'altra giornata difficile, ma arrivarono solo in 5-6 mila. Quello di oggi è il risultato della crisi: comprano tutto ciò che altrimenti non potrebbero permettersi». Siciliano sostiene che «con questi sconti l'azienda è andata in perdita. Ma è tutto previsto - dice - è il prezzo da pagare per lanciare un negozio molto particolare, il primo nel suo genere all'interno della città e costruito come una boutique dell'elettronica». In realtà, grazie a qualche migliaio di pezzi sottocosto, possono vendere una gran quantità di merce a prezzi scontati ma ancora molto redditizi.
    L'interno ammalia come le sirene di Ulisse. Il canto viene dalla raffinata illuminazione, dall'arredo sapiente, dai megaschermi alle pareti che rimandano «immagini emozionali» create ad arte per far perdere la bussola. O dagli spazi suddivisi come all'interno di una fiera o di un museo, ciascuno affidato ad uno sponsor. C'è chi ha speso anche 800 euro in un giorno, come Anna, impiegata a 1500 euro al mese. Perfino un uomo d'affari di Pechino è interessato agli smartphone, incuriosito dal rapporto qualità-prezzo che ritiene competitivo anche sul mercato cinese.
    Rissa in esportazione
    Giunti a esaurimento i prodotti scontati, in serata anche la folla in strada va affievolendosi. In compenso, però, la rissa ha contagiato come un virus l'intera città, a partire da istituzioni e amministrazioni. Una nuova bufera si è abbattuta sul sindaco Gianni Alemanno, incapace di prevedere un evento programmato da settimane. L'opposizione attacca, ma le frecce più avvelenate gli arrivano dalle solite serpi in seno al centrodestra. «Trony, caos senza paragoni», ironizza parafrasando lo spot pubblicitario uno striscione srotolato su Corso Francia e firmato dal Movimento per l'Italia di Daniela Santanché. «Siamo alla commedia dell'assurdo», scrivono in una nota congiunta col coordinatore regionale del Pdl Sabbatani Schiuma. Il sindaco balbetta, «non era prevedibile», si scusa in mattinata, poi minaccia l'azienda e promette di «valutare i danni alla città». Una parte del Pdl gli viene in aiuto e anche la Trony non ci mette molto a cospargersi il capo di cenere e porge le sue scuse a tutti, cittadini e Campidoglio. E se la Confcommercio esulta per la lieve scossa benefica impressa all'economia del settore, il Codacons raccoglie le numerose segnalazioni di chi è rimasto imbottigliato per ore nel traffico e ora si prepara alla richiesta di un risarcimento.
    Si è conclusa così una giornata di miraggi per - parafrasando il «be hungry, be foolish» di Steve Jobs - affamati e folli.


I COMMENTI:
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  • ...vi piaccia o no, questi sono gli italietti. quelli che con lo smartphone nuovo e una mezza dozzina di cellulari seminuovi nel cassetto, lavorano da precari esibendo il loro status(di precari) per pietire o pretendere diritti dallo stato,o protestano per qualsiasi cosa. Qui ci sono gli studentelli finto-incazzati che scroccano carte da 100 per gli sfizi da esibire. Ci sono gli operai cassintegrati che tirano la cinghia ma non rinunciano alle stronzate"perchè sono scontate". Ci sono gli universitari a carico e fuori corso che se ne fottono. Ci sono gli immigrati che non trovano lavoro ma che, guarda caso, non hanno le tasche vuote. Ci siamo tutti. Tutti quelli che con una mano alzano il pugno e con l'altra cacciano la carta di credito mentre rispondono all'ennesimo sms inutile. Cambiare l'italia? cambiala da cosa? E come se poi ci sono più operai alla trony o da decathlon che ad uno sciopero? Mah... 29-10-2011 10:22 - gianni
  • Dovremmo cominciare a chiederci come mai queste grandi società distributrici hanno i soldi per aprire enormi punti vendita strabordanti di merci(il nuovo Trony è di 5000 mq) e si rifiutano di applicare ai loro dipendenti dei contratti lavorativi dignitosi.
    Nel frattempo, queste catene fanno i miliardi vendendo i loro prodotti a chi conduce una vita precaria, a chi fatica ad arrivare a fine mese.
    Ci vogliono schiavi, sia come lavoratori, che come consumatori.
    E il problema è che ci stanno riuscendo. 29-10-2011 09:10 - paolo
  • per forza Mariani non ha i soldi: dopo aver passato la vita a darsi malato ed aver rimediato una pensione d' anzianità, ha buttato la buonuscita di diverse decine di migliaia di euro sulle spiagge di Cuba. E adesso vuole fare la rivoluzione! 28-10-2011 22:26 - geronimo l' anonimo
  • A mio parere la crisi non centra..è proprio la mentalità dell'Italiano medio:quando ci sono sconti, offerte, cose gratis ci si butta come dei morti di fame! E' da sempre che vedo quest'atteggiamento (da prima della crisi)Anzi ora che c'è la crisi si dovrebbe risparmiare, ma altra cosa tipica dell'italiano medio è: mangio meno ma mi compro l'ultimo cellulare super teconologico. A questa mentalità si aggiunge un altro fatto successo lo stesso giorno a Napoli: gente che ha preso un giorno di ferie per comprare i biglietti della partita a prezzo stracciato!! Le folle in Italia si creano solo per i propri interessi consumistici..mai per manifestare pacificamente e far cambiare le cose! Finchè c'è questa mentalità...la vedo davvero dura e forse alcuni se la meritano prioprio questa situazione politica ed economica di mezzo tutti! 28-10-2011 18:14 - Valeria
  • ...la nuova Italia dello sgomitare"liberi professionisti" approffittano... perchè limportante non essere ricchi ma sembrarlo.Sono gli Italiani che si accontentano dell'effimero, come saggiamente dicevano gli antichi romani
    al popolo non acculturato, "dagli PANEM ET CIRCENSES e sarai al potere per generazioni.
    E' una situazione politicoculturale ,quella italiana,drammaticamente preoccupante. 28-10-2011 16:10 - Odissea
  • Il consumismo all'americana e' ormai dominante e senza freni anche in Italia. Italiani brava gente. 28-10-2011 14:09 - Murmillus
  • Secondo me, questa vicenda è estremamente importante, a livello sociologico e di costume, e non è affatto banale, come potrebbe sembrare a prima vista!
    Si potrebbe essere tentati di derubricare, infatti, questa notizia come un semplice quanto clamoroso esempio di becero “consumismo di massa”, capace d’ ottundere l’ intelligenza dei più, da un lato e della solita disorganizzazione, improvvisazioone e dilettantismo politico / amministrativo, dell’ immancabile sindaco di turno (Alemanno, in questo caso), dall’ altro.
    Cosa riesce a convincere ed a motivare così tante persone, si suppone “raziocinanti” ed apparentemente di ogni censo sociale e/o livello culturale (...almeno secondo quando riportato nell’ articolo...) a sciropparsi una levataccia infame, molte ore in coda, ressa assurda alle casse, spintoni e risse, ecc., per accaparrarsi l’ ultimo gingillo para-simil-tecnologico (...ma anche il penultimo ed il terzultimo, dell’ infinita e sempre crescente serie...) ???
    Altra domanda: cosa riesce a motivare chi porti a casa pochi euro al mese (o anche nulla, in qualche caso!) a spendere, magari, metà del proprio stipendio in pochi minuti d’ eccitata ed irrazionale frenesia consumistica?
    Sarà forse l’ infida e subdola potenza della pubblicità? Oppure la necessità delle masse d’ identificarsi in qualche oggetto “status-symbol”, che ne scateni l’ “immaginario collettivo”, ovvero il “totem” di turno, il magico I-PHONE super-tecnologico?
    Altri dettagli riportati nell’ articolo mi sembrano interessanti: sembra che ci fossero moltissimi extra-comunitari, tra coloro che ingrossavano le fila dei tanti apparenti “dementi / scimuniti” in coda... Questo fatto, oltre tutto, non coincide affatto con la vulgata (o favoletta???), molto “sinistroide”, secondo cui in certi popolazioni vigerebbe una sorta di sana ed autentica predisposione all’ austerità di costumi e consumi...
    O sarà, forse, il potere corruttivo del “benessere” (...solo presunto, in realtà!!!) che è in grado di minare le sane abitudini di queste persone, in questo caso così simili nei loro (deteriori!) comporamenti a tanti banali e normali “italioti”???
    Ancora: ...E la famosa CRISI ??? Ma non è la peggiore di sempre, persino peggio del famigerato ’29 ??? Anche qui c’ è qualcosa che non torna affatto con la “vulgata” mediatica imperante oggigiorno...
    Penso che questa vicenda sia abbastanza paradigmatica della situazione irrazionale, confusa ed estremamente contraddittoria che stiamo vivendo...
    Questa vicenda, perfettamente e cristallinamente banale nel suo straordinario stravolgimento, dovrebbe interrogare i più sui cosiddetti “valori” di questa società ed accendere molte spie e molti dubbi.
    A mio modo di vedere e detto (forse provocatoriamente) da uno che tale non è, dovrebbe interrogare in particolare chi si definisce di “sinistra”...
    Qualche domande semplice e banale: Qual sarebbe il lascito e la lezione appresa in questa grave crisi, ancora attualmente in corso? Cosa starebbero imparando le “masse”, in questi tempi sempre più grami? In cosa sarebbero diversi e migliori di prima, i comportamenti popolari, evidenziati da questa vicenda? Come la mettiamo col consumo consapevole, la sobrietà, il consumo equo e solidale, i famosi prodotti a “Km zero”??? Personalmente trovo queste idee interessanti ed in parte condivisibili e nel mio piccolo cerco anche di metterle in pratica, in qualche misura, frequentando ed acquistando molti prodotti in mercati di quel tipo...
    Sospetto però che siano in realtà idee e pratiche ancora molto di “nicchia”, un po’ “radical-chic” se vogliamo, ovvero che certe “pratiche virtuose” non abbiano minimamente scalfito le solite ed immutabili abitudini d’ acquisto (un po’ bovino!) delle masse, eterodiretto dalle pubblicità “berlusconizzante”, con il pieno potere, sempre imperante ed inattaccabile dei sempre più numerosi, giganteschi, anestetizzanti, intercambiabili, omologanti e “mondializzanti” SUPER-MEGA-MAXI-CENTRI-COMMERCIALI !!!
    Infine sul Manifesto, in tempi più o meno recenti, ho letto numerosi interventi (cito a caso quelli di Guido Viale ma vale anche x molti altri) che esaltano e propugnano le buone pratiche dell’ agricoltura eco-compabile, la “green-economy”, ecc.: come la mettiamo di fronte ad una vicenda come questa???
    Butto lì una provocazione: questa vicenda non dimostra magari che certe idee tipiche “di sinistra”, circa il consumo consapevole, l’ agricoltura biologica, ecc. non stiano affatto prendendo piede, se escludono piccoli e molto ben identificabili ambiti sociali / culturali?
    A voler essere conseguenti, al di là delle proteste degli “Indgnados”, della “NO-TAV”, ecc., si potrebbe concludere più in generale che l’ eventuale uscita dalla crisi non è affatto detto che si prefiguri a favore della vostra parte politica!
    E’ solo una delle tante ipotesi ed è solo una delle tante possibilità, ma non va neppure esclusa a priori... 28-10-2011 12:27 - Fabio Vivian
  • "Non è il saccheggio degli electronic shop londinesi, ma ha lo stesso sapore.". Copio questa frase dall'articolo poichè mi sembra che focalizzi appieno la questione.
    La pubblicità ci inonda d'imagini di prodotti hi-tech, e pur di accaparrarsene uno c'è chi è disposto ad assaltare un negozio, nel corso dei "riots" londinesi ma anche in occasione di questa poco edificante fila di ore davanti ad uno store.
    Eh sì, perchè a quanto sembra di assalto s'è trattato.
    Ma... se nel giorno d'apertura sono stati applicati "prezzi stracciati", ma sicuramente nè lo store nè le aziende produttrici ci hanno rimesso, quanto ci guadagnano di netto poi sui prezzi "normali"? 28-10-2011 12:12 - Marco
  • Mah ... come i burattini, qua spendono per l'hi-tech anziche' per mangiare..anzi non mangiano proprio e si rimpinzano magari a fine settimana di schifezze...finche' la fame vera non si fa sentire.. 28-10-2011 10:55 - BZAC
  • I nostri giovani si sono buttati in quel negozio.
    Hanno fatto bene!
    Se i prezzi erano convenienti,hanno fatto bene!
    Però io non ci sono andato,a me i soldi mi servono per mangiare! 28-10-2011 10:38 - maurizio mariani
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