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Michele Giorgio
Palestina patrimonio dell'umanità
«Voglio augurare il benvenuto alla Palestina nell'Unesco». Irina Bokova direttrice generale dell'agenzia dell'Onu per la cultura, la scienza e l'istruzione ha salutato così l'ingresso a pieno titolo della Palestina votato ieri dalla Conferenza generale dell'Unesco. Poche parole ma dense di significato mentre dai Territori occupati palestinesi rimbalzavano le dichiarazioni del presidente palestinese Abu Mazen. «L'ammissione della Palestina all'Unesco è una vittoria del diritto, della giustizia e della libertà», ha detto perentorio Abu Mazen. Soddisfazione anche da parte del movimento islamico Hamas.
Certo, è un successo importante ma simbolico, come lo sarebbe l'eventuale accettazione dello Stato di Palestina alle Nazioni unite, in discussione al Consiglio di sicurezza dove incombe il veto degli Stati uniti. Sul terreno, in Cisgiordania, Gaza e a Gerusalemme Est ci sono sempre le colonie israeliane e l'occupazione militare. Ma dal punto di vista politico il voto di ieri conferma che gran parte della comunità internazionale vuole che i palestinesi siano liberi in un loro stato sovrano. Ormai solo una minoranza, capeggiata dagli Stati uniti, nega questo diritto sacrosanto, o meglio, lo prevede ma solo a certe condizioni, quelle che detta l'occupante.
Di questa minoranza che segue come un gregge l'unica superpotenza, fa parte anche l'Italia. Il governo Berlusconi ha nuovamente balbettato in sede internazionale, schiacciato tra la sua alleanza incondizionata a Israele e la necessità di non rimanere isolata in Europa sulla questione palestinese.
L'Italia si è astenuta, come aveva fatto il 5 ottobre nel primo voto favorevole alla Palestina giunto Consiglio esecutivo dell'Unesco. «L'Italia si è attivata per giungere a una posizione coesa e unita dell'Ue, in mancanza della quale abbiamo deciso di astenerci», ha provato a spiegare Maurizio Massari, portavoce della Farnesina.
Ma la posizione del governo di Roma si sta facendo insostenibile in questa parte del Medio Oriente. «Avremmo auspicato che l'Italia votasse a favore dell'adesione della Palestina, visti i legami privilegiati tra italiani e palestinesi», ha commentato il ministro degli esteri dell'Anp, Riyad al-Maliki. «L'Italia è uno Stato importante, che ci ha sempre aiutato nel campo delle finanze e dell'educazione. Ma oggi non capiamo la posizione dell'Italia. Speriamo che in futuro ci sostenga», ha aggiunto da parte sua Yahya Yakhief, membro della delegazione palestinese a Parigi. «Grazie alla Francia, abbiamo apprezzato molto il gesto del presidente Nicolas Sarkozy», ha concluso Yakhief polemizzando indirettamente con Berlusconi.
Per l'Olp e l'Anp l'ammissione all'Unesco rappresenta «un momento storico che restituisce alla Palestina alcuni dei suoi diritti». Al Malki ha spiegato che «Ora che è un paese membro, (la Palestina) farà tutto il possibile perché l'Unesco possa riuscire nella sua missione». Si è trattato, ha aggiunto la storica «portavoce» palestinese Hanan Ashrawi, di «un trionfo dello spirito umano di fronte alle intimidazioni». «È molto importante - ha proseguito - perchè manda il chiaro messaggio che nel mondo vi è una maggioranza di Paesi che non vogliono rendere vittime i palestinesi ed escluderli dalla comunità delle Nazioni. La minoranza che ha votato contro, in particolare gli Stati uniti, si troverà isolata dalla parte sbagliata».
Non è facile prevedere quanto avrà di concreto questa «vittoria» palestinese ottenuta contro l'opposizione di Israele e Stati uniti. Certo è che si tratta di un successo diplomatico di non poco conto, che accresce lo status palestinese a livello internazionale, ma che, è bene precisare, non porterà all'accoglimento automatico della richiesta palestinese di piena adesione del loro Stato alle Nazioni unite. Anzi, il veto degli Stati uniti al Consiglio di sicurezza ora sarà qualcosa di più di una minaccia.
L'ingresso nell'Unesco - «prematuro» e pericoloso «per l'obiettivo condiviso di una pace comprensiva, giusta e duratura in Medio Oriente», l'ha definito Jay Carney, portavoce di Barack Obama - consente ai palestinesi di poter rispondere alla decisione unilaterale del governo Netanyahu di dichiarare (un anno fa) «monumenti del patrimonio storico israeliano» due siti - la Grotta dei Patriarchi di Hebron e la Tomba di Rachele di Betlemme -, entrambi nella Cisgiordania occupata. Decisione criticata all'epoca anche da una parte della comunità internazionale.
Ora i palestinesi potranno richiedere la registrazione di quei siti che Israele vorrebbe annettersi. Anche per questo Washington, Tel Aviv e una parte dell'Europa (Germania in testa) si erano impegnati in un pressing diplomatico per persuadere i palestinesi ad accontentarsi di uno status di livello inferiore a quello di membro a tutti gli effetti, come l'adesione solo a tre convenzioni dell'Unesco. Ma i rappresentanti palestinesi sono stati irremovibili.
Forte la rabbia israeliana. Tel Aviv ha dalla sua parte Usa e alcuni paesi Europei ma sente che gran parte della comunità internazionale vuole la libertà per i palestinesi. E le pressioni in quella direzione aumenteranno. «Israele rifiuta la decisione dell'Assemblea generale dell'Unesco» che ha accettato «la Palestina come stato membro dell'organizzazione», ha scritto in un comunicato il ministero degli esteri israeliano. Poi è intervenuto lo stesso premier Netanyahu. «Non ce ne staremo seduti con le braccia conserte verso queste mosse che danneggiano Israele», ha avvertito.
Ma le prime immediate conseguenze del voto di ieri le soffrirà proprio l'Unesco. Gli Stati Uniti taglieranno i 70 milioni di dollari che versano ogni anno all'agenzia dell'Onu anche perché una legge americana prevede il blocco dei finanziamenti a qualsiasi agenzia dell'Onu che accetti la piena adesione delle autorità palestinesi. Anche Israele congelerà il suo contributo.
non mi pare che ho parlato di hamas...semplicemente ho spiegato in modo corretto quello che è successo in questi giorni a Gaza, visto che lei ha riportato solo il fatto dei missili che hanno ferito in modo lieve tre israeliani, contro i dodici palestinesi morti. Missili lanciati DOPO che israele ha attaccato Gaza uccidendo inizialmente 5 persone, poi diventate nove, poi dodici.
Io non difendo Hamas, voglio solo riportare ciò che lo stato Sionista di Israele fa da 63 anni nei confronti dei civili paelstinesi.
Ecco, a sua detta, altra propaganda:
http://www.radiocooperativa.org/sitonuovo/images/stories/audio/gaza30ottobre11.mp3 (l'intervista parla di nove morti palestinesi perchè è di domenica, quindi non aggiornata)
Inoltre, vorrei sapere se considera propaganda, anche le 73 risoluzioni ONU violate da israele?
Anche gli ebrei che condannano lo stato sionista di Israele, fanno propaganda o sono antisemiti?
Anche gli ebrei che fanno parte del bds movement fanno propaganda?
cordiali saluti 02-11-2011 11:15 - Valeria
L'ONU nel 1967 aveva sue truppe schierate al confine tra Egitto e Israele perchè i due eserciti fossero distanti. Su richiesta di Nasser, che si sentiva più forte militarmente di Israele, le ritirò.
Non ha mai fatto pubblica ammenda di questo errore politico, per cui oggi riconoscendo uno Stato ne definisce implicitamente confini che non sono mai stati riconosciuti da entrambe le parti.
Questa non è più politica, ma tifo calcistico a favore di una squadra. 02-11-2011 08:48 - alvise
http://www.vho.org/aaargh/fran/livres3/NFOlocausto.pdf 01-11-2011 21:35 - Urbano Cipriani
Il Medio oriente e' il termometro dell\ intero pianeta da questa feccia non esce politica seria probabilmente prima o poi sara' peggio per tutti. 01-11-2011 21:02 - bozo4
Basta leggersi lo statuto di Hamas per capire che si tratta di una favoletta per bambini.
Per approfondire è utile leggersi la storia di quel movimento. Una storia in cui la strage -tanto di civili israeliani quanto di palestinesi, cinicamente utilizzati come scudi umani, da sfruttare propagandisticamente anche da morti- è la principale costante.
Quanto alle tue fonti: quand'è che la finiamo di scambiare la propaganda per controinformazione? 01-11-2011 19:26 - Galaverna
Le condizioni sociali, dell'amministrazione pubblica, dell'economia erano drammatiche e persino i confini erano assolutamente non definiti.
Se gli Israeliani obiettano che gran parte degli Stati della regione (dalla Giordania all'Assirya) sono coevi, per cui non si dovrebbe mettere in discussione l'esistenza stessa dello Stato Israeliano, e' altrettanto vero che anche le aspirazioni ad una patria da parte dei Palestinesi nascono nel secondo dopoguerra. Sono 60 anni che i Palestinesi aspettano una patria ed e' una menzogna insolente che l'avranno tramite negoziati. E' venuto il momento per l'Europa di osare il coraggio della dignita'. 01-11-2011 12:50 - Ahmed
peccato che siano stati una risposta alle bombe lanciate da israele a gaza che sono costate la vita di 12 palestinesi...dopo di chè i Palestinesi hanno risposto alla'attacco di israele con qualche missile che ha causato DUE FERITI (DUE FERITI contro i DODICI MORTI A GAZA) Israele ha quindi continuato quello che aveva iniziato prima con droni per tutta la notte ed il giorno dopo mentre ci si accordava per la tregua Israle l'ha infranta nuovamente con altri radi su Gaza est. Per cortesia si infromi meglio!
THEY STARTED AGAIN // HANNO RICOMINCIATO
*From Yousef Hassan: Khan Younis under attack:israeli warplanes targeting near islamic university in khanyunis" // Attacco israeliano su Khan Younis. Colpita un'area vicino l'universita islamica
*And minutes ago from twitter: RanaGaza Rana B. Baker
... by occpal
Latest raid was in East #Gaza. Initial reports say it fell in an empty area. #Gaza
2 minutes ago Favorite Undo Retweet Reply
*L'ultimo raid è a Gaza est. I primi rapporti dicono che il missile è caduto in'area aperta http://www.facebook.com/photo.php?fbid=278407065532955&set=a.196503993723263.44266.174856952554634&type=1&theater
domenica alle 15.21
QUESTA, INVECE, è UNA TESTIMONIANZA DA GAZA:
Please read and share this intense testimony from @Yasmeen El Khoudary // Leggete e condividete questa testimonianza da Gaza
"i dont expect you to read or react to this. im writing this, wishing it could help my mind becoming 'spotless'. what would a life without constant buzzing of a drone (eternal buzzing of the spotless drone?), news and politics be like? i guess ill never know. but at least i know what it feels like to be a victim of psychological torture."
"Non mi aspetto che lo leggerete o reagirete. Scrivo con la speranza che questo mi aiuti a liberare la mente. Cosa sarebbe la vita, le notizie e la politica senza il costante ronzio dei droni? Credo che non lo saprò mai, ma per contro so cosa signifca essere vittima di una tortura psicologica".
http://networkedblogs.com/pdcDm?a=share&ref=nf 01-11-2011 12:01 - Valeria