mercoledì 18 settembre 2013

5 - Il genio nell'Intercity
Forse non ci crederete, ma un paio di mesi fa notai un sacchetto abbandonato nei pressi della stazione di Napoli. Lo so che di cartocci abbandonati se ne trovano a tonnellate per le vie partenopee, ma il mio era speciale: al suo interno c’era la lampada di Aladino. Quando la strofinai e mi apparve il Genio che mi chiese il desiderio. Volli essere originale: non chiesi soldi, né donne, tantomeno salute e banalità del genere. Domandai di poter organizzare un viaggio con una trentina di persone speciali.
Il Genio mi accontentò.
Fu così che mi trovai a capeggiare una spedizione alla quale parteciparono il Capo dello Stato, il Presidente del Consiglio, una manciata di ministri, alcuni segretari, portaborse, viceministri, parlamentari, consiglieri vari e finanche un paio di sindaci.
Partimmo dai mari blu e dalle pianure dorate di quella lingua di paradiso che è la Puglia e ci dirigemmo verso la Toscana, il luogo in cui fiorirono le arti, la cultura e i nobili pensieri. Un viaggetto da una decina di ore, si e no.
L’appuntamento era alle sette di mattina alla stazione di Foggia da dove, con un pullman di linea, avremmo raggiunto Napoli. Lì ci aspettava il Nostro: l’insostituibile Intercity 590 delle 10,17, binario da decidere.
Sarà stato perché l’idea della gita li intrigava, sarà stato perché Aladino lavora da Dio, fatto sta che arrivarono tutti puntuali e con la valigia personale. Qualcuno pretendeva di fare il check in, ma lo svegliarono subito con un caffè ristretto. Aladino aveva consegnato a ciascuno una maschera da gente comune con viso anonimo, in modo che potessi riconoscerli solo io. Sarei stato per un giorno il loro Virgilio e li avrei portati a spasso per le viuzze dell’inferno.
Il presidente si ritrovò ad essere un maestro delle elementari, i ministri erano idraulici, ragionieri e studenti. Le ministre casalinghe, commesse e pensionate. C’era pure una concubina che doveva raggiungere l’amante a Prato, fedifrago a sua volta. Aladino andò in crisi solo con il Cavaliere, che ebbe da discutere su ogni proposta di trasformazione e non gli stava bene nessun ruolo minore. Alla fine il Genio riuscì ad imporsi e lo fece magistrato per un giorno.
Il fatto di rimanere senza uomini di scorta, senza le auto blu, senza la servitù, trovandosi abbandonati sotto il sole cocente del piazzale della stazione, li sbilanciò per un attimo. Ci mescolammo a una folla sudata che doveva salire sullo stesso pullman e fu subito ressa. Cominciarono a fioccare i primi leinonsachisonoio, con relative pernacchie che echeggiavano sonore dalle retrovie. Salimmo e ci accomodammo ma, purtroppo, i passeggeri erano più delle poltrone e qualcuno restò in piedi. La ministra fu una di quelle meno fortunate e si lamentava che le facevano male i polpacci, ma nessuno se la filò e dovette arrivare fino a Napoli reggendosi forte nelle curve. Signora, le dissi, non è roba dell’altro mondo, ma di questo. Cavaliere, come va? Stia calmo e non prenda iniziative. Tutta questa gente viene dall’Africa vera e non ha nessuno zio Capo di Stato. Non si faccia venire idee per festini e affini. Questi sono quei ragazzi che vanno sulle spiagge a vendere le cose inutili e che noi ci giriamo dall’altra parte e facciamo finta di dormire per non essere disturbati. Si lo so, nella sua villa non hanno accesso, questi!! Ma sulle nostre vie, ai nostri semafori e sui nostri lidi cercano di guadagnarsi un tozzo di pane. Come dice sottosegretario? Si, dopo glielo spiego che cosa è un tozzo di pane.
Attraversammo l’Irpinia e giungemmo a Napoli. Questa è la sua Napoli, signor Presidente. Il traffico, il caos, lo smog. Vanno in due sul motorino anche perché insieme si affrontano meglio le strade buie di un futuro che non si vede. E lei non faccia battute stolte, signorino. Venga a vivere qui e non si faccia abbindolare dai discorsi di papà.
Scendiamo e li conduco alla biglietteria. Signori, vi spiego il concetto di coda, perché vedo che avete le idee poco chiare. Dovete mettervi uno dietro all’altro e aspettare il vostro turno, respirando il sudore di chi vi sta davanti e sopportando il peso e le bestemmie di chi vi pressa da dietro. Sì signor sindaco, da noi funziona così. Gli unici lampeggiatori che conosciamo sono quelli delle ambulanze, le scorte nostre sono solo alimentari (quando ci riusciamo), gli autografi li facciamo sulle cambiali per arrivare a fine mese. Come dice signora assessora? Si, dopo le spiego cosa sono le cambiali. E lei stia in campana signor ministro che qui fanno presto a farla diventare ministro senza portafoglio.
Che fatica con questi qua! Sembrano un gruppo di collegiali svizzeri in visita ad un orfanotrofio del vecchio mondo. Salite, salite sull’intercity. Ma che fa signor senatore, cerca le cinture di sicurezza? No, qui non marcia così. Qui ci facciamo il segno della croce nella speranza di partire e di arrivare, prima o poi. Oggi non funziona l’aria condizionata, purtroppo ci dobbiamo arrangiare. Vuole il ventaglio cinese, signora deputata? Provi col giornale ripiegato, anche se è un po’ troppo carico delle vostre menate. E voi dovrete avere un po’ di pazienza, signori portaborse: oggi il treno è strapieno e si viaggia in piedi. Si lo so che avete pagato il supplemento, ma sul biglietto c’è scritto “posto non garantito” e, in questo caso, mantengono sempre le promesse. Forse a Roma scende qualcuno e troverete uno strapuntino libero dove appollaiarvi. Che volete da me, prendetevela con Trenitalia.
Si Cavaliere, c’è un po’ di ritardo, solo una cinquantina di minuti, ma che vuole che siano di fronte all’eternità. No, quel bagno non funziona e vi garantisco che il capotreno se ne frega, anche se gli mandate il sottosegretario di Gabinetto.
Giungiamo a Firenze e finisce il viaggio. I miei compagni di avventura sono stravolti ed indignati. Qualcuno sussurra che così no, così non si può. C’è chi dice di sentirsi una bestia. Qualcuno butta giù un paio di psicofarmaci comprati di contrabbando sul treno. (Detto fra noi, li hanno fregati: sono semplici mentine senza zucchero. Proviamo con l’effetto placebo, visto che quello placenta non ha funzionato).
Aladino mi viene incontro per rimettere il sogno nella lampada. Volano via le maschere dei miei insoliti compari e si materializzano la auto blu con lampeggiante prepotente. Ci sono un paio di elicotteri in attesa. Tutti si precipitano a riprendersi le poltrone anatomiche con la forma dei loro deretani, le ville in Sardegna, i viaggi in business class, i viaggi di lavoro a Charme & Chic, gli emolumenti auto-aumentati con l’ultima finanziaria.
Anche il Genio se ne va. Va a nascondere la lampada per un nuovo desiderio. Forse mi sono giocato un’occasione, ma sono felice ugualmente. Ho la speranza che qualcuno sia rimasto turbato dal nostro modo di muoverci, attraverso quell’Italia che loro dovrebbero far funzionare. Almeno un po’.
Domenica 28 agosto la prossima puntata
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