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Daniela Preziosi
La piazza democratica tra voto e no
Dignità, «essere sotto tutela per un grande paese come il nostro è un fatto che ci toglie libertà e dignità», emergenza, «noi qui a far la conta di un deputato o due mentre l'Italia vive la crisi più grave dal dopoguerra». E fiducia da restituire al Paese, che per il presidente Napolitano «non è compito di una parte sola». Queste le parole chiave del discorso di Pier Luigi Bersani che parlerà alle 4 a Roma, a oggi a San Giovanni, nella piazza democratica che si annuncia grande, anche molto grande, pioggia permettendo: l'organizzazione annuncia 14 treni speciali, due navi e oltre 700 pullman. Da Largo del Nazareno giurano che non sarà l'investitura del 'candidato premier', ma le primarie si avvicinano e con loro il tema della premiership. Matteo Renzi, il possibile sfidante ci sarà. Ma per poco: alle 12 deve inaugurare il cantiere del tram di Firenze, alle 18 sarà alla commemorazione di La Pira, che un sindaco a Firenze non può proprio mancare. In mezzo, farà un salto a Roma, «ad ascoltare il segretario». Ci saranno anche i 'soci' del Nuovo Ulivo: Antonio Di Pietro, una delegazione di Sel (Nichi Vendola è a Bari, dove il presidente Napolitano è in visita ufficiale), i Verdi di Bonelli e la segretaria Cgil Susanna Camusso. Sul palco invece, la solidarietà con la Liguria e la Toscana alluvionate. Poi parlerà Laura Boldrini, portavoce dell'Alto Commissariato dell'Onu per i rifugiati, il leader della Spd tedesca Sigmar Gabriel, sfidante di Angela Merkel, il vicepresidente della Dc cilena Jorge Burgos (praticamente imposto dagli ex dc per riequilibrare gli interventi), un videomessaggio del il socialista Francois Hollande, candidato alle presidenziali francesi .
«Fiducia» e «Ricostruzione in nome del popolo italiano», gli slogan della «festa di popolo», anche con l'ombrello, con una coreografia parecchio tricolore, il segretario ha anche invitato i cittadini non democratici (nel senso di non iscritti al Pd) a portare in piazza la Costituzione e la bandiera italiana. Il segretario chiederà le dimissioni di Berlusconi come condizione per la «ricostruzione» del paese. Tanto più che le performance di ieri del premier sono, se possibili, un altro gradino in giù nella scala del paradosso. La crisi piega il paese, l'alluvione mette in ginocchio Genova, e il premier da Cannes, a 200 chilometri di distanza dai morti, dice che il crollo dei titoli è «una moda passeggera» e che «i ristoranti sono pieni». «Berlusconi ha detto oggi cose che non voglio neanche commentare, tanto mi sembrano stellarmente lontane dalla situazione», replica Bersani. «Ho ascoltato battute che fanno rabbrividire. Cose agghiaccianti, nella situazione in cui siamo».
La possibilità della caduta del governo c'è, ma il segretario non si schioda dal «mah, vedremo». E al Tg3 della sera anticipa: le misure anti-crisi potranno essere prese da un governo tecnico solo se «sarà autorevole» purché «non sia un ribaltone e non viva sul cabotaggio di un voto che arriva o no». Insomma «ci deve essere un consenso larghissimo perché altrimenti al 2013 non ci possiamo arrivare». Tradotto: lo scetticismo di Bersani, come quello di Pier Ferdinando Casini, sulle possibilità di nascita di un governo di responsabilità nazionale è ormai esplicito.
Lo sa anche il capo dello Stato, che ieri da Bari non ha rinunciato a chiedere la collaborazione delle opposizioni. E naturalmente al Capo dello Stato non si può dire di no. Ma stavolta, spiega chi alla consultazione al Quirinale ha partecipato, «non ci sarà la riedizione di luglio e agosto», quando le opposizioni per «responsabilità» lasciarono passare le manovre correttive in pochi giorni, ritirando persino gli emendamenti.
Certo Bersani dal palco non chiederà il voto anticipato. Come ha caldeggiato il capo dello Stato, e come chiede una buona fetta dei dirigenti del Pd, anche per non - è la tesi corrente - scoraggiare i malpancisti Pdl stanchi di Berlusconi ma soprattutto attirati dalla speranza di non interrompere la legislatura. In realtà di malpancisti ce n'è in abbondanza anche nel Pd. Anche se l'avvicinarsi del voto muove il quadro interno. Ieri si è segnalato il ritiro della 'simpatia' verso Renzi da parte di Beppe Fioroni, uno dei suoi sostenitori centristi: «Tante suggestioni mediatiche non hanno dissipato la sensazione di vuoto, la personalizzazione della politica sopravvive a qualsiasi big bang». Giudizio duro. Che forse ha qualcosa a che vedere con i sondaggi che girano a Largo del Nazareno. E che darebbero Bersani primo di gran lunga fra i candidati alle primarie di coalizione.
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Sono convinto che quì ci vuole una vera rivoluzione e l'eliminazione di ogni situazione o persona che vuole una politica come quella passata.
Basta,abbiamo bisogno di aria pulita!
Ma come ve lo dobbiamo dire...
Dobbiamo rimetterci a fare la lotta armata come nel passato?
Dobbiamo far scorrere il sangue come in Libia ,Tunisia,Egitto ecce ecc...
Oppure vi rendete conto di essere obsoledi,di costarci troppo e vi defilate con eleganza come fecero i sovietici alla fine degli anni 80.
No,continuate per questa strada,va bene,ma non sperate di essere difesi da noi.Se vi scanneranno i fascisti,noi guarderemo dall'altra parte!
Come fate voi d'avanti al massacro sociale che sta facendo il governo Berlusconi! 05-11-2011 18:10 - maurizio mariani