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Adriana Pollice
Irisbus, accordo capestro
Fabbrica Italia ha fatto un altro po' di strada fuori dall'Italia. Lo stabilimento Fiat della Irisbus di Flumeri da ieri ha cessato ufficialmente le attività produttive, gli autobus il Lingotto li va a fare in Francia e in Repubblica Ceca, come annunciato quattro mesi fa. L'accordo siglato nella sede irpina di Confindustria, e accettato dai lavoratori, prevede la cassa integrazione straordinaria fino a 24 mesi e l'impegno dell'azienda a verificare tutte le proposte industriali funzionali alla riapertura dello stabilimento, ma per adesso l'unica via sembrerebbe essere la cessione della fabbrica ai cinesi dell'Amsia Motors Limited, arrivati martedì a Roma. Se nei prossimi 24 mesi non si troverà un'alternativa industriale, scatteranno quattro anni di mobilità. La cassa integrazione per crisi dovrà però essere approvata dal ministero del Lavoro. «Più che un accordo è stato un verbale di ricatto - commenta Sergio Scarpa, segretario provinciale Fiom di Avellino - ormai è questa la prassi, come a Pomigliano e Mirafiori».
La fabbrica era occupata dal 7 luglio, quando la Fiat ne annunciò la dismissione, mesi passati in presidio e senza stipendio per 712 lavoratori più l'indotto, con la tensione al massimo a metà ottobre quando l'azienda provò a portare via 21 autobus, commissionati dal comune di Torino. Il blocco dei cancelli, cessato ieri, è costato nove lettere di contestazione finite sul piatto della trattativa, ritirate in cambio della firma. Un atteggiamento, quello della Fiat, che non è piaciuto ai lavoratori che, contestualmente all'accordo, hanno sottoscritto un documento di condanna: innanzitutto per aver legato la cigs alla chiusura dello stabilimento, poi per aver utilizzato le contestazioni come strumento di pressione, infine chiamata in correo per governo e regione, rispettivamente accondiscendenti e silenti rispetto ai diktat di Sergio Marchionne. Tutto da decifrare il futuro dell'indotto: «Soprattutto nelle aziende sotto i 16 dipendenti sarà difficile far ottenere la cigs - spiega Scarpa - La regione potrebbe subentrare con la cassa in deroga ma da tempo ha chiuso i rubinetti e poi si dovrà vedere se le imprese avranno la forza di anticipare gli stipendi della cassa per un anno».
«Eravamo sicuri che la Fiat avrebbe trovato il modo di chiudere i battenti - spiega Dario Meninno, Rsu Fiom - In una delle trattative chiedemmo se con i soldi sul tavolo sarebbero restati, andiamo via lo stesso ci risposero. Pensavano di prenderci per fame e poi per stanchezza, invece hanno dovuto spararci al cuore. Sul campo abbiamo vinto noi». L'attenzione si sposta sulla trattativa avviata con l'Amsia. L'azienda asiatica opera sui mercati internazionali per conto del colosso metalmeccanico cinese Dfm, che ha un volume d'affari annuo di 600 miliardi di dollari, 1.300.000 i veicoli industriali prodotti ogni anno, 124.000 dipendenti in tutto il mondo. La delegazione arrivata nella capitale è guidata dal presidente e ad Mostafa Zeauddin Ahmed, domani potrebbero incontrare i vertici del Lingotto che, stando a indiscrezioni, hanno posto due condizioni: la rinuncia a operare sul mercato europeo per i primi anni e la cessione solo di una parte del terreno alle spalle dello stabilimento (la Fiat conta di sfruttare i suoli in vista della costruzione di una centrale termoelettrica).
Dalla ambasciata cinese in Italia sembrano arrivare conferme sull'intenzione di Dfm di rilevare lo stabilimento in provincia di Avellino per la costruzione di autobus, resta perplessa la Cgil. «Pare che si siano incontrati con un ministro - conclude Scarpa - non con Paolo Romani però, noi comunque non li abbiamo mai visti, tutto quello che abbiamo è una mail. In ogni caso la Fiat cercherà di mettere dei paletti prima di far entrare un competitor nel suo mercato protetto». I sospetti della Fiom nascono dal fatto che si sia chiesta la procedura di liquidazione solo per la Irisbus di Flumeri, mentre resterebbero in funzione il sito di Padova (che si occupa del commerciale) e di Torino, dove si fa ricerca. Questo permetterà alla Fiat di partecipare alle gare per ammodernare il trasporto pubblico locale che, prima o poi, l'Italia dovrà bandire visto che la Ue impone la sostituzione di mezzi con più di 13 anni, ad oggi oltre 28 mila.
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La società in cui viviamo è morta!
La casta che vedete entrare e uscire dal parlamento,dal lunedì al giovedì,se non ci fossero quelli di Striscia la Notizia a intervistarli,non se li cacherebbe più nessuno!
Siamo alla fine,perche in Italia gli autobus sono tutti a pezzi e i lavoratori che li costruiscono sono a casa.
I cessi delle scuole sono pieni di merda e i bidelli sono a casa.
Abbiamo bisogno di case,la gente dorme nelle macchine o sotto i ponti e i muratori sono a "casa".
Manca tutto e tutti i lavoratori che producono tutto sono a casa:Sono rimasti solo quelli che lavorano al parlamento e il presidente dello stato con i suoi 400 servi.
Insomma è rimasto il RE con tutta la sua corte a mangiare cornetti,mentre il popolo ha fame.
Il popolo chiede pane e lavoro.
I deputati alla mancanza di pane e lavoro hanno consigliato al popolo di mangiare cornetti caldi come fanno loro! 04-11-2011 06:26 - maurizio mariani
Vogliono la bancarotta dell'Italia? 04-11-2011 02:02 - giuseppe pini
Oggi su tutti i giornali il pensiero unico dei sindacati ha dimostrato a quale unità si riferivano in tutti gli appuntamenti pubblici di questi 120 giorni: l’unità contro i lavoratori.
E’ facile oggi addossare la colpa di questo accordo ai nove lavoratori che erano stati toccati da un provvedimento disciplinare, ma il sindacato tutto dovrebbe spiegarci come si può abbandonare la battaglia decretando la chiusura di uno stabilimento di 700 persone per evitare che si aggravasse il provvedimento disciplinare di nove lavoratori che erano già stati intimiditi e abbandonati.
Riteniamo che questo sia stato solo uno scudo usato per ratificare ciò che il sindacato Nazionale aveva già deciso con FIAT negli incontri segreti di giugno.
Ci rammarica molto che si continui a parlare di abbandono della politica tacendo completamente l’assenza del sindacato Nazionale e il fallimento totale di quello provinciale.
Ci disturbano le continue parole spese inutilmente sulla minaccia utilizzata da Fiat per estorcere l’accordo truffa, è come dire che la mafia chiede il pizzo e invece di ribellarsi e reagire per vie legali la si asseconda e si paga.
Sappiamo tutti e lo sanno anche i lavoratori che l’accordo era già stato preso prima di portarlo in assemblea, ma l’assemblea intera con grande dignità non si è sottratta ad alcuna votazione, però nell’assemblea del 2 novembre i lavoratori hanno schifato il sindacato tutto tanto è che hanno dato mandato con il sangue agli occhi solo alle R.S.U di ratificare la volontà aziendale.
Quindi risulta strano che i segretari provinciali Zaolino, Scarpa, Altieri, Longombardi si siano precipitati frettolosamente a Confindustria senza che i lavoratori glielo avessero chiesto, forse hanno risposto semplicemente alla chiamata del loro padrone, che gli aveva fatto un’ offerta che non si poteva rifiutare.
Noi non ci facciamo impressionare né dalle finzioni, né dagli sporchi accordi firmati nel giorno dei defunti, non ci lasceremo seppellire vivi.
Continueremo la battaglia intrapresa il 7 luglio, continueremo a stimolare la politica che ci sta dando delle risposte che vanno nel verso giusto, e continueremo a pensare che forse proprio queste risposte stavano disturbando Fiat e il suo amico sindacato a tal punto da arrivare ad un’accelerazione così mostruosa e triste della vertenza.
Noi continueremo con il piano che abbiamo perseguito fino ad oggi, il piano B di cui parla Confindustria lo lasciamo ai vari Zaolino, noi siamo stati siamo e saremo sempre da una sola parte : quella dei lavoratori.
“Noi giuriamo di continuare la lotta, costi pure sangue e sacrifici fino alla vittoria.
Noi non giuriamo vendetta, ma chiediamo giustizia, non predichiamo l’odio, ma vogliamo l’amore tra gli uomini.
Noi vogliamo che tutti voi abbiate lavoro, pane, case, istruzione…”
…E la lotta continua… 04-11-2011 01:39 - rossa