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FUORIPAGINA
30/10/2011
  •   |   Veruska Anconitano
    Irlanda, un pacifista eletto presidente


    Dopo una campagna elettorale incerta, con tanto di scandali che hanno ristretto la cerchia dei candidati e una percentuale effettiva di votanti pari al 56,11% degli aventi diritto, l'Irlanda ha eletto il suo nuovo Presidente, il laburista Michael Higgins.

    Higgins, 70 anni compiuti, ha ottenuto 1.007.1004 voti complessivi staccando di 400.000 voti Sean Gallagher, star della televisione e candidato indipendente alle presidenziali, lasciandosi alle spalle il più controverso dei 7 candidati, l'ex comandante dell’Ira Martin McGuinness, sostenuto dal Sinn Fein.

    Ex ministro della Cultura, pacifista militante, culture della lingua gaelica, collaboratore della rivista rock irlandese Hot Press, Michael Higgins è riuscito a far breccia nel cuore degli scettici e patriottici irlandesi puntando l'attenzione sui problemi del Paese e soprattutto cercando empatia con l'elettorato: ha condotto una campagna elettorale pulita, raccontando storie legate alla sua vita da ex studente povero a ministro della cultura e ricordando tutte le battaglie condotte a favore dei diritti umani in Irlanda, dal diritto al divorzio e quello alla contraccezione per citarne solo due.

    Più volte attaccato perchè considerato eccessivamente anziano per un Paese che ha bisogno di iniziare nuovamente a sperare e soprattutto a crescere, Higgins ha vinto perchè ha infuso speranza in un popolo ferito e perchè ha saputo rispondere coerentemente ai bisogni delle persone che sono state al centro della sua campagna elettorale basata tutta sull'idea di una nuova politica della partecipazione per permettere ad ogni cittadino irlandese di riconoscersi e dunque di essere trattato con il rispetto che merita.

    E ha vinto ancora di più dopo le ripetute debacles dell'indipendente Sean Gallagher che, dato per vincente dai sondaggi, non è riuscito ad essere coerente, a più riprese non ha saputo fornire risposte convincenti e si è spesso smentito mentendo agli elettori quando, durante i confronti televisivi e in radio, gli sono state contestate una raccolta fondi a favore del Fianna Fáil e dei bilanci particolarmente strani legati ad una delle sue attività.

    La presidenza di Michael Higgins, la nona da quando esiste la Repubblica d'Irlanda, nasce dunque su basi diverse rispetto a quelle dei predecessori Mary Robinson, prima donna eletta Presidente peraltro senza l'appoggio di quello che era il partito di maggioranza, il Fianna Fail, e Mary McAleese, con alle spalle due mandati (di cui uno per rielezione diretta per via della mancanza di altri candidati) e che sarà ricordata per la famosa visita della Regina Elisabetta in Irlanda dello scorso maggio.

    Higgins ha sostenuto subito di voler essere il Presidente di tutti e ci sono tutte le basi perchè sia fondata su un maggior rispetto per i diritti sociali e umani, da sempre al centro della sua politica, e su un maggior coinvolgimento della popolazione che avendo scelto di affidarsi a lui hanno in qualche modo dimostrato di volersi riappropriare della loro identità e della loro appartenenza.

    Per lui 7 anni di mandato durante i quali dovrà sorvegliare attentamente sull'operato di Parlamento, Governo e magistratura ma soprattutto dovrà lavorare congiuntamente con il Primo Ministro, il Taoiseach Enda Kenny e il suo Governo, per la ricostruzione del Paese e il raggiungimento di una stabilità economica che potrebbe richiedere sacrifici alla popolazione nonostante l'Europa abbia dichiarato il Paese ufficialmente "fuori pericolo": la sua forza sarà proprio nel cercare di assecondare, con i fatti e non più solo con le parole, le classi sociali meno abbienti e anche la piccola-media borghesia che stanno risentendo pesantemente della crisi. 

    Alla mente di chi ha votato e dell'Irlanda tutta da un paio di giorni torna un pezzo di una sua famosa poesia, Memory: "We make an affirmation. The stuff of hope beckons. Out of the darkness we step, and blink into the new light". Quella luce e la speranza che l'Irlanda chiede con forza.

    Insieme alle elezioni presidenziali, si sono tenute anche le votazioni per i referendum: è passato l'emendamento relativo alla revisione del compenso dei giudici in caso di necessità ma non quello relativo alla possibilità per ciascuna ala del Parlamento di svolgere indagini sui suoi membri nel caso di presunti abusi della loro carica pubblica.

     


I COMMENTI:
  • Salve Paolo, allora parliamo di diritti di prima, seconda e terza generazione se preferisce inglobandoli in questo modo tutti. E' stato comunque lo stesso Higgins, durante il discorso di presentazione, a parlare di diritti sociali intendendo come tali le necessità basilari dei cittadini (istruzione, sanità, cittadinanza, etc) e diritti umani intendendo invece con questo termine i più "universali" diritti all'autodeterminazione, alla pace e via di seguito. 31-10-2011 09:05 - veruska anconitano
  • Scusi Veruska ma perché distingue tra diritti sociali e diritti umani? I diritti sociali sono diritti umani. Non sono diritti umani soltanto i diritti civili e politici ma anche i diritti economici, sociali e culturali. 31-10-2011 01:12 - Paolo
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