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7 giorni di inferno
19.03.2011
di Pio D'Emilia
 
Chi ha detto che i giapponesi non sanno ridere, che non hanno il senso dell'humour. Ce l'hanno, eccome. Si chiama Gempatsu-kun, Atomino, e le sue scorreggine radioattive stanno mettendo più buon umore ai giapponesi, una settimana dopo la micidiale catastrofe, delle parole del povero premier Naoto Kan, costretto a coprire le oramai evidenti bugie della Tepco (la società privata che gestisce gli impianti nucleari) e delle solenni preghiere di Sua Maestà apparso in rete qualche giorno fa. Genpatsu-kun è diventato un vero e proprio cult. Milioni di click al giorno (la versione sottotitolata in inglese la trovate qui:
www.youtube.com/watch) fa impazzire i bambini (aiutandoli a sdrammatizzare) e tranquillizza gli adulti. Roba da adottarlo a scuola e trasmetterlo a reti unificate, per tirare un attimo il fiato e dare un calcio alla sfiga celeste.
I giapponesi ieri hanno osservato un minuto di silenzio. È passata una settimana esatta dal terribile sisma e dalla tragica ondata anomala. Lo tsunami ha travolto un'area di 420 chilometri quadrati, l'intera Italia centrale. Immaginatevi l'Adriatico che entra, e mica bussando, da Venezia a Pescara, fino a sei chilometri nell'entroterra, tutto travolgendo. Eppure, il Paese non si è fermato. A Tokyo, dove non c'è e speriamo mai ci sarà una nube tossica, i lavori sull'albero del Cielo, la Supertorre che dovrebbe diventare l'edificio più alto del mondo, non si sono fermati un attimo, e tsunami o non tsunami i quotidiani, ogni giorno, ci informano della sua (inutile?) crescita. Siamo arrivati a 634 metri. Non deve essere stato divertente, per gli operai, ballare lassù in alto. Come non deve essere divertente, per gli eroi di Fukushima, continuare a lavorare nell'inferno. Non sono più 50, ora hanno ricevuto dei rinforzi e le supertute della Nasa (in cambio gli Usa hanno ottenuto carta bianca e pare che siano loro, oramai, a gestire le operazioni di salvataggio, o quantomeno di contenimento della centrale e dei suoi maledetti reattori), ma non deve essere facile, giorno dopo giorno, sapere che ti stai contaminando per salvare, oltre che decine di migliaia di persone, un'azienda che ha fatto della menzogna la sua ragione sociale. Dopo le accuse, palesi e dirette, degli americani, che da giorni fanno volare gli aerei spia e i droni utilizzati per rilevare le attività nucleari nordcoreane, ieri perfino il direttore generale della Iaea, l'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica ha fatto capire al premier Kan, nel corso di un lungo e ristretto incontro, che i conti non tornano, e che Fukushima non è più un fatto interno giapponese, bensì un problema internazionale. Il Giappone democratico non può mica permettersi di menarla come fecero i russi, con Chernobyl. Trasparenza ed efficienza debbono marciare assieme, basta con gli innaffiamenti vari, i rilasci controllati, (sarà poi vero?), i tamponamenti. E dopo averne elevato il livello di disastro (da 4 a 5, cioè come Three Mile Islands) ha proposto (o semplicemente avallato) l'idea di seppellirla. In un grande sarcofago di cemento. Tipo Chernobyl. Per non farla diventare come Chernobyl. Idea balzana, secondo l'ingegnere nucleare Ezio Puppin, che affida il suo commento alla rete: «A Chernobyl misero un sarcofago di 100.000 tonnellate e che ha già fessure e crepe. Inoltre, visto il peso, sta sprofondando nel terreno. È instabile. E lì dovevano ricoprire solo un reattore, mentre a Fukushima sono almeno quattro». Comunque sia, si tratterebbe, dal punto di vista ingegneristico, di un'operazione ciclopica dai costi proibitivi e tempi lunghissimi. Nel frattempo, come fermare un apocalisse che, secondo alcuni, è già di fatto cominciato?
Noi, nel frattempo, continuiamo a tenerci alla larga dalla centrale, nella speranza che gli dei, dopo la sfuriata della scorsa settimana, si diano una calmata e diano un po' di tregua ai poveri giapponesi. Che cominciano a morire di stenti. Tra quelli evacuati dalla zona della centrale, 27 sono morti, dicono per il freddo e la mancanza di cure. In compenso i giornali sono pieni di racconti strappalacrime. C'è perfino il nuovo Hachiko. L'esercito ha trovato accanto ai resti di un piccolo bar, un piccolo cagnolino. Vegliava la padrona, morta di paura alla vista dello tsunami.
Ad Akita, nel profondo nord relativamente risparmiato dalla tragedia, ci sono le bandiere, alla stazione, ed il sindaco, un ex ferroviere, è vestito con la sua vecchia divisa. Si riapre, dopo appena una settimana, la linea ferroviaria che collega Akita con Morioka e con Aomori. Una piccola cerimonia e poi si sale in carrozza. Puntuali come sempre, anche se a 100 chilometri c'è l'inferno e se le toilette del treno sono tutte sigillate. Guardo fuori, dove c'è neve, dappertutto. Curiosa la neve. A differenza della pioggia, che non altera né manipola il paesaggio, la neve inganna. Sopra sembra tutto bello e pulito. Ma sotto può esserci di tutto, da un bel campo pettinato di riso alle macerie. Godiamoci, per un giorno, il panorama. Senza scavare.

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