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FUORIPAGINA
06/11/2011
  •   |   Carlo Lania
    "Le alluvioni non più eventi eccezionali."

    Potrà non piacere ma dovremo imparare a convivere con eventi meteorologici come quelli che in questi giorni hanno messo in ginocchio la Liguria. Come fanno i giapponesi con i terremoti, che sanno esattamente cosa fare e non si fanno prendere dal panico. O come fanno, negli Stati uniti, le popolazioni a rischio uragano. La stessa cosa dovrà avvenire anche in Italia dove gli esperti spiegano che ormai le alluvioni non si possono più considerare come eventi eccezionali di fronte ai quali trovarsi impreparati. «E' così. Le piogge di questi giorni sono eccezionali per le portate, ma non lo sono più in termini di frequenza. Basti pensare che negli ultimi mesi le abbiamo viste verificarsi tre o quattro volte almeno. Ricordiamo soltanto Roma, la Lunigiana, la Spezia e infine Genova. E' l'effetto locale dei mutamenti climatici» spiega Giorgio Zampetti, geologo e coordinatore scientifico di Legambiente.
    Se le cose stanno davvero così, sarà bene che qualcuno spieghi a cittadini e istituzioni come comportarsi per evitare tragedie come quella di Genova.
    E' chiaro che occorre riprogrammare sia la prevenzione che la sicurezza dei cittadini per quanto riguarda il rischio idrogeologico. Non è più possibile sentire affermazioni del tipo 'questi sono eventi straordinari, noi non possiamo fare nulla'. Convivere con questi eventi significa mettere a punto a livello locale piani di emergenza e informazione alla popolazione, che sono il primo strumento per ogni sindaco per garantire la sicurezza dei propri cittadini. Piani che tengano conto di tutti i rischi di quel territorio, sismico, dio alluvioni, di frane, e che spieghino ai cittadini cosa fare e dove andare, quali sono le zone di sicurezza. E non bisogna chiuderli in un cassetto dei comuni, ma farli conoscere alla popolazione anche attraverso esercitazioni per fare in modo che il giorno in cui c'è l'emergenza ci sia un'azione ordinata e tempestiva.
    Servirebbe un grosso cambiamento culturale, soprattutto da parte delle persone. A Genova si sono viste automobili continuare a camminare nelle strade allagate.
    Non è facile fare questi discorsi oggi, in presenza di vittime, ma il senso della cultura del rischio è proprio questo. Se io non sono abbastanza sensibile per capirlo da solo, deve esserci un piano di emergenza che mi spieghi che in caso di alluvione io non devo scendere in garage a salvare la macchina. Non lo devo fare e basta. Evacuare i seminterrati e gli scantinati, non andare a salvare la macchina o non portare i propri figli a scuola sono comportamenti che possono salvarti la vita. Questo per l'immediato. Però è chiaro che poi dobbiamo far sì che il nostro territorio non sia costantemente messo a rischio da un'eccessiva urbanizzazione, realizzata spesso all'interno delle aree ad alto rischio idrogeologico.
    Questo però è un vecchio male che ci portiamo dietro da sempre. Invece quali altri comportamenti possono essere utili per la popolazione?
    Sul sito della protezione civile nazionale ci sono delle schede che possono essere molto utili e che spiegano cosa fare in caso di frana o alluvione. Posso ricordare alcuni comportamenti utili. Ad esempio prima di un'alluvione, quindi nella fase di allarme, bisogna mettere in salvo i beni che si trovano in locali allagabili e assicurarsi che tutti siano al corrente dei pericoli che si corrono. Se abiti in un piano alto ospita che vive nei piani sottostanti, metti delle paratie per evitare che l'acqua entri attraverso le porte e rimani a casa. Durante l'alluvione non usare l'ascensore e chiudere il gas, tutti consigli che servono a evitare rischi ulteriori. E soprattutto, ripeto, non cercare di mettere in salvo l'auto o i mezzi agricoli perché c'è il rischio di restare bloccato dai detriti o di essere trascinato dalle correnti. Ma evitare anche di bere acqua di rubinetto per evitare il rischio di contaminazione delle falde. Fuori casa bisogna evitare l'uso dell'automobile e non tentare di raggiungere a tutti i costi la destinazione prevista, ma mettersi in sicurezza subito, non transitare lungo gli argini e non passare nei sottopasaggi che si possono allagare. Insomma se arriva un allerta meteo e la gente non rimane in casa è perché non è consapevole dei rischi che corre, per questo è importante la formazione,
    Va rivisto anche il sistema di allarme?
    Per quanto concerne questo si stanno mettendo in piedi una serie di sistemi di allertamento che vanno dai pluviometri posizionati in alcuni punti sensibili, all'installazione di strumenti in grado di capire quando un versante sta per franare. Sono tutti sistemi di monitoraggio che collegati tra loro e con una centrale operativa permettono di fare previsioni con qualche anticipo. E' chiaro, però, che non è facile rispondere a un evento come quello che c'è stato a Genova.


I COMMENTI:
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  • La destra si sta scatenando sul sindaco di Genova!
    Da una parte ha ragione a chiedere le dimissioni,ma dette da una destra che ha fatto schifo+schifo è come dire barzellette!
    Ma se Berlusconi ha fatto incementare l'Italia....
    Ha permesso a tutti di ampiare le proprie case ed ecco il risultato.
    Quì bisogna distruggere tutte le case dei ricchi che stanno sulla collina.
    Compresa una villa di Berlusconi.
    Un altra villa?
    Berlusconi ha più ville che petalini! 07-11-2011 09:28 - maurizio mariani
  • ..le responsabilità di una politica mondiale folle,, che non ha saputo prevederne le conseguenze, anche se avvisatI VIA DALLA FACCIA DELLA TERRA CHI LA DISTRUGGE. 07-11-2011 07:03 - almagemme
  • Qualcosa di nuovo c’è nelle catastrofi ambientali …..
    Il nuovo consiste nel fatto che questi eventi si ripeteranno con in intensità e frequenza in costante aumento nel tempo ……..
    La situazione ambientale sia dal punto di vista dell’uso del territorio da parte degli abitanti dello stesso, sia dal punto di vista climatico e meteorologico è ampiamente compromessa …….
    Più trascorre il tempo, più le difficoltà si moltiplicano, in quanto oltre ad agire nel presente tenendo in considerazione che ogni volta che si mettono le mani nell’ambiente naturale si interferisce con il corso naturale degli eventi futuri, vi è pure la difficoltà crescente nel rimediare ai danni già causati in passato …..
    Tutto questo dipende, ribadisco all’infinito il medesimo concetto, dai rimedi che vengono messi in atto per prevenire tali disastri ......
    Un risultato positivo, in questo come in altri settori, può essere ottenuto in un solo modo : mediante un cambiamento radicale di visione della vita, un cambiamento totale dei modi di pensare e di vivere delle persone …… 06-11-2011 21:21 - La rivoluzione è mentale
  • Lungi dal negare le evidenti conseguenze sul clima che la sconsiderata attività umana sta producendo - che credo siano evidenti a tutti, e mi riferisco alla desertificazione, alle piogge acide, allo scioglimento dei ghiacciai e della calotta artica etc. - sono convinto che le piogge torrenziali che hanno messo in ginocchio l'Italia in queste ultime settimane (da napoli, a genova passando per roma) siano eventi del tutto naturali. E' anche possibile che a causa dei cambiamenti climatici questi fenomeni diventino più frequenti, che si presentino in periodi in cui un tempo non si sarebbero verificati e che aumentino di intensità e potenza. Resta il fatto che 300 millimetri d'acqua non possono distruggere una città come genova; è assurdo che 8 persone perdano la vita a causa di un lungo acquazzone, giunto per di più in un periodo normalmente piovoso, nel capoluogo di una regione che da sempre è soggetta a fenomeni meteorologici di questo genere. La colpa evidente è dell'incuria, del degrado, del mancato rispetto delle norme in materia di costruzione e della assoluta mancanza di prevenzione da parte delle istituzioni tenute ad effettuare i controlli e a prendere le relative misure, anche drastiche (come l'abbattimento di edifici costruiti laddove non si doveva, perseguendo poi i responsabili che vi hanno lucrato sopra). In Italia i disastri sono quasi sempre "colposi": ogni volta che si verifica un evento come quello di genova, o come l'aquila due anni fa, ci si rende conto che si sarebbe potuto facilmente evitare con la dovuta diligenza. E poi come sempre assistiamo alle lacrime da coccodrillo di politici e amministratori vari che sono un vero insulto a chi ha avuto la vita rovinata dall'ennesimo disastro, prevedibile ed evitabile. 06-11-2011 18:41 - pennyvan
  • purtroppo in Italia la gestione territoriale si è polarizzata tra le associazioni ambientaliste da una parte ed i cementificatori dall'altra; non si riesce a trovare il giusto equilibrio gestionale del territorio. Il reticolo idrografico non deve essere ne abbandonato a se stesso nè compresso con l'edificazione selvaggia. I torrenti e i fiumi giacchè erodono materiale solido in continuazione, vanno continuamente dragati e arginati in special modo se il loro corso è arginato ed attraversa centri urbani. Gli ambientalisti, purtroppo, si ostinano a fare di ogni ambiente: fluviale, lacustre o marino una specie di riserva integrale cacciando via, ed è questo un grosso errore,i classici sistemi di gestione dell'asta torrentizia o fluviale. Di contro i palazzinari, nei medesimi ambienti, affidano tutto al cemento ed al malaffare. In questa realtà assisteremo sempre alle solite false informazioni ora degli ambientalisti ora dei palazzinari. Penso che sia giunta l'ora di analizzare la questione in termini scientifici e gestire il territorio senza avere paura nè dell'uno nè dell'altro. Bisogna saper dire agli speculatori qui non si costruisce perchè sono spazi funzionali alle acque di piena; agli ambientalisti, ivece, bisogna far capire che se la vegetazione, arbustiva o arborea, per quanto bella, ostacola il deflusso del corso d'acqua deve essere eliminata. La radicalizzazioe ultra trentennale ha acuito i disastri e moltiplicato le vittime. I territori montani che, per fatti economici e sociali, inoltre, si spopolano e creano ulteriore problema che si somma a quello precedentemente rappresentato. Tale spopolamento determina l'abbandono di tutte le opere di sistemazione idraulico forestale realizzate nel 900. In tutto questo fanno affari da milionari le draghe selvagge che nottetempo agiscono ovunque su tutto il territorio nazionale. 06-11-2011 16:43 - giuseppe
  • Riporto le parole di Antonio Bruno, capogruppo PRC/SE Comune di Genova di una gravità inaudita:"Sembrava che con il nuovo piano urbanistico comunale (PUC) ci fossimo arrivati vicini. Linea verde oltre la quale non si può costruire, niente parcheggi in aree non impermeabilizzate, attenzioni idrogeologiche. E’ della settimana scorsa la presentazione da parte della giunta Vincenzi di un emendamento che allarga di molto le possibilità di costruire altri parcheggi anche in aree verdi, la proposta di PUC prevede all’interno della città zone di trasformazione dove gli indici sono aumentati rispetto al precedente. Proprio l’ultimo tratto scoperto del rio Fereggiano, dove ci sono stati molti morti, aveva fino a questa mattina muretti pericolanti ed a monte è stato autorizzato un parcheggio. Nonostante gli interventi in corso per rifare la copertura del Bisagno, la zona vicino al ponte di Sant'Agata resta a rischio. A monte non era stata pulita l’area colpita dall’ultimo incendio. Capannoni e palazzi sono stati costruiti vicino alle sponde del torrente Polcevera e per riuscire ad avere le autorizzazioni per intervenire alla foce del pericoloso Rio Fegino c’e’ voluto un anno di burocrazia (come bene spiegava ieri l’assessore Margini). Il torrente Chiaravagna, responsabile dell’alluvione di Sestri Ponente dell’anno scorso ha ancora il palazzo che fa da tappo principale alla verso la foce. E alle spalle di Sestri Ponente continuano i lavori per l’insediamento degli Erzelli, pesantissimo intervento edilizio. Anche a levante parcheggi e cemento rendono pericolosi torrentelli insignificanti. Anche la Giunta Regionale ci mette del suo. Ha appena depositato il disegno di legge n. 177 che intende istituire il regime del "silenzio-assenso" per i permessi di costruire.E il Consiglio regionale ha approvato un regolamento (3/2011) il il 20 luglio scorso che ammette possibili deroghe per costruire nei centri abitati a 3 metri dai corsi d'acqua, (5 metri fuori dai centri urbani) anziché 10 metri come prevede di norma il Regio Decreto 523 del 1904. E’ necessario ribaltare questa deriva." 06-11-2011 16:36 - Ivana Genova
  • Nel momento che C'e' tanto revisionismo; La memoria STORICA lascia a desiderare!!! 06-11-2011 14:03 - Giuseppe
  • Ma quali cambiamenti climatici, per favore. Una situazione identica a Genova si verificò nel 1970 circa.
    Queste pioggie torrenziali si sono sempre verificate in Italia fin da tempi antichisismi. La differenza è che gli antichi sapevano come costruire. L'esempio è dato dal ponte romano di Borghetto di Vara, perfettamente integro.
    L'ambiente va salvaguardato ma il Manifesto o fa analisi scientifiche, riportando dati SCIENTIFICI oppure si può dire di tutto.
    Vorrei ricordare che nella storia del pianeta ci sono state estati molto più calde delle attuali, periodi in cui il livello del mare era molto più alto dell'attuale e così via.
    A propostio non esistono più le mezze stagioni e Sean Connery è più bello ora che quando era giovane. 06-11-2011 12:30 - Mirko Parasole
  • dal blog www.dirittoedemocrazia.wordpress.com

    Il dramma di Genova

    Le cause sono note da tempo e le responsabilità molto gravi: malgoverno del territorio, urbanizzazione selvaggia, cambiamenti climatici, nessuna prevenzione, costruzioni sul greto dei corsi d’acqua, abbandono dell’agricoltura e, non da ultimo per importanza, troppi e inopportuni condoni edilizi. Tuttavia, gli avvenimenti di dieci giorni fa nella Liguria orientale e nell’alta Toscana, comprensibilmente, possono anche aver colto di sorpresa: si badi bene, non si vuol giustificare, ma solo cercare di capire.

    Quel che è accaduto ieri a Genova, però, non è comprensibile, nè ammissibile. Erano previste violente precipitazioni già da quattro o cinque giorni (una “bomba d’acqua”, come dicono i tecnici), vi era la certezza che le infrastrutture di drenaggio non avrebbero potuto reggere un simile impatto, non occorrevano doti divinatorie per sospettare che alcune zone sarebbero state sommerse dalle acque e invase con forza da fango e detriti, da auto in sosta. Eppure, non è stata presa alcuna iniziativa (né a livello locale, né centrale) per scongiurare o, quanto meno, limitare i danni, se non un generico invito ai cittadini di stare attenti: scuole regolarmente aperte, uffici e servizi pubblici funzionanti, mezzi di trasporto privati e collettivi in piena attività, cittadini costretti a uscire di casa per obblighi di studio o di lavoro e per soddisfare le normali necessità quotidiane. Una città assolutamente impreparata e una comunità lasciata in balìa degli eventi, da tutto e da tutti. L’esondazione di un torrente, seppure repentina, non è un colpo di fucile che parte all’improvviso, non è un fulmine a ciel sereno, e nemmeno una imprevedibile scossa di terremoto. E’ un fenomeno pronosticabile in tempo utile, per quanto limitato, per porre in salvo tutti i cittadini, anche con interventi autoritativi di ordine pubblico. Sarebbe bastato impiegare solo un decimo delle energie e delle capacità spiegate in occasione del G8 di dieci anni fa, per evitare l’assurda morte di incolpevoli e fragili esseri umani. Ma, forse, la vita di alcuni cittadini di Genova è ben poca cosa rispetto alla sicurezza del grandi del pianeta. 06-11-2011 12:30 - mariorossi103
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