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Di commissario in commissione, mentre L’Aquila muore
di Annalucia Bonanni, insegnante scuola superiore
16 marzo 2011

Ecco come il commissariamento, pensato per garantire rapidità ed efficacia nell’emergenza,  è diventato di fatto un freno alla ricostruzione. Da cui i cittadini sono stati sistematicamente tenuti fuori.
In principio fu la Protezione Civile.
Gestione delle tendopoli. Immediatamente dopo il sisma del 6 aprile 2009, la presidenza del Consiglio dei Ministri affida a Guido Bertolaso, allora capo della Protezione civile,  il ruolo di Commissario straordinario per l’emergenza. Un vero esercito di “paramilitari in polo blu” invade la città: a loro il compito di gestire le tendopoli, con una sorta di sospensione della democrazia, dal momento che viene impedito ai cittadini di tenere assemblee, effettuare volantinaggi, confrontarsi  sul futuro della città. Nemmeno nei feudi democristiani dell’Irpinia del 1980 la popolazione era stata tenuta così al margine della discussione sulle scelte future sul territorio. Anzi, allora l’autogestione delle tendopoli  e la partecipazione ai tavoli con il commissario Zamberletti, fu occasione di crescita democratica dei cittadini, specie i più giovani, che conobbero attraverso i volontari arrivati da tutta Italia la faccia fino ad allora sconosciuta del Paese.   
Costruzione di alloggi. Sempre alla Protezione Civile va l’incarico della realizzazione del Progetto C.A.S.E. (Complessi antisismici ecocompatibili): la costruzione di 19 nuovi quartieri dove alloggiare coloro che hanno avuto la casa distrutta o gravemente inagibile. Un piano di costruzione preparato (in realtà quasi certamente già pronto) nel giro di pochi giorni, senza che i cittadini possano in alcun modo comprendere né tanto meno incidere su quello che sarà il futuro assetto urbanistico della città.
Sul piano C.A.S.E. si riversa una montagna di denaro pubblico (oltre il miliardo di euro) con appalti milionari su alcuni dei quali indaga oggi la magistratura. Le abitazioni di legno, metallo e cartongesso del progetto C.A.S.E. costeranno alla fine circa 2.700 euro a metro quadro. I criteri di assegnazione degli alloggi, consegnati anche con mesi di ritardo rispetto alla prime ottimistiche previsioni, non sono mai stati resi noti – né dalla Protezione Civile, né in seguito dal Comune dell’Aquila. Si tratta di un elemento di non poco conto, visto che gli alloggi non bastano per tutti gli aventi diritto e visto che, a due anni dal sisma, in molti vivono ancora in alberghi fuori dalla città e  anche fuori provincia.
Costruzione, non ri-costruzione. Neanche sfiorato il problema macerie. Quello che i media spacciano per ricostruzione della città nel primo anno del post sisma, è di fatto la costruzione dei nuovi alloggi – costosi, insufficienti, strutturati in quartieri dormitorio privi di qualunque servizio, in zone anche molto lontane dal centro storico cittadino. Che per il Governo i nuovi alloggi rappresentino la ricostruzione tout court lo dimostra il fatto che la Protezione Civile, che pure può agire in deroga alle normative vigenti, evita completamente di affrontare quello che presto si rivelerà il primo gravissimo ostacolo per una vera ricostruzione: il problema della rimozione delle macerie. Si stima in milioni di tonnellate la quantità di macerie che andrebbero rimosse e smaltite (provenienti non solo dai crolli, ma soprattutto dalle demolizioni che sarà necessario effettuare). Tuttora, a distanza di due anni, sono ancora tutte al loro posto, senza che peraltro si siano nemmeno  individuati i siti di stoccaggio e smaltimento (a parte il primo sito - un’ex cava privata - provvisorio e del tutto insufficiente).
Subentra il Commissario straordinario…
Con l’arrivo del 2010, completata come che sia la sua missione e smobilitate le tendopoli,  la Protezione Civile lascia la città e i poteri di commissario vengono affidati al Presidente della Regione Gianni Chiodi. Vice commissario vicario è il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente. Ma tutti i 57 sindaci dei comuni colpiti dal terremoto, dovrebbero «assicurare, d’intesa con il presidente della Regione-, la ripianificazione dei rispettivi territori, definendo le linee d’indirizzo per la ricostruzione dei centri storici e la ripresa socio-economica». La Provincia dell’Aquila si occuperà sostanzialmente di viabilità.
…affiancato dalla Struttura Tecnica di Missione
Il commissario alla ricostruzione si avvarrà di un’apposita Struttura Tecnica di Missione «con funzioni di supporto nella definizione delle strategie di ricostruzione e rilancio dell’area colpita dal terremoto, garantendo trasparenza e coordinamento fra i soggetti pubblici e privati coinvolti».  Dovrebbe essere composta da trenta membri, 15 esterni e altrettanti scelti dalle amministrazioni pubbliche (a tutt’oggi, oltre un anno dopo la sua istituzione, la struttura non ha ancora completato il suo organico). A coordinarla viene chiamato l’architetto Gaetano Fontana, già alto dirigente del Ministero delle Infrastrutture, figura di probabile gradimento bipartisan.
E cosa fa l’architetto Fontana con la sua struttura tuttora zoppa? Sostanzialmente, impiega mesi per produrre  un documento: le Linee guida per la ricostruzione. Queste stabiliscono, in soldoni, che i comuni devono predisporre dei piani di ricostruzione, anche per quelle aree dove non ci sono demolizioni da effettuare e dove dunque non c’è nulla da ripianificare: ci sarebbe solo bisogno di riparare gli edifici non gravemente danneggiati. E’ così, ad esempio, per tutto l’asse principale che percorre il centro storico dell’Aquila, il  Corso con i famosi portici cittadini, dove insistono per lo più edifici pubblici e dove molti negozi potrebbero riprendere la loro attività, ridando nuova vita a un centro storico ormai disabitato.
Nessun provvedimento, nessun progetto per ripristinare le reti cittadine di acqua e gas, danneggiate dal sisma, né per la  rimozione delle macerie (che nel frattempo i cittadini aquilani hanno cominciato a rimuovere da soli dalle antiche piazze della loro città, in quel centro storico che è ancora zona rossa militarizzata, dando vita alla protesta delle carriole).
...mentre le pratiche vengono esaminate da 3 società diverse…
Anche la cosiddetta ricostruzione leggera – cioè la riparazione delle case meno danneggiate – va a rilento, a causa principalmente di due fattori: da una parte, la farraginosità e l’ incompletezza delle varie Ordinanze emanate; dall’altra, il fatto che le pratiche per la riparazione degli edifici vengono esaminate da tre diverse società – Fintecna, Reluiss, Cineas – anche per parti separate, girando per tutta Italia. Il che determina un evidente appesantimento della burocrazia. Inutile la richiesta, più volte avanzata dagli ordini professionali e dai cittadini, di avere uno sportello unico in loco per l’esame delle pratiche. Che invece in questo modo restano bloccate anche per mesi, bloccando l’unico settore economico vitale.
Arriva la Commissione di esperti...
E arriviamo all’estate 2010. Se la ricostruzione leggera va a rilento, quella pesante (case gravemente inagibili e centri storici)  è ferma. Non solo: l’economia della città dell’Aquila è al collasso. Il sisma infatti non ha distrutto soltanto case e palazzi, ma le oltre mille attività economiche del centro storico, e messo in crisi attività industriali e artigianali di tutto il territorio. Migliaia sono i disoccupati e i cassintegrati. In questa situazione, il Governo stabilisce che dal mese di luglio il territorio del cratere sismico torni a pagare tasse e tributi sospesi dopo il terremoto e che restituisca in tempi rapidissimi quanto non versato. Sarebbe il colpo di grazia alla già stremata economia locale. La cittadinanza si mobilita: il 16 giugno a L’Aquila e il 7 luglio a Roma due grandi manifestazioni, con migliaia di persone, lanciano un S.O.S. al governo, chiedendo Sospensione delle Tasse, Occupazione, Sostegno all’Economia. Istituzioni, forze sociali ed economiche, l’Università e persino la Curia aderiscono alle iniziative.
In questa situazione incandescente – e non per il sole di luglio – il Commissario Governativo Chiodi come risponde alle sollecitazioni di un intero territorio?  Convoca una conferenza stampa seguita da un convegno (blindato dalla polizia in assetto antisommossa), in cui viene annunciata e poi presentata una commissione di quattro esperti – un economista, un sociologo, un urbanista e un esponente di Confindustria -  che dovrebbe affiancare la struttura tecnica di missione ed essere a sua volta affiancata da un’altra Commissione interministeriale di stimolo e controllo: il tutto per  dare finalmente impulso alla ricostruzione!
Non è chiaro che cosa esattamente faranno gli esperti, e soprattutto quale sarà e da chi verrà sostenuto il costo di questa nuova struttura. Ma non è tutto.
...e un altro vice Commissario…
Passate le ferie d’agosto, e in barba alle reiterate richieste dei cittadini per una ricostruzione partecipata,  viene infatti annunciata la nomina di un altro vice commissario che dovrebbe supportare il Commissario Chiodi, già molto assorbito dai suoi altri 28 incarichi, tra i quali quello di Commissario straordinario alla Sanità, per il ripianamento dell’enorme debito regionale.
La figura prescelta per tale nomina, non è un eletto, non proviene dall’apparato amministrativo pubblico, non ha alcuna competenza specifica per l’incarico che dovrebbe svolgere. Soprattutto, è la meno adeguata a dare garanzie di tutela dell’interesse generale. Si tratta di un manager privato, Antonio Cicchetti, Direttore amministrativo dell’università Cattolica del Sacro Cuore e del Policlinico Gemelli,  Gentiluomo del Papa, proprio come Angelo  Balducci, (il dirigente del consiglio superiore dei lavori pubblici, arrestato per lo scandalo appalti G8).
E’ in una situazione di evidente conflitto d’interessi, essendo proprietario di terreni e strutture nel territorio: nel suo paese d’origine, Santi di Preturo, vicino L’Aquila,  ha costruito - grazie a  una variante al Piano Regolatore Generale  - un complesso turistico di gran lusso, con campo da golf  e  beauty farm; è  inoltre socio  di un noto costruttore. Ma soprattutto, ha ricevuto una condanna dalla Corte dei Conti per Culpa in vigilando nel periodo in cui ha ricoperto l’incarico di Presidente della Perdonanza Celestiniana (tra il 2002 e il 2004) lasciando al Comune dell’Aquila un debito di oltre  due milioni di euro.
Non è chiaro di cosa esattamente dovrà occuparsi e in che modo dovrà convivere con l’altro, il primo  e finora unico vice commissario, il sindaco dell’Aquila. Il quale, sentendosi di fatto marginalizzato e anche di fronte alle proteste dei cittadini e alla presa di posizione contraria alla nuova nomina espressa dal consiglio comunale, decide di rassegnare le sue dimissioni da vicecommissario.
…a capo della struttura di gestione dell’Emergenza…
Cicchetti sarà alla testa della Struttura di Gestione dell’Emergenza, quella che si occupa degli sfollati. Nei primi mesi di lavoro la sua struttura sembra tutta concentrata a reperire alloggi. E lo fa soprattutto tentando di cacciare gli inquilini dal Progetto Case, col pretesto di stanare i furbi o quelli che non avrebbero più diritto alla casa  assegnata. Molti di loro si rivolgono al Tar, che boccia regolarmente i provvedimenti vessatori.   
Nonostante le bocciature, il vice commissario va avanti e nel dicembre 2010 emana una Direttiva piuttosto sconcertante. Le nuove regole sembrano pensate da chi non conosce la città e i problemi dei cittadini. Stabiliscono per esempio che si potrà perdere la casa se si sarà assenti per più di tre mesi; o che ci si dovrà trasferire in un appartamento più piccolo se la famiglia diminuisce (continuando invece a rimanere nelle stesse case se il nucleo familiare cresce); chi vive ancora in albergo non potrà più ricevere visite e così via. Insomma, secondo le nuove regole non si potrà  più essere pendolari nel lavoro, o avere un figlio che va a studiare all’estero,  spostarsi per lavoro o per gravi esigenze familiari.  
Di fronte alla palese evidenza che gli alloggi del Progetto C.A.S.E. non bastano, si chiede agli aquilani di continuare a stringersi, si pretende di comprimere le loro vite in convivenze sempre più difficili,  in spazi sempre più angusti. Ma gli aquilani si sono già stretti, vivono già convivenze forzate. Si accontentano delle mansarde, dei sottotetti, hanno affittato a caro prezzo abitazioni riadattate perfino da cantine e vecchie stalle. Alcuni vivono ancora in roulottes e container.
E così, mentre pagano mutui salati anche per case da abbattere si ritrovano controllati da una struttura di gestione dell’emergenza che assomiglia sempre di più a un  Grande Fratello, mentre il Comune non ha gli strumenti e  le possibilità materiali ed economiche per risolvere i problemi sociali e abitativi della popolazione.
L’8 marzo, in una situazione di crescente difficoltà personale e politica, il Sindaco dell’Aquila getta la spugna e rassegna le dimissioni. La ricostruzione non è mai partita, afferma, e le struttura commissariali sono un fallimento; ma il vero nodo è la governance: cioè chi governerà la ricostruzione della città filtrando il fiume di soldi pubblici che dovrebbero arrivare.

E così, salvo ripensamenti comunque possibili entro 20 giorni dalla formalizzazione delle  dimissioni, L’Aquila potrebbe ritrovarsi con un commissario governativo incaricato di traghettare la città verso le nuove elezioni amministrative che non potranno comunque avvenire prima di un anno.

Chi ha avuto la pazienza di arrivare fin qui  avrà probabilmente perso il conto di quanti siano a questo punto i commissari destinati alla città dell’Aquila. Gli aquilani, per parte loro, rischiano  invece di perdere le speranze di vederla ricostruita.

I COMMENTI:
  • In primis la città de L'Aquila è la linfa e fulcro dei loro cittadini, ma a seguito del disastro sismico, i parlamentari, sanatori e dirigenti pubblici di tutte le regioni potevano devolvere il 50% del loro stipendio, abolire i festeggiamenti del 150° d'Italia. I premier Berlusconi e Monti potevano far confluire nelle casse della regione Abruzzo i rimborsi elettorali pari a milioni e milioni di euro e utilizzarli per le struttere dell'universita e la sanità. 17-04-2012 22:51 - Eleonora da Verona
  • TRA LE NEBBIE DELL’EMERGENZA
    La genesi della nebulosità rispetto ad una pianificazione per la ricostruzione
    si rintraccia fin dall’immediato post-terremoto allor quando sono state gettate
    le basi dello “stato di eccezione”. All’interno di questo “stato” si sono
    determinate sospensioni dell’ordine giuridico e della democrazia a tal punto da
    farle considerare una “forma di governo normale” assottigliando il confine tra
    democrazia e forme di assolutismo.
    In questo contesto ha preso forma e sostanza la pratica del commissariamento
    spacciandola come unica forma possibile di intervento per la ricostruzione.

    Di fatto tra Commissari, Vice Commissari, Strutture di Missione, ecc., è
    impossibile uscire indenni dal vorticoso e schizofrenico labirinto di burocrazie
    e di moltiplicazione di procedure. A chi giova?
    La comunità democratica istituzionale non ha compreso il disegno complessivo
    messo in atto dalla Protezione Civile teso alla realizzazione della
    “governamentalità” che consiste nello spostare l’attenzione dalla fonte del
    potere alle modalità del suo esercizio.
    La sudditanza e l’assoggettamento nei confronti dello strapotere della
    Protezione Civile da parte di tutte le elites politiche è stata totale e
    complessiva. Soltanto dopo le intercettazioni della “cricca” è risultato
    evidente il malaffare e finalmente molti, anche opportunisticamente, hanno
    cominciato a prendere le distanze. E’ da ricordare che, a seguito di questi
    eventi, è fallito il progetto della Protezione Civile S.p.A..

    Il Sindaco, la Giunta ed il Consiglio comunale, i nostri deputati e noi tutti
    saremo capaci di prendere atto e consapevolezza di aver subito una sconfitta in
    ordine alla forma di democrazia e di partecipazione?

    Nonostante alcune manifestazioni, rumorose sebbene necessarie, la maggioranza
    della popolazione aquilana continua ad esistere come anestetizzata e recintata
    nella solitudine del nuovo abitare.

    Sembra incredibile ma, con la decretazione della fine dell’emergenza, la gran
    parte degli aquilani ha cominciato a considerare normale ciò che normale non è.
    La passivizzazione di una consistente parte della popolazione andrebbe indagata
    al fine di rompere i recinti così sapientemente costruiti. E per logica
    conseguenza si possono comprendere le motivazioni – rassegnazione, senso di
    impotenza, qualunquismo, ecc. - per cui molti non hanno ancora firmato la “Legge
    di iniziativa popolare” per L’Aquila.
    Appare fondamentale rompere la gabbia di questo controllo e la fine di ogni
    commissariamento. E’ paradossale che, mentre pretendiamo di esportare la
    democrazia, abbiamo difficoltà nel ripristinare la normale dialettica
    democratica che è propria delle autonomie locali. Ma ancor più è indispensabile
    ricomporre la dispersione e ridurre la solitudine attraverso un lavoro di
    indagine di massa per focalizzare gli effetti determinati dal potere
    disciplinare di “comando e controllo” dettato dalla Protezione Civile.
    Inoltre ci sembra urgente che si concretizzi, con criteri di priorità quali il
    lavoro, l’università, la sanità, la pubblica amministrazione, ecc., una
    pianificazione socio-economica di tutti gli assetti all’interno del cratere. A
    volte la memoria gioca brutti scherzi: vogliamo ricordare che l’Università
    dell’Aquila, prima del sisma, produceva un reddito complessivo superiore a
    quello prodotto dalla Maicron.

    Se non si determinano le condizioni per un ripensamento delle strategie, anche
    urbanistiche magari con il contributo di concorsi internazionali di idee,
    rischiamo di avere, in un tempo indeterminato, una città ricostruita sì, ma che
    sarà una città – vetrina ad uso e consumo dell’interesse di pochi. Non è ancora
    troppo tardi.

    L’Aquila, 22 marzo 2011 Alfonso De
    Amicis cell.335.7498515

    Tina Massimini cell.349.5251789

    (entrambi del Direttivo Prov.le CGIL) 24-03-2011 08:32 - alfonso de+amicis
  • Il nostro Sindaco dimissionario ha declinato gli inviti istituzionali di Roma per i festeggiamenti dell'Unità d'Italia e sta trascorrendo questa giornata in una significativa solutudine all'interno del Palazzo del Comnune distutto e totalmente inagile.Da lì sta chiedendo che si faccia qualcosa di concreto per la città visto che a due anni dal sisma non è ancora partita la ricostruzione pesante e la città, capoluogo di regione, versa in un abbandono a dir pco desolante. Solo in tal caso rassegnerà le dimissioni.L'Aquila non è un problema degli aquilani, L'Aquila è un problema nazionale! 17-03-2011 11:44 - patrizia ferri
  • già, quello che è sempre più chiaro però è la grande bluff che il giullare di stato è riuscito ad organizzare all'aquila 17-03-2011 10:24 - ernesto g.
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