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Michele Fumagallo
Cara Camusso, recupera il murale per Di Vittorio
Gentile Susanna Camusso, segretaria generale della Cgil, le scrivo di una cosa che dovrebbe starle a cuore, perché riguarda non solo la storia del nostro paese e della nostra democrazia, ma anche quella dell'organizzazione che lei presiede. Mi sono occupato, in svariati articoli, di un problema apparentemente piccolo, in realtà di straordinario impatto metaforico. Parlo della questione della distruzione del Murale Di Vittorio (così si chiama ormai in linguaggio popolare il grande dipinto "Giuseppe Di Vittorio e la condizione del Mezzogiorno", di 150 metri quadrati a forma di prisma triangolare slanciato verso l'alto a punta, che negli anni 70 venne montato nella Piazza della Repubblica della pugliese Cerignola, paese natale del grande sindacalista) che ha smosso qualche coraggioso ricercatore, qualche coraggiosa restauratrice, creato un sito di protesta su facebook, ma purtroppo senza riuscire a mobilitare tutta la coscienza democratica del paese (intendo l'Italia, dato il valore di Di Vittorio, non solo la cittadina pugliese) come meriterebbe lo scempio a cui si sta assistendo da anni nel silenzio quasi generale, e nella complicità della sinistra e della Cgil.
Quel dipinto, frutto di due anni di lavoro non solo degli artisti del Centro di Arte Pubblica Popolare sostenuto da insigni intellettuali e pittori italiani, ma della popolazione, venne smantellato nella seconda metà degli anni 80 per ristrutturare la piazza e non fu più rimesso al suo posto. Fu, tra l'altro, rovinato (non irreparabilmente) essendo composto da materiali che avrebbero richiesto ben altra competenza nello smantellamento. I pezzi furono depositati, metafora triste del nostro tempo, nei locali della nettezza urbana di Cerignola dove ancora giacciono, in attesa della loro definitiva distruzione oppure di un restauro e di una possibile nuova fruizione.
Si potrebbe chiudere la questione qui e archiviare il tutto nel mazzo delle devastazioni culturali del nostro paese. Ma chiudere gli occhi su un così simbolico sfregio, non solo alla democrazia, ma alla storia della Cgil, è come accettare che venga minata alla radice la propria memoria, quindi la propria ragion d'essere. Non deve accadere. Viviamo tempi di crisi e di disoccupazione di massa, e certamente il sindacato ha altre gatte da pelare, ma sottovalutare l'aspetto tremendamente simbolico della sorte di quest'opera non farebbe onore all'intelligenza della Cgil e alla sua capacità di unire, come è stato in tempi lontani anche per Di Vittorio, il pane e le rose. La distruzione della memoria è una delle cause della crisi. Perciò penso che riprendere in mano il restauro di un'opera particolare e originale nella storia della pittura murale del nostro paese, per farne uno studio non solo su Di Vittorio e su quel tipo di arte ma sui danni che un reazionario e stupido cupio dissolvi del passato porta con sé, sarebbe non solo uno schiaffo a chi ha tollerato e continua a tollerare questo, ma un bel gesto che la Cgil farebbe per i democratici di questo paese.
I locali della nettezza urbana di Cerignola furono, negli anni lontani della formazione di Giuseppe Di Vittorio, la prima sede della Camera del Lavoro. Dunque è possibile capovolgere il negativo in positivo se tutti, a partire dall'organizzazione che ha in Di Vittorio il suo padre nobile, si mobilitano per questo.
In attesa di una sua risposta, la saluto cordialmente.
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Ragazzi, siete commoventi e patetici, mi avete fatto ricordare la mia ormai lontana gioventù quando alla Scuola di Partito del PCI alle Frattocchie (Roma) ammiravo i giganteschi dipinti di Renato Guttuso intitolati “ I FUNERALI DI TOGLIATTI” e “ LA BATTAGLIA DI PONTE AMMIRAGLIO”. Altro che Louvre, il Prado o la Cappella Sistina ! Per me quelli erano i quadri più belli del mondo. Dove sono andati a finire ? Nella mostra sulla storia vecchio PCI organizzata a Roma il febbraio scorso dall’Istituto Gramsci non li ho visti. Che fine hanno fatto ? Se li sono venduti ? Ma vi rendete conto che parlate di cose che non interessano più a nessuno ? Ora che ci ripenso, non c’è nulla di divertente. La situazione è tragica, grottesca e disperata, ma non ridicola.
Volevo augurarvi “ BUON HALLOWEEN”, ma quella è una festa statunitense che nelle intenzioni dei suoi inventori dovrebbe essere simpatica e divertente. NOI invece non abbiamo nessun motivo per stare allegri. NOI rottami del 1968, NOI, sbrumo dei mari, macerie politiche lasciate marcire dalla risacca della Storia. NOI orfani del marxismo-leninismo senza speranza di riscatto. NOI eredi falliti del grande Partito Comunista Italiano di GRAMSCI, TOGLIATTI, LONGO e BERLINGUER. NOI che abbiamo perduto i nostri SANTI IDEALI, e siamo rimasti SOLI con i nostri MORTI.
Già, perchè dopo OGNISSANTI arriva sempre IL GIORNO DEI MORTI.
E non c’è niente da ridere. 29-10-2011 01:31 - gianni