mercoledì 23 maggio 2012
Massimo Raffaeli
Tra noi e il disincanto
Presumere di passare indenni dal manifesto a Libero (perché di questo tratta l’affaire Nori, o come lo si vuole chiamare) implica da parte dell’autore l’affermazione preventiva del testo sul contesto, cioè presumere che il significato della propria parola rimanga inalterato nonostante il trapasso ne modifichi nettamente il senso e la destinazione. Non è così, se a suo tempo un astuto volgarizzatore della Scuola di Francoforte, Marshall McLuhan, ne concluse dopo tutto che «il messaggio è il mezzo». Il mezzo è sempre parte dell’industria culturale (cui, nei rispettivi interventi, si sono richiamati sia Benedetto Vecchi sia Marco Bascetta sul manifesto di sabato scorso) oggi così sviluppata da risultare una presenza ubiquitaria e immediatamente disponibile a chiunque, come la natura naturata di cui disse il filosofo. Non è possibile chiamarsene fuori, se non a costo del silenzio e della clandestinità, ma è sempre doveroso tuttavia, per chi vi opera, distinguere al suo interno volta per volta e caso per caso. Il non volere o non saper distinguere corrisponde a un’assenza di pensiero critico e perciò all’accettazione dogmatica dell’esistente, qualunque esso sia, nonostante si reciti ovunque la cerimonia del disincanto e della assennatezza post-ideologica. Per operare delle distinzioni non occorre nemmeno una ideologia ma sono necessari, se non altro, alcuni punti fermi e, se la parola non offende i chierici, persino dei tabù. Ad esempio: è vero che Libero non è «La Difesa della Razza» come è vero che chi lo dirige non si firma Telesio Interlandi, però è vero che si tratta di un giornale orgogliosamente xenofobo, reazionario e volentieri scurrile, come è certo che il suo direttore è un famulus dell’attuale proprietario del paese. Questi non sono affatto dei dettagli ma, nel qual caso, rappresentano la cosa-in-sé: pretendere di affermare intatta la propria parola o di vedere garantita la propria alterità in un simile contesto equivale, nella migliore delle ipotesi, a essere o a passare per delle anime candide.
Ma quale mai candore, se a due colonne di distanza tu trovi diffamata e negata per iscritto l’eguaglianza fra gli esseri umani e il sospetto perpetuo per chi non ha il passaporto in regola o non ha il colore della pelle abbastanza slavato? (Non è affatto un caso che l’ex direttore di quel foglio abbia reintrodotto in maniera ufficiale l’uso dell’appellativo «negro»: lo ha notato prontamente sul Corriere della Sera dello scorso 11 gennaio Pierluigi Battista ma facendone questione di bon ton e congedandosi dal suo interlocutore – è senz’altro da crederlo – «con immutata stima»). Il tabù sta nel fatto che esistono dei limiti oltre i quali è impossibile andare, se non al prezzo di vedere i propri test traditi o mutati di segno. A meno che, in un dato perimetro, essi non debbano fungere da alibi, secondo l’etimologia, ovvero comparirvi alla stregua di una calcolata, non meno ambigua, eccezione.
Al riguardo, Francesca Borrelli scriveva sul manifesto di domenica che «non ci sono argomenti impossibili da trattare ma ci sono interlocutori indecenti da accettare» concludendone che converrebbe intanto «cominciare a perimetrare con maggiore accortezza i campi nei quali si desidera essere inclusi»: qui evidente è il richiamo a un saggio celeberrimo di Pierre Vidal-Naquet, Un Eichmann di carta, secondo cui di certi individui si può sempre parlare ma, con costoro, non si deve mai direttamente parlare. Perché è tipica oltretutto, di costoro, l’attitudine giaculatoria alla propaganda: «Lo stile obbligatorio per tutti era quello dell’imbonitore», notò Victor Klemperer a proposito del Reich millenario, isolando nel suo laboratorio di linguista, sia detto ora per allora, una disastrosa affinità elettiva. Ma nell’industria culturale scarseggiano gli Eichmann di carta mentre abbondano, invece, i Candide alla Nori o i dottor Pangloss che ogni giorno ci spiegano come e qualmente noi viviamo nel migliore dei mondi possibili, che non c’è nessuna alternativa, che infine è temerario il solo sospettarla: There is no alternative disse Maggie Thatcher aprendo gli anni Ottanta e i fasti dell’industria culturale quando rinacquero trionfalmente, e presumibilmente dalla testa della medesima Signora, le legioni dei nostri assennati ma queruli Pangloss.
Quanto a Libero e Candide redivivo, disse un poeta liberale che ognuno riconosce i suoi. Adesso se la vedano.
Ma quale mai candore, se a due colonne di distanza tu trovi diffamata e negata per iscritto l’eguaglianza fra gli esseri umani e il sospetto perpetuo per chi non ha il passaporto in regola o non ha il colore della pelle abbastanza slavato? (Non è affatto un caso che l’ex direttore di quel foglio abbia reintrodotto in maniera ufficiale l’uso dell’appellativo «negro»: lo ha notato prontamente sul Corriere della Sera dello scorso 11 gennaio Pierluigi Battista ma facendone questione di bon ton e congedandosi dal suo interlocutore – è senz’altro da crederlo – «con immutata stima»). Il tabù sta nel fatto che esistono dei limiti oltre i quali è impossibile andare, se non al prezzo di vedere i propri test traditi o mutati di segno. A meno che, in un dato perimetro, essi non debbano fungere da alibi, secondo l’etimologia, ovvero comparirvi alla stregua di una calcolata, non meno ambigua, eccezione.
Al riguardo, Francesca Borrelli scriveva sul manifesto di domenica che «non ci sono argomenti impossibili da trattare ma ci sono interlocutori indecenti da accettare» concludendone che converrebbe intanto «cominciare a perimetrare con maggiore accortezza i campi nei quali si desidera essere inclusi»: qui evidente è il richiamo a un saggio celeberrimo di Pierre Vidal-Naquet, Un Eichmann di carta, secondo cui di certi individui si può sempre parlare ma, con costoro, non si deve mai direttamente parlare. Perché è tipica oltretutto, di costoro, l’attitudine giaculatoria alla propaganda: «Lo stile obbligatorio per tutti era quello dell’imbonitore», notò Victor Klemperer a proposito del Reich millenario, isolando nel suo laboratorio di linguista, sia detto ora per allora, una disastrosa affinità elettiva. Ma nell’industria culturale scarseggiano gli Eichmann di carta mentre abbondano, invece, i Candide alla Nori o i dottor Pangloss che ogni giorno ci spiegano come e qualmente noi viviamo nel migliore dei mondi possibili, che non c’è nessuna alternativa, che infine è temerario il solo sospettarla: There is no alternative disse Maggie Thatcher aprendo gli anni Ottanta e i fasti dell’industria culturale quando rinacquero trionfalmente, e presumibilmente dalla testa della medesima Signora, le legioni dei nostri assennati ma queruli Pangloss.
Quanto a Libero e Candide redivivo, disse un poeta liberale che ognuno riconosce i suoi. Adesso se la vedano.
IN CORPORE VILI
TERRA TERRA
-
Siccità: sei errori in Maharashtra
| di Marinella Correggia del 22.05.2012 -
Un appello da Fukushima
| di *** del 18.05.2012
-
Bob Lutz in Gm, l'eterno ritornoBob Lutz è tornato. 80 anni il prossimo 12 febbraio, Robert Anthony “Bob” Lutz non è mai andato via davvero. Viene anzi il sospetto che forse non se ne andrà mai, come quegli highlander celebrati in un fortunato film, destinati a combattere nei secoli con gli spadoni per la loro immortalità. Le spade di Lutz sono le sue amate automobili.7 novembre 2011
-
Lezioni di dissensoDomenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.7 novembre 2011
MANIFESTO BLOG
AUTOCRITICA
Francesco Paternò
-
Fiat a lezione d’Europa
di fpaterno - 22.05.2012 15:05
ESTESTEST
Astrit Dakli
-
Putin III, il sociale. Dimezzate le borse di studio?
di a. d. - 22.05.2012 12:05
BABELBLOG
Cinzia Gubbini
-
I porfughi del 2011 “vincono” sei mesi
di cinzia - 22.05.2012 11:05
ANTIVIOLENZA
Luisa Betti
-
Nessuno tocchi la 194
di Luisa Betti - 22.05.2012 03:05
POLTERGEIST
Nefeli Misuraca
-
I personaggi più belli della televisione
di nefeli - 20.05.2012 06:05
LOSANGELISTA
Luca Celada
-
Armi di Alimentazione di Massa
di luca celada - 20.05.2012 02:05
POPOCATÉPETL
Gianni Proiettis
-
Elenita compie 80 anni
di gianni - 19.05.2012 07:05
NAPOLI CENTRALE
Francesca Pilla
-
Ricatto alla squadra Afro Napoli
di francesca - 18.05.2012 19:05
FRANCIAEUROPA
Anna Maria Merlo
-
La Francia del “no” in primo piano nelle relazioni internazionali
di Anna Maria - 17.05.2012 15:05
ROVESCI D'ARTE
Arianna Di Genova
-
San Pietro in Vincoli, crolli sulla facciata
di arianna - 17.05.2012 13:05
NUVOLETTA ROSSA
Andrea Voglino
-
marciare divisi per colpire uniti: lo strano caso di “The Umbrella Academy”
di Andrea - 16.05.2012 17:05
HORROR VACUO
Filippo Brunamonti
-
Amori senza pietà
di Filippo Brunamonti - 02.05.2012 17:05
PACI POSSIBILI
Orsola Casagrande
-
NO CENSURA: SCRIVI AI NOTAV IN CARCERE
di orsola - 27.04.2012 12:04
ISLAMISMO
Giuliana Sgrena
-
Crimini, impuniti, contro le donne afghane
di giuliana - 14.04.2012 23:04
QUINTOSTATO
Roberto Ciccarelli
-
Vuoi fare il ricercatore? Paga
di Roberto Ciccarelli - 27.03.2012 21:03
SERVIZI










