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Il processo breve uccide di nuovo i morti aquilani
di Antonietta Centofanti, portavoce Comitato familiari vittime Casa dello studente
2 aprile 2011

Il giorno in cui passerà la legge sul processo breve sarà un lutto cittadino, per noi aquilani. Nella notte del 6 aprile 2009 il sisma che ha colpito L'Aquila ha portato via 309 persone, la più piccola, Giorgia, avrebbe dovuto venire alla luce proprio quel giorno. Tra le vittime otto ragazzi che vivevano nella Casa dello Studente, stabile che risultava fortemente compromesso e destinato a subire seri danni in caso di sisma, secondo uno studio commissionato dalla Protezione Civile Abruzzo ad una società della stessa Regione, appena qualche anno prima. Così è stato. Quelle vite potevano essere salvate se si fosse agito secondo le regole; quelle vite ed altre ancora, a L'Aquila, come in tutto il Paese.
Sono troppi i morti di illegalità. L'Italia è un Paese che scava per recuperare i cadaveri dei suoi ragazzi; l'Italia è un Paese che potrebbe segnare le sue tragedie sul calendario, le conosce prima, le lascia accadere, le aspetta. Terremoti, alluvioni, frane, crolli, roghi, le centinaia di morti sul lavoro, ipocritamente definite «morti bianche». Sono scene che si ripetono e nessuno ne conserva memoria. Poi arrivano i Vigili del Fuoco che scavano, che cercano battiti di vita e raccolgono corpi straziati. E' accaduto a L'Aquila, dove la natura per mesi ha lanciato il suo grido, ignorato dagli uomini della Commissione Grandi Rischi; dove uno studio di Abruzzo Engineering indicava edifici strategici e scolastici esposti a gravi rischi in caso di sisma e che sono crollati. È accaduto a Giampilieri e a Scaletta Zanclea, dove la montagna già nel 2007 veniva giù a fette. È accaduto a Favara e a Viareggio; a Torino, alla Thyssenkrupp, è accaduto a Monferrato, a Praia a mare, alle case white di Milano, imbottite di amianto, e in numerosi altri "altrove". E il dolore, il lutto, la devastazione hanno sconvolto per sempre l'esistenza dei sopravvissuti.
A ciò oggi va aggiunto il nuovo assalto da parte del governo ai principi di legalità e alla giustizia: ancora una volta il potere politico viene usato per tutelare posizioni processuali personali: un esempio per tutti il ddl sul processo breve. Esso rappresenterebbe una mannaia sui crolli assassini dell'Aquila (Casa dello Studente, Convitto Nazionale e numerosi edifici privati che hanno sepolto madri, padri, figli e decine e decine di studenti), un'amnistia generalizzata per tutti gli infortuni mortali avvenuti sul posto di lavoro, per i morti di amianto, di uranio, per le vittime di Viareggio martoriate dalle ustioni e per molti reati contabili e societari.
Per affrontare tutto questo orrore, per avere più forza, perché non si dimentichi, abbiamo deciso di costituire tra i vari comitati dei familiari di vittime e le associazioni impegnate nella difesa dei territori, dell'ambiente e della salute sui posti di lavoro un coordinamento nazionale. E inizieremo a costruirlo a L'Aquila dove, nel pomeriggio del 5 aprile arriveranno i testimoni di illegalità da tutto il Paese per tessere insieme il filo rosso della rivolta e della speranza, e l'amorosa coltre della memoria.

I COMMENTI:
  • E' proprio vero, questo è un paese che conosce prima le proprie disgrazie e le lascia accadere. Nel nostro territorio sismico altri terremoti sono annunciati, cominciano a "bussare" con piccole scosse che provocano angoscia ma nessun intervento di prevenzione. Che io sappia le scuole, gli ospedali, gli edifici pubblici e le abitazioni private di luoghi come Sulmona e Avezzano continuano ad essere utilizzati senza nessun intervento, pur essendo potenziali "trappole mortali" come lo era la casa dello studente. Ma cosa si aspetta? Altre stragi? I 309 morti dovranno morire di nuovo? Che orrore pensare che tanto strazio si ripeterà. E di processo breve in processo breve si passerà da una tragedia all'altra. Però... mi viene da citare De André: "anche se voi vi credete assolti siete lo stesso coinvolti". Anzi, colpevoli. 09-04-2011 12:15 - annalisa
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