sabato 16 febbraio 2013
10 - La sala d'aspetto
E poi c’è ancora qualcuno che si permette di parlare male dei servizi di Trenitalia!
Una volta nelle stazioni c’erano le sale d’attesa di terza classe destinate ai disgraziati, a tutti coloro che non dovevano permettersi di creare dannose incursioni nel campo visivo degli altri viaggiatori. Quei miseri che aspettavano i treni nella terza classe, dovevano starsene raggruppati in branco e non infastidire con la loro presenza il resto dei viaggiatori appartenenti a ceti sociali più elevati. Erano ancora i tempi delle valigie di cartone tenute chiuse con lo spago. Erano i tempi in cui l’Italia muoveva i suoi primi passi, in cui nascevano i nostri genitori, i tempi in cui cominciava a prendere forma la nostra Storia. Mi sembra che a quell’epoca si chiamassero sale d’aspetto perché, rinchiuse in quei miserabili stanzoni, le persone di terza serie aspettavano il treno per il destino. Poi qualcuno si accorse (che il Cielo l’abbia in gloria) che le sale d’aspetto di terza classe erano un’offesa al pudore e le eliminarono, bontà loro. Correvano i treni e i tempi delle mitiche Ferrovie dello Stato. Rimasero le sale d’attesa di prima e seconda classe e divenne più agevole dividere le mandrie di individui che sostavano nelle stazioni, incanalandole fra i corridoi della gente di serie A e quella di serie B. C’era un gran desiderio di rendere le cose più facili e credo che quello fu uno dei primi esempi di attività da Ministero della Semplificazione.
Nelle sale d’attesa di seconda classe si fumava e una spessa coltre grigia si posava sulle teste delle persone ordinatamente sedute. In fondo c’erano i mendicanti che dormivano russando chissà in quali mondi. D’inverno ci si copriva con i giornali per attenuare la morsa del freddo che partiva dai piedi per finire fino a dentro l’anima. Poi un altoparlante gracchiava il nome del tuo accelerato e ti alzavi di scatto per andare verso il binario. E poi c’era la sala di prima, quella dei ricchi. I pavimenti di marmo lucido ospitavano poltroncine un po’ più larghe, illuminate da lampade un po’ più bianche, con l’aria un po’ più pulita, dove c’erano muri un po’ più chiari e un po’ più di silenzio. Erano destinate alla gente che poteva spendere un po’ più di soldi e che doveva essere trattata con guanti un po’ più bianchi.
Ma siccome esiste un Dio (eh se esiste!), ecco che un giorno spunta Trenitalia. Fu un’esplosione di gioia e di soddisfazione fin dai primi momenti in cui venne annunciato il lieto evento, per assurgere addirittura ad apoteosi quando hanno inserito la grande novità delle Frecce Rosse, Bianche, Argento, nientemeno Rosa e con i colori della Pace e della Pece. Siamo ai nostri giorni.
Questi treni velocissimi che quasi volano, ti conducono dalle Alpi alle Piramidi in un battito di ciglia, o poco più. Qualcuno osa dire che per farti un viaggetto su queste supposte a rotaia devi impegnarti la tredicesima o ricorrere a un piccolo prestito, ma Parigi val bene una messa (delle supposte di cui sopra). Parbleu!
Il massimo del successo si è avuto nel momento in cui hanno provveduto alla ristrutturazioni di quasi tutte le stazioni più importanti, curando il design e l’altissima tecnologia, con accorgimenti innovativi e funzionali e proiezioni future. Pensate che da questi gioiellini usciti dalle matite di importanti architetti, arrivano e partono finanche i treni.
E poi la trovata geniale delle sale d’attesa. Con un colpo di spugna hanno eliminato tutte le vecchie sale d’attesa di prima e di seconda classe, cancellando per sempre una macchia infame secondo la quale la gente veniva nientemeno classificata in viaggiatori di serie A e di serie B. Hanno spazzato via anche tutte le panchine e le fontanelle con l’acqua, inutili orpelli in un mondo che corre più veloce delle Frecce. Adesso, in molte stazioni, finalmente esiste una sola sala d’attesa: la vip club Freccia Rossa. Si è vero, possono accedervi solo i vips ed i viaggiatori top class, quelli con abs e smart phone di serie, ma che fa?
Gli altri viaggiatori, quelli dell’Intercity, dei regionali veloci o soppressi, quelli che vanno ad affollare i vecchi convogli che reggono l’anima coi denti, quelli che pendolano per l’Italia per vocazione o per necessità, perché mai dovrebbero avere una sala d’attesa? A cosa servono questi locali così grandi se non a togliere spazio ai negozi del nuovo shopping? E poi mi dite un solo valido motivo per cui i viaggiatori normali dovrebbero sedersi e riposarsi? Non è forse meglio che questi barbari dalle mille pretese ingannino il tempo di attesa andando per negozi a fare compere? Se si accomodassero nelle sale d’aspetto come farebbero a farsi bombardare dai messaggi pubblicitari vomitati con maleducata insistenza da schermi al plasma disseminati come bombe in ogni metro quadrato della stazione? Chi si ferma è perduto: bisogna affrettarsi tra le corsie del supermercato delle cose inutili, depositare i nostri pochi soldi nei punti vendita sfavillanti di lampadine accese.
Lasciamo pure i viaggiatori gold e platino a soffrire in quelle sale sfarzose con le poltroncine anatomiche, sotto il peso dell’aria condizionata, a subire i denti bianchi delle assistenti ai viaggiatori che sembrano modelle.
Visto che non c’è più nemmeno un posticino in cui sedersi, andiamo a farci penetrare il cervello da ogni tipo di messaggio promozionale e stiamo attenti a non sbattere la testa contro i cartelloni e i totem pubblicitari appesi dappertutto. Facciamoci pure disorientare dal festival del niente, quello incartato con i fogli colorati della pseudo felicità, ma diamo sempre un’occhiata all’orologio altrimenti perdiamo il treno e va a finire che ce la prendiamo con Trenitalia. Poveri noi.
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